Quando Karl-Heinz Rummenigge chiuse la carriera al Servette, in Svizzera

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Per un biennio, dal 1987 al 1989, il bomber tedesco Karl-Heinz Rummenigge vestì la maglia del Servette. Lasciata l’Italia, dopo l’altalenante esperienza con l’Inter, l’attaccante diventò un idolo dei tifosi elvetici. Soprattutto la sua seconda stagione, nonché ultima della carriera, fu esaltante.

KARL-HEINZ RUMMENIGGE, DALL’INTER AL SERVETTE, IN SVIZZERA

Karl-Heinz Rummenigge è stato uno dei migliori attaccanti tedeschi della storia. Grandissima forza fisica, molto abile in acrobazia e in possesso di una buonissima tecnica di base, si fece conoscere come un micidiale cannoniere. A cavallo tra gli anni ’70 e ’80 fu il bomber principe del Bayern Monaco, capace di segnare la bellezza di 217 reti ufficiali. Un periodo d’oro, sia a livello personale che di squadra, con un’invidiabile incetta di trofei tra campionati tedeschi, Coppe Campioni, Coppe Intercontinentali e ben 2 Palloni d’Oro. Insomma, in quegli anni, pochi attaccanti avevano il suo curriculum. Un simile calciatore, all’apice della carriera, non poteva che arrivare in Italia, in quello che era unilateralmente considerato il miglior campionato del mondo. A strapparlo alla concorrenza, nell’estate del 1984, fu l’Inter, che pagò ben 8.5 miliardi di lire per ingaggiarlo e comporre una coppia d’attacco esplosiva con “Spillo” Altobelli.

Una cifra notevolissima per il periodo e che ripose nel tedesco grandissime aspettative da parte della piazza. Nel complesso, l’esperienza italiana di Rummennigge fu in chiaroscuro. L’attaccante non riuscì a ripetere in pieno le meravigliosa gesta mostrate con la maglia del Bayern Monaco. Dopo una prima stagione di adattamento al duro e tattico calcio italiano, il tedesco disputò una seconda annata di buon livello. In entrambe le circostanze, comunque, i suoi gol spinsero i nerazzurri fino alla semifinale di Coppa Uefa. La terza e ultima stagione in Italia, invece, fu decisamente negativa. Caratterizzata da molti guai fisici, fu contornata da soli 6 gol e tante partite trascorse ai box per infortunio. Al termine dell’anno, Karl-Heinz Rummenigge, considerandosi ormai in declino, decise di accettare l’offerta del Servette e si trasferì nel campionato svizzero.

UN PALLONE D’ORO NEL CAMPIONATO ELVETICO

Una scelta, quella di trasferirsi nel calcio elvetico, che in quegli anni non era del tutto inusuale. Anche altri grandi campioni della Serie A presero la medesima strada. Fu il caso, ad esempio di Giancarlo Antognoni, che si trasferì al Losanna (a fine articolo il link con la sua storia in Svizzera). Oppure di Marco Tardelli, che invece accettò la corte del San Gallo. Ad ogni modo, per il campionato svizzero, l’arrivo di Rummenigge rappresentava una svolta epocale. Praticamente mai, da quelle parti, si era visto un calciatore con un simile curriculum. I due Palloni d’Oro ricevuti in carriera erano il simbolo di un passato assai glorioso e la speranza dei tifosi del club era che riuscisse a ritrovare gli antichi stimoli per farli sognare in campo.

La scelta di Karl-Heinz Rummenigge di trasferirsi al Servette fu dettata principalmente da una questione di stimoli. Il tedesco aveva ricevuto offerte economicamente più importanti dal Pescara, dal Cesena e dal “suo” Bayern Monaco, disposto a riportarlo a casa. Convinto dalla dirigenza del club di Ginevra, l’allora 31enne si mise a disposizione dell’allenatore Thierry De Choudens con grande entusiasmo. Ciò nonostante, era consapevole di dover smaltire i postumi dell’ennesimo infortunio subito nella stagione precedente all’Inter. Per questo, il rendimento iniziale di Rummenigge fu piuttosto deludente.  Rientrò in squadra a metà ottobre, a campionato abbondamene iniziato.

Per vederlo segnare, i tifosi del Servette aspettarono fino a dicembre ma da quel momento Kalle non si fermò più. Mise a segno ben 10 gol nelle restanti 17 partite, contribuendo a spingere la squadra fino al secondo posto finale, alle spalle del Neuchatel Xamax. Fu un torneo esaltante per i Granata, sospinti da una rosa di ottimo livello che innalzò il proprio rendimento partita dopo partita. Soprattutto nella Poule scudetto il Servette fu devastante, recuperando numerose posizioni in classifica. Oltre a Rummenigge, infatti, spiccavano calciatori di valore come Lucien Favre, Pascal Besnard, il brasiliano Sinval e il danese Eriksen, autentico mattatore della stagione con ben 36 gol in 34 gare disputate!

IL SECONDO, DEVASTANTE ANNO AL SERVETTE DI KARL-HEINZ RUMMENIGGE

Ormai ripresosi sia fisicamente che mentalmente, Karl-Heinz Rummennigge divenne il vero valore aggiunto del Servette, nel frattempo passato nelle mani del nuovo allenatore Donzè. Il suo strapotere, a livello tecnico, fu evidente nel corso del secondo campionato in maglia granata. Oltre a riempire gli stadi con la sua sola presenza in tutto il Paese, il tedesco iniziò a segnare a raffica. Mise a referto, ad esempio, una mitica quaterna contro il San Gallo, in una partita ricordata per l’autentico pienone sulle tribune. Nonostante lo score impressionante del suo cannoniere principe, la stagione del Servette non fu positiva. La squadra, infatti, stentò e non poco nel corso della fase regolamentare del torneo.

Un cammino che la fece restare costantemente nelle zone medio basse della classifica, con lo spettro di partecipare alla temuta poule salvezza. Alla fine della stagione normale, il Servette riuscì ad agganciare l’ottavo posto nella graduatoria, ultimo utile a qualificarsi per la fase scudetto. Pur mostrando un sostanziale miglioramento nella parte finale della stagione, il club di Ginevra non riuscì a ripetere il miracolo dell’anno precedente. La poule scudetto si concluse con l’ultimo posto, pur avendo in squadra il cannoniere assoluto del torneo. Rummenigge, infatti, dopo i 18 gol nella stagione regolamentare, ne mise a referto altri 7, portando il suo bottino a ben 25 realizzazioni.

Al termine dell’anno, pur conscio che il suo livello di forma gli avrebbe permesso di dire ancora la sua, Kalle decise di appendere le scarpette al chiodo. Con il suo rendimento e i suoi gol aveva messo a tacere tutti coloro che lo accusavano di aver firmato per il Servette solo per garantirsi due anni di “pensione”. Allo stesso modo, però, nella sua testa c’era l’idea di concludere lasciando il miglior ricordo possibile di sé. Così, terminata la carriera eccezionale da calciatore, Rummenigge ne iniziò un’altra altrettanto proficua da dirigente nel suo Bayern Monaco, dove è stato vice presidente e amministratore delegato fino al 2021, prima di lasciare il posto a Oliver Kahn.

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