La trascurata parentesi di Edgar Davids al Barnet da giocatore-allenatore

Dopo i successi con le maglie di Ajax e Juventus, Davids chiuse la carriera al Barnet in veste di giocatore-allenatore

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EDGAR DAVIDS AL BARNET, LA FINE DI UNA CARRIERA

Edgar Davids rimane uno dei prototipi di centrocampisti che ad oggi non vediamo più. O meglio, ne vediamo ma in vesti diverse. Probabilmente l’olandese rimane uno degli ultimi “superstiti” in grado di abbinare al meglio una foga agonistica e cattiveria fuori dal comune ad una qualità tecnica che lo aiutava a compensare la sua malizia. Non è un caso che il suo soprannome fu Pitbull. Un giocatore semplicemente stratosferico svezzatosi nella scuola olandese dell’Ajax di Van Gaal e che, dopo un brutto passaggio a vuoto al Milan, trovò la sua dimensione alla Juventus salvo poi ricevere la squalifica per doping. Insomma, di lui ricordiamo le esperienze, positive o negative che siano, nei maggiori club d’Europa e la tenacia con cui affrontava le partite, tanto da farlo diventare un unicum per il suo modo di interpretare il gioco.

Verso la trentina la sua carriera cominciò a prendere una piega discendente, frutto delle diverse incomprensioni tattiche tra Barcellona, Inter e Tottenham, ma soprattutto a causa degli infortuni, tibia e perone in particolare. D’altronde uno che metteva la gamba ad altezza viso e la testa ad altezza gambe non avrebbe potuto avere un fisico così integro per tutta la carriera. Il suo ritorno all’Ajax nel 2007 fu la sua vera ultima tappa di carriera, visto che poi non scese in campo per 2 anni dopo il mancato rinnovo di contratto coi Lancieri. Nel 2010 era sulla graticola di appendere ufficialmente gli scarpini al chiodo, così da dedicare l’intera vita da post calciatore nel mondo della televisione come commentatore sportivo.

IL PASSAGGIO AL CRYSTAL PALACE

Davids, infatti, commentò i Mondiali africani del 2010, ma incredibilmente venne ingaggiato dal Crystal Palace, in seconda divisione inglese, all’età di 37 anni. Dichiarò apertamente come il suo desiderio di continuare a giocare a calcio era ancora forte. La sua seconda esperienza britannica, in compenso, non si rivelerà un granché: appena 7 partite di lotte in mezzo al campo e basta. Insomma, la stagione 2010-2011 disputata con gli Eagles doveva dare la conferma definitiva ad Edgar di abbandonare il calcio giocato, visto il suo fisico deflagrato.

UN’ESPERIENZA NE’ BUONA NE’ CATTIVA

Ma fu proprio in quel momento in cui tutti pensavano al ritiro dell’olandese che venne il bello. A 39 anni, l’11 ottobre 2012, Edgar Davids firmò un altro contratto da professionista con il Barnet, società inglese di quarta divisione. Non era ancora sazio e forse “pronto” moralmente per firmare le carte del ritiro. La curiosità nacque nel comunicato del club inglese, il quale annunciò l’olandese come “joint Head Coach”, cioè giocatore-allenatore alla pari di Mark Robson, il vero coach della squadra. I due andarono subito d’accordo, con Davids che si alternava tra qualche improvvisata sul rettangolo verde e qualche consiglio quando era in giacca e cravatta in panchina. Il Pitbull dimostrò subito fiducia nei propri mezzi, come se il mestiere dell’allenatore lo facesse da anni.

Anzi, fu proprio Robson a dire: “Imparerò da Davids”. Quest’ultimo volle chiarire la sua posizione da giocatore e co-allenatore, quindi non vice. In veste di calciatore, Edgar si autoproclamò capitano del Barnet, vestendo un numero di maglia atipico per i giocatori di movimento, l’uno, giustificando la scelta come un modo per caricare la squadra nel momento del bisogno. Chiaramente, per la piccola compagine di Londra era un sogno poter essere gestita da uno che poco tempo prima aveva vinto la Champions League. Ma d’altronde i campionati inferiori inglesi non sono così trascurati. I 39 giorni di Paul Gascoigne al Kettering Town o l’esperienza di Ramon Diaz all’Oxford Town sono altri due esempi che fanno capire la considerazione che c’era nell’allenare una piccola realtà britannica.

Il rendimento del Barnet in campionato fu un’altalena di risultati buoni e meno buoni. Due o tre vittorie consecutive, e poi altrettante cadute che fecero precipitare la squadra nei bassifondi di classifica. Il 28 dicembre arrivò la svolta: Robson lasciò il club e Davids rimase l’unico allenatore della squadra.

UN RITIRO RIMANDATO PIU’ VOLTE

Nonostante l’olandese fosse l’unica guida tecnica in panchina, mantenne ancora il suo ruolo di giocatore, rendendosi protagonista della maggior parte delle partite disputate. Alla fine il Barnet retrocesse in National League dopo una sconfitta decisiva all’ultima giornata: i 51 punti raccolti non bastarono per mantenere la categoria. Malgrado la delusione fosse tanta, il lavoro e la gestione dei giocatori da parte di Davids, alla sua prima vera esperienza da “mister”, fu elogiata dalla società. I media inglesi andarono contro l’olandese, criticato a gran voce sulle prime pagine dei giornali. Nonostante i malumori, Edgar decise di restare anche per la stagione successiva, non disdegnando l’idea di fare anche il calciatore.

La sua dottrina era quella di puntare sui giovani per fare un calcio propositivo, intenso e specialmente fisico in mezzo al campo. Non è un caso che fece fare delle preparazioni apposite per rinforzare la muscolatura dei suoi ragazzi, alcuni molto giovani. Un suo grande difetto era quel temperamento che se da giocatore riversava direttamente sul campo e nei contrasti, da allenatore scaricava sull’arbitro, con epiteti fuori luogo tanto da vedersi sventolare più volte i cartellini rossi in faccia. Quando indossava la sua maglia 1, Davids lo faceva prettamente da difensore centrale, visto che mancava un leader caratteriale a dirigere lo scompartimento arretrato.

Il rendimento, però, fu tutt’altro che esaltante. Le persone che stavano più vicino a lui lo spinsero a ritirarsi definitivamente per dedicare tutto alla carriera da allenatore, così da poter essere prosperosa e vincente.

UNA VITA FATTA DI ESPULSIONI AL BARNET

La seconda ed ultima stagione al Barnet, 2013-2014, si trasformò in un incubo per Edgar. Nelle prime 9 partite di campionato collezionò 6 gialli e 3 rossi, maturando anche quel lato ribelle del suo carattere che, evidentemente, era ancora nascosto. A 40 anni inoltrati era ormai giunta l’ora di salutare. I ritmi inglesi erano insostenibili per lui, non a caso arrivava sempre in ritardo nei contrasti o quando doveva intervenire, per questo si spiegano tutte quelle sanzioni disciplinari.

Dopo l’espulsione ricevuta in un match casalingo contro il Salisbury, Davids appese una volta per tutte gli scarpini al chiodo incolpando gli arbitri: “Non giocherò più, mi stanno togliendo tutto il divertimento”. Decise comunque di rimanere alla guida del Barnet giusto per un paio di partite, quelle dei saluti insomma. Il 19 gennaio 2014 lasciò definitivamente il club londinese dopo averlo aiutato dentro e fuori dal campo.

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