Quando l’Arsenal giocò 17 partite in 46 giorni senza vincere niente!

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L’ARSENAL E LA STAGIONE 79/80 PIENA DI PARTITE

Oramai, ai giorni d’oggi, siamo abituati a vedere le squadre giocare ogni tre giorni, visto che tra competizioni europee e nazionali non c’è un attimo di sosta. Ma mentre in Italia, Spagna, Francia e Germania (prendendo in considerazione i principali campionati) capita ad alcune formazioni di rango inferiore di giocare una volta a settimana, per l’Inghilterra il discorso si fa differente. I britannici sono gli unici che disputano due coppe nazionali, la storica Fa Cup e la Coppa di Lega (League Cup); questo porta indubbiamente ad un maggior dispendio di energie per via delle tante gare ravvicinate. Per avere un quadro della situazione, una squadra che compete anche per le coppe europee può arrivare a giocare 10, massimo 15 partite in un mese.

Per questo motivo, in un calcio che si è globalizzato e aperto alle frontiere economiche, si cerca di avere una rosa larga in modo da ruotare i calciatori. Ecco, un discorso di questo tipo può essere ricondotto all’Arsenal e alla stagione 1979/1980. Storicamente parlando, nel calcio inglese difficilmente abbiamo assistito a squadre che abbiano fatto un quadruple, ossia vincere tutte e 4 le competizioni a cui venivano chiamate in causa. La ragione principale non era da trovarsi nel fatto che una di queste venisse snobbata, ma il fittissimo calendario rendeva praticamente impossibile arrivare a giocarle al meglio. Immaginate in 9 mesi di stagione disputare 70/80 partite nel caso una squadra arrivasse fino in fondo ad ogni competizione. E’ raro da vedere, soprattutto per via della quantità di infortuni derivanti dalla stanchezza.

Ma torniamo al nostro Arsenal. Nel lunedì di Pasquetta 1980, la squadra allenata da Terry Neill aveva appena battuto il Tottenham nel derby di First Division e si apprestava ad un finale di stagione emozionante. Con gli ultimi due mesi di stagione davanti, i Gunners ebbero la possibilità di vincere sia la Fa Cup che la Coppa delle Coppe. In campionato, invece, serviva un miracolo per conquistare una partecipazione europea per l’anno successivo.

IL TOUR DE FORCE

Una settimana prima della vittoria contro gli Spurs, l’Arsenal aveva giocato due partite in 5 giorni. Il vero problema, però, riguardava la rosa. Neill poté contare su 16 giocatori a disposizione ma a causa di infortuni muscolari dovuti all’eccesso di minuti in campo e alla stanchezza, il tecnico si ritrovò con 13 uomini contati. Tutto questo per un finale di stagione da 17 partite in 46 giorni. Una follia. Con due cambi a disposizione e il fatto di giocare ogni 48 ore, la squadra non poteva di certo reggere. E’ quello che in Italia chiamiamo ancora oggi “tour de force”, e che a volte diventa un’alibi troppo grande da usare per gli allenatori quando si giustifica una sconfitta.

La prima delle 17 partite (2 aprile) iniziò a Norwich e portò ad una sconfitta per 2-1. Tre giorni più tardi arrivò un pareggio interno per 1-1 contro il Southampton; il 7 arrivò la vittoria nel sopracitato derby contro il Tottenham e il 9 arrivò un pareggio casalingo contro la Juventus. Erano già 4 partite in una settimana. Ma non è finita qui. Il 12 di aprile l’Arsenal andò a Sheffield per l’andata delle semifinali di Fa Cup. A quei tempi le regole erano completamente diverse da quelle attuali, ovvero si giocava in campo neutro e in caso di parità si andava solo ai supplementari, i rigori non erano previsti. Se dopo 120 minuti il risultato non si sbloccava, ci si giocava il cosiddetto replay. Tutto così finchè non veniva stabilito il vincitore. In pratica si poteva andare avanti per sempre.

I Gunners se la dovettero vedere contro il Liverpool. L’andata finì 0-0 e il 16 aprile si giocò il ritorno a Birmingham. Anche qui, dopo 120 minuti il risultato era fermo sull’1-1. Bisognava giocare una terza partita. Il giorno 19, i biancorossi affrontarono i Reds ma in campionato. Si giocò ad Anfield ma la solfa non cambiò di una virgola: altro pareggio. Quattro giorni più tardi, la squadra di Neill batté la Juventus a Torino assicurandosi l’accesso alla finale di Coppa delle Coppe contro il Valencia. Neanche il tempo di festeggiare che 48 ore dopo i Gunners furono attesi ad Highbury per giocare contro il modesto WBA. Risultato? Manco a dirlo, 1-1. I calciatori erano a pezzi, non ce la facevano più e il filotto di pareggi ne era l’esempio lampante.

IL FINALE DI STAGIONE DELL’ARSENAL 1980

Due giorni dopo aver affrontato il West Bromwich, l’Arsenal scese in campo di nuovo a Sheffield per giocare il terzo replay di Fa Cup contro il Liverpool. Non scherzo, finì ancora una volta in pareggio, 1-1. Praticamente i Gunners giocarono 360 minuti per decretare il risultato di una partita che non arrivò neanche. Toccava giocarsi il 4° replay. Il primo di maggio le due squadre si videro contro a Coventry e finalmente una ne uscì vincente: l’Arsenal, che si impose di misura per 1-0. Ma non ci si poteva fermare, la stagione era ancora da portare a termine. Passarono due giorni e sempre a Coventry l’Arsenal sfidò i padroni di casa del Coventry City. 0-1 e altri 3 punti in saccoccia. Il 5 di maggio la squadra di Neill corse di nuovo ad Highbury per affrontare il Nottingham Forest.

A quel punto arrivò un periodo di “pausa”. Ben 5 giorni senza giocare. Una vacanza per i giocatori biancorossi in pratica. Mancavano solamente 4 partite alla fine della stagione ma in palio c’erano due trofei da alzare, e dopo una fatica del genere poteva essere il minimo per la formazione londinese. Il 10 maggio 1980 arrivò la prima doccia gelata. Il West Ham si impose nella finale di Fa Cup per la terza volta nella propria storia. I giocatori dell’Arsenal erano tramortiti da quella sconfitta ma non potevano demoralizzarsi visto che 4 giorni dopo gli toccava giocare un’altra finale, quella di Coppa delle Coppe contro il Valencia.

LE ULTIME DUE DEL CAMPIONATO 1979/1980

Dopo 120 minuti giocati il risultato non si sbloccò, dunque toccava vedersela ai rigori. I londinesi ne sbagliarono solo uno mentre gli spagnoli li imbucarono tutti; la Spagna fece festa e il Valencia alzò la coppa. Per l’Arsenal si trattava di un’altra dolorosissima sconfitta. I ragazzi di Neill, con il morale a terra, affrontarono le ultime due giornate di campionato. Il 16 maggio vinsero a sorpresa per 2-1 sul campo del Wolverhampton ma tre giorni più tardi vennero presi a pallate dal Middlesbrough perdendo 5-0. Un finale di stagione troppo severo per un Arsenal che aveva passato gli ultimi due mesi a non dormire neanche visto che era chiamato a giocare ogni 2 giorni. Questo per portare avanti ogni singola competizione.

Lo ripeto, 17 gare in 46 giorni senza vincere niente. A volte il fato è così, tutti gli sforzi fatti sono stati frantumati in due partite, che potevano essere il punto di arrivo per un gruppo di ragazzi che aveva dato semplicemente tutto: spirito, abnegazione, sacrificio, il mettersi a servizio dei compagni e della squadra. Solo il destino ha fermato i ragazzi di Neill. Fa parte del gioco, fa parte del calcio, lo sport che noi tutti amiamo!

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