Erwin Kostedde, l’attaccante afroamericano che giocava per la Germania!

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ERWIN KOSTEDDE, L’AFROAMERICANO DELLA GERMANIA

Erwin Kostedde è stato un attaccante degli anni ’60, ’70 e ’80 che ha passato quasi l’intera carriera in Germania. Nato e cresciuto a Munster il 21 maggio 1946 da madre tedesca e padre afroamericano (appartenente alle truppe USA nella non ancora nata Germania Ovest), Kostedde passò un’infanzia difficile. Oltre al fatto che il papà non lo conobbe mai, a Munster, città cattolica e conservatrice, fu oggetto di insulti pesanti per via del colore della pelle. I ragazzini della sua età lo minacciavano con frasi del tipo: “Quando mio padre torna, ti spara”. Insomma, la prima fase di adolescenza per Erwin fu tragicomica ma comunque andò avanti per la sua strada facendosi notare come un ottimo giocatore a calcio. Kostedde militò in diverse compagini cittadine, a partire dal SC Munster 08. Di mestiere faceva l’attaccante, di quelli rapidi ed estremamente raffinati tecnicamente.

Nel TUS Saxonia Munster il suo allenatore fu Felix Gerritzen, detto “Fiffi”, grande ala che disputò diverse partite a inizio anni Cinquanta con la nazionale tedesca. Grazie al tecnico, infatti, nascerà la “Erwin-Shuffle”, la finta che diventerà il marchio di fabbrica di Kostedde. A 19 anni il giovane fu talmente forte da entrare subito nelle giovanili del SC Preuben 06, una delle squadre fondatrici della Bundesliga nonché una delle migliori nel lanciare giovani talenti in Germania. Proprio con i neroverdi l’attaccante afroamericano fece il debutto nel calcio dei grandi nel 1965. Due anni più tardi, invece, passò nell’ambizioso Duisburg. In 19 partite Kostedde mise a referto cinque gol, mostrandosi come un grande talento in rampa di lancio per esplodere definitivamente.

Erwin era un centravanti dal fisico non troppo imponente ma comunque poteva vantare una grande agilità che gli permetteva di destreggiarsi al meglio nelle aree avversarie. Dopo appena un anno di Duisburg arrivò la prima chiamata estera, lo Standard Liegi. L’opportunità belga era una di quelle inconfutabili, visto che in quegli anni non era semplice, specialmente per un giovane, abbandonare il proprio paese di origine. Kostedde non ci pensò due volte e firmò per il nuovo club. Le aspettative non le tradì affatto: in tre anni segnò 51 gol in 67 partite. Numeri da far rabbrividire. In più, giusto per non farsi mancare nulla, vinse il titolo di capocannoniere del campionato finendo sopra alla leggenda Lothar Emmerich.

LA GRANDE STAGIONE AI KICKERS E LA NAZIONALE

Nel 1971 Erwin ebbe l’occasione di tornare in patria. La squadra desiderosa di averlo fu il Kickers Offenbach, che nei mesi precedenti rimase coinvolto in uno scandalo di alcune partite vendute. Anche se la compagine giocava in cadetteria, l’afroamericano accettò lo stesso la proposta, probabilmente per nostalgia di casa. Insieme a lui arrivò anche Siggi Held, grande protagonista al mondiale messicano del 1970. L’allenatore dei Kickers era Otto Rehhagel, 36enne con un discreto passato da calciatore dell’Hertha Berlino e che era alla seconda esperienza in panchina dopo il Saarbrucken. La sua squadra dominò prima il girone di Regionalliga e poi la fase finale per la promozione in Bundesliga. Il risultato fu strepitoso: in 44 partite non arrivò nessuna sconfitta. Ah, e Erwin Kostedde si laureò capocannoniere con 27 reti.

Insomma, al giocatore un’opportunità in nazionale sarebbe stata più che meritata, almeno per la crescita esponenziale. La Germania aveva in casa un talento cristallino. Anche i successivi tre anni di Erwin ai Kickers furono di ottimo livello, ma purtroppo non poterono mancare gli inconcepibili insulti a suo danno. Ogniqualvolta l’attaccante giocava in casa dell’Eintracht Francoforte, i tifosi lo presero di mira con epiteti discriminatori: “L’Offenbach è una squadra di 10 froci e un negro”. Oppure, “ciccione negro”. Lui però rispose coi gol e in Offenbach-Eintracht piazzò una tripletta da ammutolire tutti. Al di là di questo, verso la metà dei Settanta Kostedde era uno dei migliori bomber di tutta la Bundesliga e la convocazione in nazionale non poteva mancargli.

Dopo il mondiale vinto nel ’74, il CT Helmut Schon era alla ricerca di un successore di Gerd Muller e un certo Franz Beckenbauer fece il nome di quell’afroamericano che stava incantando il paese. La chiamata definitiva della Germania arrivò nel dicembre ’74, per un incontro delle qualificazioni europee in trasferta contro Malta. Per quella sfida la nazionale si presentò molto rimaneggiata, sia in campo, sia in panchina, con il tecnico Schon che non fu disponibile per influenza. Prima della partita successe un episodio davvero comico: nessuna taglia di pantaloncini era adatta per contenere i muscoli di Kostedde, troppo grossi e larghi per gli standard della Nationalmannschaft. Alla fine dovettero allargargli la taglia “normale” in modo da garantire più elasticità alle sue gambe.

LA FASE DISCEDENTE DI CARRIERA

Con la Germania giocò in totale tre partite, una delle quali a Wembley contro l’Inghilterra. Il Kaiser Beckenbauer stravedeva per Erwin, specialmente dopo che rimase folgorato dalla sua doppietta nel 6-0 rifilato dai Kickers al Bayern Monaco. Nel 1975 salutò Offenbach con l’appellativo di “Nuovo Pelè” dopo 80 gol in 129 partite e girovagò tra Belgio, Francia e Germania. Probabilmente quel suo girovagare ebbe a che fare con quell’infanzia schiacciata in mezzo ai bianchi e col suo carattere allegro. Così, al posto che concludere come aveva iniziato la carriera, cioè segnando (o tantomeno provarci), Kostedde passò alla vita da calciatore con la bottiglia in mano. Per lui l’unico modo per dimenticare il colore della pelle era quello di finire sotto la dipendenza dall’alcol, un brutto vizio che rese difficile la vita di molti altri giocatori.

Da quel momento di sottomissione all’alcol, l’afroamericano diventò sempre più irrequieto, assumendo un carattere dispettoso nei confronti dei suoi compagni di squadra. A 32 anni volle andare a giocare negli Stati Uniti ma alla fine, dopo una serie di battibecchi con vari allenatori, si ritrovò in Olanda senza passaporto. Dopo appena una stagione passata all’Hertha Berlino (1975/76), Kostedde passò al Borussia Dortmund, riprendendo a segnare con una certa regolarità, anche se oramai il fisico era sulla via del tramonto. Coi gialloneri chiese addirittura al proprio allenatore di schierarlo solamente per le partite in trasferta, forse perchè in Germania aveva altro a cui pensare. Sul finire dei ‘7o l’attaccante tornò a Liegi, pensando di chiudere tutto e aprire un albergo tutto suo. Ma non fu così perchè per la stagione 1979/80 si accasò al Laval, in Ligue 1, dove disputò un campionato incredibilmente strepitoso.

A 33 anni suonati e con nove chili di troppo ad agosto, Erwin vinse la classifica marcatori con 21 gol a pari merito con l’italo-argentino del Monaco Delio Onnis. Sotto di lui arrivò gente del calibro di Michel Platini e Johnny Rep. Kostedde promise di smettere col calcio, ma non ci credette nemmeno lui e tra un bicchiere di troppo e serate fuori da ogni orario normale, andò al Werder Brema. Tornato in Germania sembrò rimettersi in riga, allenandosi coi compagni in maniera educata. Al primo anno arrivò anche la promozione in Bundesliga; “Con noi Kostedde non ha più bisogno di correre. Basta che metta il suo culo in area di rigore e segna ancora”, disse l’allenatore del Werder. Una medicina che, evidentemente, funzionò eccome.

LA VITA DA POST CALCIATORE DI ERWIN KOSTEDDE

La vita da post calciatore del tedesco fu un vero calvario. Nel 1990 il colore della pelle gli costò quasi un anno di carcere dopo che venne accusato di furto in una sala giochi. Alla fine passò “solo” sei mesi dietro alle sbarre per rapina. Erwin incominciò poi a sperperare tutto il denaro guadagnato col sudore in campo, rimanendo truffato in un paio di occasioni. “Ero uno strano tipo di uccello. Non avevo idea dei soldi, avevo solo il calcio in testa. E si è vendicato”. Così, giusto per non farsi mancare nulla, provò a fare l’allenatore ma senza ottenere gli effetti sperati: “Non sono un duro, sono troppo amico dei calciatori”. Alla fine il “George Best della Westfalia” divenne protagonista di un cortometraggio dedicatogli dalla televisione tedesca ARD e che fece il giro dei festival d’avanguardia.

Oggi Kostedde si gode la sua casa in campagna a Badelberg, città in cui gli hanno intitolato un torneo estivo per Dilettanti. “Talvolta parlo con mia moglie di come sarebbe stata la mia vita se non fossi diventato un calciatore: un mestiere o la mattina in ufficio e la sera a casa. Forse sarebbe stato meglio per me e la mia famiglia . Comunque non mi manca nulla. Il calcio continuo a seguirlo anche se non vado più allo stadio da 3 o 4 anni”, ribadì Erwin in un’intervista. Se dovessimo tirare le righe, la carriera in fin dei conti è stata più che ottima per l’afroamericano di Germania. 371 partite in carriera, 185 gol. Se consideriamo che già a 30 anni viveva già con la bottiglia in mano, allora stiamo parlando di un campione!

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