Zeman al Lugano: una sofferta salvezza e una finale di Coppa di Svizzera!

Zeman Lugano

Nella stagione 2015-2016, Zdenek Zeman ha guidato gli svizzeri del Lugano, neopromossi in massima divisione. Un’avventura complicata, con un budget irrisorio e una squadra giovanissima ma culminata con una salvezza ottenuta e una finale di Coppa di Svizzera. Al termine dell’anno, il boemo lasciò la guida dei ticinesi, togliendosi qualche sassolino dalla scarpa.

IL PASSAGGIO DI ZEMAN AL LUGANO NEL GIUGNO 2015

Le sue imprese “storiche” ormai si conoscono. Quel Licata che, tra i campi “terrosi” delle categorie minori, sorprese l’intera Sicilia, approdando per la prima volta in C1. Poi il Foggia dei miracoli, portato in A e salvato anche dopo essersi visto smantellare la rosa. Un secondo e un terzo posto alla Lazio. Un quarto e un quinto sull’altra sponda del Tevere, sulla panchina di quella Roma che appena prima del suo arrivo rischiò la B. E poi, ancora: la spettacolare salvezza di Lecce (con la peggior difesa del campionato) e il torneo cadetto stravinto col suo spumeggiante Pescara.

Nel mezzo, anche diverse stagioni andate decisamente meno bene, come ad esempio Napoli, Roma bis o Cagliari. Eppure, se chiedete al boemo quale sia l’avventura più complicata e che gli ha portato maggior soddisfazione, rimarrete sorpresi dalla risposta. Zdenek Zeman, infatti, reputa la sua esperienza svizzera con il Lugano un vero e proprio miracolo. Tutto ha inizio nel giugno del 2015. La società ticinese è in possesso di due imprenditori: il 60% delle quota sono di Renzetti, il restante 40% di Bentancurt.

Dopo una lunga trattativa, il primo acquista l’intero pacchetto di maggioranza e diventa, a tutti gli effetti, l’unico patron del club. A quel punto, col potere di poter prendere le proprie decisioni, decide di perseverare in quello che tutti reputano utopistico, ossia convincere Zeman a firmare con i bianconeri. Il boemo, in quei giorni, è in trattative con diversi club di Serie B e sembra vicino ad un ritorno a Pescara. Dopo un piccolo periodo di riflessione, “Sdengo” scioglie  le riserve e accetta la corte del Lugano. L’annuncio viene dato il 17 giugno.

UNA SQUADRA GIOVANE E INESPERTA

Il giorno stesso dell’ufficialità, il nuovo tecnico viene presentato in una conferenza stampa gremita, con numerosi giornalisti provenienti dall’Italia. Anche la sua avventura sul campo, per la preparazione precampionato, ha inizio pochi giorni dopo. Questo perchè il campionato elvetico comincia a metà luglio. Zeman ha poco tempo a disposizione per conoscere la squadra e dare la sua tipica impronta di gioco. Sul mercato, inoltre, c’è stato totale immobilismo fino a quel momento, per via delle già citate problematiche societarie. Il boemo dà subito le sue indicazioni, richiedendo per lo più giovani da svezzare. Viene soddisfatto solo parzialmente.

I giocatori da lui maggiormente richiesti erano il greco Tachsidis, con lui anche a Roma, e il centrocampista Davide Mariani. Nessuno dei due arriverà e, curiosamente, il secondo sarà prelevato dal Lugano l’anno seguente, quando Zeman ormai non vi sarà più. Tra i rinforzi, molti dei quali arrivati dalle Primavera delle squadre italiane, vi sono il giovane regista Piccinocchi, il greco della Juventus Donis, il croato Datkovic dallo Spezia, lo sloveno Crnigoj e soprattutto Antonini Culina. Quest’ultimo, attaccante croato ex Varese, è considerato un vero e proprio talento da sgrezzare. La squadra appare molto inesperta, con tantissimi giocatori che non hanno mai accarezzato la Serie A e altri che, addirittura, non hanno mai esordito in una prima squadra. Affiancato dai fedeli assistenti Cangelosi e Ferola, Zeman imposta la squadra secondo il suo intoccabile 4-3-3.

Le scelte iniziali (poi ritoccate durante l’anno) vedono il portiere della promozione Francesco Russo titolare. A destra gioca il terzino albanese Veseli (che attualmente milita a Salerno), a sinistra Jozinovic. I due centrali sono l’esperto italiano Orlando Urbano e Datkovic, uno che quando sta bene fisicamente si dimostra di livello superiore alla media. Il regista è il giovane Piccinocchi, ai suoi lati l’estroso uruguaiano Sabbatini e la bandiera Rey, spesso rimpiazzati dal potente Crnigoj. Il tridente titolare è composto da Culina, Donis e il talentuoso gioiello locale Bottani, un individualista dai grandi colpi che va inserito in un contesto di squadra. Pronti a subentrare: l’ex Samp Padalino, l’irruento centrale Djuric e l’attaccante Rossini.

INIZIO MOLTO COMPLICATO

Dopo meno di un mese dall’inizio della preparazione e con qualche amichevole (più simili a sgambate), il Lugano di Zeman fa il suo esordio nella Super League. Un campionato che, ricordiamo, essendo composto da sole 10 squadre vede disputare due gironi di andata e due di ritorno, per un totale di 36 partite. Il primo ostacolo è il più esperto San Gallo, da affrontare in trasferta. Il Lugano desta una buona impressione e gioca decisamente meglio dell’avversario. Ciò che appare da subito evidente, rispetto alle abitudini zemaniane, è la difficoltà nel tenere alta la linea, il poco coraggio nel pressing, una certa sterilità offensiva e, soprattutto, la poca personalità del seppur bravo Piccinocchi in regia.

I bianconeri cedono 2-0 negli ultimi 10 minuti, subendo un micidiale 1-2 da Aleksic. Dopo aver perso anche l’esordio casalingo per 3-2 col Thun, gli uomini di Zeman battono 1-0 una diretta avversaria per la salvezza, il Vaduz. Decide un gol del centravanti di scorta Josipovic ma la squadra sciupa una quantità industriale di palle gol. Alla 4° arriva una batosta enorme sul campo del Grassopphers, subito riscattata dalla favolosa vittoria sul campo di una grande di Svizzera, lo Young Boys. Il successo in trasferta, tuttavia, non dà la giusta forza ai ticinesi, che entrano in un periodo buio. Le sconfitte si susseguono e la panchina di Zeman inizia a traballare. Il presidente Renzetti è però bravo a dare fiducia al proprio allenatore e verrà ripagato.

UN CONTINUO UP & DOWN

Dopo un periodo durissimo, condito da diversi passi falsi e intervallato solo da un paio di pareggi, la squadra bianconera sembra finalmente scrollarsi di dosso le paure dal mese di ottobre in poi. Le prestazioni sono sempre più incoraggianti e arrivano risultati davvero prestigiosi. Pari a Lucerna, vittorie con San Gallo e Sion, un 1-1 con lo Young Boys ma, soprattutto, un devastante 4-1 ai danni del Grassopphers. Questa sarà, probabilmente, la più bella prestazione stagionale del Lugano di Zeman. Per lunghi tratti dell’incontro, sembra di assistere ad una fotocopia delle migliori versioni passate delle squadre del boemo. Trascinatore, in questo periodo favoloso, è il croato Culina, devastante in progressione e tecnicamente molto dotato. Sono ben 6 i suoi gol fino alla sosta invernale che vede il Lugano in una posizione relativamente tranquilla.

Ma alla ripresa del campionato, programmata per febbraio, l’11 ticinese incappa in uno dei tipici inverni zemaniani. Appesantita dai carichi di lavoro e di richiamo del boemo e con molti volti nuovi arrivati dal mercato, la squadra ha un andamento molto zoppicante. Arrivano sconfitte importanti come quelle negli scontri diretti come quella col Vaduz e la vittoria appare un miraggio. Rapidamente, il Lugano è nuovamente risucchiato sul fondo della classifica. Col passare delle gare, intanto, iniziano ad ambientarsi anche i neoacquisti. Tra loro c’è un nuovo portiere, visto che Russo non aveva convinto. Si tratta di Salvi, arrivato in prestito dal Grassopphers. Poi dietro ecco l’uruguaiano Malvino (dal cartellino rosso facile) e, soprattutto l’esterno macedone Alioski. Un grande colpo, proveniente dal Bellinzona e che con Zeman esploderà. Di recente,è stato un punto fermo del Leeds di Bielsa.

IL COMBATTUTO FINALE DI STAGIONE DEL LUGANO DI ZEMAN

Passa quasi un mese e mezzo prima di vedere il Lugano tornare al successo. La vittima è ancora una volta il Grassopphers, regolato per 1-0 dopo una partita splendida. Decide il solito Culina che però, da lì a poco, si infortunerà gravemente con la rottura del crociato e sarà costretto a fermarsi a 10 gol stagionali. Dopo due umilianti imbarcate contro Sion e Young Boys, i ticinesi battono il Thun nello scontro diretto con doppietta di Donis. La squadra, rispetto alle idee iniziali, ha subito notevoli cambiamenti. Zeman ha “accettato”, seppur controvoglia, la poca propensione e coraggio dei suoi nel rischiare.

La linea difensiva gioca molto più bassa, viene spesso lasciata l’iniziativa agli avversari e si agisce per lo più in contropiede. Un passo importantissimo verso la salvezza viene fatto l’11 maggio nella delicatissima sfida diretta sul campo dello Zurigo. Il Lugano di Zeman dà spettacolo e stravince per 4-0, spinta dalle giocate dei suoi esterni Alioski e Bottani. I 3 punti permettono proprio di allungare sullo Zurigo ed essere padroni del destino nelle ultime tre gare. La sconfitta con lo Young Boys era messa in preventivo e arriva puntuale. Alle penultima si va a Vaduz, in Liechtenstein.

Un successo permetterebbe di essere salvi e di risucchiare proprio gli avversari in zona rossa. Termina con uno scialbo 0-0, che comunque tiene inalterate le speranze di salvezza del Lugano. Per farcela, occorre superare il San Gallo nell’ultima partita. Dinanzi al pubblico amico dello strapieno Cornaredo, gli uomini di Zeman giocano una grandissima partita e vincono 3-0, con il risultato messo al sicuro già nei primi minuti. Al fischio finale è festa grande e il boemo viene “ringraziato” con una bella secchiata d’acqua dai suoi giocatori e portato in trionfo. Ma la stagione non è ancora finita, c’è un ultimo grande passo da fare!

LA COPPA DI SVIZZERA

Già, perchè se il campionato è stato alquanto sofferto e altalenante, il cammino in Coppa di Svizzera per il Lugano di Zeman è stato semplicemente esaltante. I bianconeri sono partiti in agosto, giocando il primo turno. Hanno eliminato squadre di categoria inferiore Castello, Bellinzona, Winterthur e Koniz, ritrovandosi in semifinale anche con un po’ di fortuna nei sorteggi. Il penultimo ostacolo, il Lucerna, è battuto per 2-1 in trasferta grazie ad una doppietta di Donis. L’atto conclusivo, per uno strano segno del destino, è contro lo Zurigo. Il club biancoazzurro è appena retrocesso, proprio per “colpa” dell’impresa del Lugano.

Per Zeman potrebbe essere il primo successo in una coppa da allenatore e, inoltre, significherebbe qualificazione in Europa League. Una prospettiva notevole per tutto il club, che ha il budget stipendi più basso di tutta la Super League e di quasi la metà delle squadre di seconda divisione. Si gioca il 29 maggio dinanzi a quasi 22 mila spettatori, per lo più dello Zurigo, visto che il teatro designato della sfida è il Letzigrund, il loro stadio. Il Lugano parte fortissimo, approfittando anche delle ovvie paure di una squadra appena retrocessa e parzialmente contestata dal pubblico. La svolta potrebbe arrivare al 31′, quando l’arbitro assegna un calcio di rigore a favore dei ticinesi, che fino a quel momento hanno dominato. Dal dischetto si presenta Bottani ma la sua conclusione è parata da Favre. Poco dopo, Alioski fallisce una clamorosa palla gol.

Così, seconda la regola non scritta del calcio del gol sbagliato e gol subito, lo Zurigo passa in vantaggio al 42′ con Sarr. Il secondo tempo è a senso unico. Il Lugano chiude gli avversari nella propria trequarti e crea molte occasioni. L’arbitro non se la sente di concedere un nettissimo rigore su Bottani e lo Zurigo riesce a difendere il risultato con unghie e denti, ottenendo anche una qualificazione europea. Al fischio finale, i tifosi di casa espongono un eloquente striscione “Vincete la finale, andate a casa e continuate a vergognarvi”. I sostenitori del Lugano, invece, applaudono a lungo Zeman e la loro squadra per la difficile stagione, chiusa da veri uomini.

L’ADDIO DI ZEMAN AL LUGANO

Trascorre un solo giorno da quella sfortunata notte e arriva un annuncio che forse era già nell’aria. Zdenek Zeman ha comunicato al presidente Renzetti che non sarà più l’allenatore del Lugano per la stagione che verrà. Una telefonata di pochi minuti, per ribadire al patron motivazioni che erano sembrate chiare durante tutto l’anno. A più riprese, durante le interviste, il boemo aveva manifestato una certa insofferenza per le difficoltà della rosa di eseguire la sua idea di calcio. Si era dovuto piegare parzialmente per venire incontro ai limiti dei propri calciatori ma non era quella la sua filosofia di lavoro. Zdenek Zeman, qualche giorno dopo le dimissioni, spiega anche ai mezzi di informazione il perchè della sua scelta:

A Lugano sono stato sempre bene a livello di ambiente, purtroppo dal punto di vista calcistico non posso che dire il contrario. La società bianconera dal punto di vista economico non aveva grandi possibilità ed ho dovuto lavorare con giocatori che non erano idonei per la Super League. Posso dire che abbiamo fatto una vera impresa a conquistare la salvezza e addirittura siamo andati vicini anche a sollevare la Coppa Svizzera. Con questo organico è stato difficilissimo cercare di giocare come piace a me. Mi sono dovuto adattare, utilizzando il materiale che la dirigenza mi ha messo a disposizione ma francamente non erano giocatori all’altezza e alla fine ho definito la conquista della salvezza come il miracolo più grande della mia carriera”

Per quanto riguarda il boemo, dopo l’avventura svizzera, rimane fermo per alcuni mesi prima di un meno proficuo ritorno a Pescara. Il Lugano, invece, farà tesoro della cultura del lavoro e delle basi gettate da Zeman e continuerà la propria progressiva crescita. Arriveranno ottimi piazzamenti, tra cui due qualificazioni all’Europa League per una squadra che, di pari passo, riuscirà gradualmente anche a migliorare la qualità della rosa. Chissà che, vedendo anche la successiva esperienza a Pescara, Zeman non sia stato troppo frettoloso nell’abbandonare un progetto oculato e mirabolante come quello dei ticinesi…

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