La tragedia di La Paz: quando i The Strongest persero la vita su un monte!

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THE STRONGEST, L’ENNESIMA TRAGEDIA AEREA

Di tragedie il mondo del calcio ne ha viste parecchie, aeree soprattutto. Quello schianto del Grande Torino ha lasciato a noi italiani un indelebile ricordo che difficilmente potrà essere scordato. Ciò che concerne a questo è che in tutti questi anni di fùtbol, abbiamo assistito (purtroppo) ad altre innumerevoli tragedie. Nei cieli boliviani del 26 settembre 1969, un DC-6 della compagnia Lloyd Aereo Boliviano stava facendo rotta da Santa Cruz alla capitale La Paz. I passeggeri erano quasi tutti giocatori della squadra boliviana The Strongest, uno dei club più blasonati del Paese. Il nome richiamava alla potenza delle tigri, visto che erano gli unici dal 1908 a non essere mai stati retrocessi insieme all’Oriente Petrolero. I The Strongest erano reduci da un quadrangolare amichevole e stavano tornando a casa.

A circa un’ora dall’arrivo, per circostanze incerte, il pilota perse all’improvviso il controllo del velivolo, che precipitò in una regione montagnosa denominata La Chancha, vicino al centro minerario di Viloco, 100 chilometri da La Paz. La notizia dell’impatto brutale scossò tutto il calcio boliviano. In pochissimi secondi scomparvero ben 74 persone tra staff, giocatori, equipaggio e passeggeri comuni che avevano preso lo stesso volo. Tra i calciatori più rappresentativi di quella spedizione c’era il portiere Armando Angelasio, titolare anche della nazionale e Diogenes Torrico, attaccante fortissimo. Gli altri che persero la vita furono: Oscar Guzman, centrocampista in prestito dall’Olympic. Miguel Angel Porta, bandiera e capitano dello Strongest anni ’60. Julio Alberto Diaz, terzino argentino naturalizzato boliviano. Ernesto Villegas, centrocampista fenomenale che era arrivato dagli acerrimi rivali del Bolivar.

Hector Marchetti, fantasista argentino considerato come una delle stelle della squadra. Eustaquio Ortuno, l’allenatore. Infine, Orlando Caceres, Jorge Tapia, Hernan Andretta, Fernando Duron, Juan Iriondo, German Alcazar, Osvaldo Franco e Roberto Farfan. Nello staff tecnico persero la vita Josè Ayllon e Felipe Aguilar.

I SOPRAVVISSUTI

Alla tragedia sopravvissero solamente tre giocatori gialloneri, quelli che non erano saliti sull’aereo a causa di problemi fisici. Rolando Vargas soffriva di una pesante influenza, Luis Gini stava smaltendo un brutto infortunio e Marco Antonio Velasco era ingessato. La tragedia di La Paz rappresenta ancora oggi la più grande disfatta che ha subito il calcio sudamericano, in particolare la Bolivia. Il contraccolpo emotivo che subirono i tifosi fu una scena tristissima: la più grande squadra del paese era stata cancellata dalla faccia della terra. La veglia funebre si tenne alla Cattedrale Metropolitana di La Paz, con una folla interminabile che sfilò per due giorni.

Guardando il lato positivo, lo Strongest non morì. In mezzo a tutte quelle lacrime provocate dalla tragedia, un dirigente del club salì alla ribalta assumendosi il compito di far rialzare la “tigre”. Quest’uomo si chiamava Rafael Mendoza che, insieme ad un gruppo di amici tifosissimi dei gialloneri, ricevette una serie di attestati di solidarietà dai rivali storici del Bolivar, dalla Federcalcio boliviana, dalla Fifa e dalla Confederazione Sudamericana. Anche club argentini come River Plate e Boca Juniors contribuirono economicamente a garantire risorse per ridare vita ai The Strongest. Il presidente degli Xeneizes, inoltre, organizzò una partita di beneficenza a Buenos Aires prestando ai gialloneri due giocatori del vivaio, Luis Fernando Bastida e Victor Hugo Romero.

Da quel momento nacque il nuovo The Strongest sotto la guida di “Don Rafo”, allenatore che fece vincere al club più di una volta il titolo nazionale. Negli anni i dirigenti della squadra boliviana fondarono un centro sportivo modello, nella zona residenziale Achumani. Dalla tragedia sul monte vicino a La Paz, i The Strongest sono vivi e vegeti. Oggi militano nella Primera Division, massima serie del campionato boliviano. La ricostruzione è stata sicuramente un giusto compromesso per dimenticare la tragedia.

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