Le Barras Bravas, gli ultras criminali che governano sul calcio argentino

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LE BARRAS BRAVAS, GLI ULTRAS CRIMINALI

Barras Bravas è il nome di quei gruppi di tifosi sfegatati che forniscono il loro sostegno alla propria squadra in maniera troppo caotica. Questo gruppo di ultras, da anni, sta dominando il calcio argentino tramite l’uso della violenza (contro ultras avversari e polizia) e di una serie di coreografie che prevedono il lancio di fumogeni, petardi e coriandoli. Durante la partita sono quella parte di pubblico che cantano costantemente cori accompagnati dal suono della batteria e delle trombe. Tipico da calcio sudamericano. Durante le trasferte invece, cercano sempre di fare qualche torto agli ultras avversari, dal lancio di oggetti a dei cori “propagandistici”. Con il passare degli anni le Barras Bravas hanno avuto un ruolo rilevante anche all’interno di determinati club. Per esempio intervengono nelle scelte del presidente, o in altri casi si trasformano in guardie del corpo dei calciatori stessi.

Sono ultras che ti fanno percepire il clima del calcio sudamericano tramite il loro furore caldissimo, ma sono anche quegli ultras che non vorresti mai incontrare per strada. Con il tempo il loro raggio d’azione si è ampliato non solo negli stadi di tutto il Sudamerica, ma anche nelle strade e nelle diverse località. Da un gruppo di 10 persone negli anni 50, le Barras Bravas hanno incominciato ad inglobare qualsiasi tipo di essere umano, dai ragazzi giovani a diversi tifosi di altre fazioni che venivano considerati dei criminali. Nel giro di poco tempo questo gruppo incominciò ad agire nel mercato delle società, intervenendo negli acquisti e nelle cessioni in modo da ottenere una percentuale sul prezzo del cartellino dei giocatori che poteva arrivare fino al 30%.

Il problema è che nessuno può ostacolarli. E’ un movimento talmente pericoloso che neanche la polizia riesce a limitarli. Gli ultras col passare del tempo si presero il controllo sul calcio argentino e diventarono sempre più organizzazioni mafiose e criminali. In Argentina, specialmente, appartenere a una Barra significa lavorare. Diventa una scelta di vita se prendere parte del gruppo o meno. Nessun hobby o divertimento, solo lavoro.

IL DOMINIO DELLA “DOCE”

La “Doce” (che significa “dodici”), è ancora oggi la Barra Bravas del Boca Junior e si pensa sia in grado di gestire traffici di denaro pari a 70 mila dollari mensili. I traffici di droga, bagarinaggio, racket nei parcheggi dello stadio e vendita di merchandising sono tutte le varie fonti di guadagno di questi gruppi. Inevitabile come nel giro di diversi anni siano state riscontrate diverse morti dovute alle lotte sanguigne tra le Barras. Secondo Mario Berges, presidente di “Salvemos al Futbol” (l’associazione che cerca di combattere contro questi ultras criminali), dal 1924 ad oggi sarebbero 300 i morti riconducibili a lotte tra Barras. Per far capire la violenza di questi gruppi, in una partita di ritorno di Copa Libertadores tra River e Boca, la Doce aggredì con dello spray urticante dei giocatori del River Plate causando un danno ineccepibile.

Nonostante questi atti brutali, alcuni capi delle Barra Bravas hanno guadagnato l’ammirazione di giovani leve di tifosi. Quando uscivano dal carcere per tornare allo stadio, firmarono una quantità di autografi come se fossero calciatori famosi. Non è un caso che si definivano come il “dodicesimo uomo in campo”. Oltre ad aver manipolato il calcio argentino, le Barras Bravas iniziarono ad avere appoggi anche all’interno della Casa Rosada, il palazzo presidenziale della Repubblica Argentina. Questo “lasciapassare” era anche favorito dalla polizia locale, molto spesso corrotta e tacitamente permissiva.

LA MORTE DI EMANUEL BALBO, L’ULTIMA PAZZIA DELLE BARRAS BRAVAS

Nel 2017, il 22enne tifoso del Belgrano, Emanuel Balbo cadde da un’altezza di cinque metri durante il derby con il Tallares. Fu una morte tragica iniziata nell’intervallo quando Oscar Gomez, l’uomo che nel 2012 investì e uccise il fratello Agustin in una gara automobilistica clandestina, iniziò a insultare e picchiare il povero Balbo. Gli aggressori sostenevano che fosse un tifoso del Tallares, ma il il ragazzo non riuscì a spiegare che in realtà tifava Belgrano. Diverse persone affianco alla mischia consigliarono al giovane di scavalcare una balaustra per mettersi in salvo, ma quel consiglio fu un atto al suicidio. Sotto c’era solo cemento e gradoni, nessuna via di salvezza.

Nonostante avesse sbattuto fortemente la testa, venne portato all’ospedale in condizioni precarie. I medici diagnosticarono un edema cerebrale e diverse fratture parietali. Ma i segni di vita che dava Balbo erano miseri. Morì pochissime ore dopo. Il suo decesso fu causato dalle tremende Barras Bravas, che non vengono più considerate “tifoserie” ma vere e proprie organizzazioni criminali. Ancora oggi governano su tutto il calcio argentino e la speranza di fermarle una volta per tutte sembra essere andata perduta.

QUI un video che illustra cosa sono le Barras Bravas

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