Le avventure di George Best in America: la NASL e il suo gol più bello

george best america Sorry! You are blocked from seeing ads

GEORGE BEST IN AMERICA, UNA TRIPLICE AVVENTURA

George Best è stato il massimo esempio della convivenza tra due lune. Il suo calcio era genio allo stato puro, vista la sua particolare abilità nel dribbling, il più artistico dei fondamentali. Anche la vita sregolata fuori dal campo, però, raggiunse livelli inediti. E al di là di divertenti frasi celebri, tipo la distinzione fra i soldi spesi per alcol, donne e macchinoni e quelli invece sperperati, Best ha pagato prima i suoi eccessi con l’invecchiamento precoce, dopo aver toccato il suo picco nel 1968 (a soli 22 anni) con la Coppa Campioni e il Pallone d’Oro, e poi addirittura con la vita. Un genio sregolato che, nonostante fosse amato a livello calcistico, ebbe diversi problemi nel rapportarsi al di fuori del terreno di gioco. Banalmente, il 22 maggio 2006, sei mesi dopo la sua scomparsa, il municipio di Belfast annunciò che l’aeroporto cittadino sarebbe stato intitolato a lui.

La decisione suscitò notevoli proteste, e un sondaggio organizzato da una radio diede un responso equilibrato. Il 52% degli interpellati si disse orgoglioso di onorare la memoria del campione, mentre il 48% fece presente che la vita del quinto Beatle non era stata così esemplare da meritare un simile riconoscimento. Insomma, su Best se ne sono dette tante: la sua velocità abbinata a quei cambi di direzione repentini da far ubriacare ogni avversario non bastarono per abbattere le numerose critiche riversategli contro per la sua vita extra-campo. In fondo, per lui andava bene così. Oggi però non stiamo qui a fargli la morale su cosa era giusto o no, ma andiamo a ripercorrere le sue tre tappe americane.

Dopo i grandi successi ottenuti con il Manchester United, in cui ha giocato dal 1963 al 1974, vincendo due campionati inglesi, una FA Cup, due Charity Shield e una Coppa Campioni, nel 1968 Best figurava come uno dei giocatori più forti al mondo, se non il primo in quel momento. Dopo il ’74, a 28 anni, il fenomeno irlandese annunciò per due volte il ritiro, salvo poi cambiare idea.

L’APPRODO AI LOS ANGELES AZTECS

A metà dei Settanta il suo problema di alcolismo cresceva a dismisura. Dopo due brevi parentesi prima allo Stockport County e poi al Cork Celtic, Best ricevette un’offerta dagli Stati Uniti, dalla NASL. Una lega che fino a quel momento era vista come piena di giocatori stranieri “mercenari” che usavano il campionato per una vacanza pagata, vista la quantità di denaro che veniva garantita ai calciatori. Nel 1975 si trasferì così ai Los Angeles Aztecs, che pochi anni dopo vedrà anche l’approdo di un altro fenomeno, Johan Cruijff. “L’offerta più interessante arrivò da Clive Toye, direttore generale del New York Cosmos, la squadra che aveva vinto la North American Soccer League. La NASL stava iniziando proprio allora ad ingrandirsi e, spalleggiate da alcuni pezzi grossi dell’industria, le squadre cominciavano a spendere un sacco di soldi per acquistare calciatori famosi provenienti da tutto il mondo.

La cosa mi attraeva anche perché mi sembrava un taglio netto con il passato.

Se fossi entrato in un’altra squadra inglese mi sarei ritrovato in mezzo al solito vecchio circo, ai soliti vecchi problemi. Andare in America avrebbe invece voluto dire ricominciare da capo, trovarmi in un posto dove potevo andarmene in giro senza che nessuno mi riconoscesse. Ricominciai a pensare che i miei problemi avrebbero potuto svanire se avessi cambiato aria”, scrive Best nella sua autobiografia The Best. Con la maglia degli Aztecs, l’ex United tornò a splendere, riprendendo quell’ebrezza di maestosità che mancava da un paio di anni. Segnò 15 reti nella prima stagione e 13 nella seconda, venendo selezionato entrambe le volte per l’All-Star Game. L’impatto che ebbe Best con l’ambiente californiano fu encomiabile, visto che sia nel ’76 che nel ’77 trascinò la squadra ai playoff, portandola fino alle semifinali senza però riuscire a vincere il Soccer Bowl.

LA BREVE ESPERIENZA AL FULHAM

Ad intervallare le due stagioni con i Los Angeles, ci fu l’esperienza britannica al Fulham (1977-78), conclusasi con 37 presenze e 8 gol. Nel 1978 Best incominciò ad avvertire qualche scricchiolio nel rapporto con società, allenatori e compagni e a metà stagione decise di trasferirsi sull’altra costa degli Stati Uniti, ai Fort Lauderdale Strikers (Florida), squadra dal pubblico più ampio e che ne poteva apprezzare le gesta.

IL GOL PIU’ BELLO IN CARRIERA

La confusione che si era venuta a creare ai LA regnava sovrana, visto che furono ingaggiati Rinus Michels, in panchina, e Johan Cruijff in campo. In pratica la squadra cambiò lo stile da inglese, a messicano e infine olandese in soli tre anni. E le cose non migliorarono mai. Nonostante l’età avanzasse sempre di più, con gli Strikers Best dimostrò una notevole dose di professionalità, di gran lunga superiore a quella di altre star europee sulla soglia della pensione. I suoi colpi, però, non bastarono per trascinare il Fort Lauderdale sino alla vittoria del Soccer Bowl, dominato dagli imbattibili Cosmos, con Chinaglia che segnava in ogni partita e la coppia Beckenbauer-Carlos Alberto ad orchestrare il gioco da dietro.

Nel luglio del 1979 arrivò la rottura con gli Strikers dopo un 3-0 contro i Cosmos al Giants Stadium, in cui Best accusò allenatore e compagni di mancanza di voglia di vincere, come era successo agli Aztecs.

L’interesse di media e giocatori per la NASL raggiunse il picco nella seconda metà degli anni ’70, ma a cavallo della decade le cose iniziarono a cambiare. Dopo l’esperienza scozzese all’Hibernian, l’ex United tornò sulla West Coast per firmare un biennale coi San Jose Earthquakes, accettando di giocare persino nel campionato indoor che si disputava in inverno. La qualità della NASL, in compenso, stava calando sempre di più agli inizi degli anni ’80, e anche lo stesso Best era sulla via del tramonto, tanto che rinunciò alla convocazione per i mondiali del 1982. Con i Quakes, pur non riuscendo a vincere trofei, George lasciò lo stesso il segno realizzando il suo gol più bello in carriera contro i suoi ex Strikers: dribbling a mezza difesa e sinistro all’angolo.

L’ULTIMA PARTITA GIOCATA DA BEST IN AMERICA

Rete che fotografava le sue immense qualità. Giocò la sua ultima partita il 19 agosto 1981. Prima dell’inizio della stagione 82-83, la NASL perse sei squadre, inclusi i LA Aztecs, scendendo da 24 club a 14 in soli due anni. Nella sua biografia “Blessed”, Best parla proprio del collasso della NASL: “Divenne sempre più un ‘calcio della domenica’. Tutto iniziò a disintegrarsi, passando da quella che era una lega di buon livello ad un campionato quasi dilettantistico”. Con 37 anni sulle spalle, il nordirlandese giocò una manciata di partite a Hong Kong e fece mezza stagione nelle serie minori con il Bournemouth.

LEGGI ANCHE: LA TRISTE AVVENTURA SCOZZESE DI GEORGE BEST CON LA MAGLIA DELL’HIBERNIAN

E’ uscito il nostro libro “frammenti di calcio”. Clicca QUI per acquistarlo

error: Content is protected !!