José Manuel “El Charro” Moreno, il fuoriclasse della Maquina del River!

El Charro Moreno

José Manuel Moreno, detto “El Charro“, è considerato uno dei più grandi calciatori di sempre della storia. Un autentico fenomeno che legò i suoi momenti migliori al River Plate. Oltre alle abilità in campo, era anche uno straordinario personaggio fuori dal terreno di gioco.

JOSE’ MANUEL “EL CHARRO” MORENO

La IFFHS (Federazione Internazionale di Storia e Statistica del Calcio) lo annovera al 5° posto tra i calciatori sudamericani più forti del 20°secolo. L’AFA, federazione argentina, lo considerava, nello stesso secolo, secondo solo al grande Maradona. Per la rivista 4-4-2, invece, è il 31° giocatore della storia mondiale del calcio. Insomma, basterebbero questi dati a far comprendere la grandezza di José Manuel Moreno, detto “El Charro”. Un calciatore straordinario, una mezzala destra (impiegabile anche a sinistra) che faceva della completezza la sua più grande qualità.

Fortissimo fisicamente, capace di fare legna in mezzo al campo con grinta tipicamente sudamericana e di inserirsi poi in attacco, dove faceva valere i suoi passaggi illuminanti, i suoi tiri forti e precisi, i dribbling e, soprattutto, un incredibile e perentorio stacco aereo. Moreno, inoltre, faceva parlare di sè anche per la grande rigidità morale della quale era dotato. Basti pensare che una volta fu colpito da un sasso lanciato dai tifosi del Tigres. Avrebbe potuto restare a terra e puntare ad ottenere una scontata vittoria a tavolino. Si rialzò e, pur sanguinante e dolorante, continuò a giocare pur di non dar loro soddisfazione. In un’altra occasione, fece letteralmente da scudo nei confronti dell’arbitro, bersaglio dei tifosi dell’Estudiantes.

In contrapposizione a ciò che faceva sul terreno di gioco, El Charro era un tipetto niente male nella sua vita privata. Amava divertirsi e non faceva propriamente la vita da atleta. Trascorreva intere serate nei locali di ballo, avendo una passione sfrenata per il tango. Durante queste uscite, amava bere molto e circondarsi di belle donne. Prima di ogni gara, invece, era solito scolarsi una bella bottiglia di vino, abbinata a del brodo di pollo. Una volta annunciò di voler smettere di bere in vista di una partita importante contro l’Independiente. Rimase tutta la settimana “pulito”, ingerendo litri e litri di latte per potersi concentrare meglio sul match. Giocò la peggior partita della sua vita e decise di riprendere a bere alcolici!

UN TIFOSO DEL BOCA CON LA MAGLIA DEL RIVER

Non poteva avere altro sogno che indossare la gloriosa casacca della squadra del suo quartiere, come ogni altro bambino nato e cresciuto nel Barrio della Boca. Figlio di un poliziotto, José Manuel Moreno iniziò a giocare per strada, facendosi la nomea del piccolo campioncino. Da adolescente, grazie anche alla reputazione della quale ormai godeva, ottenne la possibilità di fare un provino per il “suo” Boca Juniors. Aveva finalmente l’opportunità di trasformare in realtà il suo più grande desiderio. Qualcosa, però, andò storto. Al termine della seduta di allenamento, i dirigenti Xeneizes lo chiamarono in disparte per dirgli che avevano visto ottime doti in lui ma non tali da far parte di un club così grande.

El Charro Moreno se la legò talmente tanto al dito da promettere loro vendetta e non c’era maniera miglior che trasferirsi ai rivali storici del River Plate. In questo caso, il provino ebbe buon esito e in pochissimo tempo il ragazzo scalò le varie squadre giovanili dei Millonarios. A 18 anni era già in prima squadra, a 20 un titolare inamovibile. La sua prima esperienza al River Plate durò dal 1935 al 44. In questo lasso di tempo, vinse svariati trofei, facendo parte di una delle formazioni più forti mai viste in Argentina. Nella fattispecie, ad impressionare, era il quintetto offensivo del quale faceva parte, che venne denominato Maquina. Oltre a lui, il reparto era completato da elementi incredibili come Muñoz, Pedernera, Labruna e Loustau.

Una formazione super offensiva, schierata dapprima con un 2-3-5 e successivamente, con il 3-2-5. Il copione tattico era piuttosto semplice. Palla portata il prima possibile nella disponibilità del centro attacco Perdernera, bravo a lavorarla di spalle. In quel preciso momento, si inserivano gli altri 4. Moreno e Labruna, come mezzali, attaccavano lo spazio centrale, mentre Loustau e Muñoz erano le due frecce laterali. Dopo aver vinto 4 scudetti, Moreno pensò di dover essere maggiormente valorizzato a livello di stipendio. Provò a chiedere un aumento sostanzioso, che gli fu negato e lui, per tutta risposta, se ne andò.

L’AVVENTURA MESSICANA DOVE MORENO DIVENNE EL CHARRO

L’offerta migliore, quella che ritenne congrua al suo ormai altissimo livello tecnico, arrivò dal Messico. Già da anni fulcro della Nazionale argentina, Moreno si accordò con il Real Club Espana. Come compagno di attacco, trovò il centravanti spagnolo Isidro Langara, una vera e propria stella che nel campionato messicano viaggiò alla strabiliante media di quasi due gol a partita. Dopo un primo anno di buone prestazioni e di prove generali, al secondo tentativo i bianconeri vinsero il titolo. Si trattava del primo scudetto della loro storia e, neanche a dirlo, Moreno fu decisivo. Il pubblico messicano si innamorò letteralmente di quel calciatore argentino, così portentoso e determinante in campo.

José Manuel Moreno si guadagnò, durante questa avventura, lo storico soprannome di “El Charro“, un cowboy messicano. Anche a Città del Messico si fece conoscere per la sua sfrenata passione per le notti calienti. Proprio durante una serata in un night club, per “colpa” di una donna, si ritrovò a discutere fortemente con un noto pugile del posto. Per nulla intimorito, Moreno andò a regolare i conti all’esterno del locale. Dopo l’eccellente biennio messicano, Moreno avvertì la necessità di tornare nella sua Buenos Aires. Appianate le divergenze di veduta con i dirigenti del River, fece ritorno al club, facendo letteralmente impazzire di gioia i tifosi.

COMPAGNO D’ATTACCO DI ALFREDO DI STEFANO

Per la sua prima dopo il ritorno al River, contro il Ferro, allo stadio c’erano addirittura 10 mila spettatori in più di quelli che il Monumental poteva contenere. Una manifestazione di affetto pazzesca per quello che era stato il più grande calciatore della storia del club. In risposta all’entusiasmante prova d’amore della tifoseria del River, Moreno realizzò una bella tripletta nel primo incontro. La squadra di cui El Charro Moreno si ritrovò a far parte era ancora fortissimo ma un po’ rinnovata rispetto a quella della sua prima esperienza. In attacco, ad esempio, erano rimasti Labruna e Lostau. L’ala destra Munoz era ancora in rosa ma aveva perso la maglia da titolare in favore del nuovo asso Reyes, padrone dalla fascia destra.

Il centravanti Adolfo Pedernera, invece, visse due avventure poco esaltanti con Atlanta e Huracan, senza più ripetere i fasti vissuti al River. Al suo posto, come nuovo centrattacco, c’era un ragazzino di cui si parlava un gran bene: Alfredo Di Stefano! La macchina continuò ad essere perfetta, mettendo altri trofei in bacheca, come il campionato ’47. El Charro, inoltre, sembrava perfino migliorato dopo la sua esperienza messicana. La sua storia col River Plate si concluse definitivamente nel 1948, dopo 176 gol. Alla base del secondo e definitivo addio ci fu uno sciopero dei calciatori che coinvolse l’intero torneo. Moreno decise di emigrare nuovamente, accettando la corte dell’Universidad Catolica e prendendo parte al primo campionato cileno della storia.

Rimase un solo anno nella nazione andina, vincendo subito il titolo al primo tentativo e venendo ricordato tutt’oggi come il più forte calciatore ad aver mai militato nella lega nazionale. In questa esperienza all’estero, inoltre, Moreno iniziò a modificare il suo stile di gioco. Con l’età che avanzava, divenne meno “garibaldino” nelle sortite offensive, concentrandosi maggiormente sulla rifinitura. Si abituò ad abbassarsi fino ai difensori per farsi dare palla e cominciare la manovra della squadra, per poi avanzare a sostegno delle punte, alla ricerca dell’assist decisivo a discapito del numero di gol fatti.

IL SOGNO REALIZZATO DI VESTIRE LA MAGLIA DEL BOCA

Vinto il titolo in Cile, El Charro manifestò l’intenzione di tornare a casa. A bussare alla porta dell’Universidad, inoltre, c’era niente poco di meno che il Boca Juniors, la sua squadra del cuore. Dopo quel doloroso provino non superato e la personalissima vendetta con la maglia del River, El Charro Moreno poteva finalmente coronare il suo sogno da bambino. Pur sapendo che avrebbe teoricamente potuto deludere i tifosi del Millionarios, accettò la proposta. Gli Xeneiros erano reduci da annate anonime e avevano un assoluto bisogno di aggiungere campioni alla propria rosa. La presenza di Moreno cambiò radicalmente il volto alla squadra.

Dopo un’entusiasmante corsa, il Boca chiuse il campionato al secondo posto, distante dal Racing del bomber Stabile ma dinanzi al River Plate dopo tanti anni. Nella stessa stagione 1950, disse anche addio alla maglia della Seleccion a 34 anni. Con l’Argentina ebbe modo di vincere ben due titoli sudamericani, da vero protagonista. Specialmente in occasione del titolo del ’42, il primo, si laureò capocannoniere della manifestazione con 7 gol. Ben 5 di questi li mise a segno della clamorosa goleada per 12-0 contro l’Ecuador, un record tutt’ora imbattuto. Unico cruccio della esperienza con l’Albiceleste, fu il non aver disputato alcun Mondiale, per via soprattutto della Guerra che fece saltare alcune edizioni.

UN’ULTIMA PARTITA A 46 ANNI CONTRO IL “SUO” BOCA

A livello di club, invece, dopo un solo anno decise di chiudere la sua avventura al Boca. Sentiva di non essere più lo stesso e di aver dato quasi tutto ciò che aveva. Seguirono tre anni non entusiasmanti con un ritorno all’Universidad in Cile, un’esperienza in Uruguay e una al Ferro Carril Oeste. Poi, a 38 anni accettò l’offerta dell’Independiente de Medellin. Ebbe modo di vincere il suo quarto titolo in altrettanti Paesi diversi, facendo suo lo scudetto del ’55 e del ’57. Si ritirò, proprio dopo il secondo campionato colombiani vinto, per una prima volta, prendendo la guida tecnica del club.  Tre anni dopo, tuttavia, ci ripensò e indossò i panni dell’allenatore-giocatore, disputando qualche sporadico match.

El Charro Moreno giocò il suo ultimo incontro a 46 anni, in una nostalgica amichevole contro il Boca Juniors. Inizialmente in panchina, vestito in borghese, assistette al 2-1 in favore degli argentini. Decise di fare il suo ingresso in campo, si cambiò e con un gol aiutò a rovesciare il risultato, dando l’addio al calcio giocato da vero e proprio eroe nel 5-2 per l’Independiente. Appendeva le scarpette al chiodo uno dei più grandi calciatori della storia. Uno che fu idolo di un certo Pelè, che chiese più volte di poterlo incontrare e uno che, in patria, è probabilmente dietro solo a Maradona e Messi nel cuore degli appassionati. Un autentico fenomeno, che nella sua carriera ha avuto un solo “difetto”: quello di aver giocato in un’epoca in cui le televisioni non erano solite riprendere i match….

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