Cesare Cattaneo, il focoso stopper degli anni ’70, bandiera dell’Avellino

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CESARE CATTANEO, IL GRANDE STOPPER DEGLI ANNI ’70

Cesare Cattaneo è stato un calciatore italiano che ha vissuto pienamente gli anni ’70 e un po’ meno gli ’80. Di mestiere faceva il difensore, non quello che chiamava il fuorigioco e si occupava della costruzione (Libero), ma quello che si sporcava le mani, che metteva la testa laddove andavano le gambe e che seguiva l’attaccante avversario anche dentro gli spogliatoi (stopper). Non troppo grosso fisicamente (181cm x 85 kg), Cattaneo è sempre stato uno malconcio, quasi mai pulito negli interventi, ma estremamente aggressivo. D’altronde gli stopper dell’epoca giocavano più con la spada che con il fioretto, ma questo era noto anche ai centravanti che gli affrontavano, pienamente coscienti che avrebbero dovuto lottare dall’inizio alla fine per uscire indenni dalla sfida e con dei punti in mano. Cesare crebbe nelle giovanili del Milan ed esordì nella Serie A 1969/70, ma il debutto fu tutt’altro che positivo.

Nereo Rocco si trovò alla vigilia della sfida contro la Juventus in piena emergenza difensiva, per via delle assenze di Schnellinger e Malatrasi. Così, dovette far giocare il giovane Cattaneo in marcatura su Pietro Anastasi, che approfittò dell’inesperienza di Cesare per divertirsi e siglando una doppietta nel 3-0 finale bianconero. A seguito della disfatta, il giovane stopper venne relegato tra le riserve, non giocando più con il Milan. Nel novembre del 1971, però, venne ceduto a titolo definitivo al Taranto. Iniziò così a girovagare in cadetteria tra una squadra e l’altra; dal Como al Verona (2 volte), fino a Ternana e Novara. Tutte esperienze che comunque giovarono a Cattaneo, considerato uno degli stopper più forti della categoria nonostante un brutto infortunio ne limitò le prestazioni.

L’ESPLOSIONE E SUCCESSIVA CONSACRAZIONE ALL’AVELLINO

Il momento di massimo splendore il difensore lo raggiunse una volta approdato all’Avellino. Con Salvatore Di Somma diventerà l’icona della squadra avellinese che per la prima volta si affacciava ai grandi palcoscenici della Serie A. Cattaneo sbarcò in Irpinia nel 1977, diventando un protagonista assoluto nei suoi 4 anni con la maglia biancoverde. Rispose anche a quelle critiche che gli imputavano di non essere un leader. Probabilmente i giudizi negativi gli diedero una spinta emotiva importante, visto che Cattaneo si trasformò in un mastino vero e proprio, fermando avversari del calibro di Pruzzo, Bettega, Graziani e Savoldi. Ad Avellino arrivò a 26 anni e lì, grazie a prestazioni di alto livello, raggiunse la combo esplosione-consacrazione, che lo fece diventare uno dei più forti difensori italiani di quel momento.

Quattro stagioni, 116 presenze e 3 gol all’attivo. Questi i numeri di Cesare, che ad Avellino visse una fase di redenzione dopo le parentesi negative precedenti. “Quando mi proposero Avellino ebbi non pochi dubbi prima di accettare. All’epoca a stento si sapeva dove fosse ubicata geograficamente la città! Ed invece quella scelta fu determinante per la mia carriera di calciatore, perché mi diede la possibilità di raggiungere la massima serie e di ottenere notorietà”. Con la maglia verde numero 5, l’ex stopper del Milan fece parte di quel gruppo protagonista della cavalcata vincente della squadra di Carosi che conquistò la Serie A, mandando in estasi un’intera provincia. L’esordio in A con l’Avellino avvenne nella stagione 1978-79, insieme ai vari Di Somma, Piotti, Tosetto, Reali e Lombardi. Il francobollo Cesare aveva l’unico difetto di soffrire la grande agilità dei centravanti e infatti Beppe Savoldi fu la sua più grande bestia nera.

L’UDINESE

Finita l’esperienza nel Sud Italia, Cattaneo si trasferì all’Udinese nel 1981, dove trascorse altri quattro anni. Anche in Friuli divenne un beniamino dei tifosi per la sua generosità in campo e per l’attaccamento alla maglia. Veniva soprannominato Cesarone o l’Armaron (in friulano Il Grande Armadio). Ebbe anche l’opportunità di essere compagno del brasiliano Zico, uno dei giocatori più forti degli anni ’80 italiani e non solo. Dopo un breve passaggio al Varese, chiuse definitivamente i conti con il Lanerossi Vicenza.

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