Nery Pumpido, il portiere che rischiò di perdere un dito in allenamento

Nery Pumpido

Nery Pumpido, il portiere dell’Argentina Campione del Mondo nel 1986

La vita è fatta di grandi momenti di gloria e anche di tanti momenti drammatici. Lo sa bene Nery Pumpido, portiere dell’Argentina Campione del Mondo nel 1986 che nella sua carriera ha vissuto la grande gioia di vincere un Mondiale con la Nazionale ma è anche incappato in due incidenti gravi e curiosi che hanno rischiato di mettere a repentaglio la sua carriera.

L’erede di Fillol al River Plate

Nery Pumpido, classe 1957, iniziò la sua carriera nell’Unión Santa Fè. Poi, nel 1981 approdò al Vélez Sarsfield. Al Vélez si guadagnò la prima convocazione con la nazionale argentina in occasione dei Mondiali del 1982, dove Pumpido venne convocato come terzo portiere. Nel 1983, arrivò il grande salto per la sua carriera: a puntare su di lui fu il River Plate, uno dei club più blasonati del calcio argentino. Con i Milionarios Pumpido giocò per cinque stagioni, diventando un pilastro della squadra e prendendo dell’indiscusso Ubaldo Fillol che nel frattempo si era trasferito in Brasile al Flamengo. L’anno più bello per la carriera di Nery, sia con il River che con l’albiceleste fu il 1986. In un anno solare, l’estremo difensore vinse la Copa Libertadores e la Coppa Intercontinentale con il River. Poi in estate salì ancora di più sul tetto del mondo, vincendo il Mondiale con l’Argentina di Diego Armando Maradona. Era il punto più alto della sua carriera, ma un anno dopo stava per arrivare il momento più delicato.

Nery Pumpido, dall’incidente in allenamento con il River che rischiò di fargli perdere un dito al brutto infortunio con l’Argentina a Italia 90

Il primo momento più delicato nella carriera di Nery Pumpido si verificò il 7 luglio 1987. Quel giorno, il portiere Campione del Mondo stava sostenendo un allenamento con il River Plate agli ordini del preparatore atletico Luis María Bonini. Nel corso dell’allenamento, il giocatore doveva fare un esercizio che consisteva nel saltare e toccare la traversa. Ad un certo punto, però, il suo anello della fede rimase incagliato in uno dei ganci che sostenevano la rete. Il portiere ebbe una lesione da sguantamento rischiando di perdere la falange del dito anulare. Ci volle un intervento chirurgico di quattro ore per riattaccare il dito alla mano e una settimana dopo, l’operazione poté dirsi riuscita, scongiurando il rischio di rigetto. Pumpido così tornò a giocare e tre anni dopo quell’incidente si trovò ancora a difendere la porta dell’Argentina. Il destino però stava per giocargli un altro scherzo. Nella seconda gara contro l’URSS, nel tentativo di prendere un pallone in uscita, ebbe uno scontro con il compagno di squadra Olarticoechea. Nel contrasto il portiere ebbe la peggio: frattura di tibia e perone e Mondiale finito, male anche per l’Argentina. Pumpido riuscì a rialzarsi anche dopo quel brutto infortunio e lo fece tornando all’Unión Santa Fè dove tutto era cominciato, contribuendo ad evitare la retrocessione del club in seconda divisione prima di ritirarsi.

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