La breve esperienza di Roberto Mancini come numero 10 del Leicester

Roberto Mancini Leicester

A pochi mesi dal ritiro come calciatore, Roberto Mancini ebbe un ripensamento e si trasferì in Inghilterra per disputare 4 partite con la maglia del Leicester. Una breve esperienza in Premier come numero 10, prima di appendere definitivamente le scarpette al chiodo.

IL PRIMO RITIRO

Roberto Mancini ha da poco conquistato lo scudetto con la maglia della Lazio. E’ il secondo della carriera, dopo quello vinto, da trascinatore, con la Sampdoria. In blucerchiato, il numero 10, ha fatto la storia. Dapprima in coppia con Gianluca Vialli, formando un tandem tra i più identificativi del calcio nostrano; successivamente, caricandosi la squadra senza più il suo gemello affianco. Arrivato a Roma, per volontà del suo mentore Eriksson, ha regalato gli ultimi lampi di classe al mondo del pallone nostrano.

Dopo aver visto sfuggire sul filo di lana lo scudetto, 98-99, i biancocelesti riescono a superare all’ultima giornata la Juventus nel campionato seguente. Mancini disputa 20 gare, molte delle quali da centrocampista. Erikson, infatti, ha l’intuizione di arretrarlo per non togliere spazio ai tanti attaccanti presenti in rosa. Così, Il Mancio, spostato qualche metro più verso la propria metà campo, fa valere tutta la sua intelligenza e la sua visione di gioco. Non segna mai ma risulta molto importante quando impiegato. Ne beneficiano i vari Salas, Simone Inzaghi, Ravanelli e Boksic. Chiusa la stagione col tricolore al petto, Mancini decide di ritirarsi e di diventare uno degli assistenti di Eriksson.

L’AVVENTURA DI ROBERTO MANCINI AL LEICESTER

I primi sei mesi nello staff tecnico non sono facili. La Lazio non parte benissimo, ha il peso di difendere il titolo conquistato l’anno prima ma vede subito la Roma scappare via. I giallorosso sono un rullo compressore, mentre i biancocelesti sono lontani parenti della squadra delle ultime stagioni nonostante l’arrivo di Crespo in attacco. Alla fine, a pagare per la situazione è Sven Goran Eriksson, che viene esonerato. Dopo l’arrivo di Zoff, per Mancini le cose cambiano. Non c’è più il suo mentore e inoltre il richiamo del campo inizia a farsi forte. A Gennaio arriva la clamorosa decisione.

Roberto Mancini toglie le scarpette dal chiodo e prende il primo aereo per Leicester. I Foxes non sono la squadra che vincerà il miracoloso scudetto con Ranieri ma si fanno rispettare in quella Premier League. Il presidente è John Elsom, ricco imprenditore, mentre il tecnico è Peter Taylor. Tra i giocatori di spicco della rosa c’è il gallese Robbie Savage, uno con un caratterino niente male. L’arrivo del Mancio è accolto in pompa magna, gli viene data la maglia numero 10 e trova subito il posto da titolare.

Ha ormai 37 anni e i 6 mesi di inattività si sentono tutti. Il passo è ben lontano da quello di una volta ma la qualità è intatta. Così, seppur a sprazzi, Mancini riesce a regalare qualche lampo dei suoi. Giocherà solo 5 partite: 4 di Premier e una di FA Cup. L’esordio è contro il grande Arsenal di Wenger, Henry e Bergkamp con il Leicester che strappa un pari. Poi arriva la sconfitta contro il Southampton di “Le God” Le Tissier. Alla terza partita respira un pò d’Italia, battendo il Chelsea, composto da una colonia di connazionali. Dopo aver perso contro l’Everton in campionato e l’Aston Villa in coppa, capisce che per lui è arrivato il momento di chiudere col calcio giocato. Ringrazia i Foxes e abbandona. Tornerà da allenatore, qualche anno dopo, al Manchester City ma questa è un’altra storia!

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