Edinho, il difensore brasiliano dell’Udinese diventato un “bomber per caso”

Secondo brasiliano assoluto nella storia dell’Udinese, compose assieme a Zico una delle squadre italiane più forti di sempre

EDINHO, UN BOMBER IN DIFESA NELL’UDINESE ANNI ’80

La Serie A degli anni ’80 era una sorta di El Dorado con tutti i migliori giocatori del mondo. L’apertura delle frontiere targata 9 maggio 1980 sancì il ritorno di stranieri nel massimo campionato italiano dopo 15 anni; un ricambio generazionale che arricchì tutti i roster d’Italia, anche di piazze meno blasonate, con veri e propri fenomeni. Tutto partì dal Torino, che nel 1980 acquistò Michel Van de Korput dal Feyenoord, dando il là ad un susseguirsi continuo di trattative estenuanti tra le squadre di Serie A e quelle estere. In quel decennio, il nostro paese diventò una terra di conquista dei brasiliani, molti dei quali si insediarono nello Stivale nel giro di poco tempo. Non erano brasiliani qualunquisti, ma gente che a calcio ci sapeva fare. A Udine, infatti, quell’epoca se la ricorderanno per tutta la vita.

Squadra che vivrà uno dei periodi più brillanti della propria storia grazie al talento inerme di O Galinho Zico ma non solo. Perché se una parte di quello zoccolo duro era composta dagli italiani Causio, Gerolin, Virdis, Mauro e De Agostini, l’altro era formato da due brasiliani: uno il fenomeno, Zico per l’appunto, l’altro un difensore, il libero che aveva un debole per i gol, Edinho. Un difensore centrale roccioso, cresciuto tra le fila del Fluminense e, come la scuola carioca insegna, con dei piedi vellutati che gli permisero di mettersi alla luce con calci di punizione e rigore. Sbarcato in Friuli nel 1982 con 27 anni sulle spalle e ben due mondiali nel curriculum, arrivò con la consapevolezza che la sua personalità potesse intersecarsi alla perfezione con i metodi ferrei italiani.

L’Udinese, fino a metà dei Settanta, era una squadra che viaggiava nelle categorie inferiori e aveva sperimentato piazzamenti d’Elite intorno al decennio dei Cinquanta. Con 180 centimetri di statura ma una potenza fisica impressionante, Edino Nazareth Filho si rivelò già un eroe quando nel campionato Carioca del 1980 siglò la rete decisiva grazie alla specialità della casa: i calci di punizione. Una dote che non rientra propriamente nel bagaglio tecnico dei difensori, tranne per i brasiliani evidentemente.

UN IMPATTO DEVASTANTE IN FRIULI

Edinho sarà il secondo brasiliano in assoluto a vestire la maglia dell’Udinese. Il primo fu Orlando Lelé, passato per Udine appena un anno prima, tra il 1981 e il 1982; un terzino destro tutta spinta e tenacia che non lasciò un segno particolare nella sua unica avventura italiana. La stagione 82-83 fu la quarta consecutiva per le zebrette in Serie A dopo un’assenza di 18 anni. Nel bel mezzo dello scandalo del Totonero che annientò un intero paese calcistico, le società italiane cercarono di riconquistare prestigio con i tifosi e per questo l’Udinese puntò tutto sull’ingaggio di un giocatore consacratosi in Sud America come uno dei migliori.

Con Enzo Ferrari in panchina, Edinho si rivelò un giocatore chiave per la conquista del sesto posto finale, il secondo migliore nella storia dei friulani. La difesa si rivelò una cerniera di difficile apertura e di conseguenza tutta la squadra ne beneficiò: saranno infatti 11 i gol subiti in 30 partite di campionato. Il difensore brasiliano fece un’annata coi fiocchi, disputando ogni singola gara. E come se non bastasse, Edinho si dimostrò coi fatti il “bomber per caso” di quell’Udinese, realizzando il 25% dei gol: 8 su 32. La maggior parte siglati da calcio di rigore, ma anche su punizione deliziava con traiettorie di difficile decifratura per i portieri avversari.

L’ARRIVO DI ZICO

L’estate 1983 si rivelerà essere una delle più tormentate in casa Udinese, specie per il trasferimento di Zico passato alla storia per quel cartello esposto dai sostenitori friulani con scritto “O Zico o Austria”. L’arrivo del fenomeno brasiliano mise, come preventivato, in secondo piano le qualità di Edinho. I due, dopo essere stati grandi rivali in Brasile, giocarono insieme per due anni, dimostrando una netta superiorità tecnica che gli permise di fare subito la differenza. Non è un caso che quell’Udinese sarà una delle più forti della propria storia. Nella stagione 83-84, i 24 gol totali del fenomeno in maglia 10 rubarono la scena realizzativa all’ex Fluminense, il quale ne realizzerà “appena” sei.

Sempre con Enzo Ferrari in panchina, quell’anno l’Udinese ebbe un’identità completamente diversa rispetto agli ultimi anni: squadra molto più sbilanciata in avanti per sfruttare il talento di Zico e di conseguenza molto più vulnerabile nel pacchetto arretrato. 47 gol fatti e 40 subiti diranno le statistiche a fine anno, per un totale di 31 punti che valsero il nono posto. I bianconeri non riuscirono a centrare la Coppa UEFA per quattro lunghezze, ma comunque c’era l’auspicio di farlo nella stagione seguente. Le annate successive si rivelarono più complicate del previsto per l’Udinese, che tornò a lottare nei bassifondi di classifica.

Edinho venne eletto capitano e visse una realtà molto più dura rispetto a quanto era abituato in precedenza. I soli 6 gol di Zico nella sua ultima stagione (84-85) furono solamente il preludio a tornare in cadetteria. Il brasiliano non mollò la barca, diventando sempre più leader e traghettatore sul campo.

L’ADDIO DI EDINHO DALL’UDINESE

Nel 1986 l’Udinese si salvò alle ultime giornate di appena due punti, finendo sopra il Pisa terz’ultimo. In quella stagione Edinho realizzò addirittura una tripletta in Coppa Italia contro la Reggiana, anche se il cammino si fermò agli ottavi di finale. Neanche gli arrivi di Luis Vinicio e Giancarlo De Sisti in panchina furono sufficienti per ridare una dimensione nobile al club friulano, destinato nel giro di breve a cadere negli inferi delle categorie inferiori. Destino che si rivelò fatale nella stagione 86-87, quando i bianconeri iniziarono il torneo con 9 punti di penalizzazione a causa del Totonero-bis. Lo “zero” in classifica venne raggiunto solo alla 10° giornata e la salvezza pareva un miraggio.

Nonostante le difficoltà, Edinho ci provò in tutti i modi a compiere l’impresa di evitare la retrocessione ma la sentenza dei 9 punti si rivelò troppo grande per essere colmata in tempo. Il brasiliano, sulla soglia dei 32 anni, aveva dato tutto e con il passaggio in Serie B a fine anno, tornò in Brasile per sposare la causa del Flamengo. Nel 1987 l’Italia perse quel libero atipico che si era trasformato in un vero e proprio centravanti. Edinho lasciò così Udine dopo 22 gol in 138 partite, di cui 10 segnate dal dischetto. La sua immagine sarà legata anche a quel famoso doppio palo che colpì direttamente su punizione in una partita contro il Verona del 31 ottobre 1982.

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