Lokomotive Lipsia-Dinamo Berlino, la partita della “vergogna”

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LOKOMOTIVE LIPSIA-DINAMO BERLINO, UNA PARTITA SEMPLICEMENTE VERGOGNOSA

Senza troppi giri di parole, Lipsia viene definita come il covo del calcio tedesco. Non a caso nel 1903 l’undici locale vinse il primo campionato teutonico della storia, battendo in finale ad Amburgo il DFC Prag con un sonoro 7-2. La prima ed unica DFB Pokal, invece, arrivò nel 1936 con una vittoria storica per 2-1 contro lo Schalke 04, una delle squadre più forti dell’epoca. Dopo il passaggio governativo alla DDR (Repubblica Democratica Tedesca), l’identità calcistica della città venne difesa dalla Lokomotive Lipsia, che prese l’eredità del Vfb Leipzig. Il calcio nella Germania Est veniva controllato dal potere centrale, che aveva il controllo geografico e politico di tutto il paese e, rimanendo in tema, aveva la facoltà di decretare le sorti sportive delle squadre. Insomma, giocatori e allenatori erano subordinati fino al midollo dallo Stato socialista che imperversava su di essi.

Heinz Krugel (allenatore del Magdeburgo), per esempio, venne emarginato a vita dal calcio della DDR per un tentato accordo contrattuale con la Juventus e per il rifiuto di piazzare delle microspie nei bagagli dei giocatori del Bayern Monaco prima di una partita di Coppa Campioni. Non solo, stesso discorso valse per i tre giocatori della Dinamo Dreda, Weber, Kotte e Muller. Anche loro ostracizzati nel 1981 per aver tentato una fuga nella Germania Ovest. Helmut Klopfleisch, tifoso dell’Hertha Berlino (di Berlino Ovest), venne arrestato e interrogato più volte a causa del suo sostegno verso la compagine tedesca. Nella Germania Est la maggior parte delle squadre più importanti erano l’emanazione di organi statali, e questi club istituzionali venivano agevolati dalle autorità statali rispetto alle altre realtà cittadine.

LA DATA DELL’EVENTO

Accadeva molto spesso alla Lokomotive, di solito favorita rispetto alle Chemie Lipsia. Il 22 marzo 1986, andò in scena la partita della “vergogna” tra Lokomotive Lipsia e Dinamo Berlino. Al Bruno-Plache-Stadion ci fu un tutto esaurito, visto che la gara, valida per la 18° giornata, sanciva una buonissima fetta di titolo nazionale. La Dinamo si trovava in testa alla classifica e stava rincorrendo la vittoria dell’ottavo campionato consecutivo. Un’egemonia che aveva visto un unico padrone fino a quel momento.

LA PARTITA

La squadra della capitale di Berlino Est era la compagine della Stasi, l’organizzazione di sicurezza e spionaggio della Repubblica Democratica Tedesca. Questo non poteva far altro che favorire la Dinamo Berlino. Per farlo, non solo si depredava regolarmente l’Union Berlino, e chi si opponeva andava in galera, ma si forzavano anche i trasferimenti dalla Dinamo Dresda, squadra più prestigiosa del paese. Per quanto riguardava i tifosi, invece, quelli della Dinamo furono gli unici ad ottenere il permesso di andare allo stadio. Nonostante tutti questi vantaggi, la squadra faticava ad imporsi. L’unico trofeo in bacheca fu la coppa nazionale del 1959 e in diverse occasioni arrivò anche una retrocessione. Finché nel 1978, quando la Dinamo Dresda vinse il terzo campionato di fila (sesto in totale), un uomo si spazientì.

Si trattava del capo della Stasi e presidente della Dinamo, Erich Mielke, che decise che da quel momento sarebbe stata la sua formazione a dominare la DDR a livello calcistico. Mai parole si rivelarono più azzeccate. Per raggiungere il suo scopo, Mielke concesse l’accesso impunito al doping di Stato, quello che serviva alla Germania Est nelle Olimpiadi. Ma soprattutto, la complicità degli arbitri, obbedienti a favorire con l’arbitraggio la Dinamo Berlino. Uno di questi si chiamava Adolf Prokop, agente speciale della Stasi che per hobby faceva il direttore di gara. Tendenzialmente, veniva designato per le partite più delicate della Dinamo, e quando si assentava si cercava di chiamare un arbitro della sua schiera di fiducia. Tra questi arbitri complici in malafede c’era Bernd Stumpf, anche lui membro della Stasi. Venne scelto proprio per dirigere quel Lokomotive Lipsia-Dinamo Berlino del 1986.

IL GIUSTIZIERE

Insomma, non doveva far altro che giustiziare gli acerrimi rivali. I padroni di casa partirono fortissimo, alimentando una flebile speranza di riaccendere la corsa per il titolo nei loro tifosi. Dopo due minuti passarono in vantaggio grazie al gol segnato dal centravanti Olaf Marschall. Passavano i minuti e il risultato rimaneva sempre 1-0. All’84’ venne espulso il mediano della Lokomotive Matthias Liebers. Fu proprio qua che l’esecutore di tutto, ovvero l’arbitro Bernd Stumpf, si mise in proprio.

IL RIGORE CHE CAMBIO’ TUTTO

Sulla sirena di fine secondo tempo, al 94′ minuto, sull’ultimo campanile lanciato nella mischia dalla Dinamo, Hans Richter e Bernd Schulz si lanciarono in aria cadendo a terra insieme. L’arbitro corrotto non ci pensò due volte assegnando il calcio di rigore agli ospiti. Vibranti furono le proteste dei padroni di casa, che stavano per vedersi andare in fumo il campionato. Sul dischetto si presentò Frank Pastor, grande attaccante della Dinamo: sangue ghiacciato e 1-1. Al triplice fischio di Stumpf, la Dinamo rimase prima in classifica con due punti di vantaggio sulla Lokomotive.

Il declino della DDR, poi, segnerà la fine dell’egemonia berlinese; da lì a poco il movimento calcistico tedesco orientale pose le basi per una penetrazione tra Est e Ovest che regalò alla Germania diversi giocatori di talento come Thomas Doll, Andreas Thom e Matthias Sammer. Quel 22 marzo 1986 rimane una data storica negli annali del calcio teutonico. Quel giorno la giacchetta nera corrotta decretò quello che passerà alla storia come “il rigore della vergogna di Lipsia”.

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