Horst Blankenburg e quell’amore mai fiorito con la Germania!

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HORST BLANKENBURG, IL DIFENSORE TEDESCO DIMENTICATO DALLA GERMANIA

Horst Blankenburg è stato un calciatore tedesco che, incredibilmente, in Germania è stato annoverato pochissimo. Il difensore è stato uno dei liberi più forti degli anni ’70, nonché uno dei più vincenti con la maglia dell’Ajax, che non è riuscito a farsi strada nella nazionale tedesca. Il motivo era da ricercarsi in Franz Beckenbauer, il giocatore che in quegli anni stava stupendo il calcio mondiale e la Germania in sè. Blankenburg iniziò la propria carriera tra le fila del Heidenheim, dove impressionò parecchio nelle giovanili tanto da aggiudicarsi la chiamata nel 1967 del Norimberga, con cui vinse un campionato seppur da comprimario. Giocò solamente 13 partite che non gli valsero la riconferma. In quell’estate subì anche un incidente automobilistico che gli provocò 3 mesi di ospedale e una pronta guarigione legata esclusivamente alla speranza.

Blankenburg vedeva già il destino rivoltarsi contro la sua carriera da calciatore, ma tramite sacrificio e generosità continuò per la sua strada. Dopo un secondo posto ottenuto con la maglia del Wiener Sport-Club, nel 1969 ritornò in Germania per accasarsi con il Monaco 1860. Qui Horst riuscì ad avere più continuità giocando 31 volte e andando a segno in una occasione. Era un difensore centrale non troppo alto (181 cm) ma dotato di grande aggressività e ottimi piedi. In più, in un’epoca di calcio in cui i ruoli erano poco definiti e vigeva la figura del libero, Horst aveva tutto per ridimensionarsi in quella posizione da “regista offensivo” di difesa. Per il giovane 22enne la svolta arrivò dopo una partita giocata contro il VFR Mannheim, quando uno sconosciuto gli diede una pacca sulla spalla.

Era Bobby Harms, preparatore atletico e assistente dell’Ajax, in quel momento sotto la guida di un certo Rinus Michels. Gli scout dei Lancieri incominciarono a visionarlo per mesi, specialmente nella partita vinta dal Monaco per 3-0 contro il Borussia Dortmund. La grande prestazione di Blankenburg non passò inosservata e Harms propose al tedesco di trasferirsi ad Amsterdam, visto che era l’identikit perfetto per sostituire il libero Velibor Vasovic, in procinto di andare a Parigi a giocare per il PSG. Ma così non fu perchè lo jugoslavo dovette ritirarsi per motivi di salute.

LA MANCATA CONVOCAZIONE AL MONDIALE ’74

Con la maglia dell’Ajax, Blankenburg vivrà una consacrazione definitiva insieme al compagno di reparto Barry Hulshoff. I due costituiranno una cerniera formidabile di difesa che porterà la squadra a trionfare in patria e in Europa. Il tedesco incarnò alla perfezione quel calcio totale, ancora semisconosciuto, dettato dall’allenatore Michels e che divenne nel giro di pochissimo una rivoluzione vera e propria nel mondo del football. Agli albori dei ’70, Helmut Schon stava costruendo una nazionale tedesca fortissima ma le sue scelte non ricaddero su quel giovane libero chiamato Blankenburg, che stava incantando in Europa. Schon ebbe la bella idea di non prendere in considerazione tutti quei calciatori che avevano lasciato il paese per giocare all’estero.

Un esempio lampante fu Gunter Netzer, che nel 1973 lasciò la Germania per trasferirsi in Spagna, al Real Madrid. Quel gesto non gli fu mai perdonato dal tecnico. Blankenburg si mise in amicizia con tutti i compagni di squadra, specialmente con Johan Cruijff, vera stella del calcio olandese. Il Profeta del Gol, un pomeriggio, gli si avvicinò chiedendogli se fosse disponibile per giocare nell’Olanda. La proposta venne declinata da Horst, che non aveva intenzione di tradire il proprio paese, anche perchè contava di rientrare tra i convocati per il Mondiale del ’74. Nonostante giocasse in un altro paese, il CT Schon decise di lasciare ancora un briciolo di speranza al difensore dell’Ajax.

Esattamente un anno prima del campionato del mondo, Blankenburg fu scelto come parte di una selezione dei migliori giocatori d’Europa. Ironia della sorte, il CT di quella squadra fu proprio Helmut Schon. Dopo un’amichevole, il tecnico si avvicinò al difensore dicendogli che avrebbe avuto le sue possibilità di convocazione al mondiale e aggiunse che si sarebbe fatto risentire lui in persona. Bene, appena prima dell’inizio del torneo, Schon non si fece più vivo e Blankenburg restò a casa. Un destino da sliding doors per il libero dei Lancieri: dal poter far parte di quell’Arancia Meccanica rivelatasi una delle nazionali più forti della storia, alla (falsa) speranza di rientrare tra i convocati per onorare la sua Germania. Ecco, alla fine, Horst si trovò al varco senza niente.

GLI ANNI DI SUCCESSO CON L’AJAX

Blankenburg rimase fedele al suo paese, non ricevendo però quell’amore in cambio che lui aveva garantito. Poteva fregarsene e andare a giocare con il suo grande amico Cruijff, e invece disse di no. Questo per far capire che tipo di apoteosi poteva raggiungere se avesse imboccato una delle due strade. Per Horst quel treno prestigioso per fare il grande salto non passò più e si vide un Kaiser alzare al cielo il secondo mondiale della storia e un Ruud Krol reinventato da Michels come grande libero di difesa. Lasciò i Lancieri nel 1975 dopo aver vinto tre Coppe dei Campioni e innumerevoli trofei internazionali, tra cui una Coppa delle Coppe, un Intercontinentale e una Supercoppa Uefa.

Tornò in patria per giocare con l’Amburgo, club in cui vinse un campionato e una Coppa delle Coppe. All’età di 30 anni volle cercare nuovi stimoli e si trasferì in Svizzera per giocare con il Neuchatel Xamax, ma l’esperienza fu alquanto negativa. Da lì fece un salto negli Stati Uniti, ai Chicago Sting e un prestito in Belgio, al Hasselt. Chiuse definitivamente i conti nel 1982 in Germania. vestendo la casacca del Preuben Munster. Neanche dopo quel mondiale Blankenburg riuscì a ritagliarsi uno spazio in quella Germania che tanto lo ripudiava. Probabilmente il suo grande rimpianto rimane quella cittadinanza olandese che rifiutò di prendere per giocare con gli oranje. Tutto il trattamento non riservatogli dai suoi compatrioti, sarà dato dall’Ajax, che lo invitò per i festeggiamenti del centenario nel 2000:

“All’Ajax non si dimenticano quello che hai fatto per il club”, disse Horst negli anni a venire. E in effetti fu proprio così. Pensate che gli undici ponti costruiti vicino al vecchio stadio dell’Ajax nell’est di Amsterdam, prendono il nome dagli undici calciatori che hanno vinto tre Coppe dei Campioni consecutive; uno di questi è riservato a Blankenburg. Insomma, si sentiva più olandese che tedesco ma la sua fedeltà alla Germania portò ad un amore non condiviso. Sono le classiche scelte di vita.

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