Blaz Sliskovic, l’idolo di Pescara tra sigarette, donne e caffè

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BLAZ SLISKOVIC, IL GENIO SREGOLATO DIVENTATO IDOLO DI PESCARA

E’ uno di quei tanti, innumerevoli giocatori etichettati con la parola “Maradona”, con l’unica (sottile) differenza che calcisticamente parlando non c’entrava niente. A Pescara se lo ricorderanno molto bene, visto che verso fine anni ’80 è diventato un idolo vero e proprio in tutto, sia sul campo che fuori. Poco di genio e tanto di sregolatezza, se lo volessimo definire. Ebbene sì, con l’appellativo di “Maradona dei Balcani”, ecco Blaz Sliskovic, talento slavo degli anni ’70, ’80 e ’90 che non è riuscito ad affermarsi fino in fondo per via di un comportamento poco professionale. Nato a Mostar, in Bosnia, il 30 maggio 1959, Sliskovic crebbe nella formazione locale del Velez Mostar, dove si mise in mostra per l’eccellente qualità tecnica che gli consentì a soli 19 anni di esordire con la maglia della Nazionale jugoslava.

L’Italia lo conoscerà una prima volta nel 1980, in un incontro di qualificazioni alle Olimpiadi di Mosca contro la Jugoslavia. Era un centrocampista dai piedi ottimi che amava galleggiare tra le linee avversarie, per poi ricevere e inventare. Blaz si fece notare subito, oltre per le doti calcistiche, anche per quell’aspetto da boscaiolo, con la barba incolta e un cespuglio riccio in testa. E saranno proprio gli italiani a scoprire che con il pallone tra i piedi quel giovane ci sapeva fare. Chi lo supervisionò gli diede del predestinato, anche se, storicamente parlando, i giocatori slavi sono geni sregolati.

Intanto, nel 1981 Sliskovic andò a giocare in Croazia, all’Hajduk Spalato. Già a 22 anni, però, lo stile di vita si poteva già delineare: look trasandato, camicie larghe a quadri e amante di fumo, alcol e donne, a tal punto da perdere la maglia della nazionale dopo una fuga “sessuale” assieme ad una atleta russa. La scappatella gli fece saltare qualche mese di partite e allenamenti. Ma comunque, nonostante quasi tutti fossero a conoscenza della sua personalità extra campo, quel “Maradona dei Balcani” non glielo tolse nessuno. Nel 1985 Sliskovic tornò in Italia per affrontare il Torino in un doppio confronto di Coppa Uefa, nel quale il fantasista bosniaco si dimostrò essere il migliore in campo, con gol all’andata e gol al ritorno. I granata uscirono così dalla competizione.

LA CHIAMATA DI GALEONE

Sugli spalti del Comunale di Torino, ad assistere la partita di Coppa Uefa, c’era Giovanni Galeone, all’epoca allenatore della Spal. Nel suo taccuino pieno di nomi di calciatori giovani, forti e poco conosciuti, si annotò anche quello di Blaz Sliskovic. Chi rimase stregato dalle sue qualità fu anche l’Olympique Marsiglia, che gli fece un contratto milionario per convincerlo a trasferirsi in Francia. In Provenza Blaz continuò a segnare e incantare, ma dopo una stagione di 29 partite e 6 reti chiese alla società di essere ceduto in prestito. Così, nell’estate ’87 Giovanni Galeone, che nel frattempo aveva assunto la guida del Pescara riportandolo in Serie A, fu il più lesto di tutti nell’aggiudicarsi le prestazioni del giocatore. Venne convinto anche il presidente pescarese Pietro Scibilia per consentire l’acquisto definitivo.

Sliskovic accettò l’offerta, convinto anche da un Galeone che andava pazzo per i giocatori tecnici e di qualità per il suo calcio veloce e verticale. “Fai ciò che vuoi, sei così forte che ti puoi permettere ogni cosa”, gli disse il tecnico. Sbarcato in terra abruzzese con un look rinnovato, capelli corti e baffoni, Galeone lo collocò istantaneamente nel suo 4-3-3 offensivo, precursore del calcio che porterà Zeman. Già in Coppa Italia “Baka” (così soprannominato) divenne l’idolo dei pescaresi, segnando alla prima partita contro il Genoa. Nel match contro la Roma, invece, si permise di fare un tunnel al grande Bruno Conti; un gesto che farà impazzire l’intera piazza. Le attese nei suoi confronti non tradirono e Sliskovic punì anche Walter Zenga su calcio di rigore alla prima giornata in uno storico Inter-Pescara 0-2.

L’alchimia che si era creata tra il bosniaco, Galeone e la città era così forte da poter condurre un campionato sereno, vista la differenza che faceva ogni partita. Ciò che non mancarono, però, furono i pettegolezzi nei suoi confronti: fumatore accanito, bevitore seriale di caffè e amante della vita notturna con qualche donna. “Fumo dalle 30 alle 40 sigarette al giorno. Anche col caffè vado forte: se sono in giornata ne bevo una ventina”. 

LA SALVEZZA RAGGIUNTA

Tra i tanti aneddoti che contraddistinsero la vita di Blaz, ci fu anche quello di una fuga a Spalato nel tempo libero per fare razzia di cibo slavo tanto per non sentire troppa nostalgia di casa. Insomma, una condotta non salutare per una persona normale, figurarsi un atleta. Nonostante fosse arrivato a Pescara visibilmente in sovrappeso per via di tutti gli amari che si beveva, il rapporto con Galeone si consolidò sempre di più col tempo. I due uscirono spesso insieme la sera, facendo lunghe passeggiate sul lungomare di Pescara. Qualcuno pensava che Giovanni chiudesse troppi occhi per le sue stravaganze, e probabilmente sarà stato così visto che appariva complicato mantenere un rapporto sano con un giocatore come Sliskovic. L’idillio con Pescara, però, durò molto poco.

La squadra raggiunse la prima storica salvezza in Serie A con grande merito, prendendosi svariati complimenti per il miglior gioco espresso in campionato. Sliskovic contribuì a centrare l’obiettivo con 8 reti e 23 partite disputate. L’Adriatico lo fece esplodere a suon di giocate. Il prestito in Italia scadde a maggio 1988 e l’OM, soddisfatto del suo rendimento, decise di riportarlo a casa. Ma in Francia Blaz non sapeva starci, non si ambientò mai, e lo disse alla dirigenza marsigliese, che decise di fargli fare un tour nel paese transalpino con esperienze al Lens, Mulhouse e Rennes. Tutte fallimentari. Il fisico stava cedendo sempre di più, e non poteva essere altrimenti visto che buttò via il suo immenso talento già a 20 anni.

IL RITORNO A PESCARA

A 33 anni il bosniaco era sul punto di dire basta col calcio per tornarsene a casa, anche se nel 1992 la sua Jugoslavia non esisterà più. A chiamarlo fu ancora Giovanni Galeone, un suo ammiratore più che ex allenatore. Il Pescara era ritornato in A e il tecnico chiese Sliskovic a tutti i costi per ripetere l’impresa di cinque anni prima. Il presidente Scibilia fu molto scettico nell’andare a riprendere quel giocatore burbero e grassoccio, ma al profeta Galeone si poteva dire poco. Così, per la stagione 1992-1993 il Pescara annunciò il ritorno di Blaz, suscitando l’eccitazione del popolo pescarese. Il campionato si rivelerà un disastro per la squadra, lontana parente da quel bel calcio espresso tempo prima. Galeone non riuscì a ripetersi, Sliskovic ancor meno, con una sola rete siglata il 25 ottobre 1992 in un pirotecnico 4-3 contro il Genoa.

Si vedeva che non si reggeva più in piedi quel “Maradona dei Balcani”. Un fisico precario, tanto affanno e altrettanta arroganza nei comportamenti. Lasciò Pescara definitivamente a giugno del 1993 nell’indifferenza di una piazza visibilmente delusa e che ha visto raccogliere alla squadra un’ultima posizione. Poi tanta preoccupazione per una società che faticherà ad iscriversi alla Serie B 1993-1994, nella quale sarà penalizzata e in cui riuscirà a salvarsi con fatica. Sliskovic giocherà fino al 1998, tornando nella sua Bosnia di cui diventerà anche commissario tecnico per quattro anni (2002-2006). A Pescara rimarrà comunque un idolo, sia sugli spalti che nei bar.

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