Jorge Carrascosa, il capitano che disse NO alla Coppa del Mondo!

Jorge Carrascosa

Jorge Carrascosa era il capitano della forte nazionale argentina che si apprestava a ospitare i Mondiali del 78. In disaccordo con la sanguinaria dittatura del Paese, rifiutò la convocazione alla competizione, poi vinta dai suoi compagni.

JORGE CARRASCOSA, IL CAPITANO CORAGGIOSO

Un capitano di temperamento e carisma, un elemento imprescindibile per lo spogliatoio. Il riferimento per tanti suoi compagni di squadra, magari più talentuosi ma non dotati della sua leadership. In campo, poi, Jorge Carrascosa era un onesto terzino sinistro, di quelli di sicuro affidamento. La sua carriera si lega per lo più all’affascinante figura del tecnico Cesar Luis Menotti. I due si conobbero, professionalmente parlando, nel 73 ai tempi dell’Huracan. Ne nacque subito un feeling importantissimo, arricchito dalla storica conquista, quello stesso anno, del campionato argentino. Di quella squadra, che seppe sovvertire i pronostici, arrivando davanti al Boca Juniors, Carrascosa, soprannominato il Lupo, era una vera e propria anima del gruppo. Già nel giro della Nazionale, da lì in poi visse i suoi anni migliori.

Lo stesso Menotti, un anno dopo, fu scelto come CT dell’Argentina, col compito di rifondarla dalle macerie dopo gli scempi della gestione Cop.  Proprio durante il periodo vissuto con quest’ultimo, Carrascosa mostró tutta la sua notevole moralità. Nel mondiale ’74, infatti, i compagni decisero di pagare un premio alla Polonia per fermare l’Italia. Cosa che poi effettivamente avverrà (2-1 per i polacchi) con gli Azzurri che tornarono a casa e l’Argentina che passò il turno. Carrascosa rifiutò di partecipare alla colletta, definendo orrenda l’iniziativa. Dopo il Mondiale, il Flaco, soprannome di Menotti, affidò subito la fascia di capitano al suo pupillo Jorge. Una squadra plasmata tassello dopo tassello dal CT e ricca di talento. Vi erano elementi come Kempes, Ardiles, Houseman, Passarella e, saltuariamente, anche un giovane Maradona, poi escluso dai convocati del 78.

IL RIFIUTO MONDIALE

L’Argentina si preparava ad ospitare il Mondiale del 78. Per il Paese si trattava di una grandissima occasione sportiva, visto il valore della rosa, ma soprattutto sociale. L’Argentina, infatti, stava vivendo una situazione difficilissima. La spaventosa dittatura di Videla stava tenendo in scacco l’intero popolo. Una vera e propria guerriglia quotidiana con i presunti nemici dello stato ferocemente torturati nei vari scantinati della capitale Buenos Aires. Per strada, invece, dei veri e propri squadroni della morte andavano a caccia di oppositori. Anche questi ultimi erano organizzati in gruppi di rivolta, via via più numerosi. Inoltre, l’ipocrisia più assoluta prese il sopravvento, con Videla che imponeva il diktat di dare un’immagine felice del Paese.

Nonostante quasi tutto il popolo si fermasse per poter ammirare le gesta di Kempes e compagni, nei vari luoghi segreti proseguivano le torture e le angherie. Jorge Carrascosa non poteva accettare di prender parte ad un simile teatrino. Quella fascia di capitano che aveva portato orgogliosamente al braccio per 4 anni, ora non la sentiva più sua. Era sporca di sangue, talmente zuppa da renderla troppo pesante. La tolse e la diede a Passarella, comunicando la sua decisione di non partecipare al Mondiale. Di fatto, la sua avventura con l’Albiceleste era definitivamente terminata. Da lì a poco, anche la sua carriera fece la stessa fine. Il Lupo, infatti, appese le scarpine al chiodo nel 79, dopo un’ultima stagione nel suo Huracan a 31 anni.

LA VITTORIA DELL’ARGENTINA

Jorge Carrascosa sapeva, in cuor suo, che avrebbe “rischiato” di vedere i suoi compagni alzare quel trofeo. Era un pericolo calcolato. Nonostante fosse al massimo della sua forma fisica, non si sentiva sereno dentro e non avrebbe potuto rappresentare il suo popolo. Il Mondiale andò poi effettivamente in quel senso. L’Argentina era una squadra formidabile ma, bisogna dirlo, anche decisamente “spinta” dalla situazione politica che vi era attorno. Non fu una vittoria limpida. La gara col Perù, ad esempio, fu davvero emblematica. Per poter superare il secondo girone, la Seleccion aveva bisogno di una vittoria molto larga. Era l’unico modo per sopravanzare, in quanto a differenza reti, il Brasile. Quello che avvenne a Rosario fu indecoroso e venne ribattezzare “Marmelada Peruana“. Prima della gara, Videla visitò lo spogliatoio del Perù.

Fece presente, agli avversari di giornata, che il governo argentino aveva appena donato un milione di tonnellate di grano al loro Paese. Inoltre, a distanza di anni, c’è ancora il sospetto di un coinvolgimento dei narcotrafficanti colombiani nella corruzione. In campo si assistette ad una comica. Il Perù schierò in porta un argentino appena naturalizzato, Quiroga, che ne combinò di cotte e di crude. Finì 6-0 e l’Argentina guadagnò l’accesso alla finalissima. A Buenos Aires, l’ultimo ostacolo era rappresentato dalla fortissima Olanda del calcio totale. Menotti, prima della partita, chiese ai suoi calciatori di vincere per il popolo e non per i figli di p…del governo. Complice anche una discutibile direzione di gara dell’arbitro italiano Gonnella, gli argentini si imposero 3-1 ai supplementari. Quella Coppa del Mondo appena vinta finì nelle mani di Daniel Passarella, il Capitano di quella squadra. Il Lupo, invece, non alzò quel trofeo ma vinse qualcosa di ben più grande: la dignità…

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