Quando Gabriel Omar Batistuta si trasformò in Re del Qatar con l’Al Arabi

Gabriel Batistuta Al Arabi

Gabriel Omar Batistuta, ormai debilitato nel fisico da anni di lotte nel calcio italiano e mondiale, chiuse la sua meravigliosa carriera all’Al Arabi, in Qatar. Due anni in un campionato di livello più modesto che gli fecero aumentare il suo immenso bottino realizzativo prima dello stop definitivo per via delle caviglie.

GABRIEL OMAR BATISTUTA E L’AL ARABI

Era un Re Leone ferito, nel corpo e nella mente. Anni di cruente battaglie, a discapito della sua salute ma dando tutto per onorare le maglie che ha indossato. Gabriel Omar Batistuta visse mestamente le ultime due stagioni italiane, porgendo la guancia a chi lo criticava aspramente, senza tener conto della condizione delle sue caviglie. Critiche a tratti anche feroci, giunte perfino dalla piazza di Roma, dove appena un paio di anni prima era stato determinante nella conquista dello scudetto. Si aspettava più riconoscenza e forse per questo cedette alla corta di Massimo Moratti, dopo anni che il patron nerazzurro lo cercava.

Sei mesi per certificare che a quei livelli, purtroppo, non poteva più giocare.  Durante la settimana, ormai, era solito trascorrere intere giornate sui lettini del fisioterapista, cercando di sfiammare il lancinante dolore a caviglie e ginocchia. Con la squadra, al massimo, riusciva a partecipare alla seduta di rifinitura per poi essere disponibile la domenica. Il tandem con Bobo Vieri non funzionò a dovere, arrivarono un paio di gol nel girone di ritorno e altrettanti assist. Troppo poco per poter pensare di continuare così. Eppure il suo nome, Gabriel Omar Batistuta, era ancora nella testa di tante società prestigiose.

Bussò niente poco di meno che il Manchester United, che lo voleva come bomber di scorta. Anche il Fulham e qualche club spagnolo sondarono timidamente il terreno. Insomma, le possibilità di rimanere nel calcio che conta c’erano ma il Re Leone, in cuor suo, sapeva che sarebbe andata sulla falsariga degli ultimi mesi con Roma e Inter. E non avrebbe potuto accettarlo. Pensò al ritiro ma sentiva di avere ancora qualche cartuccia da sparare. Così, dopo essersi consultato con la moglie Irina, Gabriel Omar Batistuta decise di trasferirsi in Qatar, accettando la ricca corte dell’Al Arabi.

UN INGAGGIO PRINCIPESCO E TANTI STRANIERI IN ARRIVO

Nell’estate del 2003, dopo lo svincolo dalla Roma, Gabriel Batistuta firmò un biennale da ben 5 milioni di dollari a stagione con l’Al Arabi. All’ingaggio faraonico si aggiungevano una villa con piscina a Doha, tre automobili, voli intercontinentali illimitati, college francese e inglese per i tre figli. D’altronde, per il calcio qatariota si trattava del più grande calciatore mai arrivato prima di quel momento. Era un momento di grande crescita per il movimento. Con l’idea di tentare un assalto ai Mondiali di calcio (poi ottenuti) del 2022, la Federazione locale aveva pensato che l’arrivo di grandi campioni stranieri potesse aiutare il movimento intero.

La stessa Federazione fornì dei fondi a tutti i club del campionato, per aiutarli a reclutare nomi di grido. Non è un caso che, nella stessa stagione, nel torneo qatariota arrivassero calciatori come i fratelli De Boer, Claudio Caniggia, Hierro e Pep Guardiola. Inoltre, proprio nell’Al Arabi, club che da anni era in declino, Batigol trovò come compagno di squadra anche Stefan Effenberg, già con lui nel drammatico anno della retrocessione in B con la Fiorentina. L’esordio, seppur in amichevole, fu contro la formazione dell’Al Shabab, Emirati Arabi.

A Batistuta bastarono 12 minuti per siglare il suo primo gol. L’Al Arabi rimase in vantaggio fino a che lui ed Effenberg restarono in campo, poi subì la rimonta nel finale e perse 2-1. Poco male, Gabriel Batistuta capì che in quel calcio avrebbe ancora potuto dire la sua. Il ritmo era più lento, il livello tecnico basso, i difensori avevano poche basi e spesso si facevano sorprendere dai movimenti furbeschi del centravanti, appresi in tanti anni di lavoro tattico in A. Spesso, per fermarlo, cercavano la strada della provocazione, non avendo neanche la prestanza fisica per scontrarcisi.

GABRIEL BATISTUTA E LA VALANGA DI GOL PER L’AL ARABI

Il primo anno fu devastante. Grazie alle giocate di Effenberg, che a centrocampo faceva la differenza, e alle reti di Gabriel Batistuta, l’Al Arabi si arrampicò fino al terzo posto. Un risultato eccezionale per un club che da anni stentava. Batistuta mise in mostra tutto il suo repertorio: gol di testa, di rapina, di potenza e su punizione. A fine stagione furono addirittura 25 in 21 partite con il titolo di capocannoniere (l’ennesimo) vinto e con il riconoscimento di miglior calciatore d’Asia. Basti pensare che, prima del suo avvento, il miglior cannoniere della Q-League era stato Mansoor Muftah, leggenda locale, fermatasi a 18 gol. Per Batistuta fu un’annata di grandi gioie, visto che grazie a quel calcio e alla vita meno stressante del Qatar, ritrovò un sorriso ormai smarrito negli ultimi anni in Italia.

Le caviglie facevano male, sempre più, ma il fatto di divertirsi ancora in mezzo al campo lo aiutava a sopportare meglio. Purtroppo, però, Bati sparò davvero i suoi ultimi colpi in quel primo anno di Al Arabi. Nel secondo campionato, infatti, il centravanti argentino fu travolto dai problemi fisici. Riuscì a giocare soltanto 3 partite, rimanendo in infermeria praticamente l’intera stagione. A marzo, a campionato ancora in corso, i dirigenti si videro costretti a proporgli la rescissione contrattuale. Batistuta, a malincuore, la firmò e, dopo aver ascoltato alcune proposte dall’Argentina, come quella del Boca, valutò di essere ormai arrivato al canto del cigno. Il centravanti, un paio di mesi dopo, annunciò il suo ritiro.

TESTIMONIAL PER I  MONDIALI

Pur essendo rimasto, di fatto, un solo anno (il secondo fu inesistente), Gabriel Batistuta lasciò un ricordo unico all’Al Arabi e a tutto il calcio qatariota. Lui stesso, espresse spesso e volentieri parole di riconoscimento per come lo accolsero e per la loro cultura di vita. Un luogo dove ha vissuto per poco ma che è entrato nel cuore del centravanti e della sua famiglia. Inoltre, al contrario di altri elementi di spessore presenti in quel campionato, Bati parlò sempre bene del movimento calcistico qatariota. Cosa che, ad esempio, non fece Guardiola, dicendo chiaramente che “i giocatori del Qatar non sono capaci di nulla. Non prendiamoci in giro, siamo qui solo per i soldi”. 

Anche per questo motivo, nonostante negli anni seguenti altri grandi nomi arrivarono in quel torneo, la federazione scelse proprio Batistuta come testimonial per la candidatura ai Mondiali 2022. Nel 2009, l’argentino fu per l’appunto l’ambasciatore del Qatar nel controverso cammino verso la Coppa del Mondo. Un’assegnazione che, a distanza di un anno dallo svolgimento, non ha mai smesso di alimentare polemiche. Sono state numerose le notizie, poi confermate, di varie tangenti e mazzetti all’interno della FIFA per appoggiare la candidatura del paese Medio Orientale.

Tornando a Batistuta, invece, dopo la sua bella parentesi in Qatar, ha dovuto lottare a lungo con la sua salute. Il fisico, già provato, ha presentato il conto e il centravanti si è ritrovato a non avere più cartilagine nelle caviglie. Si è sottoposto ad interventi chirurgici, non ottenendo inizialmente il beneficio sperato. Arrivò a pensare di farsi amputare le gambe, salvo poi trapiantarsi delle protesi e tornare ad avere una parvenza di normalità nella sua vita. Di recente, l’argentino ha dichiarato di voler iniziare ad allenare e, proprio dalle parti del Qatar, qualcuno ha pensato a lui per la panchina dell’Al Arabi. Per chiudere, ecco un video con tutti i gol realizzati dal Re Leone nella sua avventura in Q-League:

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