Eddy, il fratello minore di Roby con il “peso” addosso di chiamarsi Baggio

Eddy Baggio

Eddy Baggio, fratello minore di Roberto, ha avuto una carriera discreta nelle categorie minori. Probabilmente, il peso delle aspettative, dettate dal cognome, è stato un fardello troppo pesante da portare sulle spalle.

EDDY BAGGIO, IL FRATELLO DI UNA DIVINITA’ DEL NOSTRO CALCIO

Diciamocelo tranquillamente: anche solo sperare di fare meglio del fratello era praticamente impossibile. Eppure, fin dai tempi delle giovanili della Fiorentina, qualcuno ci ha sperato. In molti, almeno in quei primi anni, sognavano una coppia di attacco Azzurra formata dai fratelli Baggio. Uno, Roberto, ha continuato per anni e anni a incantare, regalare magie, far innamorare gli italiani, a prescindere dalla maglia indossata. L’altro, Eddy, il più piccolo, non è più riuscito a tirarsi fuori dal pantano delle categorie minori. Due carriera totalmente differenti eppure simili in un particolare: l’aver cambiato tantissime casacche. E, in entrambi i casi, seppur in contesti opposti, i fratelli Baggio sono riusciti quasi sempre a farsi amare dalle proprie tifoserie.

Eddy è il più piccolo tra i due. Classe 1974, deve il suo nome alla passione del papà per il ciclismo, in particolare per il belga Eddy Merckx, uno dei più forti nel corso degli anni 60 e 70. Lo stesso Roberto si è visto dare il nome in onore di un personaggio dello sport, stavolta del calcio: Boninsegna. Ma torniamo a Eddy. Il più piccolo dei due Baggio è un attaccante di buona tecnica. Per certi versi, ricorda un po’ le caratteristiche di Roby ma è più attaccante e meno fantasista. Con la Primavera della Fiorentina, riesce a mettersi in ottima luce. Si sente parlare di lui, in ambito nazionale, nel corso del 1992, quando la nazionale di Arrigo Sacchi organizza un’amichevole con la Fiorentina Primavera. In maglia azzurra c’è Roberto Baggio, in casacca viola gioca Eddy.

I giornali non perdono occasione per sventolare un possibile duello a distanza tra fratelli. Pensare che quella gara potesse avere storia era pura utopia. Seppur alle prese con i soliti esperimenti sacchiani, l’Italia ha vita facile e Roby va comodamente in rete nel primo tempo. In chiusura di frazione, però, sul punteggio di 3-0, Eddy si invola verso la porta di Marchegiani. E’ in netta posizione di fuorigioco ma la terna arbitrale non se ne ravvede o fa finta di non farlo. Così, l’attaccante, appena 18enne, si presenta di fronte al portiere del Torino. Anzichè calciare, serve un comodo assist per l’accorrente Daniele Giraldi, che deposita in rete. E’ il gol della bandiera, che non sposta il senso della partita (terminata 6-1) ma che permette al giovanotto di nome Baggio, in maglia numero 7, di guadagnarsi diversi elogi sui quotidiani del mattino seguente.

UNA PROMESSA MANCATA

Eddy, però, era già piuttosto conosciuto a livello di settore giovanile. Con la maglia della Fiorentina riesce a fare ottime cose, tanto che Claudio Ranieri, nella stagione 93-94, lo nota e decide di portarlo con i “grandi”. Stiamo parlando di una squadra clamorosamente retrocessa in B l’anno precedente (leggi QUI la vicenda) ma con giocatori clamorosi. Soltanto in attacco, il tecnico romano vanta elementi come Batistuta, Baiano, Banchelli, Robbiati e Flachi. Nel 4-4-2 di Ranieri, Eddy Baggio è, di fatto, la sesta punta. Non riesce mai a esordire, nonostante ne venga apprezzato l’impegno e il talento durante gli allenamenti. Clamorosamente, però, il ragazzo finisce comunque sulle prime pagine dei quotidiani ma non per meriti calcistici. Nella villa del fratello, infatti, è in atto una rapina. Lui, con prontezza, riesce a sciogliere il cane e sventa la minaccia.

Dopo aver visto la sua Fiorentina tornare in A al primo tentativo, Eddy, con umiltà, decide di ricominciare dal basso. Quella che un tempo veniva chiamata “gavetta”. Un bel campionato di Serie C per farsi le ossa e tornare più forte di prima. Fatto sta che, presa la decisione, Baggio non riuscirà più a riemergere e la Serie A rimarrà solo un sogno, sfiorato a più riprese. Passa al Palazzolo. Ha 20 anni, un’età che all’estero permette già di vedersi spalancare le porte della Nazionale se hai talento. In Italia, soprattutto in quegli anni, invece, spesso ci si affacciava al calcio “vero” proprio a quell’età. Eddy gioca un discreto campionato, colleziona le prime 27 presenze nei professionisti e le bagna con 6 reti. Non tantissime ma comunque un bottino accettabile che però non bastano al Palazzolo per evitare l’ultimo posto in classifica e la retrocessione.

UN BOMBER DA SERIE C

In estate, Eddy si rende vittima di una gag che suscita anche qualche polemica. Il fratello Roberto, infatti, è al centro di un contenzioso di mercato tra la Juventus e il Milan. Ormai fuori dal progetto di Lippi, che gli preferisce Del Piero, il Divin Codino assiste alla lunga trattativa, che poi si concretizzerà col suo passaggio in rossonero. In quei giorni, orde di giornalisti assediano la villa di Baggio a Caldogno. In un caldo pomeriggio estivo, dal cancello dell’abitazione esce l’attaccante. Ma non è proprio quello che volevano i giornalisti, bensì Eddy. Con ironia, il ragazzo dichiara “siamo una famiglia disperata, cerchiamo squadra”. L’appello porta i giornali a scatenarsi sulle cifre di mercato di Eddy Baggio, in trattativa con squadre di Serie C. Vengono ipotizzati valori folli per un ragazzo che ancora non ha dimostrato nulla.

Alla fine, la spunta il Prato, per una cifra di gran  lunga inferiore a quella “sparata” dai giornali. Per 30 milioni di lire, il più giovane dei Baggio ha la seconda occasione della sua carriera. Le cose non andranno bene. In maglia biancoazzurra, il classe 74 gioca poco (6 presenze) e male (nessun gol). A gennaio le strade si separano e lui finisce in provincia di Treviso, al Giorgione, in C2. E’ una decisione azzeccatissima, perchè, di colpo, il ragazzo esplode. Segna con buona continuità e nel primo anno aiuta la squadra ad arrivare ai playoff, poi persi in semifinale. L’anno seguente, il Giorgione ha un cammino meno positivo ma Eddy continua a segnare con grande continuità. Dopo 25 gol in un anno e mezzo, si guadagna la chiamata in C1 all’Ancona.

L’ESPLOSIONE DI EDDY BAGGIO NELLE MARCHE

Giunto ad Ancona, Eddy continua a mostrare la sua importante crescita. Gioca una stagione di livello, segnando 11 gol e aiuta il club a salvarsi tramite i playout. Curiosamente, forma spesso il tandem offensivo con un altro fratello d’arte, Max Vieri. Nell’estate del 99, è ancora vittima della stampa e del suo cognome. Un famoso quotidiano sportivo nazionale gli dedica un lungo articolo. Sulla carta, almeno in apparenza, dovrebbe essere un pezzo che racconta la sua voglia di rivalsa. In realtà, però, più di un passaggio risulta piuttosto offensivo nei suoi confronti. Il ragazzo viene costantemente chiamato “Baggino”, un appellativo che da quel momento non si toglierà più. Si fanno paragoni col fratello Roberto e si discute anche del suo presunto valore di 2 miliardi di lire.

La voglia di rivalsa è enorme e Eddy Baggio la riversa tutta sul terreno di gioco. Resta nelle Marche ma cambia squadra, spostandosi più a sud e vestendo il bianconero dell’Ascoli. E’ la stagione più importante della sua vita. Baggino è scatenato e vede la porta con una continuità mai avuta prima. I gol sono addirittura 17 nelle prime 18 partite. Successivamente, la sua media reti si abbassa e a fine anno ne sigla 23 in tutto. Resta in vetta alla classifica dei cannonieri a lungo, ma alla fine è scalzato dal mostruoso Andrea Deflorio, capace di farne addirittura 28. L’Ascoli, intanto, si spinge fino alla fine playoff che si gioca sul neutro di Perugia. E’ un derby tutto marchigiano, curiosamente proprio con l’Ancona, ex squadra di Eddy.

La gara è bloccata sullo 0-0 e prosegue ai supplementari. Ad un minuto dal termine del primo mini tempo, Eddy segna un grandissimo gol in sforbiciata. La sua esultanza è di pura gioia e l’Ascoli vede la B. A 3 minuti dal termine, però, Ventura ristabilisce la parità. L’1-1 finale, maturato dopo 120 minuti, decreta la promozione dell’Ancona, meglio piazzata in campionato. Per Baggio è una delusione a metà, perché i biancorossi decidono di riportarlo da loro e, quindi, gli regalano la possibilità di giocare la prima stagione in B della sua carriera. In estate, tra l’altro, iniziano anche a girare clamorose voci che lo vorrebbero in procinto di passare addirittura all’Arsenal. Sembrerebbe che gli osservatori dei Gunners lo abbiano seguito a lungo durante la fantastica annata ad Ascoli.

FINALMENTE LA SERIE B

La prima stagione della sua carriera in B è tutto sommato positiva. L’Ancona, per essere una neopromossa, va decisamente bene e chiude al decimo posto. Eddy Baggio gioca spesso, totalizzando 26 partite, e sigla 7 gol. Un buon bottino che dimostrano come il ragazzo, nonostante tutto, in quel campionato possa starci. Tuttavia, al termine del campionato, Eddy si fa ammaliare dall’affascinante e ambizioso progetto del Catania e scende nuovamente di categoria. E’ una scelta che si rivela giusta. In Sicilia, Eddy diventa uno dei beniamini del pubblico e un vero e proprio trascinatore. Il presidente è un certo Gaucci e, pur rimanendo costantemente in zona play off, trova il modo di cambiare per ben 3 volte allenatore.

Iniziano il torneo con Aldo Ammazzalorso, italo-argentino e grande promotore della zona. Proseguono con Pietro Vierchowod in una delle prime esperienze di una carriera da allenatore non particolarmente brillante. Infine guadagnano la B (tramite playoff) con Ciccio Graziani in panchina. Baggino, in ogni caso, non risente dei continui cambi tecnici e mette a referto ben 18 gol, miglior cannoniere della squadra. Durante gli spareggi, Eddy rimane a secco ma dà comunque il suo contributo. La matematica promozione arriva nel doppio confronto finale con il Taranto, regolato da un gol di Michele Fini all’andata. In estate, il ciclone Gaucci si riflette anche sulla rosa, rivoltata come un calzino. Anche Baggio è costretto a fare le valigie.

Riesce, però, a restare in cadetteria. Disputa una stagione a Salerno e una, piuttosto nostalgica, a Vicenza. Già, perchè in biancorosso divenne grande il fratello Roberto. Eddy fa quel che può, segna 6 gol in granata e 8 in Veneto. Viene richiamato, nella stagione 2004-2005 nuovamente a Catania. I tifosi lo accolgono a braccia aperte ma le cose non vanno come sperato. Eddy fa soltanto 2 gol e la squadra disputa un campionato mediocre, giungendo 12° con Sonetti allenatore. Di fatto, saranno le sue ultime partite e realizzazioni nel torneo di Serie B perchè a gennaio decide di andar via.

LA LENTA DISCESA DI EDDY BAGGIO

Nel mercato di riparazione, accetta la corte dello Spezia in C1. L’inizio di avventura è ottimo. Sigla due gol nelle prime due partite. Uno, nella fattispecie, è di pregevole fattura: una grande rovesciata contro la Cremonese. Nelle giornate seguenti, però, il rendimento è altalenante e il ragazzo viene messo spesso in competizione col compagno di reparto Guidetti. A fine stagione ha timbrato per 6 volte il cartellino, non sufficienti a permettergli una conferma. Decide, così, di tornare nuovamente in Toscana, dove aveva iniziato la carriera. A prenderlo è il Pisa, con cui resta per due anni e mezzo.

I primi 6 mesi in maglia nerazzurra sono complicati. Eddy Baggio fatica a trovare la giusta condizione anche per via di un infortunio e gioca poco. Poi, da gennaio in poi, si guadagna il posto e ricambia con ottime prestazioni. Segna ben 10 gol di cui uno decisivo per la salvezza della squadra nel playout contro la Massese al 98° con annessa esultanza sfrenata. L’anno seguente viene nominato capitano della squadra. La fascia, tra l’altro, è personalizzata e gli viene regalata dal fratello Roberto. Nei primi mesi, Baggino è uno dei trascinatori della squadra, fa 5 gol e sostanzialmente gioca bene. Poi, a gennaio, si fa male e perde il posto.

Nonostante tutto, il Pisa si guadagna la promozione in Serie B. Qui, Eddie finisce da subito per scontrarsi col nuovo tecnico Giampiero Ventura. Mister Libidine, come si auto definisce proprio nella sua avventura pisana, lo reputa di troppo e lo esclude dalla lista dei 21 calciatori da presentare alla federazione. Baggio resta ai margini del progetto fino al mercato di gennaio, senza vedere ovviamente mai il campo. Chiude la stagione al Portogruaro in C2 ma non riesce mai a ritrovare la giusta condizione tra acciacchi e problemi di inserimento. Le gare sono solo 5, senza mai timbrare il cartellino.

GLI ULTIMI ANNI E IL RITIRO

L’ultima stagione tra i professionisti è quella con la maglia della Sangiovannese. Baggio è alla ricerca di una condizione accettabile ma si accorge di avere ormai il fisico logoro. Fa 4 gol in 31 partite e decide di regalare gli ultimi scampoli di una carriera discreta e poco più tra i dilettanti. Seguono altri due tornei in promozione umbra con le maglie di Campitello e Amerina. Segna a valanga ma ormai non ne ha più e prende la decisione di appendere le scarpette al chiodo a metà del primo campionato con la maglia dell’Amerina. Era in vetta alla classifica dei cannonieri ma sente di non stare bene fisicamente.

La scelta è di iniziare ad allenare i giovani. Prende il patentino e parte da Pisa, una delle piazze a cui è rimasto più legato nella sua carriera da calciatore. Guida gli Allievi Nazionali per un anno prima di tornare nella squadra dove tutto ha avuto inizio: la Fiorentina. Nel settore giovanile viola diventa una costante, alternandosi alla guida delle formazioni allievi e giovanissimi. Tuttora è uno dei tecnici più stimati nel vivaio della Fiorentina. Eddy Baggio non aveva il talento di Roberto, anche perchè era quasi impossibile. Ciò nonostante, è riuscito comunque a ritagliarsi un proprio spazio nelle categorie inferiori. Piazze come Giorgione, Ancona, Ascoli, Catania o Pisa non dimenticheranno mai i gol e le gesta di Baggino. (clicca QUI per una breve intervista)

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