L’avventura in Brasile da vero precursore del mito giapponese Kazu Miura!

Kazu Miura Brasile

Da giovanissimo, l’eterno Kazu Miura lasciò la sua terra e volò in Brasile per coronare un sogno. Un’avventura difficile ma che lo portò a diventare la leggenda vivente che è ancora oggi in Giappone. La sua storia ha ispirato i creatori del manga “Capitan Tsubasa“, in Italia conosciuto come Holly e Benji.

KAZU MIURA, LA GIOVANE PROMESSA COL MITO DEL BRASILE

Purtroppo, in Italia, la stragrande maggioranza degli appassionati di calcio lo ricorda come uno dei più grandi bidoni che siano mai approdati nel nostro campionato. Un giudizio severo, conseguenza di quella che fu indubbiamente una stagione del tutto negativa per Kazu Miura. Il giapponese, infatti, approdò al Genoa nel 94-95, non riuscendo mai ad adattarsi ad una Serie A che, in quegli anni, era il torneo più competitivo al mondo. Un solo gol segnato, peraltro nel derby con la Samp, e tantissimi errori clamorosi sotto porta che lo resero una presenza immancabile negli spezzoni della Gialappa’s Band. Ma, soprattutto in Giappone, l’attaccante è tuttora una vera e propria leggenda. Basti pensare che, pur avendo 54 anni, è ancora in attività e non ha alcuna intenzione di interrompere una carriera ormai lunghissima e ricca di oneri.

Una carriera che, clamorosamente, ebbe inizio addirittura in Brasile, dove Kazu Miura sognava di emigrare per affinare le proprie doti tecniche e diventare semplicemente il migliore del suo Paese. Vi ricorda qualcuno? Probabilmente i più attenti appassionati dei Manga e degli Anime giapponesi avranno immediatamente collegato la vicenda al mitico Capitan Tsubasa. Meglio conosciuto in Italia come Holly Hutton, il leggendario personaggio dei cartoni fu ispirato proprio dalla figura di Miura. All’inizio degli anni ’89, Kazu è solo un ragazzino con una passione sfrenata per il calcio. Gioca dalla mattina alla sera ed è stimolato continuamente dai genitori. Costoro, al contrario di quello che capita sovente negli adolescenti, credono ciecamente nelle qualità del figlio e lo spingono a crederci. Un particolare che, nel 1982, gli permetterà di coronare il suo sogno.

LE DIFFICOLTA’ IN TERRA BRASILIANA E LA PERSPICACIA

Di famiglia benestante, il giovane Kazuyoshi ottiene il permesso per poter partire alla volta del Brasile. L’operazione è architettata dal padre, che tramite le sue conoscenze, riesce a farlo entrare nelle giovanili della Juventus di San Paolo. Con soli 700 dollari in tasca, il ragazzino 15enne arriva nella grande metropoli paulista. Cresciuto nel mito di Pelè, che osservava quasi ossessivamente nelle videocassette registrate dal padre alla TV, si ritrova finalmente nella terra dei grandi campioni. Lascia alle sue spalle parenti, amici e il suo percorso da studente presso la Shizuoka Gakuen High School.

Proprio qui, peraltro, com’è abitudine dei giapponesi, aveva iniziato a tirare i primi calci ad un pallone, difendendo i colori studenteschi. L’arrivo in terra brasiliana, però, non è esattamente come sperato. Kazu, infatti, non conosce minimamente la lingua e si ritrova catapultato in una realtà, anche culturale, completamente opposta a quella del Giappone. I primi tempi sono durissimi e il giovane attaccante, a più riprese, riflette se sia il caso di mollare tutto e tornare a casa. Ma Miura non demorde e mette anima e corpo in questo suo progetto.

Si allena con dedizione e studia con grande abnegazione la lingua, fino a impararla in tempi anche piuttosto rapidi. A più riprese, in futuro, Kazu Miura affermerà di non aver mai avuto un piano B vero e proprio, pertanto, fallire in Brasile, sarebbe stato un vero e proprio funerale per la sua carriera. Curiosamente, un paio di stagioni dopo il suo arrivo in Sudamerica, viene raggiunto anche dal fratello maggiore Yasutoshi, che però avrà molta meno fortuna. L’attaccante nipponico, inoltre, sopporta anche le neanche troppo velate prese in giro di compagni, avversari e tifosi, per lo più a sfondo razzista. Spesso viene etichettato per stereotipi e il suo rendimento non risulta particolarmente soddisfacente, tanto che la Juventus di San Paolo decide presto di disfarsene.

KAZU MIURA ALLA LENTA CONQUISTA DEL BRASILE

Il ragazzino, dopo il flop con le giovanili della Juventus “brasiliana” si ritrova ad essere prestato al piccolo XV de Jaú. Il declassamento viene vissuto male da Miura, che nei primi tempi si dimostra demotivato e svuotato. Tuttavia, il destino cambia in occasione di una finale di un torneo amatoriale. Il giapponese, infatti, viene incaricato di battere il rigore decisivo e lo trasforma con freddezza. Un piccolo incentivo che lo carica e gli permette di guardare il futuro con maggior fiducia. Neanche a farlo apposta, peraltro, la stessa finale viene trasmessa da una TV brasiliana e la sua prestazione non passa inosservata.

Davanti allo schermo ci sono anche degli osservatori del grande Santos, che iniziano a fiutare il colpo. Kazu Miura sostiene un provino che può davvero rappresentare la svolta della sua avventura in Brasile. Durante le due amichevoli disputate con i Peixes, il giapponese non impressiona minimamente e viene scartato. E’ un altro duro colpo ma il ragazzo dimostra ancora una volta di avere le spalle larghe e non demorde. Si rituffa nuovamente nell’esperienza al piccolo XV de Jaù e stavolta ha un piglio diverso. E’ spesso decisivo, segna con buona continuità e si fa notare soprattutto nel corso di una partita contro il blasonato Corinthians.

Sul risultato inchiodato su un onorevole 2-2, il giapponese rompe l’equilibrio nei minuti finali, grazie ad un grande colpo di testa. Un gesto che ha un particolare risalto nei media brasiliani e fa cambiare idea perfino al Santos. Il club che accolse le gesta del grande Pelè, il suo idolo, stavolta gli offre un vero e proprio contratto. Tuttavia, i dirigenti della società paulista sono chiari fin dall’inizio. Il nipponico ha bisogno di fare esperienza e verrà prestato, al fine di farsi le ossa. Miura accetta, concorde con il loro giudizio.

LA GRANDE CHANCE AL PALMEIRAS

La prima tappa è di prestigio, perché i dirigenti del Santos decidono di spedirlo al Palmeiras. Il club, che da lì a poco diventerà uno dei più vincenti del calcio brasiliano anni 90, lo accoglie con curiosità e lo aggrega alla prima squadra per gli allenamenti. Kazuyoshi Miura si alterna con le partite del settore giovanile e riesce a ritagliarsi anche un po’ di spazio con “i grandi”. Proprio durante la parentesi al Verdao, ha modo di fare ritorno in Giappone per prendere parte alla Kirim Cup. A Fukuoka sfida il Werder Brema, vincendo per 4-0. Poi, a Shizuoka affronta la squadra riserve dell’Algeria, bissando il successo (stavolta 4-2). Infine, a Kyoto, è protagonista della sfida più suggestiva in assoluto. Di fronte, infatti, c’è proprio la Nazionale giapponese della quale sogna, fin da piccolo, di fare parte. Il Palmeiras vince anche il terzo confronto, per 2-1.

Chiuso il prestito al Palmeiras, Miura viene mandato in due club minori, in modo da avere più minutaggio. Prima è un tesserato del Matsubara, club di Cambarà con un nome che ricorda chiaramente il suo Giappone. Successivamente, si ritrova al CRB, in Seconda Divisione. Una parentesi fondamentale della carriera in Brasile di Kazu Miura, infatti, il giapponese inizia a scrollarsi di dosso le paure e si va più spavaldo in campo. Dal punto di vista tecnico, è un attaccante molto valido e gli anni trascorsi in terra brasiliana ne hanno affinato le qualità. Non segna mai in partite ufficiali con il CRB ma ha un rendimento piuttosto alto, specialmente nelle molte amichevoli disputate. Mostra di avere un dribbling a tratti letali e fa conoscere anche una delle sue giocate tipiche, una sorta di piroetta ad irridere ed evitare l’avversario di turno.

LA CRESCITA CHE PORTA ALL’ESORDIO CON IL GIAPPONE

I notevoli e incoraggianti progressi mostrati nel corso dell’ultimo prestito, inducono il Santos a testare il loro gioellino giapponese in un club più importante. Pertanto, Miura finisce, a titolo temporaneo, nel Coritiba. Qui è praticamente un titolare e scende in campo in 21 occasioni, riuscendo anche a segnare 3 gol. E’ ormai chiaro che il giovane nipponico è pronto, così il Santos, nel corso del 1990, lo riporta alla base e gli fa firmare un contratto da professionista. Il piccolo e spaurito Kazu Miura che arrivò 8 anni prima in Brasile pieno di dubbi e paure, ce l’ha finalmente fatta.

Si trova nella rosa di una delle più importanti società del Paese e riesce perfino a trovare un po’ di spazio in prima squadra. Le 11 partite di campionato non passano inosservate neanche in Giappone, dove la leggenda di un loro connazionale che sta cercando di conquistare il Brasile, assume sempre più popolarità. Così il 26 settembre del 1990, in occasione dei Giochi Asiatici, la nazionale giapponese lo convoca per la prima volta. L’esordio è contro il Bangladesh e sarà la prima di ben 89 presenze, impreziosite da addirittura 55 gol. Un bottino di tutto rispetto che ne fa, ancora oggi, il più grande marcatore nella storia del Giappone. Ma torniamo all’esperienza brasiliana dell’attaccante, che si avvicina alla conclusione. Col Santos, infatti, Miura mette a segno 3 gol.

Dentro di lui c’è la consapevolezza di essere davvero un altro calciatore rispetto a quello di qualche anno prima. Pur con mille difficoltà e senza mai imporsi davvero in modo definitivo, è riuscito comunque nel suo intento. A fine stagione, il Santos decide di non rinnovargli il contratto. Lui, che ormai sente il Brasile dentro di sè, considera a malincuore finita l’esperienza sudamericana. Fa le valigie e torna in Giappone, firmando con i Verdy. Da qui in poi, inizia un nuovo capitolo della sua vita, che lo porterà a vestire di una dozzina di differenti club, viaggiando anche in Paesi come Italia, Croazia o Australia. Un vero e proprio mito per il calcio nipponico che, magari, non avrà avuto gli stessi successi del personaggio di fantasia Capitan Tsubasa, a lui ispirato, ma che ha scritto delle pagine indelebili di storia. Una storia iniziata, nel 1982, proprio in Brasile…

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