Eduardo da Silva, il sogno spezzato del bomber “croato” di Rio de Janeiro

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Brasiliano poi naturalizzato croato, Eduardo da Silva è stato un notevole cannoniere nei suoi primi anni da professionista. Devastante con la maglia della Dinamo Zagabria e poi con quella della nazionale croata, si guadagnò il passaggio all’Arsenal. Proprio nel suo momento migliore, quando sembrava in procinto di affermarsi anche con i Gunners, un terribile infortunio ne frenò l’ascesa. Da quel momento, non fu più lo stesso.

EDUARDO DA SILVA, IL BRASILIANO DI CROAZIA

Lo ricorderanno gli appassionati di calcio di inizio millennio. Un brasiliano, naturalizzato croato, che segnava valanghe di gol e che si meritò la chiamata dell’Arsenal. Eduardo da Silva, di professione attaccante, stava diventando qualcosa in più di una semplice scommessa. Un mancino delicato ma allo stesso tempo chirurgico, un buon dribbling e delle importanti doti da finalizzatore quando c’era da muoversi in area di rigore. In qualche movenza, pur con le dovute proporzioni, poteva ricordare un po’ Giovane Elber, il bomber brasiliano dello Stoccarda e del Bayern Monaco.

Quando era ragazzino, Eduardo si trovò a rincorrere il sogno più comune tra i brasiliani: diventare un calciatore. La sua vera e propria forza fu quella di non desistere dinanzi ai tanti no ricevuti dai club di Rio de Janeiro, che non vedevano in lui un reale prospetto. Con umiltà, scese di ripartire da un piccolo club, il Nova Kennedy, con cui si mise in mostra e si guadagnò il passaggio al Bangu, squadra del suo quartiere. Certamente un salto in avanti ma non ancora tale da convincerlo che la strada fosse quella giusta. Anche perché, nella nuova società, Eduardo faticava a trovare spazio. Insomma, sembrava l’ennesimo adolescente brasiliano che non ce l’avrebbe fatta.

Questo, almeno, fino a che dinanzi alla sede del Bangu non si presentò un osservatore croato che era rimasto sorpreso dalle sue qualità. Una trattativa piuttosto rapida che si concretizzò con il trasferimento di tutta la famiglia da Silva in Croazia. Assieme a loro, partì anche un suo compagno di squadra, Leandro, con cui Eduardo strinse una fortissima amicizia. L’impatto con la nuova realtà non fu affatto semplice. Il cambio climatico, la diversa cultura, la maggior freddezza dei croati e una certa diffidenza nei confronti dei due brasiliani, che continuarono a fare comunella tra loro, aiutandosi a vicenda.

IL PRESTITO IN SECONDA DIVISIONE E IL RIENTRO ALLA BASE

Le cose sembrarono addirittura peggiorare dopo qualche mese, quando Leandro, affetto dalla tipica saudade, ringraziò e salutò tutti, tornando in Brasile e lasciando il sedicenne Eduardo da solo. Costui, intanto, stava iniziando a mettere sempre più in mostra le sue doti. I tecnici delle giovanili erano entusiasti di quell’attaccante elegante ma allo stesso tempo letale. Lo testimoniavano le valanghe di gol realizzate  e che non potevano passare inosservate. Eduardo iniziò ad allenarsi sempre più spesso con la prima squadra e a 18 anni fu buttato dentro, facendo il suo esordio ufficiale. Nella stagione in questione, la 2001-2002, totalizzò 4 presenze. Un bottino utile a convincerlo che la strada era quella giusta ma anche a far capire alla dirigenza della Dinamo che il ragazzo era acerbo e che aveva bisogno di farsi le ossa.

La decisione comune, presa anche con la famiglia da Silva, fu quella di mandarlo in prestito in Seconda Divisione. Un campionato di livello tecnico non particolarmente elevato ma duro da affrontare per i particolari trattamenti dei difensori agli attaccanti e per la grande fisicità. Era tutto ciò di cui il centravanti brasiliano aveva bisogno. L’anno all’Inter Zapresic lo forgiò, sia dal punto di vista fisico che caratteriale. Il rendimento di Eduardo andò via via, durante la stagione, a migliorare come dimostrarono i 10 gol in 15 presenze. Ormai era pronto e alla Dinamo Zagabria decisero di tenerlo in rosa per il campionato seguente. Probabilmente, nemmeno loro, però, potevano immaginare che da lì a poco Eduardo da Silva sarebbe diventato un titolare inamovibile della squadra.

LE IMPRESSIONANTI MEDIE REALIZZATIVE DI EDUARDO DA SILVA

L’attaccante brasiliano, al rientro dal prestito, ci mise davvero poco a farsi apprezzare. I tifosi lo elessero immediatamente a beniamino, entusiasti della sua qualità e della verve che metteva in campo quando utilizzato. Il primo vero anno in prima squadra si concluse con 9 gol in 24 partite. Un ottimo biglietto da visita per un ragazzino di appena 20 anni. Lo stesso Eduardo da Silva, in quella stagione, si vide proporre la possibilità di ottenere la cittadinanza croata. In segno di riconoscenza verso il Paese che aveva creduto in lui e che lo stava facendo diventare un vero calciatore, decise di accettare. Fu immediatamente convocato in Under 21, diventandone l’indiscusso trascinatore con 8 reti in 12 partite. Numeri importanti, che Eduardo iniziò a bissare anche con la Dinamo Zagabria, andando in doppia cifra nel corso del secondo campionato da titolare.

Inevitabile, a quel punto, fu anche il passaggio dall’Under 21 alla nazionale maggiore. Il CT Kranjkar, che lo seguiva da qualche mese, non esitò a gettarlo nella mischia in occasione di un’amichevole a Dublino contro l’Irlanda, datata 16 novembre 2004 e persa per 1-0. Nelle seguenti esibizioni della Croazia, da Silva iniziò a trovare spazio con continuità, giocando perfino contro il suo Brasile al suo terzo gettone internazionale. Il primo gol in Nazionale arrivò contro Hong Kong alla sesta apparizione e da quel momento, il centravanti brasiliano iniziò a timbrare il cartellino con frequenza. In campionato, le cose iniziarono ad andare alla grande. Dal terzo anno, Eduardo ebbe una crescita impressionante. Avvicinato ulteriormente alla porta, praticamente da centravanti più che da seconda punta, trascinò la Dinamo Zagabria a due titoli consecutivi.

IL CORTEGGIAMENTO DI ARSENE WENGER E LA FIRMA CON L’ARSENAL

Due campionato di livello altissimo, conclusi con 20 e addirittura 34 gol. Nel corso della quarta stagione alla Dinamo, Eduardo andò in gol anche per 4 volte nelle coppe europee. Proprio durante l’edizione in questione della Champions League, da Silva ebbe modo di sfidare l’Arsenal. Giocò una grande partita e andò in gol, risultando in assoluto il migliore dei suoi nella larga sconfitta per 5-1. I numeri erano eloquenti e non mentivano: quel ragazzo aveva un grande talento e la Croazia iniziava davvero a puntarci. Anche perché, il suo rendimento nel corso delle Qualificazioni per gli Europei del 2008 era davvero elevatissimo, con la media di quasi un gol a partita. Per tutto l’anno, il brasiliano fu seguito attentamente dagli osservatori dell’Arsenal. Wenger ne era rimasto estasiato dopo quel confronto ed era convinto di poterne fare un campione anche in Premier.

I Gunners sborsarono 8 milioni di sterline per portarlo a Londra. Nei piani iniziali del tecnico francese, Eduardo da Silva sarebbe stata la prima alternativa alla coppia titolare, formata da Van Persie e Adebayor. Due grandissimi, dal quale il brasiliano con passaporto croato poteva attingere, carpendone i segreti e confrontandosi quotidianamente con loro in allenamento. Pur accontentandosi inizialmente delle briciole, quando veniva spedito in campo Eduardo dimostrava di poter stare tranquillamente in quel contesto. Aveva tanta voglia di mettersi in mostra e questo lo portava, spesso, a spaziare moltissimo sul fronte offensivo. Dopo l’infortunio di Van Persie, Wenger non esitò a promuoverlo come titolare e l’attaccante ripagò con buone prestazioni e con qualche gol importante. Le cose andavano per il meglio anche per l’Arsenal, saldamente in testa alla classifica al giro di boa di Premier, dinanzi ai rivali storici del Manchester United.

L’INFORTUNIO DA FILM HORROR

Un vero e proprio periodo d’oro. Ormai titolare, in costante crescita, Eduardo stava continuando a fare grandi cose anche in Nazionale. Erano ben 10 i gol in 12 partite di qualificazione. Un trascinatore e il vero fulcro di una Croazia che voleva stupire all’Europeo. Lo stesso Wenger, nella corsa al titolo, era sempre più convinto che quel ragazzo potesse dare il suo contributo da autentico protagonista. Purtroppo, però, nella vita tocca spesso fare i conti con gli imprevisti e, in questo caso, fu decisamente negativo. Era il 23 di febbraio e la capolista Arsenal era in scena a Birmingham, contro i padroni di casa. Dopo appena un paio di minuti di gioco, Eduardo da Silva ricevette palla nella metà campo offensiva. Dopo essersi girato con maestria, puntò la porta. La classica situazione di gioco che amava, riuscendo ad attaccare frontalmente e a liberare il suo dolce mancino.

Nel corso della sua azione, Eduardo si allungò leggermente il pallone. Un particolare che “invitò” il centrale avversario Martin Taylor a staccarsi dai blocchi difensivi e cercare l’intercetto. Il difensore affondò il tackle ma totalmente fuori tempo e con una notevole cattiveria. Un intervento durissimo, insensato, addirittura folle. Il piede a martello di Taylor incocciò violentemente il perone e la caviglia di Eduardo. L’attaccante urlò di dolore, contorcendosi dal dolore mentre i compagni si dividevano tra chi cercava di farsi vendetta nei confronti di Taylor e chi si portava le mani in testa per la disperazione. Una scena straziante, che portò addirittura i tecnici di Sky a non riprodurre il replay dell’azione per l’eccessiva violenza dello scontro. Già al termine della gara, Wenger ipotizzò che la carriera del brasiliano fosse finita lì.

IL LENTO RECUPERO E IL DIFFICOLTOSO RIENTRO

La gamba di Eduardo era messa davvero male. Il ragazzo aveva fratture scomposte sia al perone che alla caviglia. Servirono numerosi interventi chirurgici per riportare l’arto alla normalità. In molti, in quei difficili mesi, tentarono di fargli capire che ci sarebbe anche potuta essere la possibilità di non poter più giocare. Eduardo, però, mostrando una notevole forza d’animo, non si diede mai per vinto e fece tutto il possibile per tornare a calciare un pallone. Durante la degenza, inoltre, da Silva trovò anche il modo di perdonare Taylor, corso in ospedale per scusarsi. Il difensore si beccò 3 giornate di squalifica, una pena considerata da molti troppo leggera, con Wenger che, ad esempio, chiese addirittura lo stop a vita.

Esattamente un anno dopo il terribile infortunio, Eduardo da Silva riuscì a ritornare in campo. Sembrava davvero un sogno: l’ingresso in campo in FA Cup nella sfida contro il Cardiff e la seguente doppietta. Purtroppo, però, fu un fuoco di paglia perchè dell’attaccante micidiale e talentuoso di prima restava ben poco. Pur con la sua grande abnegazione, i sacrifici e la volontà, Eduardo non riuscì più a tornare il giocatore di prima. Dopo aver siglato 6 gol in stagione, il centravanti della Croazia accettò il trasferimento allo Shaktar, nel campionato ucraino. Vi rimase per 4 stagioni, arretrando il raggio di azione e giocando prettamente da rifinitore nel 4-2-3-1 degli arancioneri. Tra le soddisfazioni, nel suo periodo ucraino, vi fu certamente la doppia sfida con l’Arsenal in cui Eduardo andò a segno in ambo le occasioni.

Seguì un’esperienza in Brasile, al Flamengo, prima di tornare allo Shaktar e vivere la sua miglior stagione dopo l’infortunio, con 12 gol in campionato. Vinse il titolo di miglior calciatore del torneo ucraino ma, di fatto, fu anche l’ultimo acuto della sua carriera. Un altro ritorno in Brasile, all’Atletico Paranaense senza incidere, poi il declassamento nel campionato polacco. Un paio di stagioni nelle fila del Legia Varsavia per rendersi conto che, ormai, non era più il caso. A 36 anni Eduardo si ritirò, lasciando il rimpianto di un calciatore che, senza quel terribile infortunio, avrebbe senz’altro potuto scrivere pagine ben più importanti. Ciò nonostante, pur frenato da quel lungo incubo, è il terzo miglior realizzatore di sempre della Croazia con 29 gol. Niente male per un ragazzino che partì dal Brasile a 15 anni perché da quelle parti in pochi credevano che avrebbe potuto fare il calciatore!

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