Claude “The Invisible Man” Makelele e l’immensa classe operaia

La carriera di uno dei giocatori più sottovalutati del suo tempo, gemma preziosa per gli allenatori

Claude Makelele

Considerato uno dei centrocampista di contenimento più forti della sua generazione, Claude Makelele fu lo storico equilibratore di Real Madrid e Chelsea. Inoltre, mise insieme ben 71 presenze con la maglia della Francia.

CLAUDE MAKELELE, THE INVISIBLE MAN

Ci sono giocatori in grado di scrivere pagine incancellabili nella storia del calcio. Basti pensare allo strapotere di “O Rey” Pelè, alla classe infinita di Maradona, alla straripante velocità di Ronaldo o, per arrivare ai giorni nostri, al confronto senza fine tra Messi e CR7. Poi, invece, ce ne sono altri che, con il loro lavoro oscuro, permettono agli immensi fuoriclasse di potersi esprimere liberamente, risparmiando loro fatiche e sgraditi ripiegamenti. Gli equilibratori, coloro che in mezzo al campo lottano, riconquistano palla e onorano la maglia che indossano in ogni singolo momento della loro partita. Un ruolo che Claude Makelele, centrocampista franco-congolese, ha ricoperto come pochi altri nel corso degli anni.

Denominato “The Invisible Man” ai tempi del Chelsea, ma anche “Makelele Role” per identificarne la posizione in campo, è stato un centrocampista che come pochi altri è riuscito a cambiare il volto di una squadra. E pensare che, fino a pochi anni prima, il ragazzo si disimpegnava, senza grandi risultati, anche come terzino destro. Un ruolo che non amava e che ricopriva tra mille difficoltà. Proprio a causa di questo equivoco tattico, dopo essersi messo in mostra nel Nantes (arrivando in Nazionale), fallì miseramente a Marsiglia. L’esperienza all’OM fu talmente catastrofica che praticamente nessuno avrebbe scommesso un solo centesimo su una sua carriera ad alti livelli. Il successivo passaggio al Celta Vigo, infatti, passò nel più totale anonimato.

IL MENO GALACTICO DI TUTTI I GALACTICOS

In Galizia, invece, il ragazzo di origini congolesi mostrò il lato migliore di sé. Un instancabile recuperatore di palloni, con dei veri e propri polmoni di acciaio, capace di fare reparto da solo e dare equilibrio e sostanza a tutta la squadra. In una formazione come il Celta, che navigava nelle zone medio-alte della Liga in quegli anni, Claude Makelele si impose come uno dei migliori mediani di tutto il campionato. Musica per le orecchie di Vicente Del Bosque, che al tempo sedeva sulla panchina del Real Madrid ed era alle prese con un problema non da poco. Il presidente Florentino Perez, infatti, era nel bel mezzo del suo delirio “Galacticos“. Un progetto che prevedeva l’inserimento, anno dopo anno, dei migliori fuoriclasse del pianeta.

Poco importava se fossero praticamente tutti attaccanti, esterni offensivi e trequartisti: il tecnico avrebbe dovuto farli necessariamente coesistere. L’arduo compito di Del Bosque fu agevolato, per l’appunto, dall’acquisto di Makelele. Un colpo che lo stesso Perez tentò più volte di respingere, salvo poi vedersi quasi costretto ad accontentare il proprio allenatore. Fu la svolta assoluta, perché quel piccoletto di colore, che potremmo paragonare ad un Kante dei giorni nostri, divenne rapidamente l’elemento più importante di tutta la rosa. Basti pensare che una leggenda come Alfredo Di Stefano, ogni qual volta giocava il Real, pregava affinché il francese non si infortunasse, ben conscio di quanto fosse fondamentale.

IL PASSAGGIO AL CHELSEA, A SUON DI MILIONI DI STERLINE

Mentre con il Real, Makelele riuscì a sfregarsi praticamente di ogni titolo a livello nazionale e mondiale, il Presidente Perez continuava a mostrare dubbi sul suo valore. A suo dire, il francese era un giocatore normalissimo, in grado solo di correre e di passare la palla a una distanza di massimo 3 metri. Del Bosque, in ogni caso, era di tutt’altra idea e mentre il suo patron continuava a comprargli calciatore offensivi, lui si affidava all’equilibrio tattico dell’ex Celta Vigo. Un periodo di 3 anni, caratterizzato da tante gioie e da una dimensione ormai internazionale del ragazzo, diventato un fulcro anche della Francia. Con i Bleus, infatti, aveva esordito già nel 1995 ma nei primi anni di carriera aveva visto il campo molto saltuariamente.

La svolta che portò al suo allontanamento dal Real, avvenne nell’estate del 2003. Claude Makelele, infatti, era ormai in scadenza di contratto e da mesi stava trattando un rinnovo con i dirigenti. In quei giorni, le Merengues annunciarono l’acquisto di David Beckham. L’inglese, il cui valore era innegabile, era però l’ennesimo elemento che andava a complicare i piani di Del Bosque. La dirigenza aveva intenzione di farlo giocare in mediana, in una posizione che, di fatto, rendeva Makelele non più indispensabile. Per questo motivo, le trattative per il rinnovo si arenarono improvvisamente e il francese, irritato per la situazione, chiese e ottenne la cessione. Finì al Chelsea di Claudio Ranieri per 17 milioni di sterline, cifra al tempo molto alta per un mediano e per giunta già trentenne.

CLAUDE MAKELELE E IL FEELING CON JOSE’ MOURINHO

Ben presto, ovviamente, dalle parti di Madrid iniziarono a mangiarsi le mani. Il centrocampo tutto offensivo mostrò quasi subito enormi crepe e costrinse Del Bosque a correre ai ripari. Prima si tentò di arginare il problema inserendo il giovane argentino Cambiasso, poi nelle sessioni successive di mercato arrivarono improbabili rinforzi come Diarra o Gravesen. Nessuno fu in grado di avvicinare, neanche lontanamente, quello che era stato il rendimento di Makelele. Il francese, intanto, si era inserito immediatamente nei meccanismi del Chelsea di Claudio Ranieri. Il tecnico testaccino lo definì subito la tessera mancante del suo scacchiere e ne fece il fulcro del centrocampo. Per onor di cronaca, occorre dire che la prima stagione in Blues di Claude Makelele, agli ordini dell’allenatore italiano, fu inferiore alle attese.

La svolta, invece, giunse con l’arrivo in panchina di Josè Mourinho. Il portoghese elesse subito Makelele come uno dei suoi pupilli assoluti. Alla domanda su cosa fosse per lui il calcio offensivo, lo Special One tirò in ballo proprio il mediano francese. Affermò che giocare all’attacco consisteva nel vedere Claude recuperare palla e scaricarla al difensore centrale, facendo così ripartire l’azione. I tifosi del Chelsea, intanto, lo consideravano un vero e proprio beniamino. Uno di quei giocatori che, quando erano in campo, magari si vedevano poco, ma che poi risultavano maledettamente importanti quando erano assenti. La sua rassicurante presenza in mediana permise anche a Frank Lampard di sganciarsi dai compiti prettamente difensivi. Non è un caso che l’inglese, in quegli anni, alzò notevolmente la propria media realizzativa.

IL RITORNO IN FRANCIA E IL RITIRO

Negli anni inglesi, sia i compagni che gli avversari impararono rapidamente quella che era la regola primaria del gioco di Claude Makelele. O passa la palla, o passa l’uomo. Un principio applicato alla perfezione perfino durante gli allenamenti. Il franco-congolese, infatti, era uno di quelli che si preparava, durante la settimana, mettendo esattamente la stessa intensità della partita durante le sedute di squadra. Tuttavia, anche per un cyborg come lui, il peso degli anni iniziò a farsi sentire. Nell’ultimo periodo allo Stafford Bridge, Makelele si avviò verso un fisiologico viale del tramonto. Ormai 35enne, si trovò a combattere con la concorrenza sempre più spietata di elementi come Essien o Obi Mikel, per i quali Mourinho provava grande stima.

Così, nell’estate del 2008, il mediano chiese e ottenne di poter tornare in patria, firmando a titolo gratuito con il PSG. A Parigi, Makelele ottenne la fascia di capitano e riuscì a giocare per altri tre anni, vivendo anche la fase di cambiamento del club. Ormai nelle mani dei ricchi imprenditori arabi che possiedono ancora oggi la società, il PSG cominciò a portare sempre più campioni in squadra. Makelele tenne alta la bandiera della squadra sino all’ultima partita da professionista, disputata il 29 maggio del 2011 contro il Saint Etienne (1-1). Appese le scarpette al chiodo, ha tentato diverse strade nel mondo del calcio, operando come dirigente, collaboratore tecnico e allenatore. Una capacità, quella di sdoppiarsi, che evidentemente non aveva solo in campo, quando i tifosi del Chelsea intonavano l’indimenticabile coro “There is only one Makelele”!

CURIOSITA’

    • Ai tempi del Celta, Makelele si accordò con il suo procuratore Marc Roger per metter su un piano, al fine di forzare la mano con la società e finire al Real Madrid. I due presero a sassate l’auto del calciatore, fingendo fosse stata opera dei tifosi del Celta. Seguì perfino una regolare denuncia al commissariato di polizia!
    • Durante il suo primo mese nei Blancos, Claude Makelele fu ripetutamente fischiato dagli esigenti tifosi del Bernabeu, che lo consideravano troppo “normale” rispetto all’infinità di fuoriclasse che avevano in rosa. Cambiarono idea in pochissimo tempo, riconoscendo l’indispensabile utilità del francese.
    • Ebbe scintille con Ronaldinho, il cui modo di giocare lo irritava fortemente. Stanco dei giochetti e dei doppi passi del brasiliano, in uno dei loro confronti decise di minacciarlo. Gli intimò di finirla con i trucchetti da Playstation se non fosse voluto finire in ospedale. Dinho, intuendo il pericolo, si scusò per i precedenti tentativi di umiliarlo.
    • Curiosamente, è stato nel giro della Nazionale francese sia nel 1998 che nel 2000 ma venne poi escluso dalle convocazioni per il Mondiale e L’Europeo. I transalpini vinsero entrambe le competizioni. Era invece regolarmente in campo nella finale di Berlino del 2006, vinta dall’Italia di Marcello Lippi.
    • Fu Mourinho a convincere il centrocampista a ritirarsi dalla Nazionale, negli ultimi mesi della sua militanza al Chelsea. Il portoghese, notando il calo fisico dell’ormai 35enne, gli consigliò di “sgravarsi” da impegni extra rispetto a quelli del suo club. The Invisible Man inizialmente ebbe un’accesa discussione col suo tecnico ma poi decise di ascoltare il consiglio.
    • Negli anni seguenti al suo ritiro, divenne di dominio pubblico l’aneddoto secondo il quale era solito giocare con il pene legato ad una coscia con dello scotch. Le notevoli dimensioni, infatti, gli creavano problemi nella corsa
    • E’ attualmente ambasciatore per la Nazionale di calcio del Congo, sua terra di origine.

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