Cabinho, la leggenda brasiliana che conquistò il calcio messicano!

Cabinho

Il brasiliano Cabinho è uno dei più grandi calciatori mai ammirati nel campionato messicano. Massimo goleador nella storia della Primera Division, ha militato con Pumas, Atlante, Leon e Tigres.

CABINHO, IL SUPER BOMBER DEL CALCIO MESSICANO

E’ ancora oggi (e di gran lunga) il miglior realizzatore nella storia del campionato messicano. Un vero e proprio ciclone che si è abbattuto sulla Primera Division negli anni 70 e 80, capace di buttarla dentro per ben 312 volte. Evanivaldo Castro Silva è un bambino come tutti gli altri che, per le strade brasiliane, sogna di poter diventare un calciatore e, effettivamente, ci riuscirà. Ha una vera e propria passione per le divise mimetiche, così, fin da piccolo, prende il nome di Cabinho, che in portoghese significa piccolo caporale. Un soprannome che, come capita a quasi tutti i suoi connazionali, non lo abbandonerà più. Il sogno di Cabinho si concretizza, diventa un giocatore professionista, esordendo con le maglie gloriose dell’America e del Flamengo. Poi ancora avventure con Portuguesa e Atletico Mineiro.

Buon parentesi, dove mostra discrete doti di goleador ma dà anche la sensazione di non poter ambire, quantomeno in patria, a ottenere molto di più. Le porte della Nazionale, per lui, rimarranno sostanzialmente sempre chiuse, anche per via della spietata concorrenza di quegli anni. Così, quando nel 1974 riceve una chiamata dai Pumas, club messicano, il centravanti prende la decisione di partire e di provare un’esperienza all’estero. E’ un calcio in evoluzione quello tricolores, che sta iniziando ad aprire sempre più frequentemente le porte ai calciatori stranieri. I brasiliani, come accade spesso in questi casi, sono tra i più ricercati e gettonati, poiché tecnicamente in grado di spostare davvero gli equilibri del campionato. I Pumas, quando ingaggiano Cabinho, sanno di aver aggiunto alla rosa un buon attaccante. Probabilmente, però, neanche il più inguaribile ottimista può immaginare quello che l’attaccante verdeoro, da lì a poco, riuscirà a fare.

UN IMPLACABILE REALIZZATORE

L’Unam Pumas è un club della capitale, Città del Messico. E’ riconducibile all’Università Nazionale Autonoma del Messico, per l’appunto Unam. Può considerarsi una delle squadre più gloriose del Paese, ma fino a quel momento non ha vinto praticamente nulla. Quando Cabinho si unisce al club, viene anche immatricolato come studente, probabilmente per questioni di permesso di soggiorno. Chiaro, però, che il brasiliano mostri il suo talento unicamente sul campo da calcio e non tra i banchi delle aule. Il primo anno (74-75), che può considerarsi addirittura di adattamento dato quello che farà dopo, lo porta a realizzare 16 gol. Il 25enne in patria è stato, fino a quel momento, un buon attaccante ma mai uno spietato goleador. Farà ricredere tutti già nel secondo anno. La squadra gira che è una meraviglia e vola nei quartieri alti della classifica.

Cabinho è scatenato e la butta dentro 29 volte. Il brasiliano, invece, si laurea capocannoniere per la prima volta in carriera. Un’annata magica e destinata a rimanere un caso isolato? Neanche per sogno, perché nella stagione seguente, il centravanti riesce perfino a migliorarsi e i gol diventano 34. Merito anche della grande intesa con il compagno di reparto, che seppur ancora molto giovane, è il formidabile Hugo Sanchez. Il futuro bomber del Real Madrid, agli inizi della sua mitica carriera, agisce maggiormente da seconda punta, mettendosi a disposizione del partner. I Pumas, grazie alle loro prodezze, si spingono fino alla storica finalissima per il titolo, dove sconfiggono il Guadalajara e si laureano campioni per la prima volta, proprio con un gol del brasiliano, autore dell’1-0 decisivo.

SEMPRE PIU’ CABINHO, IL RE DEL CALCIO MESSICANO

Quello che accade nelle stagioni seguenti al titolo è piuttosto paradossale. Cabinho, infatti, continua a buttarla dentro con una continuità disarmante. Al suo fianco, inoltre, Hugo Sanchez migliora sempre più le sue medie realizzative. Si arriva ad avere un attacco da oltre 50 gol stagionali eppure di titoli non se ne vedono. Il brasiliano continua a laurearsi capocannoniere, e nel campionato 78-79, dopo averne timbrati 26, divide il titolo proprio con Sanchez. E’ anche sua ultima stagione ai Pumas. Il club messicano, infatti, decide di affidarsi completamente al giovane Hugo e permettono a Cabinho di unirsi all’Atlante, che per lui ha formulato un’offerta decisamente allettante. Il cambio d’aria non modifica le abitudini fameliche dell’attaccante, che continua a realizzare gol a grappoli.

Nei primi tre anni con la nuova casacca, arrivano altrettanti titoli di capocannoniere, traguardo che invece gli sfugge nell’ultima stagione. La squadra riesce a raggiungere una finale nel 1982, poi persa con i Tigres. I gol realizzati con l’Atlante sono ben 102, che rimpinguano ulteriormente il suo bottino. Ormai 33enne, il brasiliano, sfumata l’improbabile convocazione per il Mondiale 1982, si trasferisce al Leon. Rispetto ai giorni migliori, ha perso un po’ di mobilità ma ha guadagnato in scaltrezza in area di rigore. E’ sempre più uomo d’area di rigore e nella nuova squadra riesce ancora a esaltarsi. Dopo un primo da 17 marcature, nel secondo migliore il suo rendimento e spinge il Leon sino alla semifinale, venendo poi eliminato. I 23 gol sembrano un po’ il canto dei cigno e Cabinho avverte l’esigenza di tornare in patria.

IL BREVE RITORNO IN BRASILE E LA “NOSTALGIA” PER I GOL MESSICANI

La carta d’identità segna ormai 35 primavere e Cabinho, pensando di essere ormai arrivato al termine della sua cavalcata, decise saggiamente di firmare per il Paysandu. Un club brasiliano minore, l’ideale per sparare le ultime cartucce. Il ritorno in Brasile, però, non è come sperato. Sul campo, il centravanti non si diverte più come un tempo e ha nostalgia dei numerosi gol e della gloria che avvertiva in Messico. Così, quando i dirigenti del Tigres lo contattano per telefono, non ci pensa su neanche poi troppo. A quasi 36 primavere, è pronto a unirsi nuovamente ad un club messicano, per entrare ancor di più nella leggenda di quel campionato. Proprio i Tigres, curiosamente, gli avevano strappato il sogno di vincere il secondo scudetto nella sua prima avventura in terra messicana, quando sconfissero il “suo” Atlante nella finalissima. Il Cabinho che torna in Messico, tuttavia, è fisiologicamente un calciatore in fase calante.

Graffia con meno costanza e cerca comunque di rendersi utile alle dinamiche di squadra. Nel biennio che segue non riesce a scendere sempre in campo, per via di un fisico ormai logoro, con numerosi acciacchi che lo tormentano. Ne risente anche la sua vena realizzativa, con soli 9 gol totali che lo portano alla decisione di appendere gli scarpini al chiodo. Dopo alcune stagioni lontane dal calcio, Cabinho ha avuto anche una breve avventura da allenatore, proprio in Messico, sedendo sulla panchina dei Lobos, senza troppi sussulti. Poi, rimasto lontano dai riflettori per diversi anni, è tornato in auge di recente, attivando un seguitissimo profilo Facebook (clicca QUI per vederlo). Pur mostrandosi molto legato a tutti i club in cui ha militato, il brasiliano si è palesato come tifoso dei Pumas, dove probabilmente ha trascorso gli anni più belli della sua carriera. I 312 gol realizzati sono una cifra sinora inarrivabile per tutti i grandi cannonieri che hanno calciato i campi del calcio messicano come Hugo Sanchez, Hermosillo, Hernandez, Cardozo o il più recente Gignac!

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