Il caso Standard Liegi-Waterschei, la follia del guru Raymond Goethals

Il caso Standard Liegi-Waterschei, nato dall’allenatore dei Rouge Goethals.

Standard Liegi-Waterschei

Il caso Standard Liegi-Waterschei, il clamoroso scandalo che sconvolse il calcio belga

Il calcio italiano spesso è stato scosso da scandali di corruzione. Eppure tutto il mondo è paese. Perfino il mite Belgio ha avuto il suo scheletro nell’armadio. Parliamo del caso Standard Liegi-Waterschei, uno scandalo che sconvolse il calcio belga esattamente quarant’anni fa e che nacque in maniera tanto incredibile quanto casuale. Uno scandalo che costò carissimo alla squadra di Liegi per colpa dell’imprudenza del suo allenatore.

Lo Standard Liegi di Goethals e quel titolo conquistato con un “aiutino”

Tutto iniziò nella stagione 1981/82. Lo Standard era allenato da Raymond Goethals, un guru che tuttavia aveva ottenuto risultati modesti da allenatore. In quella stagione, però, i pianeti sembravano allineati con la sua squadra, protagonista di un grande campionato. Si arrivò quindi all’8 maggio 1982. Nel giorno in cui moriva Gilles Villeneuve, si giocava uno Standard Liegi-Waterschei che per i Rouges poteva valere la conquista del titolo. La squadra di Limburgo non aveva più nulla da chiedere al suo campionato e pensava già alla Coppa di Belgio. Lo Standard invece era obbligato a vincere per avere la meglio sul più quotato Anderlecht. Quell’Anderlecht già allenato da Goethals. E fu Goethals l’uomo chiave di quella partita. Il tecnico evidentemente sentì molto la tensione del momento e alla vigilia della gara obbligò di fatto il suo presidente a comprare la partita contro il Waterschei. A fare da esca fu il capitano Eric Gerets (futuro milanista), il quale parlò con alcuni giocatori avversari chiedendo loro di aggiustare la partita. “Se non lo faremo noi, lo faranno loro”, disse Goethals riguardo a questa rischiosa soluzione riferendosi al potere dell’Anderlecht nel calcio belga. Gerets si rivolse così ad alcuni giocatori del Waterschei che conosceva. L’accordo prevedeva 400 mila franchi alla squadra limburghese per far vincere lo Standard con due gol di scarto, una somma anche piuttosto modesta per l’epoca. Qualcuno si oppose al tentativo di combine come Haan che durante la partita si fece sostituire. Alla fine, però, il biscottone venne sfornato e la squadra rossa di Liegi vinse 3-1 conquistando il campionato dopo undici anni. I Rouges staccarono di due punti i rivali dell’Anderlecht, concludendo il torneo con il miglior attacco e la terza miglior difesa.

Lo scoppio casuale del caso Standard Liegi-Waterschei e la mannaia della giustizia sportiva

La magagna non venne inizialmente a galla e lo Standard Liegi vinse, stavolta senza alcuna macchia, il suo secondo campionato consecutivo nella stagione seguente. Poi, però, i nodi vennero al pettine e scoppiò lo scandalo. Nell’ottobre del 1983 il magistrato Guy Bellemans aveva iniziato ad indagare sui fondi neri nel calcio belga e si imbatté in un “libro paga” personale del presidente dello Standard, Roger Petit, nel quale erano riportate tracce dei pagamenti di denaro senza apparente motivo elargiti all’allenatore della sua squadra. A quel punto, Standard Liegi-Waterschei divenne un caso. A febbraio del 1984 iniziarono gli interrogatori. Petit crollò confessando tutto e lasciando il club dopo 53 anni. Goethals ammise di aver ricevuto quei soldi, omettendo però la destinazione e lasciando il paese per andare ad allenare il Vitoria Guimaraes. Forse aveva annusato il pericolo. Infatti, ad aprile arrivarono le sentenze. Petit e lo stesso Goethals furono radiati. Squalifiche pesanti a sette giocatori dello Standard e due dell’altra squadra. I Rouges riuscirono a mantenere il loro campionato ma da allora iniziò per loro un inesorabile declino tra difficoltà finanziarie. La follia del loro guru costò caro.

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