Il Divin Codino Roberto Baggio, il Raffaello che dipingeva calcio

Roberto Baggio

Quando tutto San Siro, anzi forse tutta l’Italia del pallone, si alza in piedi e applaude Roberto Baggio, capisci che forse è la passerella finale della carriera del giocatore probabilmente più amato di sempre nel Belpaese. E’ l’ultima giornata del campionato di Serie A 2003-2004 e va in scena la sfida tra il Milan e il Brescia col risultato che recita 4-2 per i padroni di casa. A 5 minuti dal termine l’arbitro ferma il gioco per operare un cambio. Paolo Maldini corre ad abbracciarlo,  Poco importa che abbia vestito tante maglie tra cui quelle di Juventus, Milan e Inter, Baggio è un simbolo del calcio italiano, è il giocatore che con le sue magie ha illuminato per quasi 20 anni le scene mondiali, tanto adorato dai tifosi quanto indigesto agli allenatori e forse poco supportato dai compagni.

ROBERTO BAGGIO, FUORICLASSE ASSOLUTO

“A veder giocare Baggio ci si sente bambini…Baggio è l’impossibile che diventa possibile, una nevicata che scende giù da una porta aperta nel cielo” (Lucio Dalla)

Tecnicamente sublime, Baggio era un vero fuoriclasse dotato di una visione di gioco fuori dal comune, di un tocco di palla eccelso, di un dribbling secco ma anche di un‘innata confidenza con il gol. Un giocatore fantastico che aveva una sola colpa: quella di aver vissuto la quasi totalità della sua carriera nell’epoca del Sacchismo e del rigore tattico in Italia. Il suo ruolo, quello di trequartista, era praticamente sparito dal panorama calcistico mondiale a discapito degli schemi e quelli come lui avevano poche alternative: o si riciclavano come seconde punte, o come esterni offensivi oppure finivano in panchina.

E a questo crudele destino, che ha fatto tante vittime tra giocatori tecnicamente dotatissimi ma poco inquadrabili tatticamente, non è riuscito a sfuggire nemmeno Baggio. Assurdo se si pensa che parliamo del settimo realizzatore di tutti i tempi del campionato italiano con 205 gol e del quarto di sempre con la maglia della Nazionale con 27 reti al pari di Del Piero. Numeri che evidentemente non sono bastati per dargli quel ruolo di intoccabile che avrebbe meritato e che magari hanno avuto colleghi meno dotati e meno amati di lui.

GLI INIZI

Roberto Baggio era un bambino molto fragile ma soprattutto maledettamente sensibile. Si narra che, addirittura, piangesse al passaggio delle ambulanze per paura che qualcuno si fosse fatto male. Timido, un pò introverso, ma con una grande passione: quella per il gioco del calcio (e in particolare per il brasiliano Zico) che coltiva ovunque, senza mai staccarsi dal pallone, il suo compagno preferito. Si diverte a far gol nelle porte di casa e urla di gioia, simulando una telecronaca, quando vi riesce. Anche nel suo paese,Caldogno (provincia di Vicenza) iniziano a conoscerlo per le sue innate abilità tecniche e per una particolare abilità: quella di colpire perfettamente i lampioni della luce con i suoi magistrali calci piazzati.

Dopo aver iniziato con la squadra locale, a 13 anni passa al Vicenza dove fa sfracelli:saranno oltre 100 le reti nel lungo percorso che lo porta dal settore giovanile alla prima squadra. Anche qui si fa apprezzare e conoscere come un talento cristallino tanto da attirare le attenzioni della Fiorentina, che lo acquista per la stagione seguente.Ma il 3-05-1985, appena due giorni dopo aver firmato il suo contratto con i Viola, subisce un tremendo infortunio, rompendosi il crociato e il menisco in una partita di campionato di Serie C contro il Rimini di Arrigo Sacchi. E poi tu guarda se il destino non è davvero strano!

Bisogna considerare che sono altri tempi e la chirurgia ortopedica non ha raggiunto la perfezione odierna. Sono in molti a smettere per quel tipo di infortunio, come sarà per Diego Ceola e Mauro Carli, due dei migliori amici di Roberto nonché suoi compagni di squadra. Lui invece non demorde, pur passando momenti bruttissimi che lo portano addirittura a sperare nella morte per quanto era il dolore fisico e la sofferenza psicologica. Si opera in Francia, da un luminare assoluto della chirurgia: il professor Busquets, che gli applicherà qualcosa come 220 punti di sutura al ginocchio. Anche grazie alla vicinanza della mamma, Roberto Baggio compie il primo miracolo della sua carriera e riesce a tornare in campo, con la Fiorentina che pur avendo la possibilità di recedere dagli accordi di contratto, decide di aspettarlo.

L’AMORE DI FIRENZE

A Firenze diventa un idolo assoluto, uno dei giocatori più amati di tutti i tempi dai tifosi Viola. Segna, fa divertire, incanta, attira le attenzioni di tutti e soprattutto ricambia incondizionatamente l’amore di quella tifoseria. Ormai lui e il viola sono un tutt’uno. Tuttavia, iniziano qui i primi screzi con gli allenatori, specialmente con Sven Goran Erikson che prima voler darlo in prestito al Cesena ritenendolo inesperto e poi schierarlo come ala destra nel suo tridente. Il ruolo indigesto e Baggio non perde occasione per farglielo notare. Alla fine il talento di Baggio l’avrà vinta e il ragazzo prosegue la sua crescita esponenziale, tanto da arrivare a segnare qualcosa come 17 gol nel campionato 89-90, addirittura più di Maradona, fermo a 16.

Purtroppo, però, tutte le storie d’amore hanno una fine e anche quella tra Baggio e la Fiorentina è vicina al termine. Siamo in prossimità del Mondiale e Roberto è stato convocato da Azeglio Vicini nei 22 che difenderanno l’onore azzurro nelle Magiche notti di Italia 90. Ma il suo grande talento e il suo rendimento stratosferico non sono stati notati solo dal CT azzurro: su di lui c’è anche la Juventus, che il 18 Maggio lo acquista per la cifra record di 25 miliardi. La furia dei tifosi della Fiorentina è epocale e addirittura un gruppo piomba nel ritiro dell’Italia e Baggio viene coperto di sputi e insulti. Il ragazzo, però, è davvero troppo legato ai colori viola e la decisione di andar via è stata presa dalla società e non da lui, tanto che si renderà protagonista di diversi episodi poco digesti alla nuova tifoseria bianconera.

“Mi ricordo ancora la scena: quando Baggio passò dalla Fiorentina alla Juventus, in conferenza stampa, davanti ai giornalisti gli misero al collo la sciarpa bianconera e lui la gettò via. Fu un gesto imbarazzante. Io dissi che il ragazzo andava compreso: era come se avessero strappato un figlio alla madre. Ammetto che, quella volta, rimasi molto colpito anch’io” racconterò Antonio Caliendo, il suo procuratore. Così come tutti noteranno come il giocatore si rifiuterà di calciare un rigore contro la Fiorentina nel corso del campionato seguente.

LA DEFINITIVA CONSACRAZIONE

Nonostante tutte le polemiche, Roberto Baggio è un nuovo giocatore della Juventus, con la famiglia Agnelli che tenta faticosamente di riportare i bianconeri nell’elite del calcio italiano dopo qualche stagione un po’ sottotono. Ma prima il ragazzo ha da affrontare la prima grande competizione a livello internazionale della sua carriera: il Mondiale italiano nel 90. La nostra Nazionale è fortissima, composta da giocatori di grande talento ed è considerata la vera favorita della Coppa del Mondo. C’è talmente tanta abbondanza tra Schillaci, Carnevale, Viallo e Mancini, che Roberto Baggio parte come riserva. Rimane a guardare nelle prime due partite, non sembra esserci spazio per lui.

Fa l’esordio nell’ultima gara del girone, contro la Cecoslovacchia, ed è subito magia con un gol messo a segno e un contributo fondamentale nel successo per 2-0.L’Italia si spinge fino alle semifinali, continuando a dimostrarsi lasquadra più temuta. Purtroppo per i nostri colori, esce clamorosamente ai rigori contro l’Argentina al San Paolo, in una gara surreale con il pubblico diviso tra il tifo per gli Azzurri e per l’amore viscerale per Diego Armando Maradona. Nella finale per il terzo posto, vinta con l’Inghilterra, Baggio segnerà ancora. Chiuso l’agrodolce Mondiale, Roberto si tuffa nella sua nuova avventura bianconera e il suo impatto è subito devastante.

Pur nelle difficoltà della gestione Maifredi, con la squadra che annaspa, Baggio diventa il trascinatore della Juventus e l’idolo della tifoseria. Nella stagione seguente arriva Giovanni Trapattoni sulla panchina bianconera e anche con lui ci saranno degli screzi. Si ricordano i continui fischi del Trap a Baggio per stimolarlo a rientrare in fase di non possesso, pratica spesso indigesta al giocatore. Pur con qualche incomprensione dal punto di vista tattico, con TrapattoniBaggio ha un rendimento altissimo. Basti pensare che metterà dentro 18, 21 e 17 gol nei campionati col tecnico in panca. Nel 93 è probabilmente il giocatore più forte al mondo e vince meritatamente il Pallone d’Oro.

IL MONDIALE AMERICANO IN CRESCENDO

Forza di cose vuole che il vero e proprio gioiello della rosa della Nazionale Italiana in vista di USA 94 sia proprio lui. Perfino Arrigo Sacchi, uno che di trequartisti e di prime donne ne vuol sentire parlare poco o nulla, decide di puntare su di lui e gli affida la pesante maglia numero 10 e il ruolo di seconda punta nel suo scacchiere tattico. Nel cocente caldo dei pomeriggi americani, il Mondiale di Baggio inizia in totale affanno, così come quello dell’Italia. Nella prima partita arriva una clamorosa e inaspettata sconfitta contro l’Eire con il Divin Codino che fa la comparsa per tutti i 90 minuti dando l’idea di essere ben lontano dalla miglior condizione psicofisica.

La seconda gara è già vitale per gli azzurri, che si ritrovano ad affrontare la Norvegia. La partita sembra diventare impossibile quando, nel corso del primo tempo, il portiere azzurro Gianluca Pagliuca prende il pallone con le mani fuori dall’area di rigore e viene espulso. Sacchi si ritrova davanti ad una scelta e decide di continuare la gara con 4-4-1 solido e ordinato. Va di conseguenza che, per permettere l’entrata in campo del secondo portiere Marchegiani, viene chiamato fuori proprio lui, Roberto Baggio. Il fantasista della Juventus rimane basito, osserva la panchina e si domanda se Sacchi sia pazzo.

Stavolta, però, avrà ragione il tecnico, visto che gli Azzurri vinceranno la partita per 1-0 grazie ad un colpo di testa di Dino Baggio. Nell’ultima gara del girone, quella contro il Messico, l’Italia non va oltre un 1-1 che la mette a serio rischio eliminazione. Baggio è ancora una volta insufficiente e occorrerà un ripescaggio tra le migliori terze per portarci agli ottavi. Qui, di fronte, c’è la temibile Nigeria, una delle Nazionali più in ascesa al mondo, ricchissima di forza fisica e qualità tecniche.

SEMPRE PIÙ TRASCINATORE

La gara è complicatissima e l’Italia va sotto per 1-0. A 15 minuti dalla fine Baggio richiama l’attenzione di Sacchi e chiede il cambio ma il CT rifiuta e lo lascia in campo contro la sua volontà. Ancora una volta il tecnico di Fusignano ha ragione perché in prossimità del 90′ Baggio sigla il pareggio e da qui parte il suo personalissimo Mondiale. Nei supplementari, con gli Azzurri in 10 per l’espulsione assurda di Zola, è ancora lui a siglare il gol e a garantirci il passaggio del turno. Nei quarti di finale contro la Spagna è ancora trascinatore e sigla un grandissimo gol. Dribbla il portiere e da posizione molto defilata riesce a infilare in rete. Si ripete in semifinale con una doppietta contro la Bulgaria del rivale Stoichkov.

Roberto Baggio ci ha trascinato, quasi da solo, fino alla finale ma la sua presenza è ora in dubbio. Contro i bulgari, infatti, il giocatore ha accusato un risentimento muscolare.Alla fine Sacchi, pur sapendo che il Divin Codino non è al meglio, lo rischia e lo tiene in campo per 120 minuti. Il suo contributo è minimale e non riuscirà a garantire mai il suo apporto con la partita che si trascina fino ai rigori. Per il Brasile sbaglia Marcio Santos, per l’Italia gli errori sono due: quello di Massaro e quello di Capitan Baresi, rientrato eroicamente in venti giorni da un intervento al ginocchio.

Si arriva all’ultimo tiro e sul pallone c’è Baggio. Sa che anche segnando le speranze sono appese ad un filo, perché il Brasile ha la possibilità di chiudere i giochi con il rigore seguente. Di penality ne ha sempre sbagliati poco, sia prima che dopo e soprattutto non ne ha mai tirato uno alto. Ma per ogni cosa c’è una prima volta e il suo tiro finisce alle stelle e chiude i giochi: Brasile campione del Mondo. Anche il Pallone D’Oro cambia strada e finisce in Bulgaria, dritto nelle mani incredule di Hristo Stoichkov.

LA FINE DEL RAPPORTO CON I BIANCONERI

Assorbita, per modo di dire, l’enorme delusione del Mondiale, Baggio si rituffa nel mondo Juve con un nuovo allenatore al timone. Marcello Lippi. L’ex tecnico del Napoli decide di impostare i bianconeri secondo un 4-3-3 che a volte si trasforma in un 1-3-3-3 con l’utilizzo del libero. Baggio è costretto, ancora una volta, ad adattarsi nel ruolo di esterno e lo fa discretamente bene nella prima parte di stagione, regalando gol importanti e assist numerosi.

Poi accusa qualche problema fisico e al suo ritorno la squadra ha trovato la giusta quadratura con Ravanelli a destra, Vialli centravanti e il giovane talento Alex Del Piero, esploso durante la sua assenza, come esterno sinistro.  Per Roby non c’è più spazio o quantomeno non dall’inizio e gli ultimi mesi di campionato lo vedono comprimario, nonostante la conquista dello scudetto. Visto che Lippi gli fa chiaramente capire che punterà su Del Piero, Roberto Baggio fa le valigie e approda al Milan, su espressa richiesta di Capello.

L’ESPERIENZA ROSSONERA

Il primo anno è molto positivo, con la squadra che vince il titolo e Baggio che fa coppia in attacco con George Weah. Spesso viene sostituito da Capello che non lo ritiene in grado di difendere con la giusta continuità quando la squadra è in vantaggio. L’anno seguente il tecnico friulano dà l’addio e Baggio dichiara in conferenza stampa che tutto lo spogliatoio ne aveva abbastanza di lui e del suo comportamento da sergente di ferro: non saprà che questa intervista gli costerà cara in futuro. Al posto di Capello il Milan prende Oscar Tabarez, l’attuale CT dell’Uruguay. La sua gestione sarà un totale fallimento, con Baggio addirittura schierato da mezzala di centrocampo e poi spostato in panchina.

Il mister viene ovviamente esonerato e al suo posto torna Arrigo Sacchi, da poco dimissionario dalla panchina dell’Italia. Il rapporto con Baggio è già ai minimi storici da circa un anno. Infatti dopo una partita di qualificazione agli Europei persa contro la Croazia il giocatore lo affronta (a nome di tutta la squadra) e ne chiede le dimissioni a favore di Trapattoni. Sacchi decide di non convocarlo più. Quando se lo ritrova al Milan non ci pensa due volte e lo spedisce in panchina, facendolo giocare col contagocce. Il Sacchi bis è un flop assoluto e a fine anno torna proprio Capello. Costui si vendica per le dichiarazione fatte da Baggio un anno prima e lo fa fuori.

CHE STAGIONE IN EMILIA!

Il giocatore finisce sul mercato e ad accaparrarselo è l’ambizioso Parma del presidente Tanzi. Ma anche qui il rigore tattico in vigore in quegli anni gioca un brutto scherzo a Roby. Sulla panchina dei ducali c’è Carlo Ancelotti, giovane e ambizioso allenatore che segue gli ideali tattici di Arrigo Sacchi. Il suo credo calcistico, basato sul 4-4-2, non prevede l’utilizzo del trequartista e già Gianfranco Zola ha dovuto fare le valigie per il medesimo motivo. Inoltre Enrico Chiesa, il partner offensivo di Crespo al Parma, dichiara di voler essere ceduto in caso di arrivo di Roberto Baggio.

Ancelotti punta i piedi e fa saltare la trattativa. A distanza di anni dichiarerà di aver commesso un errore enorme e che mai avrebbe dovuto rinunciare ad allenare un simile talento. Rimasto con un pugno di mosche in mano, Baggio riparte da Bologna. Anche qui l’allenatore, Renzo Ulivieri, non è per nulla contento del suo arrivo.Lo schiera controvoglia e minaccia in più occasioni di dimettersi, soprattutto quando capisce che tutta la tifoseria felsinea è schierata col giocatore. In campo, intanto, Baggio ritrova i fasti dei tempi migliori e si rende protagonista di una stagione eccezionale. Segna ben 22 gol e si guadagna il ritorno in Nazionale.  Il ritorno in azzurro avviene durante una delicata partita di qualificazione ai Mondiali.

IL RITORNO IN AZZURRO

Il CT Cesare Maldini lo richiama e lui ripaga subito con un gol, entrando poi nei 22 per la Coppa del Mondo in Francia. Qui viene messo in ballottaggio con un Alex Del Piero in condizioni fisiche scadenti, reduce da un infortunio ma con il favore di Maldini dalla sua parte. Il commissario tecnico lo preferisce costantemente a Baggio nonostante un rendimento non esaltante.  Al contrario il Divin Codino segna 2 gol e regala giocate importanti. Un suo magnifico tiro al volo, uscito di pochissimo, contro la Francia fa sfiorare il Golden Gol decisivo all’Italia nei quarti di finale. Ai rigori usciamo e Baggio, dopo poche partite del nuovo ciclo con Zoff, non viene più convocato.

NUOVI PROBLEMI E IL RISCATTO

La grande stagione al Bologna e il buon Mondiale non passano inosservati ed è l’Inter ad accaparrarsi le prestazione di Baggio. Moratti ha intenzione di metter su una squadra fenomenale e di affiancare il Divin Codino a Ronaldo. Tuttavia i progetti del presidente rimangono tali perché l’Inter va incontro ad una stagione tribolatissima. Prima esonera Simoni da primo in classifica perché la squadra giocava male, poi inizia un via vai assurdo di allenatori.  Arrivano ben 4 tecnici in un anno, tra cui Roy Hodgson.

Baggio è uno dei pochi a salvarsi e disputa una stagione decente con Ronaldo quasi sempre ai box per infortunio. L’anno dopo Moratti punta su Marcello Lippi e la musica per Baggio cambia in fretta. Si vocifera che il suo ex allenatore alla Juventus, facendo leva sul vecchio rapporto, lo convoca in privato e gli chieda di fargli da “talpa” all’interno dello spogliatoio. Roberto Baggio rifiuta e per ripicca Lippi lo tiene ai margini per tutto il campionato. Diversi anni dopo, Lippi smentirà la ricostruzione dei fatti di Baggio e minaccerà di querelarlo per diffamazione. Tuttavia, nonostante gli attriti con il mister, Baggio sarà determinante a fine anno. Segnerà anche un grande gol su punizione al Parma nello spareggio per andare in Champions.

A fine stagione, dopo due anni di alti e bassi, lascia l’Inter e si accasa al Brescia. Qui è decisiva la mediazione dell’allenatore Carlo Mazzone. In un collocquio privato rassicura il giocatore circa la sua centralità nel progetto. Gli dà anche la fascia di capitano e fa inserire addirittura una clausola nel contratto secondo cui Baggio può svincolarsi in caso di addio del tecnico stesso. A Brescia Baggio ritrova l’amore della gente e finalmente riesce a essere il leader della squadra. Le sue stagioni bresciane sono strepitose, ricche di gol e di giocate fantastiche. Addirittura nel 2002 Trapattoni gli apre le porte per il Mondiale in Giappone e Corea. Purtroppo un nuovo brutto infortunio complica i piani di Baggio, che cerca di rientrare miracolosamente in tempo per convincere il CT.

IL FINALE DI CARRIERA

Il suo ritorno in campo, dopo soli tre mesi e mezzo, è per la terzultima di campionato contro la Fiorentina. Roberto Baggio entra nel finale e segna una doppietta tra cui una rete in rovesciata. Nelle restanti due partite sigla un altro gol ma non bastano per convincere Trapattoni, che non lo ritiene pronto e lo lascia a casa. Nonostante la delusione enorme, il Divin Codino non si arrende e disputa ancora due stagioni di ottimo livello col Brescia. A poche settimane dal suo ritiro ufficiale, il 28 Aprile del 2004 Trapattoni lo chiama per disputare un’ultima partita amichevole con la maglia Azzurra e concedergli la meritata standing ovation. Probabilmente, è anche un modo per farsi perdonare della mancata convocazione di due stagioni prima.

Gioca da titolare contro la Spagna, sfiorando anche il gol: sarà la sua ultima partita con la casacca della Nazionale Italiana.
Dopo l’addio al calcio, il giocatore ha aperto un’azienda agricola in Argentina. Solo a distanza di diversi anni, la FIGC lo ha provato a coinvolgere in una carica dirigenziale ma il rapporto è durato poco perché Baggio, dopo aver scritto uno splendido progetto di oltre 900 pagine per rilanciare il movimento calcistico italiano, si accorge che lo stesso non era stato preso in considerazione e presenta le dimissioni, ritenendosi poco considerato.

“L’atteggiamento di fondo della mia vita è stata la passione. Per realizzare i miei sogni ho agito sempre spinto solo dalla passione. La passione muove ogni cosa, è una forza davvero straordinaria” ha dichiarato Roby Baggio, forse il giocatore italiano più amato di sempre dai tifosi. Chissà cosa sarebbe stato se anche gli allenatori avessero veramente tutelato il suo smisurato talento…

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