La breve esperienza di Johan Cruijff come Direttore Generale del Chivas

Johan Cruijff Chivas

Nel 2012, il grande Johan Cruijff salì al timone del Chivas, importante club messicano di Guadalajara. L’olandese, assunto nelle vesti di Direttore Generale, gestì il club a distanza, finendo presto per scontrarsi con l’invadenza del presidente Vergara. Dopo alcuni mesi, il rapporto di collaborazione venne interrotto per le divergenze di vedute.

LA NOMINA DI JOHAN CRUIJFF COME DIRETTORE GENERALE DEL CHIVAS

Semplicemente una delle più grandi leggende nella storia del calcio. Prima fenomenale calciatore “totale”, poi rivoluzionario e visionario allenatore. Johan Cruijff è, senza alcun ombra di dubbio, una delle figure più importanti di questo sport. Dopo la sua esperienza da tecnico, rivelatasi esaltante alla guida di Ajax e Barcellona, l’olandese decise di interrompere prematuramente questa sua nuova carriera. Lasciata la panchina catalana del 1996, Cruijff intraprese strade dirigenziali, alterandosi tra i suoi due grandi amori: per l’appunto l’Ajax e il Barcellona. Poi, improvvisamente, nel febbraio del 2012 arrivò una chiamata del tutto particolare. Johan Cruijff, infatti, fu nominato Direttore Generale di un club messicano, il Chivas. Un’avventura chiaramente in controtendenza con il suo passato ma apparentemente molto stimolante.

L’olandese era chiamato a riorganizzare totalmente l’assetto tecnico della squadra di Guadalajara, cercando di riportarla in alto dopo anni di scarse soddisfazioni. Ciò nonostante, fin dal momento della firma, la stampa messicana si mostrò alquanto scettica sulla durata del matrimonio. Il Chivas, infatti, era di proprietà di Jorge Vergara, un imprenditore locale noto per la vendita a domicilio di cosmetici. Costui, nell’ambiente del calcio messicano, era famoso per la scarsa pazienza nei confronti di allenatori e dirigenti e, soprattutto, per la sua invadenza “tecnica”. In più occasioni, negli anni precedenti, aveva preteso di poter scegliere la formazione, mettendo bocca in ogni dinamica societaria. A rendere ancora più complicato il rapporto, inoltre, ci sarebbe stata anche la decisione di Cruijff di continuare a vivere a Barcellona, controllando tutto a distanza.

LA RIVOLUZIONE A META’ DEL CHIVAS

“Siamo molto fortunati ad avere il miglior allenatore del mondo. Questo è un sogno che avevo quasi dieci anni fa, riuscire a contagiare uno come lui nel progetto Chivas e oggi lo abbiamo qui. Portare Cruyff è come portare il Papa”. Fu questa la premessa del presidente Vergara, probabilmente ancora all’oscuro di ciò che invece sarebbe avvenuto. Perchè, in realtà, Cruijff mise piede non più di 2-3 volte a Guadalajara, finendo presto per scontrarsi con le ovvie difficoltà logistiche. L’olandese ebbe il pieno controllo sulle dinamiche del club, chiedendo e ottenendo anche la supervisione di tutte le categorie giovanili. Formò i tecnici della “cantera” biancorossa secondo le sue idee di calcio, dando loro anche direttive sull’adottare un sistema di gioco e dei principi comuni per tutte le squadre. Successivamente, per ciò che concerne la prima squadra del Chivas, Johan Cruijff affidò la panchina ad un suo connazionale: John van’t Schip.

Suo ex calciatore ai tempi dell’Ajax, fu poi un elemento del Genoa per diverse stagioni prima di diventare allenatore. Tante annate all’interno del suo Ajax, per poi partire alla volta di Melbourne e prendere il controllo della squadra locale. Proprio l’esperienza australiana precedeva questa sfida in Messico. Curiosamente, inoltre, è bene specificare come il Chivas sia una squadra nota per l’attitudine a schierare praticamente solo calciatori messicani. Un particolare che, pertanto, rendeva il compito degli olandesi ancora più difficoltoso, non potendo rinforzare la rosa con elementi stranieri. In seguito, Cruijff fece rimuovere l’erba sintetica dal manto dello stadio, sostituendola con quella naturale. A suo dire, infatti, questo cambio avrebbe permesso ai calciatori di attuare un calcio migliore.

IL PREMATURO ADDIO DOPO POCHI MESI

Quella che, inizialmente, veniva descritta come una sfida affascinante e stimolante, si trasformò presto in incubo. Fin dalle prime gare, la squadra sembrò faticare a trovare la giusta identità. La mano di van’t Schip faticava a vedersi e i risultati scarseggiavano. Questa situazione finì presto per indisporre il presidente Vergara, che pensò bene di prendere in mano la situazione e cominciò a metter bocca nelle varie decisioni. Un’irruzione che, chiaramente, non fece piacere a Cruijff. Tra i due iniziò una lunga guerra a distanza, fatta di piccole schermaglie e di frecciate neanche troppo velate. Un contesto esplosivo che, ovviamente, non sarebbe potuto durare. A farne le spese fu proprio l’olandese. Assodato il fallimento nella caccia alla zona playoff del Chivas, Johan Cruijff decise di rassegnare le dimissioni.

Il 2 dicembre, l’ex tecnico di Barcellona e Ajax dava l’addio ufficiale al Messico, togliendosi diversi sassolini dalla scarpa. Dichiarò che la storia recente del club era molto misera e fatta di tante annate oscure che non si sarebbero potute cancellare in pochi mesi. Inoltre, rivendicò la bontà del suo progetto, aggrappandosi alla mancanza di tempo a disposizione per poter tirare fuori risultati soddisfacenti. Infine, senza girarci troppo attorno, spiegò come la dirigenza del club di Guadalajara non stesse facendo un buon lavoro e che la colpa dei veri fallimenti era da ricondurre a loro. Orfano del suo mentore Cruijff, qualche mese dopo fu silurato anche il tecnico John van’t Schip. L’ex Genoa, dopo aver fallito l’acceso ai playoff nel torneo di Apertura, ebbe un deludente avvio nel Clausura. Un altro passo falso che gli fu fatale!

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