Predrag Pasic, l’eroe che combatté i pregiudizi e la guerra con un pallone

Predrag Pasic

Predrag Pasic, con la sua fantastica iniziativa, rappresentò uno spiraglio di luce nella maledetta guerra dei Balcani. L’ex calciatore bosniaco sfidò la morte per combattere le diversità. Tutto grazie ad un pallone!

PREDRAG PASIC, L’EROE BOSNIACO

Predrag Pasic era un calciatore di buon livello, che ha legato la quasi totalità della sua carriera ai colori del Sarajevo, la sua città. Una città che amava alla follia, una delle culle del multiculturalismo europeo, un vero e proprio gioiello. Era un centrocampista, che seppe ritagliarsi un piccolo spazio anche nella fortissima Jugoslavia di quegli anni. Passò poi in Germania, disputando un biennio (85-87) con lo Stoccarda e un anno col Monaco 1860. Ritornò in patria, al suo Sarajevo ma, dopo qualche tempo, scoppiò la terribile guerra dei balcani. Un seme di odio che era ormai radicato da un po’ nelle teste di molti. Pasic ha spesso ricordato come, ai tempi del Sarajevo, il motivatore della squadra era solito ripetere ai calciatori che la diversità doveva essere una risorsa.

Quest’uomo, Radovan Karadzic, improvvisamente si trasformò in uno dei maggiori criminali di quella guerra che mise contro tutti. Un folle, un esaltato che si macchiò dei crimini più vergognosi che il genere umano possa concepire. Tutt’attorno, un Paese da sempre unito che, di colpo, veniva suddiviso in razze, etnie, religioni. La Sarajevo che Predrag aveva conosciuto e amato, nella quale era cresciuto e ne aveva difeso, seppur calcisticamente, i colori, non esisteva più. Devastata dalle bombe, ridotta ad un cumulo di macerie. Ci si rifugiava dove possibile, c’era paura di uscire e il calcio, pian piano, scompariva dalle strade della città. Lui, Pasic, era ancora un calciatore in attività. Molti dei suoi colleghi scappavano all’estero, alla ricerca di un contratto ma, soprattutto, della salvezza. Predrag non lo fece, non senza lottare.

LA SCUOLA CALCIO

Così, Predrag Pasic prese una decisione di cuore: fondare una scuola calcio. Nel bel mezzo della guerra, tra le bombe e le macerie, tra le terribili squadriglie della morte. Una scuola calcio che avrebbe accolto chiunque, bambini di qualsiasi etnia, senza distinzioni. Lui, serbo di religione ortodossa mise in piedi questa “pazzia”. Aprì la scuola calcio vicino ad un cimitero, chiamandola Bubamara. Dentro a quelle mura, qualsiasi concetto di odio, di diversità, di razzismo, erano dimenticate. Tutt’attorno era pieno di cecchini, pronti a sparare. Lui insegnò ai bambini a non aver paura, a volersi bene, a giocare e coltivare la loro passione, ad accettare le loro diversità. Non c’erano serbi, bosniaci, croati ma solo piccoli calciatori. La meravigliosa attività di Pasic proseguì ininterrottamente per 4 anni, dal 92 al 96, poi, finalmente, la guerra cessò.

Ma Bubamara proseguì il suo sviluppo di crescita. Aprirono altre filiali in tutta la Bosnia e, per un periodo, ci fu anche l’appoggio economico dell’Inter per un progetto di campus. Il progetto di Pasic ha conosciuto anche momenti molto difficili, con la politica che spesso si è messa di intralcio. Nel 2001, infatti, il sindaco di Ilidza, Senaid Memić, sfrattò la scuola calcio nonostante fossero state spese somme di denaro consistenti per mettere tutto a norma. Ma Predrag non si è mai arreso e oggi, nel 2021, Bubamara è ancora lì. Con centinaia di ragazzini che viaggiano insieme per il paese, disputando partite e tornei senza alcuna distinzione razionale. Un meraviglioso messaggio dal mondo del calcio, a dimostrazione di cosa possa fare un pallone.

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