Dorin Mateut, la discussa Scarpa d’Oro 1989 che giocò anche in Serie A

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Il piccolo fantasista rumeno Dorin Mateut conquistò a sorpresa la Scarpa d’Oro 1989, realizzando la bellezza di 43 gol. Un riconoscimento che ha sempre destato forti sospetti. In seguito, il centrocampista ha militato per anni all’estero, transitando anche per l’Italia. Prima una parentesi da meteora al Brescia, poi una appena più convincente alla Reggiana.

IL PICCOLO DORIN MATEUT E QUELLA SCARPA D’ORO CONTESTATA

E’, senza ombra di dubbio, uno dei vincitori della Scarpa d’Oro più sorprendenti della storia. Se non altro, perché Dorin Mateut non è mai stato un attaccante vero. Centrocampista fantasioso, di piccola statura e ottimi piedi, visse la classica stagione magica nel campionato rumeno 88-89. Era uno dei punti di forza della Dinamo Bucarest di Mircea Lucescu, allenatore che più di chiunque altro ha creduto in lui. Mateut era arrivato ai Cani Rossi appena un anno prima, con il suo trasferimento dichiaratamente voluto da Elena Ceaucescu, moglie del dittatore e a capo del ministero degli interni.

La donna era una nota tifosa della Dinamo Bucarest. Una squadra che, in quegli anni, era davvero forte. Oltre al piccolo Dorin, c’erano anche elementi di assoluto valore come Lupescu, Lupu, Sabau, Timofte e Camataru. Già, proprio quest’ultimo, centravanti di professione, appena un paio di anni prima visse la classica stagione magica, mettendo a segno 44 gol e vincendo a sua volta la Scarpa d’Oro. Un riconoscimento che però, al contrario di Mateut, gli verrà poi revocato da France Football del 2008, quando verranno dimostrato le pressioni governative sulle altre squadre per farlo segnare.

Troverete il link con la sua storia alla fine di questo articolo. Ma torniamo a Mateut. In quel campionato stratosferico, il ragazzo riuscì a trasformare in oro praticamente qualunque pallone. Dei 43 gol fatti, molti dei quali su calcio di punizione, uno solo arrivò su rigore. Lucescu, infatti, non voleva assolutamente che il piccolo trequartista calciasse dagli 11 metri, preferendogli Lupu come incaricato. In una sola occasione, in piena corsa per la Scarpa d’Oro, Mateut strappò il pallone dalle mani del compagno e trasformò il rigore, incappando poi nelle ire del suo allenatore.

IL TRASFERIMENTO AL REAL SARAGOZZA DOPO ITALIA ’90

La Scarpa d’Oro vinta da Dorin Mateut è stata, da subito, soggetta a forti polemiche e a naturali dubbi. Se non altro per il fatto che il dotato centrocampista rumeno non riuscì mai più, nè prima e nè dopo, ad avvicinarsi a quelle folli cifre. Ma, al contrario di quanto avvenne per Camataru, non emersero mai reali prove e il trofeo è ancora fieramente in suo possesso. Un’affermazione che, in ogni caso, iniziò a far circolare il suo nome in ambito europeo. Fu anche incluso nella rosa della Romania che partecipò al Mondiale in Italia nel 1990. In questa manifestazione, però, Mateut non trovò praticamente mai spazio, accontentandosi solo di pochi minuti nell’1-1 contro l’Argentina. Proprio la parentesi in Nazionale è sempre stata un po’ il tallone d’Achille del trequartista.

Chiuso sostanzialmente da molti giocatori di qualità, primo fra tutti Georghe Hagi, rimase nel giro per qualche mese anche dopo il Mondiale. Curiosamente, però, l’inizio della sua avventura in Spagna con il Real Saragozza, sancì anche l’uscita dal gruppo della Nazionale. Mateut si trasferì nella Liga assieme ad Hagi, che parò si accasò al più blasonato Real Madrid. L’ex Dinamo Bucarest, invece, visse tre stagioni all’insegna della discontinuità. Nel primo anno trovò le gioie maggiori, affermandosi come un’interessante rivelazione del campionato e mettendo a segno 7 gol. Il secondo, invece, fu più altalenante ma si fece ricordare per una splendida tripletta in Coppa Uefa al Copenaghen. Nella terza e ultima stagione spagnola, invece, finì ai margini del progetto, chiuso da altri 3 stranieri e totalizzò sole 6 presenze, annunciando poi il passaggio al Brescia.

DA METEORA A BRESCIA ALLA GIOIA SALVEZZA CON LA REGGIANA

A volerlo in Italia fu il suo mentore Mircea Lucescu, che aveva appena condotto il Brescia in Serie A. Il tecnico rumeno era ormai un volto noto del calcio italiano, avendo già avuto un’esperienza al Pisa. In quel periodo, era sua abitudine chiedere l’acquisto di diversi suoi connazionali. A più riprese, nel corso delle varie interviste, Lucescu ha sempre negato di volerli perché rumeni ma di ritenerli perfetti per i suoi piani tattici. In rosa, nelle Rondinelle, Dorin Mateut trovò altri 3 calciatori della Romania: l’ex compagno Sabau, il centravanti Raducioiu e, soprattutto Gherghe Hagi.

Il fortissimo trequartista, tra l’altro, aveva lasciato il Real Madrid pur di approdare in quello che al tempo era considerato il campionato più importante al mondo. Il problema di fondo consisteva nel fatto che, per regolamento, in distinta potevano andare solo 3 stranieri. Nelle difficoltà del Brescia, Lucescu trovò la quadra affidandosi agli altre connazionali, mentre Mateut visse l’intera stagione in tribuna. Totalizzò soltanto 4 presenze, senza riuscire a dare alcun contributo. Le Rondinelle, tra l’altro, a fine anno retrocessero, arrivando al 15° posto. Dopo l’annata da autentica meteora, Dorin trovò comunque il modo di restare nel calcio italiano, trasferendosi alla neopromossa Reggiana.

Nella rosa emiliana, all’esordio in A, era il terzo straniero, al fianco di nomi prestigiosi come il portiere Claudio Taffarel e l’ex enfant prodige del calcio mondiale Paulo Futre. La squadra di Marchioro riuscì miracolosamente a salvarsi all’ultima giornata, andando a fare risultato a San Siro contro il Milan. Il contributo di Mateut fu tutto sommato discreto. Furono 25 le presenze con 3 gol, di cui uno nella prima vittoria di sempre della Reggiana in A, un 2-0 a Cremona in cui raddoppiò il vantaggio di Futre. Al termine della stagione, il trequartista non fu riconfermato e decise di fare ritorno in Patria. Una scelta, col senno del poi, tutto sommato positiva per lui, che evitò una stagione di autentico tracollo della Reggiana, terminata con la retrocessione.

GLI ULTIMI ANNI DI CARRIERA DI DORIN MATEUT

Ormai 30enne, Dorin Mateut fece ritorno alla “sua” Dinamo Bucarest, la squadra che lo aveva lanciato nel grande calcio. La sua stagione fu buona, condita da 8 gol. Il rendimento dei Cani Rossi, però, fu alquanto deludente e la società decise di non riconfermare Matuet. Il centrocampista, ormai stanco e con poche motivazioni, iniziò la nuova annata vestendo la maglia dello Sportul Studentesc, con cui giocò solo 3 partite prima di dire basta. Una carriera di buon livello anche se probabilmente influenzata da quel pazzesco traguardo delle 43 reti.

Un dato che ha lasciato tanti dubbi e che il buon Mateut non ha poi saputo riconfermare nelle stagioni successive. Anche il suo rapporto con la Nazionale sarebbe potuto essere migliore. Chiuso da Hagi e da altri calciatori di ottimo livello, Dorin non è riuscito mai a imporsi del tutto, perdendo anche il treno per USA ’94. Appese le scarpe al chiodo, ha poi preso il patentino da allenatore, ricoprendo il ruolo di collaboratore.

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