Jimmy Greaves, il leggendario goleador inglese con un debole per l’alcol

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JIMMY GREAVES, GENIO E SREGOLATEZZA DEL CALCIO INGLESE

James Peter Greaves, detto Jimmy, è stato un fenomenale goleador inglese degli anni ’50 e ’60. Era il classico genio sregolato che dava vita allo spettacolo del calcio anglosassone grazie ai suoi numerosissimi gol segnati in carriera. In un’epoca condivisa con altri bomber come Denis Law e Joe Baker, Jimmy seppe distinguersi per il suo stile di gioco. Era un rapace degli ultimi metri, rapidissimo nei movimenti e soprattutto in fase di esecuzione, dote che in pochi potevano prediligere. Non bellissimo da vedere esteticamente, Greaves ripudiava completamente i tocchetti di classe alla Bobby Charlton per intenderci. Amava fare le cose semplici, quindi ricevere la palla, scaricarla ai compagni e buttarsi a kamikaze nelle aree avversarie facendosi trovare al posto giusto al momento giusto. Giocatore dotato di una fame realizzativa davvero invidiabile, registrò 421 reti in 604 partite coi club e 44 in 57 con la nazionale.

Insomma, lo status del giocatore si può evincere da questi numeri qui, a dir poco clamorosi. Esordì nel Chelsea all’età di 17 anni con una segnatura, cosa che ripeterà in ogni squadra squadra di cui vestirà la maglia, compresa la nazionale inglese. Già a partire dalla stagione 1957/58 Jimmy iniziò la sua grande scalata nel calcio professionistico e dopo otto partite coi Blues venne convocato dall’Inghilterra Under-23. Neanche il tempo di assestarsi e il giovane Greaves piazzò una doppietta al debutto con la Bulgaria facendo parlare tantissimo di sè. Bastarono un paio d’anni all’attaccante per capire che la maglia del Chelsea gli andava un po’ stretta. Negli anni ’50 il modulo principale che veniva adottato era il 2-3-5, e l’unico schema tattico conosciuto era quello di segnare un gol in più dell’avversario.

IL MOMENTO DI CAMBIARE

Il problema per il Chelsea era infatti l’esatto opposto: tanti gol fatti, ma altrettanti subiti. Nella stagione 59-60, per esempio, il rapporto gol fatti-subiti registrò un 76-91, quella successiva addirittura un 98-100, dove Greaves andò a segno 43 volte in 43 partite. Così, per il precoce bomber inglese era arrivato il momento di cambiare.

LA BRUTTA ESPERIENZA AL MILAN

In 4 anni di Chelsea Jimmy era diventato il giocatore più giovane della storia a segnare 100 gol in campionato (20 anni e 290 giorni). Il primo club che bussò alla porta del presidente Joe Mears fu il Tottenham, ma il patron del Chelsea non volle rinforzare una diretta concorrente in patria, tanto più una di Londra. I Blues, in quel momento, avevano bisogno di monetizzare e ad aggiudicarsi quel goleador fu il Milan, che lo acquistò nel maggio 1961 per 80.000 sterline. L’affare sembrava conveniente per tutte e due le parti, ma tutti i buoni propositi fatti in principio andarono a finire nel baratro più totale. Il più grande problema per Jimmy Greaves si chiamava Nereo Rocco, primo grande allenatore del Milan di quegli anni.

I metodi militareschi e le regole ferree (come il divieto di fumare o bere un solo bicchiere di vino durante i pasti) cui il Paron fece sottostare la sua squadra, andarono controcorrente allo stile di vita dell’inglese. “Gridava tutto il tempo, i giocatori erano spaventati da lui. Una volta, nel corso di un allenamento, mi scoprì al bar del campo di allenamento mentre sorseggiavo una birra e fumavo una sigaretta, e andò su tutte le furie. Un grande allenatore, ma anche un pazzo furioso”, disse di lui Greaves. Oltre al problema allenatore, il neo acquisto ebbe contrasti anche con la dirigenza rossonera per via del suo comportamento estroverso e poco disciplinato.

IL PASSAGGIO AL TOTTENHAM

Nonostante tutte le difficoltà e la poca libertà in campo che Rocco gli lasciava, Jimmy riuscì a mettere qualche timbro anche nel campionato italiano: 9 in 12 partite, di cui uno nel derby contro l’Inter. Un bottino niente male alla fin fine. Dopo appena 7 mesi, a dicembre, si trasferì al famigerato Tottenham per 99.999 sterline. Il prezzo non fu casuale visto che i funzionari degli Spurs non vollero che Greaves diventasse il primo calciatore da 100.000 sterline. Il debutto fu da favola: tripletta al Blackpool e tutto White Heart Lane in piedi ad acclamare il loro nuovo idolo. Era l’epoca del grande Tottenham di Bill Nicholson, che l’anno prima dell’arrivo di Jimmy aveva centrato il double campionato-Fa Cup.

LA SFORTUNA NEL MONDIALE CASALINGO E IL “RIFUGIO” NELL’ALCOL

Greaves era come il buon vino: più passava il tempo e più diventava forte. Col passare delle stagioni il suo bottino di gol rimaneva costante; 30, 43, 36, 35, 16, 31, 29, 36, 11. Insomma, davanti a questi numeri si poteva dire poco. In 9 anni di Spurs totalizzò 267 gol in 381 partite, acclamandosi come uno degli attaccanti più forti del panorama europeo. Conquistò inoltre tre titoli dei marcatori consecutivi fra il 1963 e il 1965, e poi un altro nel ’69, il suo sesto personale, che rappresentò un primato assoluto. I trofei furono la sua unica pecca: appena due Coppe d’Inghilterra, una Charity Shield e una Coppa delle Coppe in maglia Tottenham. Il ruolo da protagonista Jimmy lo trovò anche in nazionale.

Dopo il debutto il 17 maggio 1959 contro il Perù, arrivò il mondiale cileno del ’62, in cui l’Inghilterra uscì ai quarti di finale contro il Brasile.

Alla Coppa del Mondo il bomber britannico lasciò il segno per aver acchiappato un cane che aveva invaso il campo. Ben più tristi, invece, furono i mondiali casalinghi del 1966, che sancirono il periodo più buio della carriera di Jimmy Greaves. Per quell’edizione l’attaccante arrivò come la grande stella della nazionale. Cominciò titolare i match della prima fase, ma nella terza partita contro la Francia subì un grave infortunio al mento causato dai tacchetti di un giocatore avversario, che lo costrinse a ben 14 punti di sutura. Greaves venne sostituito da Geoff Hurst nella partita successiva. Da lì in avanti il CT Alf Ramsey preferì non toccare l’undici titolare fino alla finale. Questo portò Jimmy ad accontentarsi di vedere la sua nazionale dalla panchina e soprattutto il suo erede segnare una tripletta all’ultimo atto contro la Germania Ovest.

IL GIORNO PIU’ DOLOROSO PER JIMMY GREAVES

A peggiorare il tutto furono le medaglie, che venivano assegnate solo agli undici giocatori che erano scesi in campo. Quel giorno si rivelò uno dei più dolorosi della carriera di Jimmy Greaves, che non poté far altro che rifugiarsi, come spesso capitato, nell’alcol. Insomma, “bere per dimenticare”, ma con un giusto equilibrio. Alla fine si scoprì che la sua passione di bere alcol nacque già da giovane: “A vent’anni mi facevo solo un paio di birre nel dopopartita, poi con i compagni del Tottenham avevamo costituito un vero e proprio club di bevitori”.

IL DECLINO DEL BOMBER INGLESE

Il declino vero e proprio Jimmy lo affrontò sul finire degli anni ’60, quando Nicholson gli tolse prima la maglia da titolare e poi lo cedette nel marzo del 1970 al West Ham per ingaggiare Martin Peters. Il suo alcolismo peggiorò di giorno in giorno e fu licenziato dal club di Londra dopo neanche un anno. “C’erano in squadra Bobby Moore, re dei bevitori, Frank Lampard e Harry Redknapp, bravi in egual misura con la palla tra i piedi e con un bicchiere in un mano. Io ero una spugna, tanto che l’anno seguente avevo già perso la voglia di giocare, così decisi di appendere le scarpe al chiodo”. Da uomo libero Greaves incominciò ad ingrassare, a bere 20 pinte di birra e una bottiglia di vodka…al giorno.

Nel 1975 decise di provare a riprendersi attraverso il calcio, vestendo la maglia del Brentwood Town. Ma quel suo debole per l’alcol non si placò per un attimo e nel 1977 fu ricoverato in una clinica psichiatrica per cercare di disintossicarsi. Nel 1979 lasciò per sempre il calcio uno dei più grandi attaccanti inglesi che al bivio del momento più complicato di carriera, scelse quello sbagliato. Niente, però, potrà cancellare le sue gesta, neanche un bicchiere di vino.

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