Ciccio Cozza, il 10 di provincia dall’amore incontrastabile per la Reggina

Fantastico talento italiano, legò la sua fama a quella della Reggina tra gol spettacolari e giocate sopraffine

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CICCIO COZZA E LA REGGINA, UNA STORIA D’AMORE

Ci sono squadre e giocatori. Chi rimane per sempre e chi invece è legato da beghe contrattuali che molte delle volte deviano la volontà dei calciatori stessi di giurare amore ad una certa piazza. Spesso, però, i nomi di alcuni protagonisti sul campo vengono associati a club in cui hanno lasciato il segno, nel bene o nel male. Si pensi banalmente al connubio Del Piero-Juventus, o Maldini-Milan, quindi Zanetti-Inter, giusto per fare degli esempi. Ma se queste sono state delle leggende mondiali, nella storia del calcio abbiamo avuto anche i miti di provincia, quelle personalità che hanno avuto un impatto enorme in piazze meno prestigiose ma che al tempo stesso hanno dato spettacolo sul campo. Una di queste è sicuramente Francesco Cozza, conosciuto meglio come “Ciccio”. Un po’ mezz’ala, un po’ trequartista, sta di fatto che la sua qualità tecnica era indiscutibile.

Calabrese doc, cominciò a muovere i primi passi nelle giovanili della Reggina tra la fine degli anni ’80 e gli inizi dei ’90. Di lui si accorse il Milan, che in quegli anni magici e vincenti aveva un settore di scouting che non sbagliava un colpo. L’esperienza coi rossoneri non giovò particolarmente a Ciccio, il quale disputò solamente una gara ufficiale salvo poi diventare un oggetto di prestiti continui tra Reggiana, Vicenza, Lucchese e Cagliari. Di acuti particolari ce ne saranno pochi in queste quattro avventure, ma in compenso arriverà l’esordio in A con la maglia della Reggiana nel settembre del ’94, il primo gol coi professionisti in cadetteria e la prima rete in Serie A con la casacca cagliaritana. A 25 anni, però, Cozza era ancora alla ricerca di una sua dimensione.

Si intravedeva che non era da grande squadra, frutto di un temperamento troppo timido e remissivo per stare in certi spogliatoi. Nel 1999, il centrocampista italiano fece ritorno a Reggio Calabria, proprio nella stagione della massima categoria.

LA PRIMA STAGIONE IN A CON GLI AMARANTO

Dopo il capolavoro targato Elio Gustinetti, la Reggina 99/2000 venne affidata a Franco Colomba. Il roster fu arricchito con profili giovani e di ottimo livello: Taibi, Pirlo, Bogdani e Kallon si unirono agli amaranto, con il centravanti della Sierra Leone che passò alla storia come l’autore del primo gol della Reggina in Serie A (storica la sua maglia numero 2). Ai nastri di partenza aleggiava il giusto entusiasmo per credere nell’impresa. Pronti e via che alla prima giornata la Reggina strappò un pareggio d’oro a Torino contro la Juventus dei vari Zidane, Inzaghi, Del Piero. La stagione proseguì in maniera regolare, con un ritmo da squadra di metà classifica.

Inizialmente, Cozza fece fatica ad inserirsi nello scacchiere di Colomba, tecnico di ferro e che curava particolarmente la fase difensiva. Era una Reggina che si schierava principalmente con un camaleontico 3-4-1-2, con il suo numero 10 Ciccio alle spalle di Kallon e Possanzini. Capitan Giacchetta dirigeva la difesa al centro assieme ai braccetti Stovini e Oshadogan. Gli esterni erano molto variabili, ma i titolarissimi furono Cirillo a destra e Morabito a sinistra. Pirlo si alternava nei due con Baroni e Vargas. Cozza giocò solamente 17 partite la prima stagione, complice anche qualche acciacco muscolare.

Per siglare la prima rete dovette aspettare il 19 marzo, quando la Reggina espugnò con una prestazione sontuosa l’Olimpico contro la Roma di Capello. Ciccio aprì le marcature con un gol sensazionale, sfruttando una défaillance difensiva di Mangone e Aldair per poi battere con un lob Antonioli. Quello fu il il primo di una lunga serie di colpi sensazionali da vero numero 10, uno di quelli dalla classe operaia sopraffina che non è mai sceso a compromessi.

UN’AMARA RETROCESSIONE

Dopo aver raggiunto un 12° posto tutto sommato tranquillo, la stagione 2000/2001 si rivelerà molto complicata per la Reggina e per la sua stella Cozza. L’annata cominciò con un’euforia mai vista prima dopo che alla prima giornata gli amaranto sconfissero l’Inter 2-1 al Granillo grazie alle reti di Marazzina e Possanzini. La squadra di Colomba si sciolse inspiegabilmente come neve al sole, inanellando una striscia di otto sconfitte consecutive che seminarono la strada per la retrocessione. Cozza giocò tutte e 34 le partite di campionato, segnando sei gol e regalando qualche delizia al pubblico. In compenso, le sue doti tecniche straordinarie non bastarono per bissare la salvezza.

La Reggina pagò a carissimo prezzo il doppio scontro con l’Hellas Verona. Dopo l’1-0 a favore dei padroni di casa al Bentegodi, il 24 giugno 2001 si rivelerà fatale per Reggio. Alla formazione di Colomba serviva tutto il supporto del Granillo per restare nella massima serie: la speranza cominciò a diventare credibile quando Cozza raddoppiò dopo il vantaggio iniziale firmato da Zanchetta. Il 2-0 significava salvezza ma la rete di Cossato al minuto 85 fece gelare il Granillo. La retrocessione fu amarissima e difficile da digerire, anche se c’erano tutti i presupposti per tornare in Serie A fin da subito.

UNA SALVEZZA SUDATISSIMA

L’amore che si venne a creare tra Cozza e la piazza fu incontrastabile. Un legame unico e indissolubile che aveva fatto diventare Ciccio un vero e proprio idolo. Idolatrato come un totem, il trequartista in maglia numero 10 contribuì drasticamente alla risalita in massima serie grazie ai 6 gol realizzati nella stagione 2001/2002. L’annata successiva con Bortolo Mutti prima e De Canio poi sulla panchina, si rivelò tutt’altro che tranquilla e fece penare gli amaranto fino all’ultimo. In rosa arrivarono comunque due pezzi da novanta: Carlos Humberto Paredes, fresco di Mondiale 2002 con il suo Paraguay, e il giapponese Shunsuke Nakamura. Anche la campagna abbonamenti lievitò enormemente: se ne registrarono 23.465 di abbonati, a fotografia dell’ottimismo che si respirava ad inizio stagione.

Sta di fatto che per mantenere la categoria, la Reggina dovette vedersela agli spareggi con l’Atalanta, visto che Empoli e Modena si salvarono grazie alla migliore classifica. Il 29 maggio 2003 si giocò l’andata al Granillo, in cui a vincere fu la paura, 0-0. Quattro giorni dopo a Bergamo era previsto il ritorno, rinviato di 24 ore a causa pioggia. L’Atleti Azzurri d’Italia era un bagno di folla e diede un contributo enorme ai giocatori orobici che passarono in vantaggio con Natali. Gli amaranto erano in bambola ma ecco che il talento di colui che avrebbe dovuto fare la differenza venne fuori. Al 33′ Ciccio siglò il pareggio di punta dopo una sponda di Bonazzoli.

La seconda frazione si rivelerà molto più bloccata e con pochissime occasioni. A sventrarla sarà un siluro di Emiliano Bonazzoli a cinque dal termine che batté Taibi e mandò in uno stato di estasi la Reggina. Una serata da sliding doors per gli amaranto, condannati alla B due anni prima per un gol subito a pochi minuti dal termine ma salvati quel giorno da una rete di Bonazzoli, proprio negli istanti finali. Il classico segno del destino.

LA MIGLIOR ANNATA DI CICCIO COZZA A REGGIO

La stagione 2003/2004, la quinta consecutiva in maglia amaranto, vedrà Cozza protagonista di 8 gol in campionato, suo miglior bottino in Serie A. Col numero 35 sulle spalle contribuirà in maniera significativa alla salvezza della Reggina, raggiunta alla penultima giornata di campionato dopo aver battuto il Milan di Ancelotti per 2-1. Il Granillo vedrà in tutta la sua spettacolarità il capolavoro di Ciccio Cozza di Cariati, il quale tirò fuori dal cilindro un missile che si scagliò sotto l’incrocio. Un gol fantasmagorico che fece impazzire tutta Reggio. El Gran Capitan si confermò un autentico leader capace di far salire sul proprio carro i suoi compagni, adempiendo a tutti i carichi di responsabilità nelle grandi partite.

Un capopopolo silenzioso ma al tempo stesso loquace sul campo. Capitano, bandiera e condottiero di una squadra che ha sempre dovuto combattere nei bassifondi di classifica per cercare di mantenere la categoria. Una classe sopraffina che lo rende ancora oggi in Serie A, assieme a Nick Amoruso, il miglior marcatore degli amaranto (40 gol entrambi). Ciccio Cozza darà la vita per la Reggina, tutto il suo amore per una squadra a cui non ha mai dato un vero e proprio addio definitivo. Lui stesso salutò così: “Sarò il tuo Ciccio Cozza, vuoi essere la mia Reggina”?. 

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