Il grande fallimento del “Valladolid de los Colombianos” ad inizio anni ’90

Una squadra stellare sulla carta che fallì drasticamente sul campo, dando vita ad un progetto che si rivelerà un disastro unico

valladolid de los colombianos

“IL VALLADOLID DE LOS COLOMBIANOS”, UN FALLIMENTO UNICO

I tifosi del Real Valladolid non dimenticheranno mai l’arrivo in squadra dei famosi tre colombiani. Soprattutto quelli che arrivarono nei primi anni ’90, dopo i Mondiali in Italia. La Colombia aveva giocato un ruolo memorabile sui campi italiani grazie alla direzione di Francisco Maturana e al virtuoso calcio di Carlos Alberto Valderrama, ‘El Pibe’, la risposta caraibica a Diego Maradona. Il percorso alla Coppa del Mondo si concluse agli ottavi di finale contro il Camerun, ma dei Cafeteros rimase l’immagine del bel calcio impartito nel paese dello Stivale. Dal portiere Rene Higuita, ai centrocampisti Valderrama e Leonel Alvarez fino all’attaccante Fredy Rincon. Una nazionale “pazza” per certi versi che praticò un nuovo modo di fare calcio chiamato “toque-toque”. Quella squadra abbagliò tutta Europa, non solo per come giocava, ma anche perchè aveva messo in lustro le qualità dei singoli.

Le acrobazie di Higuita, il genio del Pibe Valderrama, l’ordine ma anche la ferocia di Leonel Alvarez. Insomma, che avrebbero avuto del futuro prestigioso era praticamente scritto. In Spagna, nei primi anni ’90, Barcellona e Real Madrid stavano vivendo dei passaggi di consegne e grandi rivoluzioni. Nell’estate del 1991 i blaugrana ​​acquistarono Nadal e Whitschge, le nuove speranze di Cruyff. Il Real Madrid, invece, cercava Luís Enrique, ancora centravanti dello Sporting, per sostituire l’attaccante Hugo Sánchez, che andava avanti con gli anni. Maturana si dimostrò un grande tecnico non solo per la Nazionale, visto che alla guida del Nacional de Medellin aveva vinto una Libertadores e aveva reso la vita difficile al Milan di Sacchi nella finale di Coppa Intercontinentale, decisa al 120′ da Evani su punizione.

Il Real Madrid era ad un passo nel portarlo in panchina, ma a causa di disguidi contrattuali la trattativa sfumò del tutto. Ramon Mendoza, presidente dei Blancos, era pronto ad aprire un nuovo ciclo dopo la fine di quello dell’olandese Leo Beenhakker, ma restò col cerino in mano. Maturana, alla fine, si accasò sulla panchina del Real Valladolid nel 1990 con grande ambizione e con l’auspicio un giorno di poter guidare formazioni più blasonate. Era il classico inizio di gavetta europea per incrementare l’esperienza da “mister”.

UNA PRIMA STAGIONE NON POSITIVA

Il Valladolid, all’epoca, era una squadra di medio livello. La classica da centro classifica che faceva il suo per salvarsi. Nel 1989 aveva raggiunto un sesto posto quasi insperato, conquistando anche la finale di Coppa del Re, persa contro il Real Madrid. Grazie alla posizione ottenuta in campionato, l’anno seguente gli spagnoli giocarono la Coppa delle Coppe, che tolse diverse energie per la Primera Division, mantenuta in maniera risicatissima. La stagione 90-91 fu la prima di Maturana da allenatore del Valladolid e l’inizio non risultò essere granché. Dal mercato era arrivato Leonel Alvarez su richiesta dello stesso Maturana; centrocampista colombiano di grande spessore che doveva dettare i ritmi alla squadra.

Il Valladolid faticò tremendamente a lievitare e Maturana dovette adattarsi ad una cultura diversa dalla solita e con giocatori che non erano i Valderrama di turno che facilitavano il lavoro. I primi 6 mesi furono un disastro unico, ma con l’inizio del nuovo anno le cose iniziarono a cambiare. La squadra raddrizzò la classifica, viaggiando in zone tranquille da quelle della retrocessione. Le prestazioni di Alvarez non vennero a mancare, si vedeva che era un giocatore di alto livello, ma solo lui non bastava per poter fare qualcosa di più. L’unico altro “buono” della squadra era José Luis Caminero, che giocava sia da libero che da interno di centrocampo.

Nel 90/91 il Valladolid finì nono e, sebbene il gioco mostrato non fosse brillante, ma piuttosto speculativo, i buoni propositi di fare una seconda stagione migliore ce n’erano. In vista dell’annata successiva, Maturana fece un certo tipo di lavoro nel ritiro estivo che avrebbe dovuto dare i suoi frutti.

L’ARRIVO DI HIGUITA E VALDERRAMA

I successi dell’allenatore colombiano erano arrivati ​​con il possesso palla, sia in difesa che in attacco. La tattica, basata su una difesa a zona avanzata e pressante che chiudeva costantemente le linee e rimpiccioliva gli spazi, assunse un’importanza capitale. Da metà in poi, controllo, pausa e libertà per l’immaginazione. Si trattava di giocare e rigiocare fino a quando la palla non arrivava al dieci, poi tutto si sarebbe aperto. Dato che la difesa giocava estremamente in avanti e quindi con molti metri alle sue spalle, Maturana aveva bisogno di un portiere che non esitasse a uscire per togliere i palloni che cadevano in quello spazio, fuori dalla sua area.

René Higuita fu l’identikit di portiere ideale. Era già stato lo scudo dell’Atlético Nacional, affermandosi come l’eroe delle Libertadores conquistate diversi anni prima. La verità era che in pochi erano coraggiosi come lui e bravi maestri del gioco coi piedi. Solo Zubizarreta, Galli e Rossi avevano caratteristiche simili. Ma Maturana si fidava della sua idea. Un portiere partecipativo del gioco lontano dalla porta, nonostante i suoi tremendi rischi, era essenziale. Serviva anche un dieci. Il suo dieci, Carlos Valderrama. “El Pibe” arrivò nel luglio del 1991, e pochi giorni dopo lo fece Higuita. Si era formato il “Valladolid de los Colombianos”, in cui staff tecnico, portiere, centrocampista e fantasista erano la colonna vertebrale della formazione spagnola.

La squadra raggiunse una ribalta mediatica inimmaginabile. E non poteva essere altrimenti vista la caratura dei tre giocatori che possedeva. Per Valderrama era la seconda esperienza europea dopo quella vissuta con la maglia del Montpellier, in Francia, anche se il rendimento fu molto altalenante. Nelle tre stagioni francesi (88-91), il colombiano siglò solo cinque reti, saltando anche la finale di Coppa di Francia 1990.

UN PROGETTO DISASTROSO

In Spagna fremevano di vedere che squadra ne potesse uscire fuori. Praticamente il Valladolid era temuto come Barça e Real. Il rendimento, in compenso, si rivelerà un disastro unico. Le prime quattro partite si trasformarono in altrettante sconfitte. A far stupire tutti in negativo furono i rendimenti di Higuita e Valderrama. Il portiere era un lontano parente da quello scaltro e spettacolare ammirato negli anni precedenti; anzi, si rese protagonista di una serie di papere in sequenza davvero inspiegabili. Il capellone biondo, invece, sembrava un giocatore normale e non sopra le righe. Tutta quella genialità coi piedi volta a stordire gli avversari e mandare in porta i compagni venne a mancare. In campo passeggiava, dimostrando di essere completamente spaesato.

Un comportamento difficilmente spiegabile, considerando anche che il loro connazionale Alvarez si era mantenuto sui livelli che si aspettava Maturana. Il pubblico di Valladolid non risparmiò i fischi verso quelle due stelle trasferitesi in Spagna per cambiare radicalmente il livello della squadra. In neanche tre mesi, il progetto dei colombiani stava già fallendo. I problemi, inoltre, non furono solo in campo, ma anche in società. Il grande esborso fatto per Valderrama e Higuita andarono a colpire i conti del club, che aveva avuto l’idea di investire su entrambi per poi rivenderli altrove ad un prezzo maggiore. Ma con quel rendimento era praticamente impossibile ricavarci qualcosa. Per via dei numerosi disprezzamenti da parte del pubblico dello stadio Zorrilla, Maturana decise di lasciare in panchina i due nelle gare casalinghe.

La situazione peggiorò sempre di più. La mancanza di buoni risultati, la pressione da parte del pubblico e di un’intera città stavano diventando un grande problema. Il club sprofondò in una crisi economica importante, sancendo il fallimento totale del progetto colombiano. Il 22 dicembre 1991, dopo l’ennesima figuraccia tra i pali, Higuita se ne andò senza avvisare nessuno. Il 12 gennaio 1992 fu invece l’ultima partita disputata da Valderrama e Alvarez in maglia pucelana, con i due che vennero espulsi al Camp Nou durante la sfida contro il Barcelona.

IL FINALE DI STAGIONE

Maturana non abbandonò la barca e la squadra, senza più i suoi colombiani, diede segnali di ripresa. Arrivò la vittoria contro il Real Madrid e ad un certo punto della stagione si ebbe pure l’impressione che il Valladolid potesse uscire da una situazione tragicomica. In realtà fu tutta un’illusione. Maturana durò fino ad Aprile, venendo esonerato di conseguenza. Nel frattempo, il club era entrato in una profonda crisi economica, retrocedendo in Segunda Division.

Maturana tornò in Colombia, dirigendo l’America de Cali prima di tornare alla nazionale colombiana, guidata nella sfortunata spedizione al Mondiale statunitense. Rimane il rimpianto di quel progetto al Valladolid fallito nel peggiore dei modi. Maturana non solo fallì nel tentativo di ripetere ciò che aveva fatto nelle sue squadre precedenti, ma deluse un’intera città. A tal punto che invece di applausi, dal podio, piovvero insulti di ogni tipo. Una triste storia di una squadra che prometteva molto, ma che si è rivelata un grandissimo flop.

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