Giovanni Pisano, il bomber di cadetteria dai soli 15 minuti in Serie A

Grande bomber in cadetteria, non riuscì mai a fare quel salto di qualità in Serie A

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GIOVANNI PISANO E QUELLA MALEDETTA SERIE A

Il calcio italiano è pieno di bomber che nelle categorie inferiori hanno entusiasmato le piazze, di provincia specialmente, ma che una volta approdati nel massimo campionato si sono rivelati completamente apolidi. Gente che in B e in C era abituata a segnare ogni domenica sognando un giorno di poter vestire una casacca prestigiosa per mettere alla prova il proprio talento. Chi per un motivo e chi per un altro, però, il sogno di arrivare a confrontarsi nei palcoscenici più altisonanti non si è mai realizzato; o meglio, si è realizzato ma per pochissimo tempo. Sfortuna? Non essere all’altezza della situazione? Possibili treni mancati? Questo non si saprà mai e probabilmente rimarrà una grande maledizione per tutti i protagonisti coinvolti. Da Stefan Schwoch a Pippo Maniero, da “Re” Giorgio Corona a Sandro Tovalieri.

Giocatori dal curriculum differente ma col denominatore comune di essere stati in grado di gonfiare la rete di B e C in maniera continua. Oggi il protagonista è uno di quei centravanti che di Serie A ne ha assaggiata pochissima, appena 15 minuti. Un bomber cadetto che, nonostante fosse una sentenza nella categoria, non riuscì mai a fare quel salto di qualità in una big che gli avrebbe permesso di mettersi in lustro. Parliamo di Giovanni Pisano, attaccante di peso classe 1968 degli anni ’90 e 2000. Nativo di Siracusa, la prima parte di carriera la passò interamente nelle file di compagini minori siciliane, fra le quali l’Enna (con cui conquistò una promozione in Serie C2) e la Leonzio (che militava anch’essa in Serie C2), dove mise in luce tutta la sua peculiarità di segnare.

Nonostante non fosse un gigante (180cm), Pisano era abile ad aprire gli spazi per i compagni con movimenti consoni all’azione. Era bravo a legare il gioco e a mettersi al servizio della squadra. Tecnicamente non era un top, anche se aveva una potenza tiro notevole.

UN SOGNO SUBITO INFRANTO

Nel 1992 gli si presentò subito una ghiotta occasione. Trasferirsi al Foggia di Zeman reduce da una salvezza in Serie A. Il tecnico boemo dovette sopperire alle cessioni del trio delle meraviglie: Baiano (Fiorentina), Signori (Lazio), Rambaudi (Atalanta). Zeman, uno che di Serie B se ne intendeva, fece di Giovanni Pisano il primo nome per rimpolpare l’attacco. Il centravanti siciliano accettò l’offerta ad occhi chiusi, sbarcando al Foggia assieme a Bresciani e Mandelli, che alla fine non si riveleranno sostituti degni dei primi tre citati. Pisano si ritrovò così catapultato in un contesto totalmente differente e innovativo; l’estenuante preparazione atletica nel precampionato di Zeman si rivelò il primo ostacolo da superare, ma il sogno di poter debuttare in Serie A andò oltre qualsiasi sforzo fisico.

Pisano capì da quel momento cosa significava sacrificarsi per raggiungere un obiettivo: dieta ferrea, “sputare sangue” in allenamento, far diventare muscoli e gambe duri come il marmo. Il Foggia iniziò molto male il campionato, complice anche un calendario non troppo alla portata: zero punti nelle prime tre contro Milan, Napoli e Roma. La prima vittoria arrivò alla quarta giornata contro l’Udinese, ma per il debutto Pisano dovette ancora attendere. L’esordio arrivò il 4 ottobre 1992, quando al Rigamonti di Brescia il Foggia si giocò uno scontro salvezza, perso malamente 4-1. Al 77′, col risultato in ghiaccio, Zeman tolse Kolyvanov per far entrare Pisano, visibilmente provato per aver raggiunto un suo grande obiettivo.

Sembrava l’inizio di un sogno per l’attaccante siciliano, a cui non restava altro che dimostrare coi fatti di meritarsi la categoria. Ma quel quarto d’ora (più recupero) sarà l’unico scarso minutaggio che otterrà nel massimo campionato italiano. Zeman gli diede pochissima fiducia e a novembre Giovanni venne scaricato alla Salernitana addirittura in Serie C, facendo due salti indietro di categoria. Il Foggia si consolerà con Bryan Roy grazie alla mediazione di Mino Raiola. Una scelta che porterà i suoi frutti visti i gol pesanti realizzati dall’olandese (12 nella stagione 93-94 del nono posto).

UNA CARRIERA ALL’INSEGNA DELLA SFORTUNA

A Salerno inizierà una nuova vita calcistica per Pisano, arrivato nel posto giusto al momento giusto. I campionati inferiori si rivelarono il suo habitat, andando subito in gol contro il Palermo nel novembre del ’92. La Salernitana fece un campionato strepitoso, portando avanti una striscia di 22 risultati utili consecutivi che però non bastarono per andare in Serie B, sfuggita a causa di un rendimento scialbo negli scontri diretti con Acireale e Palermo. La promozione, in compenso, dovette aspettare un solo anno, quando nella stagione 93-94, il club granata vinse i playoff prendendosi la Serie B grazie al suo trascinatore Giovanni Pisano, autore di 21 reti. Era la Salernitana dal calcio spumeggiante targato 4-3-3 di Delio Rossi, che incantò il calcio italiano per il suo modo di giocare in un’epoca in cui in A c’erano campioni su campioni.

I campani si confermarono una mina vagante anche in cadetteria, sfiorando un’incredibile promozione in Serie A all’ultima giornata, persa nello scontro diretto contro l’Atalanta. Pisano si confermò una macchina da gol, suggellando il suo magic moment con altri 21 sigilli a referto. La stagione 95-96 si rivelò molto sfortunata per l’ex Foggia, che subì un brutto infortunio al ginocchio restando fuori dal campo per gran parte del campionato. Saranno solo 8 i gol nelle 14 presenze racimolate. Alla Salernitana mancava quel centesimo per fare l’euro, e ogni anno andava a tanto così dalla promozione. Con l’addio di Delio Rossi la squadra si indebolì, perdendo certezze e uomini.

La stagione 96-97 la Salernitana la chiuse addirittura in 15esima posizione, a fotografia di un netto calo fisiologico rispetto alle annate precedenti. Pisano si trasferì al Genoa, realizzando 15 gol che non bastarono per raggiungere la Serie A. A quasi 30 anni, Giovanni non aveva ancora raggiunto, almeno stabilmente, il massimo campionato, facendola sembrare una vera e propria maledizione. Proprio nel momento in cui Delio Rossi tornò alla Salernitana per condurla finalmente nel massimo campionato, Pisano alternò le maglie di Genoa e Pescara, mangiandosi letteralmente le mani visto il suo passato a Salerno.

UN FINALE TRISTE DI CARRIERA

Nonostante i 63 gol in partite ufficiali con la Salernitana, Giovanni si rivelò un corpo estraneo alla promozione in A del club nella stagione 97-98, non rientrando a far parte della rosa. Sul finire della decade dei ’90, il nativo di Siracusa era ancora in cadetteria. Col Delfino, la storia si ripetette con la promozione sfiorata. Era destino che Pisano non dovesse giocare la Serie A di Milan, Inter e Juve. Nel 1999 il giocatore andò al Cosenza, sperando che Dio gliela mandasse buona, almeno per un anno. La squadra di Bortolo Mutti diede l’illusione a tutti di potercela fare, rivelandosi alla fine poco attrezzata per il grande salto, chiudendo il campionato in ottava posizione.

Nei primi anni 2000, non vedendo realizzarsi il suo sogno, Pisano decise di relegarsi in Serie C, realizzando 32 reti in due campionati con la maglia dello Spezia. Poi passò al Vittoria, club con cui segnò 14 gol utili per salire dalla C2 alla C1. Chiuse la propria carriera in patria, girovagando nella sua amata Sicilia tra Siracusa, Biancavilla, Belvedere, Palazzolo Acreide e Real Avola. Si ritirò definitivamente nel 2010 in Promozione all’età di 42 anni dopo una vita appesa alle speranze di vedersi giocare contro i più forti campioni del nostro campionato e non solo. 165 i gol realizzati da Pisano tra B, C, Interregionale, Eccellenza e Promozione. Se il calcio fosse uno sport di soli numeri, staremmo parlando di un bomber vero, ma la realtà, purtroppo per lui, non è questa. Quella famosa consacrazione tra i giganti della Serie A avvenne per soli 15 minuti. Questione di Karma.

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