Il favoloso e rivoluzionario Leeds di Don Revie che incantò il calcio inglese

Il Leeds United di Don Revie è stata una formidabile squadra degli anni ’60 e ’70 che in una decade riuscì a trionfare in patria e in Europa

leeds don revie

IL “BRUTTO MA VINCENTE” LEEDS DI DON REVIE

Don Revie, in Inghilterra, è sinonimo di leggenda. Giocatore prima e manager a tutto tondo poi, in quegli anni ’60 dominati dal favoloso Manchester United di Matt Busby e George Best, Revie riuscì a portare la contea di Leeds, e di conseguenza tutto lo Yorkshire, nel panorama del calcio europeo. Un tecnico istrionico che tramite un modo di giocare molto “sporco”, di stampo britannico per intenderci, contraddistinto da foga agonistica e lanci lunghi, estirpò una squadra dall’anonimato più totale per portarla nel paradiso. Ma andiamo con ordine. Donald George Revie divenne uno dei personaggi più importanti della scena calcistica inglese negli anni ’60 e ’70. Un uomo adorato dalla stragrande maggioranza dei giocatori che gestiva e assolutamente rispettato dai tifosi.

Anche se, i diversi insulti e prese di mira da parte dei suoi colleghi non riuscì a scamparli. Nato a Middlesbrough il 10 luglio 1927, ebbe una carriera tutto sommato discreta come giocatore professionista, giocando come attaccante centrale in club come Manchester City, Sunderland, Leicester, Hull City e infine Leeds United. Con la maglia dei Citizens fece impazzire letteralmente Maine Road, diventando una sorta di figura di culto per la capacità di azionare il cosiddetto “Piano Revisione”. Si trattava di un movimento tattico che prevedeva che l’attaccante scendesse sulla linea dei centrocampisti così da attirare un difensore avversario. Successivamente si creava uno spazio interno da far attaccare con gli inserimenti dei centrocampisti.

Ecco, Don Revie era il prototipo di centravanti in grado di fare benissimo quel movimento a uscire. Ad oggi, è ancora considerato il primo “falso nove” della storia del calcio inglese. Un espediente tattico ancora sconosciuto in Gran Bretagna fino a quel momento e che prese piega col passare degli anni venendo messa in pratica dall’Ungheria contro l’Inghilterra in un’amichevole vinta 6-3 dai magiari.

LE ESPERIENZE DA GIOCATORE

Don Revie non era un giocatore eccessivamente aggressivo, ma era intelligente e desideroso di imparare da coloro che lo circondavano. E’ propri da qui che si mise in testa di voler fare l’allenatore una volta appesi gli scarpini al chiodo. Il City utilizzò questa tattica del “Piano Revisione” ottenendo buoni risultati a metà degli anni ’50, raggiungendo due finali di FA Cup consecutive, perdendo la prima 3-1 contro il Newcastle United nel 1955, ma vincendo il trofeo la stagione successiva dopo aver sconfitto il Birmingham City con lo stesso risultato. A livello personale, Revie fu una tale rivelazione nel suo nuovo ruolo che vinse il premio “Player of the Year” della Football Writers’ Association nel 1955. A quel punto si diplomò nella prima squadra inglese finendo con ben quattro gol lodevoli, nonostante avesse racimolato solo sei presenze con la Nazionale inglese.

Oltre ad aver vinto la FA Cup con il City, Revie aveva avuto un pessimo rapporto con il suo manager Les McDowall per qualche tempo; così, il Sunderland lo acquistò solo pochi mesi dopo. L’esperienza al Roker Park fu tutt’altro che indimenticabile, con Donald che segnò solo 15 gol in due stagioni prima di trasferirsi, nel novembre 1958, nel club che sarebbe diventato la sua casa per i successivi 16 anni, il Leeds United. Il suo tempo a Elland Road come giocatore fu estremamente modesto, minato da continue lotte per infortuni. Realizzò solo 11 gol in 76 presenze in quattro stagioni per gli Whites, che militavano in Second Division a metà classifica.

In effetti, il Leeds United non era affatto un grande nome nel calcio inglese, visto che non aveva mai vinto un trofeo importante nella sua storia e durante tutto quel tempo svolazzava tra le prime due divisioni inglesi. Il club era stato formato solo nel 1919, molto più tardi rispetto alla maggior parte delle altre squadre britanniche.

GIOCATORE-ALLENATORE DEL LEEDS

Quando era al Leeds, ormai ultra 30enne, la sua leadership e forza di volontà si fecero sentire anche fuori dal campo. A Elland Road, Revie era il comandante negli spogliatoi all’inizio degli anni ’60. A quel punto si prese l’incarico di dare indicazioni tattiche sul campo di allenamento ad una giovane e precoce ala destra scozzese dai capelli fiammeggianti chiamato Billy Bremner. In più, costrinse i suoi compagni a seguire un’alimentazione sana e a fare degli esercizi specifici per rinforzare la muscolatura. Insomma, nel giro di breve sarebbe diventato un manager sotto tutti i punti di vista. Quando l’allenatore del Leeds Jack Taylor rassegnò le dimissioni nel marzo 1961, divenne quasi una successione naturale quando il membro del consiglio Harry Reynolds nominò Don Revie alla carica di giocatore-allenatore.

Questo perché il Leeds all’epoca era in gravi difficoltà finanziarie, ancorato nella fascia medio-bassa della Division Two con una squadra che aveva un mix sbilanciatissimo di vecchi professionisti esperti ma sbiaditi e alcuni giovani ragazzi con talento che dovevano ancora sbocciare. Tra quei giocatori più giovani c’erano diversi ragazzi che sarebbero diventati nomi familiari per il club negli anni a venire, come Jack Charlton, Norman Hunter e l’ala sudafricana Albert Johanneson. Revie riuscì a stabilizzare la nave quasi subito, mettendo il Leeds in sicurezza al 14° posto. Tuttavia, le scarse finanze stabilirono che molte attività di trasferimento si svolgessero nel 1961-62.

L’esempio più sorprendente di ciò fu la vendita forzata del prolifico attaccante John McCole all’inizio della stagione, che costrinse Revie a schierare un nuovo “attaccante”: il suo giovane difensore centrale, Jack Charlton. Donald si ritirò definitivamente nel 1962 da calciatore dopo essersi reso conto che il suo lavoro come manager del club avrebbe richiesto tutto il suo tempo.

UNA SALVEZZA MIRACOLOSA PER IL LEEDS DI DON REVIE

Intanto, Reynolds, un milionario che si era fatto da sé, aveva assunto la carica di presidente del Leeds, venendo raggiunto da molti altri ricchi uomini d’affari nel nuovo consiglio. Era un uomo abituato al successo, non al fallimento, ed era determinato che sotto Revie la squadra avrebbe potuto instaurare un ciclo prosperoso. Reynolds ci mise poco a mettere i soldi sul mercato; contribuì quasi subito a finanziare una serie di acquisti che includevano l’ex mago del Celtic Bobby Collins. All’età di 31 anni, Collins era considerato “finito” da molti esperti, ma Revie sentiva che lo scozzese poteva ancora stimolare la sua giovane squadra a produrre alcune esibizioni vincenti.

Dopo una stagione disastrosa, l’obiettivo salvezza della squadra dello Yorkshire venne raggiunto al fotofinish, con appena tre punti di vantaggio sulla zona rossa. Fu questo il momento catartico in cui partì la dinastia di Don Revie. Allenatore e presidente instaurarono subito un grande rapporto; il primo era la mente, il secondo il braccio che metteva il denaro. In vista della nuova stagione fecero una rivoluzione sulle maglie casalinghe: i famigerati colori blu e oro vennero aboliti a favore di una casacca tutta bianca che ricordasse il club più prestigioso al mondo, il Real Madrid. Quel cambiamento, insieme alla retorica di accompagnamento di voler portare il Leeds United al livello dei Galacticos nel calcio, portò un’ondata di derisione dai media del calcio inglese.

L’estate 1962 vide anche il ritorno a casa di John Charles dalla Juventus, che significava pensare in grande. Arrivò al Leeds anche il giovane scozzese Jim Storrie. Revie si impegnava a sapere tutto su chiunque fosse entrato in contatto con il suo staff. Avendo visto durante la stagione precedente che molti dei vecchi professionisti del club non erano più abbastanza bravi per giocare a quel livello, Revie si sbarazzò di loro spietatamente, riponendo invece la sua fiducia in una serie di giovani giocatori del club.

GLI INTOCCABILI PER REVIE

La stagione 62-63 non cominciò benissimo. I punti fermi della squadra erano il portiere gallese Gary Sprake, il terzino destro Paul Reaney e il difensore centrale Hunter, oltre a Charlton e Bremner che erano già gli intoccabili. Nonostante i 79 gol in stagione, il Leeds mancò la promozione di soli cinque punti, finendo al quinto posto del campionato. Delusione a parte, il lavoro di Donald fu encomiabile, visto che ridò vita e anima ad una squadra lasciata totalmente allo sbando. L’annata successiva, invece, fu un capolavoro, con il Leeds che vinse il campionato di Seconda Divisione perdendo solo tre partite in tutta la stagione e facendo a meno di John Charles, ceduto alla Roma su sua volontà.

I migliori realizzatori della squadra furono Johanneson (13 gol), Don Weston (13 gol) e Ian Lawson (11 gol). L’annata di Prima Divisione (64-65) si aprì con l’infortunio di Peacock, un punto fermo della squadra che si fece male nel precampionato. Tuttavia, la sua assenza non minò il percorso in campionato del Leeds, che con la vittoria a gennaio sul Sunderland raggiunse la vetta del football inglese per la prima volta nella sua storia. La squadra di Revie fece grossi progressi anche in FA Cup, superando l’Everton dopo un replay nel quarto round.

Sprake, Reaney, Bremner, Paul Madeley, Charlton, Terry Cooper e Hunter si rivelarono imprescindibili nel cammino. Ragazzini che erano circondati dall’esperienza di artisti del calibro di Giles, Storrie e Bobby Collins, che giocavano ancora nonostante avessero ben 30 anni. Stava per diventare una stagione da favola quella per Revie. Nessuno avrebbe potuto prevedere che una squadra neopromossa avrebbe sfidato “alla pari” squadre come Everton, Liverpool e Manchester United per il campionato.

 A TANTO COSI’ DAL PRIMO TROFEO

Gli Whites macinarono vittorie su vittorie, dando vita ad un duello incandescente con lo United di Busby, la rivale per eccellenza. La squadra di Revie arrivò all’ultima giornata con un punto di vantaggio sui Red Devils, che però avevano una partita da recuperare. In caso di vittoria il Leeds avrebbe vinto la First Division, ma sul più bello pareggiò 3-3 in casa contro il Birmingham City, mentre lo United si impose 3-1 sull’Arsenal all’Old Trafford laureandosi campione d’Inghilterra. Nello stesso anno, la squadra dello Yorkshire arrivò in finale di FA Cup, salvo poi arrendersi al Liverpool di Bil Shankly. Insomma, una stagione conclusa con l’amaro in bocca per Donald e i suoi ragazzi.

Revie continuò in estate la sua politica di prendere giovani: Peter Lorimer si aggregò in prima squadra, mentre lo scozzese Eddie Gray lo sostituì nelle giovanili. Nella stagione 65/66, il Leeds si confermò ancora come una corazzata temibile, issandosi secondo dietro al Liverpool. Un’annata che verrà ricordata, specialmente, per la prima apparizione nella storia del club ad una competizione europea, la Coppa delle Fiere, arrivando fino alle semifinali. L’anno successivo gli Whites arrivarono quarti, migliorando in compenso il cammino in Europa, raggiungendo la finale di Coppa delle Fiere, persa contro la Dinamo Zagabria. Alla squadra di Revie mancava quel centesimo per fare l’euro, ovvero vincere un trofeo che sarebbe stata la ciliegina di un percorso incredibile.

Il grande punto debole di quel Leeds era la mancanza di un centravanti ideale. Lorimer e Gray sulle fasce non si toccavano, mentre i vari Belfitt, Greenhoff, Storrie e Peacock non convinsero del tutto l’allenatore. Nell’estate del ’67, Donald chiese al presidente un attaccante, possibilmente giovane, e con uno spiccato senso del gol. La scelta ricadde su Mick Jones, 22enne dello Sheffield United arrivato per la bellezza di 100.000 sterline, facendolo passare come uno dei trasferimenti più onerosi della storia del calcio inglese.

IL LEEDS CAMPIONE D’INGHILTERRA

La stagione 67-68 si rivelò quella buona per alzare il primo trofeo, senza considerare la vittoria del campionato di seconda divisione. Il Leeds surclassò tutti in Coppa di Lega, battendo il 2 marzo 1968 l’Arsenal a Wembley per 1-0 grazie alla rete del terzino Terry Cooper, nato ala ma trasformato in esterno basso da Don Revie. Il secondo trionfo ebbe un sapore diverso, perché avvenne in Europa, con la vittoria della famigerata Coppa delle Fiere, mai riconosciuta dalla UEFA ma torneo di grande prestigio in quell’epoca. Un trionfo che il Leeds raggiunse battendo gli acerrimi rivali dello United. La grande impresa, però, venne compiuta nella stagione 68/68 quando il Leeds, dopo cinque anni dalla promozione, si proclamò campione d’Inghilterra.

Uno dei fattori che portò a raggiungere il sogno tanto acclamato fu il rendimento ad Elland Road, lo stadio degli Whites reinventatosi fortino insuperabile. 18 vittorie ottenute su 21 gare casalinghe, con l’aggiunta di tre pareggi. Inespugnabile, in pratica. Storiche furono le vittorie contro Liverpool (1-0) e Manchester United (2-1). Il trionfo in First Division portò anche alla prima storica qualificazione in Coppa dei Campioni, che però suscitò diverse critiche; la squadra di Revie venne accusata di continue scorrettezze in campo e nei confronti dell’arbitro. Questo perché i tifosi delle big d’Inghilterra non potevano accettare che una società così “piccola” potesse togliere lo scettro a corazzate come United e Liverpool.

Quel favoloso Leeds di Don Revie diventò una squadra cattivissima e che suscitava terrore a qualsiasi avversario. Perfino a George Best, abituato a giocare senza parastinchi tranne nelle partite contro gli Whites. “Odiavo giocare contro di loro, erano un maledetto incubo”, disse il fenomeno di Belfast.

QUELLA MALEDETTA FA CUP

La squadra di Revie venne etichettata come “Dirty Leeds”, un soprannome che calzava a pennello anche per i modi di fare dello stesso allenatore, che scartava qualsiasi tipo di giocatore non avvezzo al sacrificio. Nei primi due anni di mandato, Donald mandò via ben 27 calciatori che non rientravano nella sua idea di calcio, facendo piazza pulita all’interno della squadra. Una mossa che alla fine si rivelò fondamentale per il ciclo costruito in 13 anni. Come detto in precedenza, il suo calcio era molto identitario e ricalcava il vecchio stile inglese: 4-3-3 o all’occorrenza 4-4-2 in cui ognuno doveva mettersi a disposizione dell’altro. Il concetto di “gruppo”, per il sergente di ferro Revie, era fondamentale.

L’11 tipo era composto da Sprake in porta; Reaney, Charlton, Hunter e Cooper in difesa; Bremner, Giles e Madeley i tre di centrocampo; Lorimer, Gray e uno tra Jones e Clark a comporre il trio d’attacco. Nonostante la squadra migliorasse di anno in anno, la stagione 69/70 non fu particolarmente brillante. Ad agosto il Leeds vinse il primo Charity Shield battendo 2-1 il Manchester City ad Elland Road. In campionato il titolo non riuscì ad essere difeso, chiudendo in seconda posizione alle spalle dell’Everton campione. Il cammino in Coppa Campione, invece, fu notevole; la squadra di Revie arrivò fino alle semifinali dopo aver battuto Ferencvaros, Standard Liegi e Lyn Oslo. L’eliminazione avvenne contro il Celtic di John Stein, prima squadra a riuscire a compiere il famoso “Triplete”.

L’FA Cup rimase un grande tabù per gli Whites, che quell’anno dovettero abdicare in finale contro il Chelsea al replay dopo il pareggio dei tempi supplementari (non esistevano i rigori ancora). Un match comunque bellissimo e che venne eletto come una delle più grandi finali della storia della competizione. Il Leeds si confermò ancora una squadra forte, arrivando nella stagione 70/71 secondo alle spalle dell’Arsenal. Dopo 9 anni di mandato, Revie aveva ancora da dare, altro che ciclo finito.

DA EROE A MERCENARIO

Il cammino in FA Cup fu ancora una volta fallimentare; il Leeds uscì malamente al quinto turno contro il piccolo Colchester, militante in quarta serie. In compenso, al palmares venne aggiunta un’altra Coppa delle Fiere dopo aver eliminato il Liverpool in semifinale. In finale, gli inglesi batterono la Juventus dei vari Bettega, Capello e Anastasi. La maledizione della FA Cup venne sfatata il 6 maggio 1972, quando gli Whites batterono i campioni in carica dell’Arsenal in finale grazie al gol di Clarke. La stagione 73/74 sarà l’ultima di Revie sulla panchina del Leeds, culminata con la vittoria del campionato cinque anni dopo l’ultima volta. Un torneo chiuso con 62 punti, 5 in più del Liverpool secondo e 14 in più del Derby terzo.

Nel luglio del 1974, Donald salutò compagnia cantante per diventare CT della Nazionale inglese, esperienza che si rivelerà fallimentare. L’obiettivo del Leeds era quello di cercare un’altra figura dello stesso carisma per continuare a seminare ciò che era stato raccolto nella decade passata. La scelta ricadde su Brian Clough, che dovette fare subito i conti con le 11 giornate di squalifica comminate a Bremner per una scazzottata contro Kevin Keegan. Clough gestirà malissimo squadra e spogliatoi, raccogliendo una vittoria nelle prime sei partite e scontrandosi con i giocatori. In pochi mesi verrà esonerato e al suo posto arriverà Jimmy Armfield, un traghettatore che rimise a posto le cose portando la squadra al raggiungimento del nono posto in campionato.

Revie passerà il resto di carriera a girovagare negli Emirati Arabi, guidando la Nazionale ad una clamorosa qualificazione a Italia ’90. Successivamente venne squalificato dalla Federazione per 10 anni con l’accusa di aver rovinato la reputazione del calcio inglese. A seguito di ciò, in Gran Bretagna verrà etichettato come mercenario e la sua reputazione di “Re di Leeds” verrà completamente ribaltata. Per colpa della SLA, morì ad Edimburgo il 26 maggio 1989. Quel giorno se n’era andato colui che aveva fatto assaporare ad una piccola contea di provincia il gusto di essere Campione d’Inghilterra.

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