Hervé Renard, il poco rinomato allenatore francese diventato “Re d’Africa”

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HERVE’ RENARD, L’ALLENATORE MEGLIO CONOSCIUTO COME “RE D’AFRICA”

Essere “bianchi” e conquistarsi il calcio africano. Sembrerebbe una mission impossible e invece Hervé Renard l’ha fatta grossa, grossissima, conquistandosi il paese grazie a conoscenza, consapevolezza e temperamento. Un uomo tutto d’un pezzo che per la maggior parte degli appassionati risulterà semisconosciuto, visto il suo modo di lavorare lontano dai canoni europei. Anzi, in realtà Renard, a guardarlo bene, sembrerebbe tutto tranne che un allenatore di calcio. La sua immensa bellezza, simile ad attori hollywoodiani, gli occhi azzurri, il capello biondo fluente e la carnagione bronzea potevano portarlo ad un destino molto lontano dal calcio, e invece lui stesso ha scelto di seguire la strada che lo appassionava di più. Chiudendo il tema dell’aspetto fisico, Hervé Renard è stato incoronato come l’allenatore più bello dei Mondiali di Russia 2018, quando guidava il Marocco.

E se ve lo state chiedendo, sì esiste anche un premio di questo “prestigio” nel calcio. Ma parliamo di campo. Nato a Savoia il 30 settembre 1968, Renard crebbe con la convinzione di diventare un calciatore provetto. Frequentò l’accademia del Cannes, da cui sono sbocciati talenti come Zidane, a partire dal 1985. Era un difensore centrale di buon livello ma che aveva alcune lacune importanti. Si tolse la soddisfazione di giocare nelle nazionali giovanili Under 17, esordendo anche in Ligue 1, ma alla fine non esplose mai. Passò la maggior parte degli anni a giocare in serie inferiori che, in un certo qual modo, gli restituirono un bagliore di luce. Dopo diversi infortuni subiti, specialmente al ginocchio, Renard si ritirò a soli 29 anni, iniziando successivamente ad allenare il Draguignan (1999).

In quel contesto iniziò a mettere in pratica le sue idee da “mister”, nelle quali non mancavano abnegazione, spirito di sacrificio e solidità.

Un suo caro amico, Pierre Romero, gli consigliò vivamente di non dedicarsi solo al calcio, perchè a quei livelli, per poter vivere, occorreva lavorare su più fronti. Così, Hervé decise di aprire una ditta di pulizie per racimolare qualche soldo in più. Tempo dopo, Claude Le Roy, allenatore di grande esperienza e con una passione sfrenata per l’Africa (che egli definisce come un “infinito orgasmo”), dovette andare ad allenare in Cina. Accanto a lui gli serviva un assistente e a Renard gli si presentò l’occasione di svoltare totalmente. Quella scelta si rivelerà decisiva, perchè nel giro di 10 anni verrà ribattezzato come “Re d’Africa”.

VARIE TAPPE

L’esperienza cinese allo Shangai Cosco fu fondamentale per il tecnico francese. Pian piano diventò addirittura la mente e il braccio di Le Roy, che incominciò a patire il mal d’Africa. I due iniziarono a girovagare per il mondo, cercando anche di compiere imprese titaniche come cercare di risollevare il Cambridge UTD per la stagione 2004-2005. La scelta si rivelerà controversa, visto che Le Roy dirà di aver accettato l’incarico per far allenare solamente Hervè. Dopo aver guidato per qualche mese i vietnamiti del Song Da Nam Dinh, Renard operò in patria allenando il Cherbourg. La sua passione per l’Africa lo stava accompagnando in tutta la sua carriera da tecnico di calcio, mestiere nella quale si rivelò decisamente più preparato rispetto a quello di calciatore. L’ultima panchina condivisa con il suo mentore Le Roy fu, di fatto, la più importante, quella del Ghana. Non per motivi tecnici, quanto sentimentali.

Fu proprio qui che Renard capì che la sua carriera da allenatore doveva per forza di cose continuare nel paese africano. Nonostante il suo essere bianco e francese, Hervé riuscì a dimostrare coi fatti di essere un uomo dai valori importanti, confutando la tesi di come niente sia scontato. Tramite il lavoro collettivo e di squadra si poteva fare tutto, bastava solamente cogliere l’occasione. Nel 2008, infatti, venne scelto per guidare lo Zambia, Nazionale che condusse fino ai quarti di finale della Coppa d’Africa 2010. Un traguardo che la squadra non raggiungeva da ben 14 anni. Finita l’esperienza, Renard riprese le valige in mano, accasandosi nell’aprile 2010 sulla panchina dell’Angola. Da CT si dimise nell’ottobre seguente. Altra esperienza formativa fu alla guida dell’USM Alger, club algerino.

Nel 2011, Bwalya, presidente della Federcalcio Zambiana sopravvissuto alla tragedia aerea del 1993, scelse di riaffidare la panchina a quel bell’uomo francese che di calcio africano se ne intendeva parecchio.

Mai più scelta fu azzeccata per Bwalya. Con Renard alla guida, lo Zambia raggiunse la finale della Coppa d’Africa 2012, trionfando ai calci di rigore contro la Costa d’Avorio. Due furono i momenti cruciali in quella partita, dopo aver eliminato squadre come Sudan e Ghana: lo sguardo rivolto verso Drogba, il più forte avversario mai incontrato e le preghiere dei giocatori a centrocampo durante i tiri dagli 11 metri. Due episodi emblematici che fecero capire il legame tra Renard e il calcio. La scena in cui incute timore a Didier si rivelò la svolta che indirizzò la sfida a favore degli zambiani.

LE ESPERIENZE

Si è adattato, ha cambiato, innovato e vinto. Poco rinomato tra i grandi nomi di allenatori che si fanno tutt’oggi, ma estremamente simbolico. Vate di un 4-4-2 compatto, spavaldo, aggressivo e fatto di interscambi continui di posizioni. Contropiedi micidiali, svolazzate sulle fasce. Il tutto sempre nel rispetto dell’equilibrio, dogma fondamentale anche nella Juventus odierna di Massimiliano Allegri. Ma Renard, al di là delle sue genialità, ha vinto questa super sfida rispettando categoricamente le tradizioni del posto in cui si trovava. Sembra banale dirlo, ma non lo è. Ogni paese ha una cultura, in cui ci si deve adattare, non c’è altra via d’uscita. Altrimenti si va al circo. Nel calcio poi, questo è un aspetto che fa la differenza.

Continuando con le panchine, Renard nel 2013 tornò in Francia, firmando con lo Sochaux. L’esperienza di rivelò molto negativa, con la retrocessione in Ligue 2. Nel luglio 2014 diventò CT della Costa d’Avorio, sostituendo Sabri Lamouchi. Bissò il successo della Coppa d’Africa battendo in finale, sempre ai calci di rigore, il Ghana. Hervé divenne così il primo allenatore a vincere due CAF con due Nazionali diverse. Il 25 maggio 2015 tornò in Francia per guidare il Lille, ma dopo un inizio di campionato deludente venne esonerato. Sembrava quasi che in Europa non poteva starci Renard. Il rapporto si era ormai deteriorato. Nel 2016 passò sulla panchina del Marocco, conducendolo nel girone C delle qualificazioni ai mondiali russi del 2018 insieme a Costa d’Avorio, Gabon e Mali. Il girone fu combattutissimo, diventando uno scontro testa a testa tra Marocco e Costa d’Avorio.

IL PRESENTE

Ad avere la meglio fu la Nazionale nordafricana, che all’ultima partita ottenne un posto al Mondiale battendo gli ivoriani sul loro campo per 2-0. Un miracolo sportivo quello attuato da Renard, che condusse i marocchini ad una qualificazione mondiale che mancava da 20 anni. I magrebini finirono nel girone B con Spagna, Portogallo e Iran. Praticamente un Everest da scalare. Come da pronostico, il Marocco fu estromesso subito dalla competizione dopo le due sconfitte contro Portogallo e Iran. Renard guidò la Nazionale magrebina anche nella fase finale della CAF 2019, ma il percorso si infranse agli ottavi di finale contro il Benin, sempre ai calci di rigore.

Dal luglio 2019 Hervé è allenatore dell’Arabia Saudita. Un uomo che se ne è sbattuto delle etichette e che si è fatto trascinare da sé stesso, dalle sue capacità e anche dalla fortuna, che non guasta mai. Di sicuro non è stato un perdente.

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