Fabio Vignaroli, il casuale goleador della Salernitana di Zeman 2001/2002

FABIO VIGNAROLI, IL BOMBER PER CASO DELLA SALERNITANA 2001/2002

Una stagione da urlo, quasi da sogno, culminata con un risultato impensabile a livello personale. Fabio Vignaroli di gol non andava pazzo, era un giocatore bravo sicuramente ma non dotato di una vena realizzativa degna da essere un bomber vero. Anche perché, oltre alle qualità, tatticamente veniva schierato un po’ ovunque: esterno destro, sinistro, punta centrale, talvolta centrocampista. Ma nella stagione 2001/2002 riuscì a farsi trovare al posto giusto, al momento giusto. Dopo il brutto campionato disputato nella stagione precedente, Salerno aveva bisogno di una ventata di entusiasmo. Il presidente Aniello Aliberti riuscì a portare in Campania Zdenek Zeman, reduce da una disastrata esperienza sulla panchina del Napoli. Il popolo dell’Arechi elogiò tantissimo l’arrivo del boemo, tecnico dal calcio offensivo e che stava influenzando mezza Serie A per il suo gioco.

Tornando a Vignaroli, classe 1976, era il classico attaccante adatto per giocare a due, dove lui era abile a fare la seconda punta. Nativo di Finale Ligure, cominciò la propria carriera al Como, facendo sia le giovanili che il debutto in prima squadra tra il 1994 e il 1998. In 78 presenze totali, però, mise a referto la miseria di 7 gol, sintomo che quel feeling con la porta gli veniva a mancare troppo spesso. Nel 1998 si accasò al Monza, dove realizzò altrettante reti ma in 53 presenze nei due anni di mandato. Nel 2000 la Salernitana acquistò Fabio, non tanto per schierarlo titolare, quanto per fare numero, in modo da avere a disposizione un giocatore bravo e che potesse entrare nelle rotazioni dell’allenatore. La fase realizzativa continuava, però, a stentare, visto che nella prima stagione fece soltanto 2 gol in 26 partite di campionato.

Quell’annata i granata la chiusero al 15° posto di Serie B, con un girandola infinita di allenatori, da Oddo a Sonetti fino a Carmine Picone. Come detto in precedenza, sarà la stagione 2001/2002 quella della svolta per Salerno, con l’arrivo di Zeman sulla panchina. Anche la campagna abbonamenti puntò il suo slogan “Dalla Zeta alla A” in onore dell’allenatore boemo. E difficilmente negli ultimi anni si era visto così tanto entusiasmo da quelle parti.

LA STAGIONE

Zeman impartì fin subito il suo spartito tattico basato sul 4-3-3, il suo marchio di fabbrica. L’idea di calcio era quella: pressing tutto campo, difesa cortissima e sulla linea del centrocampo e continuo movimento senza palla. Una sorta di Calcio Totale, per intenderci. Il primo che ebbe difficoltà nell’adattarsi al nuovo metodo fu proprio Fabio Vignaroli, diventato pupillo di Zeman dopo che le sue richieste estive di acquisto di un centravanti adatto al suo stile vennero rispedite al mittente. Insomma, con gli ingredienti a disposizione l’ex allenatore della Roma doveva trasformare la squadra. Per questo, scelse di puntare, in attacco, su Fabio. Ma lo stesso Vignaroli non sapeva minimamente che, sotto quelle sue sbuffate, si nascondeva una macchina da gol. Il 12 agosto la Salernitana aprì la sua stagione ufficiale con un 3-0 al Catania in Coppa Italia, con Vignaroli che segnò al debutto.

I granata iniziarono con grande fiducia la stagione, battendo 2-0 la Sampdoria e pareggiando 4-4 contro il Cittadella, partita in cui l’ex centravanti del Como segnò la sua prima rete in campionato. Il 23 settembre la Pistoiese venne sconfitta all’Arechi 2-1, e il gol decisivo lo realizzò proprio Vignaroli allo scadere. Da quel momento il magic moment del giocatore continuò imperterrito, andando a segno consecutivamente contro Siena, Cosenza ed Ancona. Quasi non ci voleva credere Fabio, trasformatosi in bomber per puro caso quando non lo era mai stato, e non lo sarà mai. La Salernitana era già di Zeman in pochi mesi, con la squadra che si muoveva già a memoria per mettere nelle condizioni il suo goleador di segnare sempre.

Nel girone di ritorno le stoccate non mancarono contro Sampdoria, Cittadella, Como, Cosenza, Pistoiese, Messina, Siena, Napoli e Cosenza. 9 partite di fila a segno (13 gennaio-17 marzo) che lo portarono a quota 17 nella classifica cannonieri di Serie B. A competere con lui per miglior bomber del torneo c’era Luis Oliveira, che conquisterà la promozione con il Como. Dopo tutti quei gol, Vignaroli smise di segnare per 2 mesi, ritrovando solo confidenza con la porta avversaria alla penultima giornata contro il Bari e all’ultima contro il Modena (doppietta). La Salernitana, complice un rendimento troppo altalenante per poter salire di categoria, chiuse al sesto posto, ma in compenso aveva scoperto un bomber che chiuse a 20 reti complessive, a -3 da Oliveira.

IL BUIO DOPO SALERNO

I presupposti per fare un’altra grande stagione c’erano eccome, con Zeman e Vignaroli che restarono a Salerno. Quella magia nata appena un anno prima, tuttavia, cessò del tutto, soprattutto per quanto riguardava il rendimento di Fabio, che segnerà appena 4 gol in 6 mesi, visto che a gennaio 2003 si trasferì al Modena in Serie A. Anche lì il bottino sarà misero: appena 2 reti e nulla di più. La sensazione era che fosse già tornato nel suo habitat naturale, ovvero quello della normalità più totale, altro che gol e grandi prestazioni. Nel resto di carriera, tra esperienze a Parma, Bologna, Lazio, Panthrakikos, Newcastle Jets e poco altro, Vignaroli realizzò un totale di 30 reti, a dimostrazione che quell’annata favolosa 2001/2002 era solamente una casualità. E se non ci fosse stato Zeman, molto probabilmente, staremmo parlando di tutt’altro.

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