Duro ma fragile: la discesa negli abissi e la lenta risalita di Colin McNair

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Colin McNair, di professione difensore centrale, era una delle grandi promesse del calcio scozzese tra la fine degli anni ’80 e gli inizi del ’90. Travolto dalla popolarità e dalle amicizie sbagliate, entrò violentemente nel tunnel della droga. Una dipendenza che lo ha portato al ritiro a soli 23 anni e ad una lunga lotta tra cadute e risalite.

COLIN MCNAIR, IL PROMETTENTE E AITANTE CENTRALE SCOZZESE

Colin McNair è il tipico difensore centrale britannico. Fortissimo fisicamente, imbattibile nel gioco aereo, un cliente poco raccomandabile nel corpo a corpo. E in Scozia ci scommettono molto, considerandolo un sicuro punto fermo nella Nazionale del futuro. Sembra tutto in discesa per un calciatore che in campo si dimostra decisamente solido. Peccato che, in realtà, non lo sia nella vita privata e la discesa inizia…si…ma verso gli inferi. Una delle tante tristi vicende nel mondo dello sport, una carriera mandata presto in frantumi e, successivamente, una vita polverizzata.

Cresciuto nelle giovanili degli Hearts, una delle due squadre di Edimburgo, McNair mostra da subito di avere un carattere ambizioso e di credere moltissimo nei propri mezzi. I Jumbos, in quegli anni, sono una squadra di ottimo livello e competono addirittura per il titolo. Diventerà leggendario, ad esempio, l’esito del campionato 85-86, quando il club perderà all’ultima giornata un titolo praticamente già vinto, andandosi a suicidare sul campo del Dundee (clicca QUI per leggere la storia). In una società ambiziosa, dare spazio ai giovani diventa difficile, così Colin punta i piedi e pretende di andar via per poter giocare.

Lo accoglie il Falkirk, quando il difensore ha appena 18 anni. Il primo anno è di apprendistato, trascorso per lo più in panchina ma con qualche sporadica apparizione con il club che finisce per retrocedere. Dalla seconda stagione, seppur in Seconda Divisione, McNair diventa un titolare. Si fa apprezzare come uno dei giovani più interessanti dell’intero panorama calcistico scozzese. Per i tifosi del Falkirk diventa popolare e stimato quanto i due calciatori più rappresentativi della squadra, Alex Rae e Peter Hetherston.

IL PASSAGGIO AL MOTHERWELL E L’INIZIO DELLA PERICOLOSA DISCESA

Nel corso del suo ultimo anno al Falkirk, McNair commette un errore purtroppo molto comune ai personaggi famosi. Si circonda di presunti amici, intenzionati a frequentarlo più per il suo nome che per reale feeling. Colin inizia a uscire con frequenza la sera, si concede qualche bicchiere di più del dovuto e, soprattutto, inizia a fumare cannabis. Il rendimento in campo, però, non ne risente. Il ragazzo è giovane, recupera facilmente le energie, ha forza, voglia e riesce a sopperire. Gioca talmente bene che al termine del terzo anno nel club, si guadagna meritatamente la Scottish Premier. Non lo fa con la maglia del Falkirk, che fallisce la promozione, ma facendosi ingaggiare dal Motherwell.

Quella che sarebbe dovuta essere l’occasione della sua vita, diventa l’esperienza che darà il via ai suoi innumerevoli problemi. I vizi e le cattive abitudini dimostrate nell’ultimo periodo al Falkirk vengono moltiplicate. Colin McNair ha uno stipendio decisamente più elevato rispetto a quello che percepiva prima. Si lega ad amicizie ancor peggiori di quelle frequentate in passato e, una sera, gli viene offerta una striscia di cocaina. La premessa è la solita che si sente in questi casi, del tipo “tranquillo, smetti quando vuoi“. Lui si fida e prova. Da quel momento, le serate diventano tutte identiche, in una pericolosa discesa nelle perdizioni.

I presunti amici, infatti, pur di farsi vedere in giro con lui nei locali per vip, gli iniziano a offrire droga ogni nottata. Colin ne diventa presto dipendente e capisce di averne bisogno anche durante il giorno. Inizia a spendere cifre esorbitanti, bruciandosi tutto lo stipendio. Inevitabilmente, com’è ovvio che fosse, il suo rendimento ne risente. Disputa una sola partita, andando anche in gol, poi inizia a saltare con continuità gli allenamenti e a mostrarsi insofferente e nervoso. Arriva perfino a rifiutare una chiamata dell’Under 21 fino a che, durante una seduta di allenamento, non fa scoppiare una violenta rissa. Totalmente in preda alla follia, aggredisce i compagni Paul McGrillen e George Burley.

LE FOLLIE AI TEMPI DEL DUMBARTON

Il Manager Tommy McLean non può fare altro che allontanarlo definitivamente. Il Motherwell, che sul giovane calciatore aveva investito e puntato forte solo qualche settimana prima, è costretto a rescindergli il contratto. A 21 anni, Colin McNair è già davanti ad un bivio, si ritrova disoccupato e con una pericolosissima dipendenza sulle spalle. Nel tentativo di allontanarsi dalle compagnie sbagliate, prova a partire alla volta dell’Inghilterra, cercando di sostenere qualche provino. La speranza è di strappare un buon contratto e la prima tappa è presso la sede dello Stoke, dove l’allenatore è Alan Ball. Resiste 3 giorni dei 7 di prova inizialmente pattuiti e poi scappa, senza avvisare nessuno.

Ha colloqui con il Brentford, il Bury e il Portdown ma nessuno dei club si mostra realmente interessato alle sue prestazioni. A quel punto, ancora senza squadra, decide di tornare in Scozia. Firma per il Dumbarton e sarà la peggior scelta che Colin farà. Il club, infatti, milita in Seconda Divisione ma ha un’organizzazione semi-dilettantistica. Il gruppo si allena soltanto due volte a settimana, più la partita del sabato. Questo permette a McNair di avere tantissimo tempo libero, che il ragazzo, ovviamente, impiega nel peggior modo possibile. Comincia a frequentare il ragazzo della sorella, un personaggio losco e dipendente dall’eroina. Colin inizia prima a sniffarla, successivamente a fumarla e, infine, inevitabilmente a iniettarsela.

Riesce a restare nel club per circa un anno e mezzo. Spesso e volentieri si finge infortunato per poter saltare gli allenamenti e dedicarsi ai suoi pericolosi passatempi. Nel corso della sua seconda stagione, finisce per combinarla grossa. Durante il biennio, stringe amicizia con un compagno di squadra, che è solito accompagnarlo all’allenamento. Il giorno del pagamento degli stipendi, l’amico è però assente per motivi lavorativi. Colin McNair si propone per prendere lui in custodia la busta paga ma ovviamente, anziché rendergliela, la spende interamente in droga. Quando l’increscioso episodio viene fuori, un paio di giorni dopo, il Dumbarton lo allontana dal campo di allenamento e gli rescinde il contratto.

IL RITIRO E LA LOTTA DALLA DIPENDENZA DI COLIN MCNAIR

A 23 anni è, di fatto, ormai un ex calciatore. Tenta di strappare un accordo all’Albion Rovers ma già nel primo allenamento in prova si rende conto che fisicamente è uno straccio. Privo di energie, non riesce praticamente neanche a correre. Capisce di essere arrivato al culmine e annuncia il ritiro. E’ l’inizio dell’abisso più oscuro. Torna a vivere dalla mamma, in un sobborgo agiato di Glasgow ma, in pochissimo tempo, dilapida tutto ciò che ha. Inizia a rubare, viene arrestato e si ritrova addirittura a chiedere l’elemosina per strada, dopo aver venduto perfino al casa. A 30 anni viene colpito da un ictus e, dopo essere stato anche in coma, si ritrova su una sedia a rotelle per un periodo. A questo punto, Colin McNair capisce che è il momento di provare a ripulirsi.

Purtroppo, però, nel processo di disintossicazione, diventa fortemente dipendente dal metadone. Dichiara di averne assunti ben 558 litri in 17 anni. In seguito all’abuso, ha anche una trombosi alle gambe, finendo nuovamente in coma. Dopo innumerevoli tentativi, a 47 anni, Colin riesce finalmente a uscire dal tunnel della perdizione, grazie soprattutto all’aiuto della sorella e della mamma. Quest’ultima è poi morta qualche anno fa, ma con la soddisfazione di vedere il figlio finalmente pulito. McNair è così tornato al suo amore per il calcio. Ha iniziato a fare volontariato come istruttore nelle giovanili dell’Hamilton e a girare per le varie scuole della contee nel tentativo di sensibilizzare i giovani sull’enorme problema della droga. Un dramma che ha distrutto la sua carriera da calciatore e, soprattutto, ha rischiato di fare altrettanto con la sua vita privata.

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