Il funambolico Giampaolo Montesano, il più brasiliano tra tutti gli italiani!

Giampaolo Montesano

Dotato di un dribbling e di una fantasia fuori dal comune, Giampaolo Montesano ha avuta una carriera sicuramente inferiore a quelle che erano le sue immense qualità. Un giocatore che sapeva illuminare la platea con giocate d’alta scuola, ammirate, però, soprattutto nei campi di provincia.

GIAMPAOLO MONTESANO “IL BRASILIANO”

Per lui spese parole di elogio perfino un certo Pietro Vierchowod. E non stiamo parlando di uno qualsiasi, bensì di uno dei difensori più forti di sempre del calcio italiano. Lo “Zar” rimase assolutamente sorpreso dalle qualità immense di quel centrocampista offensivo dal talento smisurato. E la frase che pronunciò è un’investitura di quelle che rimangono nella mente degli appassionati e valgono quasi quanto un trofeo:

“Facendo le dovute proporzioni, Montesano è il giocatore più forte che io abbia mai incontrato. E io Maradona l’ho affrontato più di una volta. Ma uno come Montesano non l’ho mai più incontrato, lo vedi una volta in una carriera intera. Era imprendibile, scattava da una parte all’altra senza che io riuscissi a prenderlo”.

Perfino Zico, uno dei fantasisti più forti di sempre, rimarrà basito dinanzi a tanto talento. Per l’ex Udinese, Montesano era il migliore al mondo nel dribbling. In alcune giocate, ricordava Garrincha. Puntarv l’avversario come pochi, lo saltava in un fazzoletto, si fermava, tornava indietro, lo risaltava nuovamente. Chiunque era sulla sua strada, saoeva che molto probabilmente sarebbe stato umiliato da giocate incredibili.

Giampaolo Montesano, per molti il “brasiliano” per la facilità con cui inventava calcio, era un dribblomane nato. Fermarlo, soprattutto quando era in giornata, era pressochè impossibile. Classe 58, ha però quasi sempre legato la sua carriera alle categorie inferiori. Un giocatore con un simile talento, infatti, vanta soltanto 14 presenze in serie A. Oltre al soprannome “Brasiliano” era anche chiamato “Bugia” per la sua capacità di inventare storie ad hoc al momento. Ma andiamo a scoprire i passi di una carriera che poteva e doveva essere migliore.

L’INIZIO DI CARRIERA

Giampaolo Montesano inizia la sua carriera militando nella Milanese. Nel club dilettantistico esplode a soli 18 anni, disputando una grandissima stagione nel 76-77. Segna 8 reti in 32 partite, un bottino di tutto rispetto per un ragazzino che giocava a centrocampo. Le ottime prestazioni gli valgono la chiamata del Varese. E’ il primo grande passo per “il brasiliano”, che esordisce in serie B. Sulla panchina varesina siede Giorgio Rumignani, che ne centellina l’utilizzo nel primo anno. Il tecnico avrebbe voluto farlo giocare a sinistra, per abituarlo a tagliare dentro e puntare maggiormente la porta. Ma a Montesano quel tipo di calcio non piaceva, lui era un 7 e voleva stare largo a destra.

Nel secondo campionato a Varese, Montesano incontra invece Eugenio Fascetti, colui che sarà l’allenatore più importante della sua carriera. Anni dopo, Giampaolo dirà che Fascetti è l’unico mister a cui si sente di dover dire grazie per gli insegnamenti, in campo e fuori. Basti pensare che il futuro tecnico di Lazio e Bari, da sempre rigido sulle regole, gli permette di presentarsi 15 minuti dopo in allenamento, tanto stravede per lui! La stagione del Varese, tuttavia, si conclude con un’amara retrocessione. Nonostante il cammino deficitario della squadra, Montesano mette in mostra tutte le sue qualità e si guadagna la maglia prestigiosa del Palermo.

L’ESPERIENZA SICILIANA DI GIAMPAOLO MONTESANO

Arriva in Sicilia come uno sconosciuto ma riesce a farsi amare in maniera folle praticamente subito. Gli basta già la gara di esordio per far cambiare idea a tutti. Viene spedito in campo contro il Torino, da subentrato. In tribuna tutti si domandano chi sia ma lui non si scompone minimamente e dribbling dopo dribbling, numero dopo numero fa impazzire lo stadio. Contro il Lecce parte da titolare per la prima volta e praticamente non esce più. Con i rosanero disputa le migliori annate della sua carriera. Per i tifosi palermitani è un idolo assoluto grazie alle fantasmagoriche giocate che illuminano il Barbera. Gli attaccanti che hanno l’onore di giocargli accanto, vanno tutti in doppia cifra e non è un caso.

Sempre nella sua esperienza siciliana, fu croce e delizia del centravanti Gianni De Rosa. Con quest’ultimo formava un micidiale tandem d’attacco ma il bomber rosanero era solito lamentarsi per la tipologia di gioco di Giampaolo Montesano. Non gli andava giù il fatto che non tirasse mai in porta, non prendesse rigore neanche davanti a tentativi plateali di fallo e soprattutto ritardasse spesso e volentieri il cross. Ma Montesano era così, prendere o lasciare. Se avesse potuto, avrebbe dribblato anche la bandierina del calcio d’angolo. Nonostante un certo leziosismo, le stagioni a Palermo sono eccezionali e la squadra sfiora anche l’approdo nella massima serie. Nel 1984, tuttavia, i rosanero disputano un’annata negativa e retrocedono clamorosamente in C.

LA MASSIMA SERIE

Se il Palermo, la squadra che più lo ha amato, è sprofondata nel baratro della C, per Montesano si aprono le porte del paradiso. E’ l’Udinese a volerlo in serie A, nella stagione 84-85. Qui incrocia Zico, al suo ultimo anno in Italia. Come detto, il brasiliano rimarrà ammaliato dal più “brasiliano” tra tutti gli italiani visti. Purtroppo però, nonostante la stima di “O Galinho”, l’esperienza friulana non sarà esaltante. Saranno soltanto 14 le presenze stagionali, troppe poche per guadagnarsi la riconferma.

Forse la troppa concorrenza di una squadra molto forte, che annovera calciatori offensivi come lo stesso Zico, Carnevale o Selvaggi. Ma anche qualche incomprensione tattica, col tecnico Luis Vinicio che prova a trasformarlo in un esterno a tutta fascia. In quel ruolo, oltre che l’allergia ai lunghi rientri difensivi, trova anche la forte concorrenza di Massimo Mauro. A completare il quadro negativo della sua esperienza in serie A, Giampaolo Montesano ha anche diversi problemi alla schiena, che ne limitano la possibilità di allenarsi con continuità. Le svariate panchine ne finiscono anche per minare l’umore a fine anno decide di tornare in serie B.

GLI ULTIMI ANNI

In cadetteria è il Cagliari ad accoglierlo. In Sardegna ritrova Gianni De Rosa, il centravanti suo partner al Palermo. I due non riescono però a ripetere le magie siciliane. La squadra non gira per il meglio e non li mette in condizione di esprimersi al meglio. Montesano, inoltre, inizia a sentire il peso degli acciacchi. Di conseguenza, De Rosa paga i pochi rifornimenti. La stagione è negativa e il Cagliari retrocede clamorosamente in serie C. “Il Brasiliano” però, decide di restare in Sardegna, con cui conquista anche una miracolosa semifinale di Coppa Italia.  Terminata con 61 presenze e 11 reti l’esperienza sarda, Giampaolo Montesano si accasa al Modena.

Anche in questo caso, però, la squadra retrocede in terza serie e il funambolico esterno decide di rimanere un secondo anno.  Chiusa anche la parentesi emiliana, Montesano, ormai 32enne, disputa un campionato con la maglia della Pro Patria prima di chiudere nei dilettanti. Sono ben 5 i campionati con la maglia dell’Arona, club della provincia di Novara. Nel 1995 appende definitivamente gli scarpini al chiodo. Inizia la carriera da allenatore, collaborando con Milan, Como e Pro Patria. Poi, nel 2009, fonda la Montesano Promotion: servizi, campus per i giovani, eventi sportivi. Uomo di fiducia di Braia, il “Bugia” è anche strettamente collegato ad alcuni procuratori del nord, alla ricerca di giovani talenti come lui, tutto dribbling e fantasia!

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