Pablo Escobar e Alvaro Ortega, l’arbitro ucciso per un gol annullato al 90′!

Pablo Escobar arbitro

Pablo Escobar, durante il suo regno di narcotraffico, aveva il controllo totale di quasi tutta la Colombia, tanto da arrivare ad uccidere un arbitro. Il povero Alvaro Ortega aveva la sola colpa di aver annullato un gol.

LA GUERRA DEI CARTELLI

Che Pablo Escobar avesse una passione travolgente per il calcio era una cosa ben nota, tanto da portarlo a commissionare l’omicidio di un arbitro. È il 1989 e la Colombia è nel bel mezzo della sanguinaria lotta dei narcos. Basti pensare che, nello stesso anno, Pablo farà uccidere 70 persone in un attentato al Dipartimento di Sicurezza. Inoltre, saranno più di 700 i poliziotti e i politici assassinati per essersi intromessi nei suoi affari.  Ma, oltre che dallo Stato, Escobar deve guardarsi le spalle anche dalla concorrenza. Si fa sempre più sanguinaria, infatti, la guerra tra il suo Cartello di Medellin e quello di Calí.

I due Cartelli rivaleggiavano su tutto: su chi avesse più potere, più soldi, più conoscenze, la cocaina migliore, le armi più potenti. E, ovviamente, non poteva mancare il calcio. È la grande passione dei due boss: del già citato Pablo Escobar e di Miguel Rodriguez. È chiaro ed evidente come i due boss usino il calcio anche e soprattutto per ripulire i loro soldi. Ma è altrettanto evidente come, per entrambi, ci sia anche una vera passione sportiva. Cosi che la sfida di cartello del campionato colombiano è tale di nome e di fatto. Quel 26 Ottobre 89 si affrontano l’Independiente Medellin e l’America Calí.

PABLO ESCOBAR E L’ ARBITRO ORTEGA

A dirigere l’importante sfida viene chiamato un giovane arbitro emergente, Alvaro Ortega, sotto lo sguardo attento e minaccioso di Pablo Escobar, seduto comodamente in tribuna. La partita è spettacolare, ricca di emozioni e colpi di scena. A due minuti dalla fine, il risultato è di 3-2 in favore dell’America de Calí. Inoltre, l’arbitraggio sino a quel momento, non è assolutamente piaciuto al famoso e cruento narcotrafficante.

A quel punto, l’Independiente, buttatosi a capofitto in avanti, trova l’insperato gol del pareggio. Il 3-3 salverebbe la faccia e permetterebbe al Cartello di Medellin di non perdere la sfida a distanza con i rivali. Ma l’arbitro Ortega ravvede un gioco pericoloso e annulla il gol. È la sua condanna a morte, perché immediatamente Escobar si volta verso i suoi uomini e ne ordina l’esecuzione. L’incarico viene affidato al suo sicario più pericoloso: John Jairo Velasquez, detto Popeye. In pratica, per Ortega è morte certa.

L’ESECUZIONE

Il 15 Novembre l’arbitro Ortega incrocia nuovamente Pablo Escobar sulla propria strada. Viene, infatti, nuovamente designato per arbitrare la medesima sfida tra Independiente e America. Stavolta la gara è ininfluente per la classifica, poiché l’accesso alla finalissima se lo sono già guadagnato lo Junior de Barranquilla e l’Union Magdalena. Appena prima di partire per la gara, Ortega riceve una telefonata a casa, a Barranquilla. Una voce anonima gli preannuncia quello che sarà il suo triste destino. Il povero arbitro, sconvolto, non trova di meglio che recarsi ad un bar di fiducia e ubriacarsi, per l’ultima volta.

Il bar di Pato Alvarez è uno dei più frequentati in città, nonostante si trovi in una zona non propriamente sicura come il porto. Merito del proprietario, un uomo sempre sorridente e con una grande passione per il calcio. Quando, quella sera, vede arrivare Ortega capisce subito che qualcosa non va. Lo vede agitato e gli domanda cosa sia successo. Alvaro vuota il sacco e confida le sue paure. A nulla valgono i consigli dell’amico, che gli dice di rinunciare alla direzione arbitrale della partita.

Inoltre, nella terna arbitrale designata, come assistente, c’è anche Jesus Diaz.  Fino a tre anni prima era considerato il miglior arbitro colombiano. Proprio quest’ultimo, che aveva preso Ortega sotto la sua ala protettrice, sconsiglia, a sua volta, al collega di accettare l’incarico. Anche in questo caso vanamente. La partita termina con uno scialbo pareggio ma questo è del tutto ininfluente. Subito dopo il fischio finale, Ortega si sta recando assieme a Diaz in un ristorante di Medellin per cenare.

Quando sente il rumore degli pneumatici di una macchina che sgommano, capisce che è arrivato il suo momento. Prova una disperata fuga chiedendo aiuto ai passanti: nessuno, per paura, si ferma. Un proiettile lo colpisce alla gamba, Popeye scende dall’auto e spara altri 9 colpi. Il 32enne Alvaro Ortega morirà durante il trasporto in ospedale con una sola “colpa”: aver annullato un gol alla squadra sbagliata, nel momento sbagliato.

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