William Brett Cassidy, l’arbitro che diresse con la rivoltella al Mondiale ’42

William Brett Cassidy è stato un arbitro che diresse il Mondiale del 1942, disputato in Patagonia, con una rivoltella

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WILLIAM BRETT CASSIDY, UNA RIVOLTELLA AL POSTO DEL FISCHIETTO

Il Mondiale di calcio del 1942 giocato nella Patagonia argentina non fu mai riconosciuto dagli organi ufficiali della FIFA. Di conseguenza, mentre oggi ricordiamo le diverse edizioni che hanno visto protagonisti i più forti giocatori della storia, dal Brasile di Pelé a quello di Ronaldo, dall’Olanda di Cruijff all’Italia di Roberto Baggio, la Coppa del Mondo 1942 è come se non fosse mai esistita. La competizione era nata appena 12 anni prima, e le due edizioni precedenti erano state trionfate dall’Italia (’34 e ’38). Il Mondiale in Patagonia ebbe dell’inverosimile proprio perché era senza sponsor e giornalisti, dunque nessuno riportava agli occhi degli appassionati ciò che stava succedendo. La guerra in Europa aveva interrotto il torneo, dominato fino a quel momento dalla nostra Nazionale. Gli operai piemontesi ed emiliani cominciarono a costruire la diga di Barda del Medio in Argentina per affrontare un’altra edizione.

Tra gli operai che lavoravano dall’alba al tramonto c’erano anche gli indios mapuches, conosciuti per le loro arti illusionistiche e per le loro magie. C’erano spagnoli che monopolizzavano i negozi di alimentari, italiani di Genova, della Calabria e perfino della Sicilia. Verso aprile, arrivarono gli elettrotecnici del Terzo Reich che installarono la prima linea telefonica dal Pacifico all’Atlantico. Assieme a loro, portarono il primo pallone del mondo con valvola automatica, che dicevano di aver inventato ad Amburgo. Dopo averlo mostrato per suscitare l’ammirazione di tutti, lanciarono una sfida, nel caso ci fosse qualcuno disposto a giocare contro di loro una partita internazionale.

Celedonio Sosa, ingegnere di professione, accettò la challenge a nome di tutta la nazione argentina, tirando su una squadra di ubriaconi e vagabondi appena tornati dalle Ande, dov’erano andati a cercare l’oro senza trovarlo. Il coraggio messo in mostra dagli argentini fu invidiabile, il risultato meno: persero 6-1 a fronte di un pessimo arbitraggio da parte di William Brett Cassidy, che si presentò come figlio genetico del famoso cow-boy Butch Cassidy, assassinato a suon di pallottole in Bolivia.

LO SVILUPPO DELLA COMPETIZIONE

Butch aveva vissuto gran parte della sua vita nelle fattorie della Patagonia insieme a Sundance Kid e a Edna, amante di tutte e due. I tedeschi, dopo aver dominato quella partita contro gli argentini, lanciarono l’idea di disputare un Mondiale, come già era avvenuto negli anni precedenti. Insomma, sarebbe stata una Coppa del Mondo della ripartenza generale del calcio mondiale. Il primo problema per gli organizzatori fu che gli italiani antifascisti si rifiutarono di mettere in palio la loro condizione di campioni perchè avrebbe comportato il riconoscimento dei titoli vinti dai professionisti del regime di Mussolini. Conquistati dalla curiosità di giocare con un pallone perfettamente rotondo e senza lacci, una squadra di bottegai spagnoli e di intellettuali francesi fu travolta 7-0 da quella tedesca.

Nessuno ricordava bene le regole del gioco, né quanto tempo si dovesse giocare, tantomeno le dimensioni del campo. L’unica cosa proibita era toccare il pallone con le mani e colpire alla testa i giocatori per terra. La persona incaricata di punire tutti i comportamenti irresponsabili era Brett Cassidy. La Germania era nettamente la compagine più forte di tutte le altre, cosicché anche gli italiani non riuscirono a proclamarsi campioni di una coppa che avevano vinto per due volte di seguito. C’era troppo mismatch tra teutonici e gli altri paesi. A maggio, all’inizio delle prime piogge, il caposquadra calabrese Giorgio Casciolo si accorse che con la sabbia bagnata il pallone cominciava a rimbalzare in tutte le direzioni e che gli inviati del Fuhrer non riuscirono più a controllarlo alla perfezione.

Gli inglesi approfittarono di questo fatto per fare bella figura in una partita contro i tedeschi, vittoriosi “solo” per 5-4. Alla fine del mese, i pescatori cileni del Limay perdettero 4-2 perché Cassidy aveva concesso due rigori a favore dei tedeschi per dei falli di mano commessi molto lontano dalla porta. In una notte di baldoria nel bordello di Zapala, un anarchico genovese che si chiamava Mancini e a cui avevano rubato i pantaloni, cominciò a inneggiare al proletariato di Barda del Medio e a urlare che né i tedeschi né i russi erano imbattibili.

L’ITALIA CHE SI GIOCA IL TITOLO

Gli italiani decisero di giocarsi il titolo di campioni del mondo con tutto il loro onore. Solo cinque/sei della squadra avevano giocato qualche volta a calcio ma uno in particolare, Mancini, aveva passato l’intera infanzia in un collegio di preti dove gli avevano insegnato a correre con una palla legata ai piedi. Insomma, lui doveva essere il trascinatore. Il giorno dopo la notizia fece il giro del mondo: l’Italia campione accettava di mettere in palio il loro titolo. I mapuches (popolo amerindo originario del Cile meridionale), non sapevano di che cosa si trattasse ma credevano che la coppa possedesse i segreti dei bianchi che li avevano decimati nelle guerre di conquista. Per dare avvio alla competizione, bisognava sorteggiare tre gruppi e giocare le partite nei posti dov’era arrivato il telefono in modo da chiamare Berlino e dare la notizia.

William Brett Cassidy insistette affinché agli arbitri fosse dato il permesso di portare una rivoltella per far rispettare la loro autorità. Poiché molti giocatori entravano in campo ubriachi e a volte armati di coltello, l’iniziativa di Cassidy venne approvata. Furono liberati a colpi di machete tre spiazzi lunghi centro metri e siccome nessuno ricordava le misure delle porte, le fecero di 10 metri per 2 di altezza. Le reti non esistevano ma Cassidy si dimostrò subito attento a verificare se il pallone sarebbe entrato o meno. Il sorteggio delle sedi e delle partite fu fatto con il sistema della paglia più corta. L’inaugurazione a Barda del Medio toccò all’Italia campione e all’agguerrita squadra dei guaranies. Sull’altra sponda del fiume, a Villa Centenario, giocarono tedeschi, francesi e argentini, mentre vicino al bordello si affrontarono spagnoli, inglesi e mapuches.

Nell’inaugurazione, l’Italia vinse 4-1 sui guaranies, che non avevano altra bandiera se non quella del Paraguay. Negli altri campi vinsero i tedeschi sui francesi, mentre gli indios mapuches tolsero di mezzo gli inglesi e i bottegai spagnoli con cinque gol di scarto.

I PRIMI “COLPI” DI CASSIDY

Cassidy si dimostrò intollerante nel rapportarsi coi giocatori. Aveva un carattere burbero degno da cow-boy, come lo era suo padre d’altronde. Pronti e via che alla prima partita Brett ferì con dei colpi di pistola due guaranies, che non accettarono le sue decisioni. Sull’altra sponda del fiume, l’arbitro Casimiro dovette sparare contro un attaccante mapuche dopo che si era infilato il pallone sotto la maglia e aveva cominciato a correre come un pazzo verso la porta inglese. I mapuches ebbero due o tre infortunati ma vinsero il girone perché gli inglesi si ostinarono in un fair play. Al Mondiale del 1942 ci furono tre finaliste: Germania, Italia e mapuches. William Cassidy si fece corrompere, permettendo che i tedeschi eliminassero l’Argentina grazie all’espulsione dei suoi due migliori difensori.

Nella semifinale si verificarono alcune irregolarità che Cassidy non fu in grado di controllare. I tedeschi si presentarono con degli elmetti alla testa per proteggersi e alcuni avevano degli spilli invisibili da usare nelle mischie. Gli italiani bruciarono uno stemma fascista e intonarono Verdi. Cassidy volle dare risalto all’evento e tirò a sorte per scegliere il campo con un dollaro d’oro. Non appena la moneta cadde a terra qualcuno la rubò e così si verificò il primo scompiglio. Prima di dare inizio al match, Cassidy tenne un discorso piuttosto duro sul pericolo di mescolare il calcio alla politica. Poiché non aveva il fischietto, arbitrare non era per nulla facile.

William si appostò su una montagnetta di sabbia e scendeva con la rivoltella in pugno solo per dividere i giocatori che si prendevano a botte. Quando occorreva sparava in aria per intimorire i 22 in campo. Cassidy fece durare la partita all’infinito perché gli italiani resistevano con coraggio agli attacchi tedeschi. Gli azzurri si ritrovarono prima sul punteggio di 2-1 e poi su quello di 3-2 per loro, ma al calar del sole qualcuno restituì a Cassidy il suo dollaro d’oro.

UNA FINALE DI FUOCO

Verso fine partita, Mancini saltò per prendere il pallone di testa ma un difensore tedesco lo punse al collo con una spilla e quando l’italiano andò a protestare, Cassidy gli appoggiò la pistola sulla testa, espellendolo di conseguenza. Poi, una volta scoperto che gli italiani utilizzavano il peperoncino per tenere lontano gli attaccanti rivali, Cassidy fermò il gioco dando tre rigori a favore dei tedeschi. Il caposquadra Casciolo, furibondo per la decisione, andò a mettersi tra il portiere e l’uomo che avrebbe battuto il penalty; così intervenne l’arbitro, che gli sparò ad un piede per allontanarlo.

Poche parole, tanti fatti, era il leitmotiv di Cassidy. Su tre rigori, la Germania ne realizzò due. Poco dopo William fischiò la fine della partita, decretando la perdita del trono di campione del mondo da parte dell’Italia. I tedeschi, di conseguenza, andarono a festeggiare il titolo.

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