Dalla “sinistra” laziale all’arresto: la curiosa storia di Maurizio Montesi

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LA STORIA DI MAURIZIO MONTESI, TRA LAZIO E POSIZIONI POLITICHE

Maurizio Montesi è stato un calciatore strano per certi versi, sicuramente uno dei più discussi degli anni ’70, anche per via del ritiro prematuro dal calcio giocato, avvenuto a soli 26 anni. La sua carriera fu abbastanza povera sotto ogni aspetto, da quello realizzativo a quello del rendimento, non dando mai la sensazione di essere all’altezza di un contesto che lo aveva accolto fin da piccolino. Sì perché Montesi era un laziale doc, nato a Roma nel 1957 e cresciuto calcisticamente nelle giovanili della Lazio. Centrocampista discreto dai lunghi baffi e capelli, esteticamente si lasciava un po’ andare, visti i suoi travestimenti molto trasandati. Montesi crebbe nel periodo di massimo splendore biancoceleste, con il primo storico scudetto conquistato dalle magie di Chinaglia e dalla genialità di Maestrelli nella stagione 1973-74.

Inizialmente si pensava che lui potesse essere uno dei futuri gregari della Lazio post tricolore, ma per una serie di motivi che adesso andremo ad affrontare, si ritrovò in una dispersione unica. Gli anni ’70 furono un periodo di forte mescolamento tra calcio, politica e altri aspetti sociali. Sacrificare uno di questi, in pratica, era impossibile. Le prime turbolenze si ravvisarono nello spogliatoio della Lazio, unito quando si giocava, ma disunito fuori dal campo. Maurizio crebbe esattamente nel contesto sbagliato, ritrovandosi a che fare con uno stile di vita che per lui era un qualcosa di fuorviante. Proveniva da una famiglia popolana, una di quelle che aveva poco a che fare con il lusso e la sciccheria, tipica invece dei giocatori biancocelesti. Vivere in quello spogliatoio per l’italiano era un incubo, tanto che venne etichettato subito come “comunista”.

UNO SPOGLIATOIO COMPLICATO

Montesi era tutt’altro che scabroso, anzi conformista sotto tutti i punti di vista. Un ragazzo tenero che fin dalla giovane età si adeguava alle norme, provando ripugnanza verso i suoi compagni di squadra. Lo spogliatoio biancoceleste di quegli anni era molto contrastato: figure come Re Cecconi, Wilson e Pulici, oltre che essere splendide sul campo, furono complicate in termini di relazione. Chi non sosteneva la destra politica, insomma, veniva isolato ed emarginato dal gruppo, che credeva in un sistema neo-liberista e conservatore. Un’ideologia discostante da quella di Montesi, schierato a “sinistra”. I presupposti per rimanere nella Capitale furono spazzati via dalla polveriera politica venutasi a creare a metà dei Settanta.

IL PRESTITO ALL’AVELLINO

Alla Lazio Maurizio non ebbe neanche il tempo di debuttare che venne ceduto in prestito all’Avellino in Serie B nel 1977. Di mestiere, come detto, faceva il centrocampista, uno di quelli di contenimento, ruvidissimo nei contrasti e poco pulito palla al piede. Il pensare esclusivamente al calcio, però, non era nella testa del romano, che in un’intervista a Lotta Continua rivelò espressamente la sua posizione politica e l’odio verso tutte quelle persone che gli chiedevano autografi o foto, rispondendo ai diretti interessati di “perdere tempo” in qualcosa di più serio, come studiare o aiutare chi è in difficoltà. Inizialmente questo suo indottrinamento verso la sinistra politica non causò particolari problematiche all’Avellino, di cui divenne un punto fermo.

Anche l’allenatore Paolo Carosi difese Montesi in tutte le occasioni, dalle conferenze stampe alle interviste. Con 21 presenze all’attivo Maurizio contribuì alla promozione in Serie A degli irpini nel ’78, dimostrando di essere affidabile e con un certo spirito di leadership. Tuttavia ad Avellino incominciarono a diffondersi tutti i suoi comportamenti: dal non partecipare alle cene di squadra, al rifiuto di indossare la tuta ufficiale del club. Quando l’Avellino raggiunse la massima categoria, Montesi decise di far esplodere il finimondo. Sempre in un’intervista a Lotta Continua, l’ex Lazio definì tifosi, presidente e compagni “completamente stronzi perché invece di pensare alle riforme importanti, alle case, agli ospedali, a fronteggiare la disoccupazione, vanno alla partita a fare i tifosi più o meno incompetenti o faziosi”. 

UN CALCIATORE PER CASO

Senza peli sulla lingua, Maurizio rispose anche a qualcuno di non sapere come fosse finito a fare il calciatore. A seguito di quelle dichiarazioni contraddittorie, Montesi venne cacciato da Avellino, con l’invito di non tornarci mai più. Il calciatore fece ritorno a Roma per rifugiarsi a casa della madre al fine di evitare particolari incidenti. Lo storico allenatore biancoceleste Roberto Lovati cercò di parlargli e convincerlo a chiedere scusa alle offese che aveva provocato.

UNA CITTA’ DIVISA

A Roma era diventato famosissimo il calciatore-politico. Ogni volta che veniva riconosciuto per strada non mancarono insulti a cascata nei suoi confronti. Montesi strinse amicizia con Bruno Giordano, che cercò di difenderlo dalle diverse minacce. Tornato alla Lazio per la stagione 79-80, il 6 gennaio il giocatore si rifiutò di scendere in campo nella partita contro il Milan a seguito dello scandalo scommesse, il famoso Totonero. Inserito nella distinta, Montesi, dopo pochi minuti, fece finta di avere un problema fisico per uscire velocemente dal campo. La città era divisa: c’era chi sosteneva il suo essere umile e la sua morale di punire tutti quelli che vendevano le partite, e c’era invece chi lo detestava con scritte “Montesi infame”.

In un Lazio-Cagliari del febbraio 1980 il nostro protagonista si infortunò gravemente riportando la frattura di tibia e perone. Faticò a recuperare anche per la stagione 80-81, che alla fine saltò per la squalifica subita per omessa denuncia, vedendo la sua Lazio scendere in Serie B con innumerevoli problematiche economiche e di campo. Nel 1982 tornò a giocare ma la sua forma fisica fu troppo precaria per continuare la vita da calciatore. L’anno dopo rimediò un altro infortunio in una partita contro la Sambenedettese, sempre alla tibia. Così, a 26 anni Maurizio Montesi appese gli scarpini al chiodo, abbandonando per sempre quel mondo del calcio in cui ci si era ritrovato per puro caso. Si discostò totalmente dal gioco, non guardando più una singola partita neanche in televisione.

L’ARRESTO DI MAURIZIO MONTESI

Nel 1984 il romano venne arrestato in Inghilterra per possesso di sostanze stupefacenti, mentre nel ’92 venne condannato a 4 anni di carcere per traffico di droga. Da quel momento Montesi scomparve totalmente dai radar, sia della critica sia da quelli calcistici. Un uomo prima che un calciatore in grado di non risparmiarsi mai; di appoggiare cause di proselitismo politico nei confronti di un modo di vivere (il calcio) che evidentemente non lo appagava. Tutti quei riflettori a cui i calciatori si sottoponevano, Montesi, gli ha messi da parte, subendo critiche, ma anche diversi appoggi. La sua unicità rimane indelebile nella storia del calcio.

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