Alessandro Iannuzzi, l’attaccante al posto giusto, al momento giusto

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ALESSANDRO IANNUZZI, IL GRANDE TALENTO FERMATO DALLA MALASORTE

Quando si dice che la fortuna aiuta gli audaci, effettivamente è così. In questo caso, fortuna tra molte virgolette, visto che oltre alla gloria, l’obiettivo di un calciatore è quello di giocatore il più possibile, inseguendo quel sogno che aveva fin da bambino. Alessandro Iannuzzi è stato probabilmente uno dei giocatori italiani più sfortunati di sempre, visto che i continui acciacchi fisici non lo aiutarono a dare continuità. In compenso, il suo palmares si è arricchito e, se le vittorie le fa la squadra e non i singoli giocatori, anche lui può vantarsi di aver trionfato, in Europa e in patria. Classe 1975, Iannuzzi era una seconda punta di grande talento e dal fisico asciutto, dotato di un bagaglio tecnico formidabile. Quando toccava palla, dava sempre la sensazione di estrarre il coniglio dal cilindro, trovando il corridoio giusto per mandare in porta i compagni.

Da bambino entrò nel settore giovanile della Lazio, che all’inizio degli anni ’90 era uno dei migliori d’Italia. Il club capitolino, sotto la gestione di Sergio Cragnotti, era in grado di scovare, coltivare e lanciare grandissimi talenti, che poi avrebbero trovato spazio in prima squadra. Iannuzzi rientrava proprio in questa categoria e ben presto, a Formello, si iniziò a parlare di questo ragazzino dai capelli lunghi e folti che faceva ammattire ogni difensore. “Questo farà strada, speriamo che tenga la testa sulle spalle”, dissero gli addetti ai lavori. Per la stagione 1994-1995, la Lazio Primavera era una delle squadre più forti per vincere lo scudetto. Il tecnico era Domenico Caso, mentre in rosa comparivano giocatori del calibro di Flavio Roma, Nesta, Di Vaio, Cristiano e Franceschini.

A livello tecnico Alessandro era il migliore di tutti i suoi colleghi; segnava meno di Di Vaio, per ovvie caratteristiche differenti, ma in compenso regalava spettacolo. L’eleganza e le sue movenze lo facevano assomigliare più ad un fantasista che ad un attaccante. Come da pronostico, il cammino della Lazio in campionato fu eccellente, con i biancocelesti che arrivarono fino alla finale scudetto vedendosela col Perugia, rivelazione dell’anno. La gara venne disputata all’Olimpico il 24 giugno, con una cornice favolosa di 20.000 spettatori. L’eroe fu proprio Iannuzzi, che ai tempi supplementari tirò fuori una genialata su punizione; tocco leggero, palla che si alza e abbassa in un nano secondo fino a morire nel “sette”. Lazio Campione d’Italia Primavera.

L’INSEDIAMENTO IN PRIMA SQUADRA

A 20 anni Iannuzzi era già sulla bocca di tutti. Nell’estate ’95 venne inserito nella prima squadra da Zdenek Zeman, con il boemo che lo ritenne perfetto per il suo modo di fare calcio, vista la corsa, tenuta fisica e tecnica. Il giovane aveva tantissima voglia di imparare e la dieta ferrea a base di verdure bollite voluta dall’allenatore non lo spaventò minimamente. Il 10 dicembre Zeman lo fece esordire in Serie A a Parma negli ultimi 20 minuti di partita, prendendo il posto di Casiraghi. Un debutto non troppo memorabile, ma che comunque lasciò il ragazzino in un’emozione unica. Il 14 gennaio 1996, Iannuzzi raggiunse, seppur per poco, il picco di carriera. In un pomeriggio freddo e piovoso, entrò al minuto 81 al posto di Massimiliano Esposito in una partita contro il Torino, che fino a quel momento stava vincendo per 1-0 grazie a Rizzitelli.

Durante il terzo minuto di recupero, il difensore granata Maltagliati colpì la palla di mano al limite dell’area di rigore, concedendo una punizione invitante alla Lazio. Era l’ultima azione della partita e, a sorpresa, il nativo di Roma fu il prescelto per battere. Stessa mattonella che decise la finale di Primavera contro il Perugia. Risultato? Anche qui, palla in rete. 1-1. I giornali locali e non impazziranno per lui, elogiandolo all’infinito. Saranno appena 4 le partite disputate da Iannuzzi nel campionato 95-96. A fine stagione, la Lazio lo mandò in prestito al Vicenza, anch’esso in Serie A, e Alessandro incominciò a patire qualche problema fisico di troppo che ne condizionò in parte la stagione.

Nonostante ciò, il 3 maggio ’97 i veneti sbancarono San Siro vincendo per 1-0 contro l’Inter grazie alla firma del talento laziale. Inoltre, il Vicenza fece un cammino pressoché perfetto in Coppa Italia, raggiungendo la finale e vincendola 3-0 contro il Napoli. Iannuzzi firmerà il tris, aggiungendo un’altra rete decisiva nella sua bacheca personale. L’attaccante stava vivendo una favola, un’ascesa incredibile. Le difficoltà, in compenso, si presentarono dietro l’angolo. Nell’estate 1997, la Lazio lo prestò al Lecce, neopromossa in Serie A, ma Iannuzzi giocò pochissimo. Appena 8 partite e tanti guai fisici. Alla fine i salentini retrocedettero in cadetteria. Tornato a Roma, l’ex ragazzo d’oro di Primavera sapeva di non avere tante chance di giocare in una rosa che vantava un attacco composto da Salas, Mancini, Boksic e Vieri.

IL PASSAGGIO AL MILAN E LA LUNGA DISCESA

Nel gennaio del ’99, la punta romana venne acquistata dal Milan su richiesta di Zaccheroni, uno che scrutava affari a prezzi ridotti. Il tecnico rossonero si pose l’obiettivo di rigenerare quel campioncino, ma il recupero non avverrà mai. Per Iannuzzi il Milan rimarrà semplicemente un sogno, nulla di più. Dopo un esordio con gol in un’amichevole infrasettimanale contro i Dilettanti del Viggiù, l’ex Lazio non vedrà mai più il campo con la maglia rossonera in partite ufficiali per colpa di una condizione fisica precaria. “Sta recuperando”, “Arriverà anche il suo momento”, dirà Zaccheroni in ogni sacrosanta conferenza stampa. Iannuzzi si consolerà poi con lo scudetto, vinto in rimonta sui biancocelesti. In estate, il giovane passò alla Reggina, anche lei neopromossa e debuttante in A. Gli amaranto potevano vantare grande qualità, da Pirlo a Kallon, fino a Baronio e Iannuzzi.

Anche qui tanta sfortuna per il centravanti. Giocò appena tre partite prima di fermarsi di nuovo e rimanere in infermeria per il resto della stagione, assistendo da spettatore, alla splendida salvezza dei calabresi. A partire dal 2000, la carriera di Iannuzzi iniziò la fase di sgretolamento. In estate passò sempre in prestito al Monza in Serie B, con il Milan che sperava in uno suo rigenero. La stagione dei brianzoli si rivelerà pessima, così come il contributo del romano. Retrocessione in C1 e zero presenze nella bacheca di Alessandro, finito addirittura fuori rosa a campionato terminato. Il Milan lo mollò definitivamente, non credendoci più. Il viale del tramonto era già stato preso. Nel 2001 lo acquistò il Messina, neopromosso in B, che gli diede fiducia per 2 anni. Qui Iannuzzi giocò più del solito, contribuendo alla salvezza della squadra.

Il 6 gennaio 2004, Serse Cosmi, allenatore del Perugia, lo convinse a tornare in Serie A, seppur con un ruolo da comprimario. A 29 anni, per Iannuzzi c’era ancora una speranza di esaltare il suo talento deteriorato dai continui acciacchi. Nonostante l’entusiasmo e le aspettative iniziali, l’attaccante non incise, anzi, fece di peggio. Dopo 6 mesi di panchina e tribuna, chiese il trasferimento in B al Pescara, dove chiuse un’annata priva di soddisfazioni.

LE ALTRE ESPERIENZE DI ALESSANDRO IANNUZZI

Nella stagione 2004-2005 giocò in Serie C al Teramo, dove raccolse appena 5 presenze a causa dei soliti problemi a schiena e ginocchia. Poi il passaggio al Gualdo in C2, dove ritrovò lo smalto di un tempo giocando quasi 30 partite impreziosite da 2 reti. Monterotondo, Guidonia, Fidene, Vis Artena, Pro Calcio Sabina e Pianoscarano le ultime esperienze. Appese gli scarpini al chiodo nel 2011, dopo aver vinto un Campionato Primavera, una Coppa Italia, una Supercoppa Italiana, uno scudetto e una Coppa Intertoto. Insomma, al posto giusto, al momento giusto. Alessandro Iannuzzi è stato il classico “infortunato ma vincente”. Un calciatore affetto dalla malasorte, ma che in compenso è riuscito a gioire lo stesso.

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