Kim Yong-Ha, il visionario tecnico nordcoreano che allenò Cuba!

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La Nazionale di calcio di Cuba affidò le proprie sorti a Kim Yong-Ha, tecnico proveniente dalla Corea del Nord. Nel triennio (68-71) trascorso sulla panchina caraibica, l’allenatore ottenne ottimi risultati e aiutò il movimento cubano a crescere. Organizzò anche un lunghissimo e durissimo ritiro di 6 mesi nel suo Paese!

KIM YONG-HA, UN TECNICO NORDOCOREANO PER CUBA

Nel corso della sua storia calcistica, non sempre ricca di momenti di grande gloria, la nazionale cubana si è spesso affidata a tecnici stranieri. Una mossa piuttosto scontata per un movimento che non ha mai fatto del calcio il proprio sport principale. Importare allenatori permetteva di mantenersi al passo con i tempi per ciò che concerne metodologie e tattiche, nella speranza che anche i tecnici locali potessero beneficiarne. Può sembrare strano, ma tra tutti coloro che hanno avuto modo di sedersi sulla panchina della selezione cubana, il più influente è stato un nordcoreano.

Un altro Paese che, da un punto di vista calcistico, non ha mai prodotto grandissimi campioni e, di conseguenza, neanche allenatori granché quotati. Kim Yong-Ha, tuttavia, ha rappresentato una piacevole e sorprendente eccezione. Della sua carriera da calciatore non si sa praticamente nulla e, con ogni probabilità, non gli ha regalato grandissime soddisfazioni. Di contro, invece, come allenatore ha saputo togliersi gioie di non poco conto. Nel famoso Mondiale del 66, Yong-Ha faceva parte dello staff tecnico della Corea del Nord. La compagine asiatica era stata inserita nel girone dell’Italia.

Anche grazie alla grande preparazione di Yong-Ha, fautore della tattica e del lavoro atletico, i coreani riuscirono a battere gli Azzurri in una partita passata alla storia. Un paio di anni dopo, però, per il collaboratore tecnico della Nazionale si spalancarono le porte di una compagine caraibica. Cuba, infatti, scelse proprio Kim Yong-Ha, convinta delle sue doti e delle sue conoscenze. Il nordcoreano, pur non conoscendo la lingua, accettò l’incarico di buon grado e successe sulla panchina cubana ad un altro allenatore straniero, l’ungherese László Mohaczy.

LA DURISSIMA TOURNEE’ IN COREA DEL NORD

Quando, nel maggio del 1968, il nordcoreano Kim Yong-Ha fu nominato CT di Cuba, si presentò con le idee molto chiare. Per prima cosa, scelse un allenatore locale come suo vice: Sergio Pedron. Costui, appena un decennio prima, era stato una delle grandi stelle della Nazionale cubana. Successivamente, analizzò attentamente la rosa a disposizione. Era conscio di come l’ossatura a disposizione presentasse ottime qualità da un punto di vista atletico. La grande fisicità dei cubani era un’arma da sfruttare ma andava inserita in un contesto di squadra. E qui iniziavano i dolori.

Secondo il nordcoreano, infatti, la nazionale cubana aveva grosse lacune tattiche e mancava di unione e organizzazione in campo. La Federazione gli diede piena carta bianca, al fine di lasciarlo lavorare al meglio delle sue capacità. Yong-Ha, così, pensò bene di organizzare una lunghissima tournée in Corea del Nord. Furono 6 mesi di durissimo lavoro. La nazionale cubana si ritrovò in una situazione paradossale. Il nuovo allenatore impose un attento regime alimentare e delle infinite sedute di allenamento, in condizioni spesso avverse.

La rigidità della popolazione di Pyongyang, molto chiusa mentalmente, aiutò la rosa caraibica a trovare unione e affiatamento. Una squadra, quella di Cuba, che peraltro si presentò all’appuntamento asiatico priva di ben 3 pedine fondamentali. Rafael Rodríguez Arguelles fu costretto a tornare a casa dopo pochi giorni per via di una malattia. Jorge Rafael Massó Mustelier, uno dei più forti calciatori cubani di sempre, diede forfait per i postumi di un intervento chirurgico al piede. Gregorio ‘Goyo’ Dalmau, invece, ebbe dei problemi psicologici che lo tennero lontano dai campi di calcio per diverse settimane.

GLI OTTIMI RISULTATI OTTENUTI

La Nazionale di Cuba, durante quei durissimi 6 mesi, ebbe modo di apprezzare anche la grande preparazione di Kim Yong-Ha dal punto di vista tattico. Il tecnico coreano era davvero bravo e riuscì a correggere moltissime delle lacune che i caraibici avevano in campo. Grazie al suo grande lavoro, la squadra trovò in fretta un’importante organizzazione di gioco. Inoltre, Yong-Ha chiese e ottenne un notevole ringiovanimento della rosa. Approfittando della buona qualità delle giovani leve del calcio cubano, inserì nella sua squadra numerosi elementi dell’Under 18. Molti di loro, appena un paio di anni prima, guidati da Raul Cortez, avevano ben figurato in un torneo internazionale in Ungheria.

In vista dei Giochi Centroamericani di Panama, primo vero impegno ufficiale della sua avventura a Cuba, Yong-Ha riuscì anche a recuperare il talentuoso Mustelier. Quest’ultimo era ritenuto dal CT un vero e proprio fuoriclasse. Era talmente geniale da essere l’unico degli 11 titolari a non dover sottostare alle rigide indicazioni tattiche. Il suo estro gli avrebbe permesso di muoversi liberamente per il campo e trovare la giusta posizione. Al contrario, tutti i suoi compagni avrebbero dovuto mantenere l’organizzazione di gioco provata in allenamento, senza alcuna licenza. Nella gara di esordio del 3 marzo 1970 Cuba perse di misura per 2-1 contro la Colombia, grande favorita del torneo.

Nonostante la sconfitta, però, la nazionale caraibica fu a lungo applaudita ed uscì dal campo a testa altissima. Innumerevoli furono le palle gol costruite dalla selezione di Yong-Ha, fermata solo dai grandi interventi del portiere Zape, migliore in campo. La seconda sfida, invece, vide Cuba opposta ai padroni di casa di Panama. Si giocava in un clima surreale per via del caldo torrenziale, al limite della sopportazione umana. A fine primo tempo, Panama era avanti per 3-0 e sembrava una partita destinata ad un punteggio tennistico. La dura preparazione fisica imposta da Yong-Ha, però, diede i suoi frutti nella ripresa. Mentre i padroni di casa calarono nettamente, i cubani volavano in campo e ribaltarono il punteggio, vincendo 4-3!

IL GRANDE SUCCESSO DI KIM YONG-HA SULLA PANCHINA DI CUBA

Il successo clamoroso, anche per come arrivò, ottenuto contro Panama, caricò oltremodo la nazionale cubana. Gli uomini di Kim Yong-Ha nella terza partita annichilirono letteralmente Nicaragua con un secco 4-0. Il calcio proposto da Cuba era di assoluto livello. Grande organizzazione, buone qualità tecniche ma, soprattutto, una condizione fisica straripante. I due successi in tre partite permisero alla Nazionale di Cuba di qualificarsi per il girone finale che avrebbe assegnato il titolo. I gol di Verdecia e Farinas diedero il successo nella gara di esordio contro le Antille Olandesi. Nella seconda partita, invece, gli uomini di Yong-Ha caddero nuovamente contro la Colombia per 1-0. I sogni di gloria, intesi come successo finale della competizione, sembravano ormai svaniti ma fu qui che venne in soccorso la buona sorte.

La Colombia, tra le proprie fila, aveva infatti dei calciatori professionisti. Un particolare chiaramente proibito dal regolamento della Coppa. Nella fattispecie, fu proprio il portiere Zape, colui che aveva inciso più di ogni altro nelle gare contro Cuba, a essere preso di mira dagli organizzatori per la sua militanza con il Deportivo Calì. Per la squadra colombiana, dopo le attente indagini del caso, scattò la squalifica dai Giochi Centroamericani. Di colpo, Cuba si ritrovò in vetta al girone con il solo compito di battere il Venezuela nell’ultima gara prima di poter festeggiare. Detto e fatto, perché Mustelier e compagni non ebbero difficoltà e distrussero l’avversario con un secco 5-0. Per Cuba, guidata dal coreano Kim Yong-Ha, si trattava della seconda affermazione in assoluto nel torneo, dopo quella lontana datata 1930. Mustelier, inoltre, fu nominato miglior calciatore.

GLI ALTRI OTTIMI RISULTATI

La prima affermazione di Kim Yong-Ha sulla panchina di Cuba non fu altro che un trampolino di lancio. Per nulla appagati, i cubani continuarono il loro periodo d’oro anche negli anni seguenti. Sulle onde dell’entusiasmo per la vittoria ottenuta a Panama, perfino Fidel Castro iniziò ad interessarsi al calcio, nonostante la sua nota preferenza per il baseball. Il dittatore chiese e ottenne l’organizzazione dei campionato Concacaf under 20. Anche in questo caso, la selezione guidata da Yong-Ha seppe farsi valere e mise in mostra giovani molto interessanti, inseriti in un contesto di squadra decisamente quadrata tatticamente. Arrivò un importante secondo posto alle spalle del fortissimo Messico, festeggiato quasi come una vittoria.

Successivamente, Cuba partì per un lunghissimo tour in giro per il Mondo. La nazionale caraibica approdò in diverse Nazioni “fraterne”, con cui venivano condivise idee politiche similari: Etiopia, Angola, Cina, Vietnam, Unione Sovietica, Bulgaria e Cecoslovacchia . Nella fattispecie, soprattutto la tappa vietnamita regalò emozioni uniche ai cubani, accolti quasi come eroi. Nel Paese asiatico, inoltre, c’era ancora la cruenta guerra contro gli Stati Uniti e la situazione della sicurezza non era delle migliori. Durante una delle partite in programma, addirittura, Cuba fu costretta a scappare in un rifugio sotterraneo per evitare i bombardamenti americani.

IL GRANDE PATRIMONIO LASCIATO DA KIM YONG-HA A CUBA

Prima di dare l’addio alla panchina cubana, Kim Yong-Ha ottenne altri due ottimi risultati. Prima chiuse al terzo posto l’edizione 1971 dei Giochi Panamericani disputati in Colombia. Soltanto Argentina e Messico riuscirono a sopravanzare i cubani. Infine, Cuba si qualificò alla seguente Concacaf vincendo il proprio girone eliminatorio. Dopo quest’ultimo, ennesimo ottimo traguardo, Kim Yong-Ha decise di interrompere la collaborazione. Lasciò un’eredità pesante ma anche un patrimonio notevole. Nei suoi 3 anni da CT, infatti, il nordcoreano aveva curato ogni particolare, aiutando anche i tecnici locali a crescere dal punto di vista tattico e metodologico. Anche se negli anni seguenti Cuba continuò a ottenere buonissimi risultati, tutti quanti ricordano la parentesi Kim Yong-Ha come la più fruttuosa di tutta la storia calcistica del Paese.

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