Gabriele Messina, il cannoniere di provincia con la valigia sempre in mano

La carriera da nomade del calcio di uno dei più grandi bomber della storia della Serie C

Gabriele Messina

Attaccante dall’innato fiuto del gol, Gabriele Messina girò diverse piazze, per lo più del Sud. Nella sua lunga carriera, non riuscì mai ad avere la grande opportunità di giocare in serie A, nonostante per molti fosse meritevole di ciò. Successivamente, è diventato anche Direttore Sportivo dell’Atalanta per alcuni anni.

GABRIELE MESSINA, IL BOMBER DI CROTONE

Era uno degli attaccanti più ricercati di tutta in Italia nei campionati di Serie C. Una vera garanzia: prendere Gabriele Messina in squadra garantiva un bottino di reti importante, in anni in cui, nei nostri tornei, si segnava col contagocce. Anche alla luce di questo, i suoi dati, visti a distanza di tempo, risultano ancora più impressionanti. Nato a Crotone, Messina era un attaccante potente, seppur non particolarmente dirompente sul piano fisico. Già ai tempi delle giovanili, il suo nome era sulla bocca di mezza Calabria per via delle medie realizzative fantasmagoriche. Dopo una stagione indimenticabile con la Beretti, con ben 34 reti che ne fecero il capocannoniere del campionato a livello nazionale, ebbe l’opportunità di esordire in prima squadra.

Col senno del poi, l’esperienza con la maglia con i colori della sua città, fu una delle meno positive della sua carriera. Nel Crotone, infatti, Messina, appena ventenne, la riuscì a buttare dentro soltanto 4 volte in due annate. Un bottino misero che gli costò la conferma. Da quel momento in poi, però, il bomber iniziò uno splendido viaggio in giro per la penisola, entrando nel cuore di quasi tutte le tifoserie che ebbero l’onore di accoglierlo. La prima tappa fu Trapani, club siciliano che militava in C2 e lottava per la salvezza. Proprio le reti di Messina risultarono determinanti per raggiungere il traguardo (furono 12). L’estate seguente, fu a lungo al centro di complicate trattative per il rinnovo ma alla fine rimase e mise a segno altre 13 reti decisive.

LA DIFFICILE ESPERIENZA, RICCA DI GOL, A SALERNO

Dopo una stagione molto positiva nelle fila della Cavese, con ben 15 gol, Gabriele Messina approdò alla Salernitana. In granata visse una delle annate più esaltanti della sua carriera. La squadra era decisamente forte e puntava ad un campionato di vertice. Stessa cosa, purtroppo, non si poteva dire della dirigenza, che con una gestione piuttosto scellerata, non permise al gruppo di lavorare con serenità. Si narra, infatti, di numerosi cambi di presidente e di allenatore, nonché di continui e pesanti ritardi sui pagamenti degli stipendi. La rosa, almeno fino a marzo, riuscì a isolarsi dalla complessa situazione e rimase ancorata alle zone alte della classifica.

Nella fattispecie, la media realizzativa di Messina si continuò a dimostrare impressionante. Il bomber di Crotone, infatti, oltre a ripetere il bottino della precedente stagioni trascorsa a Cava de’ Tirreni in campionato, si laureò anche capocannoniere della Coppa Italia con ben 13 reti, per un totale di 28 marcature. Negli ultimi mesi della stagione, tuttavia, ormai esasperata dalla situazione, la squadra decise di mettere in mora la società, richiedendo il pagamento degli stipendi arretrati. La decisione ebbe ovvie ripercussioni sull’andamento della Salernitana, che nel finale di campionato sprofondò all’ottavo posto in classifica e perse la finale di Coppa Italia.

IL GRANDE SALTO DI GABRIELE MESSINA IN SERIE B

Il nome di Messina, ormai, era sulla bocca di numerose società di categoria superiore. Il ragazzo segnava con una continuità disarmante e si sentiva ormai pronto al grande salto. Nell’estate del 1980 se lo accaparrò l’Atalanta, mettendolo a disposizione di Bruno Bolchi. La stagione dei bergamaschi, però, fu decisamente travagliata. Nonostante i buoni propositi, la squadra scivolò in fretta nei bassifondi della classifica, finendo addirittura per retrocedere. Gabriele Messina, nel grigiore generale, faticò ad emergere, segnando 4 reti in campionato in 13 presenze. Il suo bottino migliorò grazie alla Coppa Italia, competizione nella quale riuscì a siglare altri 3 gol.

Pur ritrovatosi in una situazione certamente non facilissima, Messina rimase però conquistato dalla città di Bergamo, tanto che a più riprese, negli anni, dichiarò di sentirsi un bergamasco di adozione. Non fu un caso, infatti, che dopo il ritiro, prese a lavorare come dirigente proprio con i nerazzurri. Archiviata la dolorosa retrocessione, Gabriele Messina riuscì comunque a guadagnarsi la permanenza in B. A pochi chilometri da Bergamo, infatti, i dirigenti del Brescia avevano avuto modo di seguirlo attentamente e gli diedero una nuova chance in cadetteria. L’avventura con le Rondinelle, tuttavia, fu avara di soddisfazioni. Il centravanti trovò poco spazio (14 presenze) e realizzò una sola rete. Un bottino magro che lo riportò a giocare in serie C.

UNA SENTENZA IN SERIE C

Il ritorno in serie C1 lo vide, allo stesso tempo, tornare ad essere il grande protagonista e cannoniere che tutti avevano imparato a conoscere. L’ennesimo cambio di città lo portò a Modena, sempre al Nord. Messina ritrovò l’antico fiuto del gol e divenne il fulcro dell’attacco dei Canarini con ben 12 realizzazioni in campionato. Durante la sua parentesi emiliana, fu al centro di un simpatico episodio. In una gara contro il Rimini, infatti, si trovò a battere un calcio di rigore. I romagnoli, alcuni minuti prima, aveva perso per infortunio il proprio portiere e, non potendo al tempo effettuare sostituzioni, mandarono tra i pali un giocatore di movimento. Costui, in modo miracoloso, riuscì a ribattere il tiro dal dischetto di Gabriele Messina.

Dopo la proficua stagione modenese, il centravanti ricevette una chiamata da Bruno Bolchi, suo ex tecnico ai tempi dell’Atalanta. Diventato allenatore del Bari, Maciste era alla ricerca di un bomber che avrebbe potuto finalizzare la mole di gioco di una squadra che, senza troppi giri di parole, puntava alla promozione diretta. Il lavoro di Messina fu svolto alla perfezione. Tra campionato e coppa, il crotonese la buttò dentro ben 18 volte. Nella fattispecie, fu impressionante il cammino dei Galletti nel corso della Coppa Italia. I pugliesi, grazie anche alle 6 reti di Messina, eliminarono addirittura Juventus e Fiorentina, arrivando fino alle semifinali.

GLI ULTIMI SQUILLI DI TROMBA DELLA CARRIERA

Evidentemente, era destino, però, che il bomber non potesse trovare la sua giusta dimensione neanche in Serie B. Archiviata la promozione con il Bari, al termine di un anno entusiasmante, Messina si ritrovò nuovamente a cambiare città e maglia. Anche il Palermo, infatti, era a caccia di un cannoniere che valorizzare una rosa di primissimo livello, volenterosa di emergere dal pantano della Serie C1. Messina, con l’occasione, ebbe anche modo di riavvicinarsi a casa. In rosanero visse l’ennesima stagione incredibile della sua carriera. Ancora una volta, chiuse il campionato con 15 reti all’attivo, una cifra piuttosto ricorrente per il centravanti. E, anche stavolta, la squadra beneficiò oltremodo del suo rendimento, andandosi a prendere la promozione.

Ormai alla soglia dei 30 anni, Gabriele Messina rinunciò ad ogni proposito di grande salto e visse le ultime stagioni da professionista continuando a fare gol in giro per l’Italia tra C1 e C2. Cambiò altre 5 squadre, portando a 14 il conto totale delle maglie indossate. Fu letale cecchino a Foggia, non entusiasmò a Cosenza, partecipò marginalmente al sogno della Virescit Boccaleone, poi chiuse nuovamente da gran finalizzatore tra Palazzolo e Pergocrema. Appese le scarpe al chiodo, come detto precedentemente, si ritrovò a collaborare per alcune stagioni con l’Atalanta, ricoprendo anche il ruolo di DS e poi passò al Bologna. Chi seguiva con affetto il calcio anni ’70 e ’80 non potrà che ricordarsi di questo centravanti calabrese dai folti baffi che in Serie C era praticamente una sentenza…

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