Josè Omar Reinaldi, “La Pepona” che divenne l’idolo della città di Cordoba

Josè Reinaldi La Pepona

A Cordoba pochi calciatori sono più popolari de “La Pepona” Josè Omar Reinaldi. Un attaccante dal look inconfondibile che seppe farsi amare ugualmente dalle due tifoserie rivali della città: quelle di Belgrano e Talleres. Nella sua lunga carriera, anche un’esperienza vincente al River Plate e due presenze in Nazionale!

JOSE’ OMAR REINALDI, SEMPLICEMENTE “LA PEPONA” D’ARGENTINA

Ormai si sa, è simpatica usanza degli argentini quella di attribuire un soprannome a qualcuno e identificarlo in quel modo per il resto della vita. Nella fattispecie, l’abitudine è ancor più spiccata nella città di Cordoba, dove sembra quasi esistere una sorta di registro civile immaginario, in cui gli abitanti immagazzinano i magnifici “nicknames” coniati. Ecco, quindi, che Josè Omar Reinaldi, di professione attaccante (e anche piuttosto bravo), divenne per tutti semplicemente “La Pepona“. Un riferimento ad una famosa bambola argentina molto simile alla Barbie e caratterizzata da lunghi capelli biondi: proprio il look di Reinaldi!

Un calciatore intelligente, duttile, veloce, estremamente furbo e con un’innata capacità di andarsi a trovare gli spazi giusti dove poter far male. Aveva un ottimo feeling con il gol, una qualità che lo fece entrare nel cuore di quasi tutte le tifoserie dei club in cui ha militato. Ma la particolarità consiste nel fatto che La Pepona ha avuto l’onore di vestire la maglia di due grandi club della città di Cordoba: il Belgrano e il Talleres. Squadre da sempre contraddistinte da una forte rivalità cittadina ma che si sono unite nell’idolatrare il biondo attaccante.

Lo stesso Reinaldi ha più volte dichiarato che ancora oggi, a circa 40 anni di distanza, gli è difficile poter camminare in tranquillità per le strade di Cordoba. Orde di tifosi lo riconoscono e lo fermano per stringergli la mano e ringraziarlo di quanto fatto per la loro squadra del cuore. Le auto e i bus suonano il clacson per omaggiarlo ogni qual volta lo notano. Perfino i più giovani, pur non avendolo mai visto giocare, lo identificano dai racconti dei nonni e dei parenti più anziani. In pochi, in quella città, sono riusciti a lasciare un ricordo così vivo come quello della Pepona.

GLI INIZI IN CAMBIO DI UN CAFFELATTE E UN CORNETTO

Sognava di fare l’architetto, divenne un grande attaccante. A dire il vero, La Pepona tentò ripetutamente di proseguire su entrambe le strade, perché a suo dire la vita di un calciatore era troppo breve per non pensare al dopo. Gli estenuanti allenamenti, le partite e la pressione di ogni giorno lo fecero desistere. Per gli appassionati di calcio argentino fu un bene. Quel biondo attaccante dai folti baffi ci sapeva davvero fare e si intuì fin dall’inizio. Ancora quattordicenne, segnava già montagne di gol con la maglia del Reconquista. Passò poi al Glostora e successivamente all’Union Central de Villa Maria, almeno fino al momento della partenza per Cordoba. L’idea iniziale era semplicemente quella di trasferirsi in città per poter studiare come architetto. Il calcio sarebbe stata solo una valvola di sfogo per allietare il tempo libero.

La prima squadra ad ingaggiarlo fu il Lavalle, club che militava nel campionato regionale cordobese. Per Josè La Pepona Reinaldi era anche l’occasione di racimolare qualche spiccio, sempre utile nella vita di uno studente che viveva lontano da casa. Ben presto, però, si accorse che la società non aveva alcuna intenzione di stipendiarlo, nonostante i 4 gol nelle prime 12 partite. A quel punto, Reinaldi prese una decisione particolare. Dovendo giocare gratis, tanto valeva farlo per la squadra dell’Università, gestita dal titolare della mensa. Si trasferì, pertanto, all’Interfacultades, club della facoltà di Architettura. Riuscì a strappare anche un piccolo accordo che gli permetteva di avere la colazione gratis ogni giorno a base di caffelatte e cornetto. Intanto, le sue qualità cominciarono ad attirare l’attenzione di alcuni club ben più prestigiosi…

L’ARRIVO AL BELGRANO DI JOSE’ LA PEPONA REINALDI

La prima società importante a richiederlo fu il Ferro Carril Oeste, club di Buenos Aires con sede nel barrio di Caballito. La Pepona fu chiamato per un provino e restò 40 giorni ad allenarsi con i biancoverdi. Inizialmente, lo staff sembrava intenzionato a tesserarlo ma in seguito ci fu un cambio di allenatore e la trattativa saltò. Al ragazzo venne detto che non lo ritenevano così promettente e lui decise di tornare alla vita universitaria. Ben presto, però, un’altra importante occasione si presentò dinanzi a lui. Stavolta il club interessato era il Belgrano. I Pirati di Cordoba lo avevano notato già ai tempi del Lavalle in un incontro tra le due squadre. Poi, avevano continuato a seguirlo anche nella parentesi all’Interfacultades, ritenendolo idoneo al loro progetto.

In quella stessa stagione, il Belgrano vinse il campionato regionale, ottenendo la possibilità di disputare il campionato nazionale del 1968. Josè Omar Reinaldi, ormai per tutti già “La Pepona“, fu aggregato da subito alla rosa, pur avendo soltanto 19 anni e pochissime presenze sul groppone. A credere fermamente in lui era il Direttore Tecnico di quella squadra, El Pucho Arraigada. L’esordio ufficiale fu da brividi, visto che il Belgrano era in scena alla Bombonera contro il grande Boca Juniors. Una partita che, peraltro, fu spostata alla domenica mattina per permettere la diretta TV. Reinaldi partì inizialmente dalla panchina ma fu spedito in campo come unica sostituzione e riuscì addirittura a trovare il gol nella sconfitta per 3-1 dei suoi.

UN AMORE LUNGO 6 ANNI

I tifosi capirono subito che quel ragazzo aveva delle doti importanti e lo elessero migliore in campo della propria squadra. In poco tempo divenne un vero e proprio punto fermo del club. Giocò per ben 6 anni con i colori del Belgrano, dividendo il campo con calciatori di spessore come Cuchi Cos, Garza Tocalli, Colorado Suarez, Pato Laciar, Tito Cuellar, Milonguita Heredia e Pancho Rivadero. Sempre durante la sua avventura al Belgrano, La Pepona Josè Reinaldi prese anche la sofferta decisione di lasciare gli studi. I suoi oltre 100 gol furono determinanti per la società, che conquistò, in quel periodo, anche tre volte la coppa regionale.

Nella fattispecie, fu la finalissima dell’edizione 1974 del torneo a regalarlo per sempre nella storia del Belgrano. Non era una sfida qualunque, visto che sulla strada per il titolo c’erano gli avversari di sempre del Talleres. Proprio i rivali passarono in vantaggio, ma una doppietta della Pepona ribaltò completamente il risultato. Due reti che non solo regalarono una gioia immensa alla tifoseria del club, ma che svoltarono anche la carriera di Reinaldi. L’allenatore del Talleres, infatti, era il grande Angel Labruna, autentica leggenda del River Plate e del calcio argentino con i suoi 293 gol.

Durante quella sfida, il tecnico rimase folgorato dalle capacità dell’attaccante e, pochi mesi dopo, non appena fu nominato allenatore del “suo” River Plate, ne propose il nome ai dirigenti. Così, dopo anni di rumors di mercato sul suo conto, La Pepona era davvero giunto al momento dell’addio al suo Belgrano. Tra le indiscrezioni più curiose delle stagioni precedenti, ce ne fu anche una che lo vide ad un passo dal Nacional de Montevideo. Un osservatore uruguaiano giunse direttamente a Cordoba per visionarlo ma quel giorno Reinaldi era out per infortunio. Il suo posto fu preso da Palito Mamelli, che fece una grande partita e prese la rotta per Montevideo, diventando uno dei più grandi bomber nella storia del club!

IL TRIONFO CON I MILLONARIOS GRAZIE AD “UNA VISIONE”

Il biondo Reinaldi si ritrovò, così, a vestire la casacca di uno dei più grandi club del calcio argentino: Il River Plate. In rosa c’erano calciatori di livello straordinario come Fillol, Perfumo, Passarella, Jota Jota López e Alonso. Di quella squadra non divenne mai un vero titolare, ma seppe adattarsi a straordinario guastafeste che subentrava dalla panchina. Labruna lo utilizzava in tutti i ruoli del reparto offensivo ma lo vedeva prettamente come esterno, sia a destra che a sinistra, per sfruttarne la grande velocità. Spesso e volentieri, entrando a gara in corso, riusciva a spaccare letteralmente gli equilibri, andando anche frequentemente in gol.

Ma i tifosi del River lo ricordano soprattutto, in quella sua unica stagione al Monumental, per essere stato decisivo nella gara che valeva il titolo contro l’Estudiantes. Sul risultato inchiodato sull’1-1 e con un solo cambio a disposizione, Angel Labruna dichiarò di essere stato colto da una vera e propria visione. Gli apparve, dinanzi agli occhi, il povero figlio Daniel, morto alcuni anni prima, che gli suggerì di utilizzare l’ultima sostituzione per far entrare La Pepona Josè Reinaldi. Il tecnico ascoltò quella voce e buttò dentro il biondo attaccante, che nei minuti finali siglò il definitivo 2-1. L’intero stadio esplose in una festa incredibile mentre Labruna iniziò a piangere a dirotto e, alzando le mani al cielo, ripeté ossessivamente “Me l’ha detto Daniel“.

IL RITORNO DI JOSE’ LA PEPONA REINALDI A CORDOBA, AL TALLERES

Il successo ottenuto con la maglia del River Plate portò un’enorme popolarità per Reinaldi. Basti pensare che Jorge Luis Borges, uno dei più famosi scrittori argentini della storia, chiamò il suo gatto Pepo. Un riconoscimento per svelare la grande ammirazione che aveva per l’attaccante. In ogni caso, dopo la sua stagione trionfale al River, La Pepona si ritrovò sul mercato e decise di tentare l’avventura all’estero. Finì in Ecuador, firmando con il Barcelona de Guayaquil, una delle formazioni più blasonate del Paese. Un’esperienza non lunghissima ma che lo arricchì molto dal punto di vista umano. Anche con i gialloneri ecuadoregni, Josè La Pepona Reinaldi fu sommerso dall’affetto della gente. Furono 9 gol in 18 presenze che però non servirono al club per tornare a vincere il campionato dopo un lungo digiuno. Il centravanti optò per il ritorno in Argentina.

Scelse la città che più lo aveva amato e in cui si era trovato meglio: Cordoba. Ma non per vestire la maglia del Belgrano, bensì per passare agli eterni rivali del Talleres. Una scelta dettata soprattutto dalla grande pressione esercitata dal Presidente della società, Amadeo Nuccetelli. Costui, infatti, approfittò delle incertezze del Boca Juniors, che sembrava il club più vicino a ingaggiarlo. Gli Xeneiros stavano tirando il prezzo con il Barcelona de Guayaquil, nel tentativo di risparmiare qualcosa quando Nuccetelli si presentò con un assegno, soddisfando a pieno le richieste ecuadoregne. Lo stesso patron del Talleres, dimostrò anche notevoli ambizioni, acquistando altri elementi di spessore come Alberto Tarantini, José Orlando Berta e José Van Tuyne. Furono tolti dal mercato anche Luis Galván, Miguel Oviedo o José Valencia, appena diventati Campioni del Mondo con l’Argentina.

L’ESORDIO IN NAZIONALE DE LA PEPONA JOSE’ REINALDI

Con la maglia del Talleres, Reinaldi visse delle annate meravigliose. Trovò una notevole continuità di rendimento, diventando un fulcro di una squadra molto forte. Già nel primo campionato in bianco azzurro, avrebbe potuto vincere uno storico titolo se non fosse stato per un autentico suicidio contro l’Independiente. Una gara che vide il Talleres per diversi minuti addirittura avanti di 3 uomini dopo una serie di incredibili espulsioni degli avversari. Ciò nonostante, Los Tallarines persero clamorosamente la partita, sottovalutando in pieno la situazione e subendo un assurdo gol di mano. Anche nel torneo di Clausura, il cammino del Talleres si interruppe nuovamente per mano dell’Independiente. Tuttavia, le ottime partite giocate dalla Pepona, specialmente nei primi mesi del 1979, convinse addirittura il CT Menotti a chiamarlo in Nazionale, assieme al giovanissimo Maradona.

Nella prima partitella contro una selezione di Mendoza, Reinaldi siglò subito un gol nella vittoria per 5-2. Qualche giorno dopo, fu spedito in campo per 90 minuti al Monumental, uno stadio che conosceva molto bene, per la sfida contro l’Irlanda. L’incontro terminò 3-1 a favore dell’Argentina. Venne schierato anche nella seguente amichevole contro la Bulgaria, vinta 2-1. L’ultima partita in Nazionale fu contro una selezione di Cordoba e fu vinta anche stavolta per 5-1 con La Pepona Josè Reinaldi ad aprire le marcature. Le 4 esibizioni, però, non convinsero a pieno Menotti, che vedendolo da vicino capì che il ragazzo aveva caratteristiche differenti da quelle di Leopoldo Luque, per il quale si cercava una riserva. Uscì dal giro della Seleccion, senza più totalizzare presenze internazionali.

GLI ULTIMI ANNI DI CARRIERA

La Pepona Josè Reinaldi rimase al Talleres fino al 1982, continuando a fare gol e farsi letteralmente osannare dai tifosi. Contribuì alla vittoria di ben 3 titoli cordobesi ma, soprattutto, ebbe l’onore di trovarsi alla Bombonera nel 1981 per il giorno dell’esordio di Maradona con il Boca Juniors. La gara terminò 4-1 in favore dei padroni di casa, ma l’unico gol ospite portò proprio la firma di Reinaldi. L’anno dopo, la ricca presidentessa del Loma Negra de Olavarría, Amalia Lacroze de Fortabat, lo inserì nella sua ambiziosa squadra. Insieme a lui, furono ingaggiati anche Mario Husillos, Felix Orte e Luis Galván.

Il Loma Negra, in quell’inizio di anni ’80, stava vivendo un periodo di splendore grazie alle possibilità economiche della proprietà. Nel 1983, la squadra seppe spingersi fino alla fase finale del campionato Nazionale ma fu anche l’ultimo grande sussulto. Dalla stagione seguente, le grandi spese effettuate iniziarono a presentare il conto. Reinaldi, che era solo in prestito, fece prima ritorno al Talleres ma poi decise di accasarsi al Rosario Central. Pur con le difficoltà di una squadra giunta solo 16°, La Pepona riuscì a segnare ben 13 gol. Uno degli ultimi acuti di una carriera che si avviava ormai al termine.

Nell’ultimo anno di attività, Reinaldi si divise con le due squadre che più aveva amato nella sua Cordoba. Giocò il torneo di Apertura con il Belgrano portandolo fino ai quarti nonostante diversi infortuni. Poi, si accasò nuovamente al Talleres ma ormai iniziava a essere stanco del calcio giocato. Nel mese di ottobre, il presidente Nuccetelli licenziò l’allenatore Humberto Maschio e affidò la squadra proprio a Reinaldi.  Tantissime, da quel momento, le squadre allenate, tra cui Barcelona de Guayaquil, Almirante Brown, ancora Talleres, Textil Mandiyú e Ñuñorco. Poi è diventato un noto volto televisivo, come commentatore. Josè Reinaldi a Cordoba, è e rimarrà sempre un mito e non solo per quel look che lo fece paragonare ad una bambola, La Pepona!

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