La meravigliosa annata di Fabrizio Ravanelli con il Middlesbrough

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LA SUPER ANNATA DI RAVANELLI CON LA MAGLIA DEL BORO

Frizzante, instancabile e talentuoso. Tre aggettivi che reggono appieno lo status di calciatore di Fabrizio Ravanelli, stella lucente del movimento calcistico italiano degli anni ’90. Una seconda punta con la “schiena storta”, non troppo apprezzabile esteticamente, ma estremamente efficace quando c’era da sobbarcarsi tutto il lavoro sporco in fase di non possesso. Era uno di quei giocatori che la gamba non la tirava mai indietro, uno di quelli che gettava il polmone oltre l’ostacolo facendosi apprezzare anche per i suoi ripiegamenti difensivi. Un mancino naturale che, a differenza di molti, usava molte volte anche il destro (vedasi il gol segnato in finale di Champions contro l’Ajax). E poi il senso del gol, caratteristica che per uno che vedeva poche volte la porta, ne è diventato il cavallo di battaglia. Insomma, Fabrizio Ravanelli si è costruito con lavoro e tantissimo sacrificio.

L’unica nota stonata di carriera fu l’esperienza in Nazionale. Sia Sacchi prima che Maldini poi gli diedero fiducia, soprattutto il secondo che lo fece diventare uno dei punti cardini della squadra per tutte le qualificazioni alla Coppa del Mondo 1998. Il Penna Bianca fu tuttavia impossibilitato a prendervi parte poiché venne colpito da una broncopolmonite di origine batterica, venendo sostituito da Enrico Chiesa. Ecco, quello fu l’unico grande rimpianto della sua carriera. Il 1996 fu un anno cruciale per Ravanelli, che in 48 ore passò dal sollevare la Coppa Campioni a progettare un gelido inverno nel nord-est inglese. Quell’idolo e simbolo della Juventus lippiana che si metteva la maglietta sul volto ogniqualvolta segnava, venne scaricato dalla società.

Gli arrivi di Boksic e Vieri si rivelarono fatali per il futuro di Fabrizio. L’Inghilterra, nel frattempo, si interrogava su come accelerare i tempi di una svolta calcistica e culturale che non poteva farsi troppo attendere. Dalle macerie degli anni Ottanta era nata la nuova Premier League. Una macchina di soldi, ambiziosa e spettacolare. A causa dei cinque anni di esilio dovuti alla strage dell’Heysel, l’Inghilterra in Europa era poco più di una pura espressione geografica. I pochi stranieri di valore, dal danese Schmeichel al francese Cantona, arrivavano dai paesi vicini con pochissime eccezioni. Solo Klinsmann al Tottenham fece scalpore.

L’ESPERIENZA AL MIDDLESBROUGH

Steve Gibson, piccolo imprenditore del nord-est inglese, aveva fondato a 23 anni la Bulkhaul Limited, compagnia specializzata nel trasporto di liquidi e diventata di fama mondiale. A 36 anni lo stesso Gibson riuscì a mettere le mani sul 90% delle azioni del Middlesbrough, centrando la promozione in Premier dando carta bianca all’allenatore-giocatore Bryan Robson, vecchia gloria dello United e della Nazionale approdato al Boro per chiudere la carriera. Già nell’estate 1995 erano arrivati dei colpi da novanta dal Brasile: il terzino sinistro Branco, che farà appena 10 presenze in due mezze stagioni, e il fantasista Juninho Paulista. L’inizio di stagione 96-97, invece, fu importante per l’arrivo di Arsene Wenger nel calcio inglese.

Premessa a parte, il Middlesbrough sborsò la bellezza di 19 miliardi di vecchie lire (circa 7 milioni di sterline) per accaparrarsi Ravanelli, facendolo diventare il secondo giocatore più costoso della storia del calcio inglese dopo Stan Collymore, pagato dal Liverpool un milione e mezzo in più. Il Boro gli garantirà poi un ingaggio d’oro da 2,8 miliardi all’anno, più del doppio di quanto gli avrebbe garantito la Juventus fino al 1998. “E’ stato un fulmine a ciel sereno. Mi sono sentito scaricato, uno di troppo”. Col passare del tempo uscirono alcuni dietrofront su dei possibili litigi con Lippi che ne macchiarono la reputazione. Come lui, anche Gianluca Vialli venne trattato in egual modo, capitano in scadenza di contratto non rinnovato e lasciato partire per il Chelsea.

L’affare di Ravanelli al Boro passò in secondo piano quando Alan Shearer si trasferì dal Blackburn al Newcastle per 15 milioni di sterline. Un’operazione ancor più clamorosa. Penna Bianca fece coppia con Juninho, rivelatosi come uno dei migliori centrocampisti del campionato l’anno precedente. In riva al Tees era arrivato anche un terzo brasiliano, Emerson Moises Costa, prelevato dal Porto. La squadra di Robson era la tipica del calcio inglese anni ’90: tanto talento davanti, tantissima legna dietro, con difensori giganti, poco tecnici e non troppo apprezzabili per movenze.

IL DEBUTTO DA SOGNO CONTRO IL LIVERPOOL

L’estate 1996 era la prima della Legge Bosman e, come tutti i grandi campionati europei, anche la Premier si stava arricchendo di stranieri. Il 17 agosto il Middlesbrough debuttò in casa, al Riverside Stadium, contro il Liverpool di Steve McManaman e Robbie Fowler, favoritissimo per la vittoria. Su una nave ormeggiata nel fiume Tees comparve una scritta con lo striscione “Watch Ravanelli on the telly”, (Guardate Ravanelli in TV). Le aspettative che c’erano sull’ex Juve erano altissime. I Reds passarono in vantaggio con Bjornebye, ma vennero raggiuti proprio da Ravanelli, che fece capire subito di che pasta era fatto. Il Liverpool ripassò in vantaggio, ma in fase difensiva si fece prendere alla sprovvista da Penna Bianca, implacabile col pallone tra i piedi.

2-2. Ci si avvicinava alla fine e gli ospiti rimisero la testa avanti con Fowler. Ravanelli, non abituato ai ritmi inglesi, era sfinito, boccheggiava e stava per chiedere il cambio. Fino a quando, dopo un’azione caotica con tre rimpalli, non insaccò una palla all’angolo, facendo impazzire il Riverside. Finì 3-3 e il biglietto da visita di Ravanelli fu una tripletta. Insomma, meglio di così non ci si poteva presentare. Ebbe anche la chance di fare 4-3, che lo avrebbe portato dritto nell’iperuranio. I tifosi lo ribattezzeranno Silver Fox (Volpe d’Argento), visto che rendeva molto meglio l’idea della caratura da bomber di razza. E anche oltremanica iniziarono le sue esultanze fatte da “voli immaginari” a braccia aperte e con la maglietta a coprirsi il capo.

Il The Sun lo elesse come esordio migliore di sempre. Dopo il debutto da favola, Ravanelli tornò al gol coi leoni rossi all’inizio di settembre contro il West Ham. Poi sentenziò il Coventry e a metà mese ne rifilò ben quattro all’Hereford, in League Cup. Quella macchina da gol italiana non si fermava più. Sfornava reti su reti ogni giornata. Contro il Derby Country fece nuovamente hat-trick e inscenò un balletto curioso, a bordo campo, davanti ai suoi tifosi dopo aver imbracciato un microfono.

UN GRANDE BOTTINO

Da solo Penna Bianca collezionò 33 presenze segnando 16 gol in campionato, per un totale di 48 appelli e 31 sigilli stagionali. Il Boro raggiunse le finali di Coppa di Lega ed FA Cup, che purtroppo perse entrambe, rispettivamente contro Leicester e Chelsea. Il problema di Robson era sempre quello, la fase difensiva. Neanche l’arrivo di un altro italiano nel mercato invernale, Gianluca Festa, diede man forte al pacchetto arretrato. Saranno infatti 60 i gol subiti a fine stagione. Dal possibile sogno con due finali di coppa agguantate, alla lenta discesa nelle zone calde di classifica, fino ai tanti infortuni. Quest’ultimi fatali e che costeranno 3 punti di penalizzazione per non essere scesi in campo a Blackburn. Il Middlesbrough finì così per retrocedere, illudendo ogni tipo di buona aspettativa che c’era ad inizio stagione.

La retrocessione portò Ravanelli e il brasiliano Paulista a lasciare il club. Fabrizio andò in Francia, all’Olympique Marsiglia, dove segnerà ancora ma non legherà mai del tutto coi tifosi e nemmeno con la società. Tornerà poi in Italia, sponda Lazio, dando comunque il suo contributo ad una squadra già forte. Nel 2001 fece ritorno in Inghilterra per vestire la maglia del Derby Country, dove collezionò 53 presenze segnando 16 gol in due stagioni. Poi il passaggio in Scozia, al Dundee F.C, esperienza che durò 6 mesi e conclusa con 6 apparizioni e 3 gol. Chiuderà la carriera nella sua Perugia che lo aveva svezzato già da ragazzino.

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