Dai Dilettanti al Manchester United: la storia di Giuliano “Jules” Maiorana!

giuliano maiorana

GIULIANO MAIORANA, INGLESE FUORI MA ITALIANO DENTRO

Il destino nel calcio è tutto. Oltre ad abnegazione, spirito di sacrificio, sudore e passione, è la fortuna la maggior parte delle volte a fare la differenza. Basta un niente per compromettere tutto e buttare via una carriera che magari era iniziata con altissime aspettative. E il calcio, in questo senso, sa essere tremendo. Ecco, Giuliano Maiorana è stato uno di quei calciatori che ha provato tutta l’ebrezza della maleficenza di questo sport, visto che gli compromise una carriera destinata a diventare romantica e indimenticabile. La storia di questo talento nacque da lontano, quando al termine della Seconda Guerra Mondiale Armando Maiorana fu uno degli oltre 200.000 soldati italiani catturati dagli Alleati dopo la conquista di Tripoli. Dopo aver trascorso due anni in Inghilterra come prigioniero di guerra, fece ritorno in Italia, ad Avellino.

Da quel momento Armando capì che non poté più stare in un paese sventrato dalle bombe e che tentava di ripartire dopo vent’anni di Fascismo. Così, da uomo libero, si trasferì a Cambridge insieme al figlio Alessio, il quale si sposerà con una donna italiana chiamata Laura. Dal loro accoppiamento nascerà nel 1969 Giuliano, inglese fuori ma tremendamente italiano dentro. Fin da piccolo si appassionò allo sport che dominava quegli anni la terra inglese, il calcio, diventando nel giro di pochissimo tempo un baby prodigio. Mostrò tutto il suo talento nell’ItalCamb, compagine iscritta alla lega di Cambridge e formata dagli italiani emigrati in città.

Da sempre l’Inghilterra era terra fertile di emigranti e infatti la squadra fu composta da innumerevoli connazionali di Maiorana. Quegli anni, inoltre, erano tormentati fortemente dalle questioni razziali e la lega nella quale giocava l’ItalCamb non vedeva di buon occhio la squadra d’italiani. Questo discorso si fermò davanti alle giocate di Giuliano, centrocampista dotato di grande tecnica e velocità in grado di saltare qualsiasi avversario gli si presentasse davanti. Un po’ veneziano e un po’ testardo, quel ragazzino non poteva non finire sott’occhio delle squadre inglesi.

LA CHIAMATA DELLO UNITED

La cosa incredibile fu che l’emigrante italiano non giocava neanche a livello amatoriale, quanto un livello ancora più basso, giocato praticamente per divertimento. Per chiarire, è come se oggi Maiorana giocasse solamente calcetti con amici senza mettere in mostra il suo enorme potenziale. A 17 anni entrò a far parte dell’Histon FC, club che giocava la cosiddetta “Sunday League”, la famosa lega domenicale. In Inghilterra, solitamente, i professionisti giocavano al sabato, per questo la differenza di nome. La squadra si era scritta alla Eastern Counties Football League, un campionato che equivale ancora oggi ai livelli 9 e 10 della gerarchia calcistica inglese.

Al di là del blasone del torneo, per fortuna di Giuliano, la Sunday League veniva comunque seguita dagli scout delle diverse compagini. Correva l’anno 1987 e il centrocampista si trovava al classico bivio: o buttarsi tutto sul calcio, o continuare a fare a metà e metà tra lavoro (in una boutique italiana) e pallone. Un giorno, però, arrivò quella chiamata che qualsiasi bambino vorrebbe ricevere. Il Manchester United lo stava osservando, e non poteva essere altrimenti visto il grandissimo talento del giocatore “Avevo giocato soltanto metà stagione nell’Histon, 30 partite. Il venerdì mi dissero che volevano che andassi da loro per un provino, così cominciai a sperare che non accadesse a breve perchè ero così nervoso. La domenica, invece, arrivò una chiamata da parte dell’Histon: mi dissero che volevano che fossi da “loro” il giorno successivo. Non potevo crederci”, disse Maiorana.

Fu un’emozione gigante per il ragazzino, che già in passato aveva provato ad entrare nel calcio che contava sostenendo dei provini al Cambridge United, impegnato allora nella Fourth Division. Incredibilmente fu scartato dagli osservatori, che non videro tutte quelle potenzialità che aveva dentro di sé. “Pensavo che se non mi voleva il Cambridge United, sicuramente non mi avrebbe voluto neanche il Manchester United”. E invece, fu proprio quel segno del destino come dire “doveva andare così”. Il provino durò una settimana. Il martedì Giuliano giocò in un “testimonial match” insieme alla prima squadra e convinse talmente tanto che all’intervallo i dirigenti dei Red Devils lo acquistarono definitivamente con un contratto di quattro anni.

I “FERGIE’S FLEDGLINGS” DI ALEX FERGUSON

Maiorana si conquistò anche lo spogliatoio stringendo amicizia con i vari compagni di squadra, diventando per tutti “Jules”. Nell’estate 1986 Alex Ferguson prese il posto in panchina di Ron Atkinson, ma dopo un grande secondo posto nella prima stagione, la squadra faticò ad imporsi nella seconda annata in First Division. Già a dicembre i Red Devils si trovavano a metà classifica senza ambizioni di poter rincorrere le squadre ai vertici della classifica e senza quella preoccupazione di decadere nelle zone rosse. Per “fortuna” di Jules, una pioggia di infortuni si abbatté nella prima squadra, e così Ferguson fu costretto a lanciare diversi giovani. Una situazione che ricordò molto quella di Matt Busby, che dovette fare di necessità virtù andando a prendere dei ragazzini, che però poi fecero grande quel Manchester United.

La stampa inglese definì Maiorana e tutti i suoi compagni come i “Fergie’s Fledglings”, i novellini di Ferguson. Diciamo che questo gruppetto di giovanotti rappresentò una sorta di “Classe of ’92’ di 10 anni prima. Ovviamente fu di un livello totalmente diverso visto che i vari Neville, Scholes, Giggs e Beckham erano imparagonabili a dei giovani talenti. Detto ciò, i novellini furono: Gill, Martin, Wilson, Robins, Graham, Beardsmore e Lee Sharpe, oltre a Giuliano. Jules venne idealizzato dal tecnico scozzese come ala sinistra, ruolo che condivise con Sharpe. I due incominciarono ad entrare in competizione per conquistarsi il posto da titolare e alla fine sarà proprio il giocatore arrivato dal Torquay a spuntarla, visto che divenne Youth Player of the Year nel ’91 con oltre 150 presenze.

Nonostante Maiorana venne messo in ombra, i media inglesi e alcuni tifosi continuarono a pensare che quel centrocampista arrivato dai Dilettanti potesse esplodere del tutto. L’esordio coi grandi arrivò nel gennaio del 1989, a 6 settimane dalla sua firma. Subentrò a Ralph Milne in un 3-0 casalingo rifilato al Millwall e Jules dimostrò subito di che pasta era fatto; valangate di dribbling, scatti a disorientare i difensori e tanti giochetti da brasiliano. Aveva quelle caratteristiche perfette da far esaltare le platee britanniche, anche se a volte risultò un po’ troppo individualista. Ferguson, comunque, non gli fece mancare gli elogi: “La sua conoscenza del gioco, nel modo di combinarsi con gli uomini intorno a lui, è stata di prima classe”.

IL BRUTTISSIMO INFORTUNIO DI GIULIANO MAIORANA

La storia di Jules ricorda un po’ quella di Carlo Sartori, figlio di un calzolaio finito a Manchester per lavoro ed entrato nelle giovanili dello United per giocare con George Best. “La mia ambizione era quella di giocare in Serie A, e poi possibilmente con l’Italia”, e infatti Sartori iniziò a Bologna la propria carriera italiana. Maiorana si stava già facendo conoscere ma l’occasione per far vedere a tutti quanto era forte, la ebbe ad Aprile contro l’Arsenal, quando Ferguson gli diede la maglia da titolare in diretta TV. L’opportunità Giuliano non la sprecò e fece una grande prestazione specialmente dal punto di vista della personalità.

Tra tutti i giovani sperimentati dall’allenatore, Maiorana era indubbiamente quello che aveva quel qualcosa in più rispetto ai suoi compagni. A fine campionato registrò 7 presenze, 2 da titolare e 5 da subentrato, ma a 19 anni, per il club in cui giocava, era un sogno. Il futuro sarebbe stato rose e fiori per il “falso inglesotto”, fino a che un bruttissimo infortunio gli impedì di continuare la sua ascesa nel calcio che conta. Dopo la preparazione estiva di quella che sarebbe dovuta essere la stagione della consacrazione, Jules fu impegnato a ottobre del 1989 con la Squadra Riserve, la squadra che in Inghilterra permetteva a chi fosse fuori forma di recuperare e a chi fosse giovane di mettersi in mostra. Diciamo che oggi le squadre Primavera rappresentano questo concetto.

Giuliano subì uno scontro violentissimo in una partita contro l’Aston Villa, rimanendo a terra dolorante. Era l’inizio della fine. Il referto dirà: rottura del crociato e dei legamenti. Insomma, si presagiva l’inizio di un calvario lungo ed estemporaneo che a quell’età, mentalmente, poteva distruggerti. Sapete chi fu l’autore del fallo? Dwight Yorke, colui che diventerà simbolo dei Red Devils 10 anni più tardi. Peggio di così non poteva andare. L’Inghilterra e lo United, comunque, lo aspettarono per cinque lunghi anni, tra promesse e false speranze. Il destino si era rifatto avanti, ma nel peggiore dei modi.

LA RESA

Nel 1994, dunque, si concluse quello che doveva essere il primo di molti contratti da professionista, e invece fu l’ultimo. Un anno più tardi Jules provò a rimettersi in sesto ripartendo dal Ljungskile, squadra svedese. Un’esperienza giusto per capire se il ginocchio fosse tornato a posto, ma i postumi non diedero tregua a Maiorana. Moralmente era “morto”, ma d’altronde non poteva non esserlo. Aveva in mano l’occasione della vita giocando per uno dei club più importanti al mondo, e nel giro di pochissimo si ritrovò a stare più tempo a letto che in campo. Il 1995 sarà l’anno del ritiro, durissimo da digerire.

Nei Red Devils esploderà un certo Ryan Giggs come ala sinistra, ma chissà come sarebbe andata senza quel brutale infortunio. Non lo sapremo mai, ma di certo la sfortuna ha prevalso sul suo inesorabile talento. Non può essere altro che un sogno spezzato, cui è difficile riprendersi. Forse sembrava tutto troppo bello, sia per Jules, sia per gli altri che lo guardavano da fuori. Rimane una delle carriere più sfortunate della storia.

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