Annibale Frossi e la sua teoria del risultato perfetto

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Annibale Frossi, il bomber occhialuto protagonista con l’Italia alle Olimpiadi del ’36

Una delle figure più iconiche del calcio nostrano tra le due guerre è sicuramente Annibale Frossi. Classe 1911, Frossi è ricordato principalmente per essere stato il trascinatore con i suoi gol dell’Italia che vinse la medaglia d’oro al Torneo Olimpico di Berlino ’36. In quelle Olimpiadi l’Italia calcistica scoprì un bomber estremamente prolifico alla faccia di un difetto visivo, che a quei tempi poteva stroncare una carriera. Frossi infatti era miope fin da bambino, difetto di vista che corresse con degli occhiali da vista dai quali non si separava mai, nemmeno in campo.

Un bomber teorico del difensivismo

Tuttavia, Annibale Frossi non è stato però solo un bomber dal grande fiuto per il gol, un “opportunista della più bell’acqua”, come lo definì il suo CT Vittorio Pozzo. L’eroe di Berlino ’36 spiccava anche per la sua estrema cultura, essendo laureato in giurisprudenza. Una attitudine che utilizzò anche nel calcio. Frossi infatti divenne famoso nell’ambiente già da calciatore per essere un grande teorico del difensivismo, o  come viene volgarmente definito, “catenaccio”. Quasi un paradosso per un bomber puro sangue, abituato a terrorizzare le difese avversarie segnando gol a grappoli. Teoria che gli valse il soprannome di “dottor sottile”, riferito anche al suo aspetto fisico.

Annibale Frossi e la teoria dello 0-0 risultato perfetto

Una volta appesi gli scarpini al chiodo, Annibale Frossi iniziò a lavorare come capo ufficio all’Alfa Romeo. Il suo rapporto con il calcio però non era ancora finito. Fu un suo superiore infatti a convincerlo ad intraprendere la carriera da allenatore. Una carriera durata vent’anni e che ebbe in Inter, Torino, Genoa  Napoli le tappe più importanti. Al campo però “pel di carota” (i suoi capelli erano rossicci) affiancava anche un’altra passione. Ovvero quella per il giornalismo. Così, a partire dagli anni ’70 iniziò a collaborare con il Corriere della Sera La Stampa, commentando le partite della giornata. Oltre a ciò divenne popolare in questa nuova veste anche per una sua teoria che riprendeva quella del difensivismo. Nei suoi articoli Annibale Frossi arrivò a teorizzare che lo 0-0 era il “risultato perfetto”. Una teoria che lo vedeva d’accordo con il maestro per eccellenza del giornalismo sportivo, ovvero Gianni Brera (anche se i due spesso si stuzzicavano anche su questo argomento). Il principio però era lo stesso per entrambi. La partita che termina 0-0 è una partita perfetta perché senza errori, soprattutto delle difese. Una teoria che fa contenti i tifosi quando seguono la loro squadra del cuore, forse un po’ meno i semplici appassionati di calcio. E che ebbe in Frossi il bomber occhialuto strenuo difensore del “risultato a occhiali”.

FOTO: Football Talk Twitter.

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