La breve avventura americana di Johan Cruijff ai Los Angeles Aztecs

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JOHAN CRUIJFF E QUELL’ESPERIENZA AMERICANA AI LOS ANGELES AZTECS

Johan Cruijff è stato uno dei personaggi più influenti e rivoluzionari che il mondo del calcio abbia mai incontrato. Fu proprio lui a consacrare un modo di giocare che all’epoca era del tutto estraneo a qualsiasi tipo di appassionato. Un continuo interscambio di posizioni all’interno del rettangolo verde in cui chiunque poteva operare indifferentemente come attaccante, centrocampista e difensore. Di conseguenza, il Calcio Totale ha dato il là all’applicazione sistematica del pressing e della tattica del fuorigioco. Insomma, un nuovo modo di giocare. E Cruijff, probabilmente, era il calciatore giusto per compiere questo cambiamento: aveva tecnica, carisma magnetico e sensibilità spettacolare. Una combinazione che ha premiato numerosi campioni a cavallo di epoche differenti. Estroversione è la parola giusta. Diego Maradona, per fare un altro esempio, ricalca perfettamente queste logiche.

Ma alla fine della fiera, il talento è un’entità a sé stante, che ci attrae indipendentemente dal guscio psicologico che lo nasconde. “In un certo senso, forse sono immortale”, diceva Cruijff di sé stesso. E aveva pienamente ragione, perchè il suo essere anticonformista lo ha reso eterno nella memoria di tutti gli appassionati. Meglio conosciuto come “Profeta del Gol” o “Pelé Bianco”, rimane indiscutibilmente il più grande giocatore europeo della storia. In pochi si ricordano ma, dopo aver scritto la storia con Ajax e Barcellona, Johan giocò dalla fine del 1978 all’inizio del 1981 nella NASL (North American Soccer League), all’epoca il massimo campionato di calcio nordamericano.

Al termine della stagione 77-78, dopo aver vinto sei campionati olandesi, una Liga spagnola, tre Coppe dei Campioni e una Coppa Intercontinentale, Cruijff decise di lasciare il Barça e dire addio al calcio giocato, a soli 31 anni. Pochi mesi dopo, però, il suo manager nonché suocero Cor Coster, lo convinse a ripensarci della scelta fatta. A costringerlo al ritorno in campo furono anche le difficoltà economiche causate da alcuni investimenti sfortunati, tra cui un allevamento di maiali. Così, il Profeta del Gol si trasferì negli USA, per incantare anche il popolo americano.

LE DUE PARTITE CON I COSMOS

In un primo momento Cruijff trovò l’accordo con i New York Cosmos, che lo vollero fortemente per sostituire O’Rey Pelé, che aveva appena appeso gli scarpini al chiodo. L’olandese arrivò nella Grande Mela alla fine del 1978, pronto per esordire nella stagione successiva. Col Cosmos giocò appena due amichevoli e basta. A causa di una serie di divergenze con la società, l’attaccante olandese chiese immediatamente la cessione. Si accasò così a Los Angeles, sulla West Coast, dove giocò una stagione con gli Aztecs, che lo acquistarono per rimpiazzare George Best, grande rivale di Johan, passato ai Fort Lauderdale Strikers Football Club, sempre nella NASL. Nella Città degli Angeli Cruijff ritrovò il suo mentore Rinus Michels, che lo aveva già allenato all’Ajax, al Barcellona e nella Nazionale Olandese.

Era una sorta di padre calcistico in pratica. Con gli Aztecs Johan disputò una sola stagione, quella 1979 in cui, con i suoi 13 gol e 26 assist in 23 partite, portò la squadra ai playoff, nonostante avesse pochissime ambizioni iniziali. La sua partita migliore la giocò con i Seattle Sounders, vinta 7-1 dai Los Angeles in cui Cruijff segnò due gol e fornì altrettanti assist. Nella post-season, il Pelé Bianco trascinò la sua squadra fino alla semifinali di Conference dopo aver superato i Washington Diplomats ai quarti grazie a due grandi prestazioni del fenomeno olandese, che mise a referto due gol tra cui uno decisivo nella sfida di ritorno. Nella stessa partita, pensate, Cruijff venne premiato come miglior giocatore difensivo, a conferma della sua completezza.

Nel turno successivo, gli Aztecs vennero eliminati dai Vancouver Whitecaps, ma Johan venne allo stesso tempo eletto MVP del campionato. Più avanzava con l’età e più dava l’impressione di diventare forte, come il buon vino. A fine anno Cruijff decise a sorpresa di lasciare Los Angeles per trasferirsi ai Washington Diplomats, dove disputò un’altra grande annata totalizzando 10 reti e 20 assist in 25 partite. Si conquistò così la sua seconda convocazione per il NASL All-Star Game. Il cammino dei Diplomats si arrestò ai quarti di finale di Conference, sempre contro gli Aztecs. Insomma, tirando le somme, aveva un talento fuori portata per la NASL.

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