Il breve ma intenso periodo di successo del Malines in patria e in Europa

malines

UNA FAVOLA CHIAMATA MALINES

Per “favola” nel calcio si intende una squadra che nel suo piccolo, a livello di blasone (storico ed economico), riesce ad incappare in un periodo di grande successo aprendosi agli occhi di tutti. Rappresenta un po’ quel lato romantico che fa capire quanto il calcio vada oltre a tutto, oltre ai soldi, alle etichette di “grandi giocatori”, ai trofei. Il mondo del pallone, in questo senso, è pieno di storie pittoresche che sono rimaste negli annali di questo sport. Una di queste riguarda il Malines, squadra belga con sede nella città di Mechelen. Negli anni ’80 la compagine visse una fase di grande fama, sia in patria che in Europa. L’artefice di tutto fu Aad de Mos, allenatore olandese che dopo un triennio abbondante e vincente sulla panchina dell’Ajax, si trasferì in Belgio nel 1986.

Tra l’altro, il tecnico venne scaricato senza troppi ripensamenti dal presidente Tom Harmsen nonostante la vittoria del campionato. Questo perchè la panchina stava per essere assegnata ad un certo Johan Cruijff, al debutto assoluto come allenatore. La favola Malines partì dal miliardario John Cordier, proprietario della società di componenti elettroniche Telindus e che divenne presidente del club nella stagione 1982/83. Il magnate belga aveva riportato nel giro di pochissimo la squadra nella massima divisione, ristrutturando lo stadio Achter de Kazerme, che divenne una sorta di fortino per le partite casalinghe. Dopo aver rinnovato la parte strutturale, toccava a quella tecnica. Oltre all’arrivo di De Mos, venne costruita una squadra di grande valore e talento.

In quegli anni arrivarono: Erwin Koeman, Eli Ohana, Piet den Boer, Graeme Rutjes e Marc Emmers. La ciliegina fu Preud’Homme, che si rivelò a cavallo degli anni ’80 e ’90 uno dei migliori portieri in circolazione. Il calcio giocato dal Malines non era né spettacolare né innovativo; semplicemente era efficace. De Mos aveva un modus operandi abbastanza classico, che non aveva nulla a che fare col calcio totale olandese da cui lui proveniva. Era uno di quegli allenatori dalla visione operaia e pratica del pallone, con l’idea principale di badare al sodo per poi vedere cosa succede.

LE PRIME DUE VITTORIE

Il primo anno arrivò la vittoria nella coppa nazionale belga contro il Liegi. Un successo importante visto che fu il primo trofeo di quell’edizione ad entrare nella storia del Malines. La favola, però, si incominciò a scrivere l’anno successivo, quando la squadra di de Mos vinse la Coppa delle Coppe proprio contro l’Ajax. Fu un grande cammino dei belgi, che approdarono in finale dopo aver battuto nella semi l’Atalanta di Emiliano Mondonico. I Lancieri, invece, batterono l’Olympique Marsiglia per andarsi a giocare il trofeo. Era l’11 maggio 1988 e già che una finale di coppa europea fosse tra una squadra poco rinomata e una di grande blasone, non poté che far crescere l’attesa. Il Malines il suo grande cammino l’aveva fatto, la sua piccola storia l’aveva compiuta, dunque non aveva nulla da perdere.

L’Ajax era di gran lunga superiore sotto ogni punto di vista. Tra le fila dei biancorossi comparivano: Bosman, Muhren, Blind, Menzo, Van’t Schip, Witschege, Winter e Bergkamp. Insomma, giocatoroni. Van Basten se n’era andato un anno prima mentre Cruijff a gennaio ’88, venendo sostituito da un triumvirato composto da Spitz Kohn, Barry Hulshoff e Bob Haarms. Anche Rijkaard aveva fatto le valige nello stesso anno del Cigno di Utrecht, lasciando letteralmente a pezzi il centrocampo dei Lancieri. I nuovi arrivi quali Maijer, Stapleton e Sorensen, passarono più tempo a marcire in panchina che altro. Ma, come detto, gli olandesi erano tre spanne sopra ai belgi. La finale iniziò malissimo per l’Ajax, con Danny Blind che si fece cacciare dopo 10 minuti.

De Mos schierò due linee da quattro e due attaccanti per contenere l’ira degli avversari. Davanti a Preud’homme giostrarono Hofkens, Clijsters, Deferm e Rutjes. Il centrocampo fu composto da Sanders, Emmers, Koeman e de Wilde. Ohana e den Boer guidarono l’attacco. E furono proprio questi due a decidere la partita. Assist dell’israeliano per l’olandese e 1-0 Malines. Poi servirono i miracoli di Preud’homme per tenere il risultato e mandare in delirio i 10 mila tifosi belgi accorsi in Francia a vedere la propria squadra alzare il primo trofeo internazionale della sua storia.

LA VITTORIA IN SUPERCOPPA EUROPEA DEL MALINES CONTRO IL PSV

Il Malines si stava prendendo la scena degli ultimi sgoccioli di vita degli anni ’80. Qualche mese dopo la vittoria in Coppa delle Coppe, arriverà il trionfo in Supercoppa Europea contro il PSV Eindhoven campione d’Europa di Guus Hiddink e dei vari Romario, Ronald Koeman e Vanenburg. L’andata fu un dominio dei belgi, che vinsero 3-0 con una doppietta di Bosman (acquistato dall’Ajax nel corso dell’estate) e con un’autorete del difensore Valcx. Al ritorno gli olandesi non riuscirono a ribaltare le sorti vincendo solamente 1-0 con gol di Gillhaus. Altra festa per la squadra di de Mos, che aveva compiuto un’altra grande impresa derivata da lavoro, sacrificio e una buona dose di fortuna.

Il successo continuò ad andare avanti perchè il capolavoro venne completato nel 1989, quando il Malines vinse il suo quarto campionato belga, il primo dal lontano 1948. Quel momento fu l’ultimo grande apice della squadra, che perse a fine anno il suo comandante de Mos. Da lì in poi saranno solo abbagli per i belgi, che incominciarono a tornare nel dimenticatoio non prima di aver affrontato il Milan di Sacchi ai quarti di finale della Coppa Campioni ’89-90. Dopo lo 0-0 dell’andata, furono Van Basten e Gullit al ritorno di San Siro a spegnere i sogni di gloria del Malines. Una partita che vide protagonista l’inesorabile Preud’homme, autore di una prestazione semplicemente mostruosa visto che parò l’imparabile.

IL LUNGO DECLINO DEL MALINES

Una favola che si concluse con un lungo declino. I guai finanziari della Telindus costrinsero Cordier a smantellare rapidamente la squadra, cedendo tutti i pezzi pregiati e polverizzando tutto il lavoro compiuto negli anni precedenti. L’epilogo non poteva che essere scritto: nessun soldo, pseudo giocatori in rosa, retrocessione in Tweede Klasse nel ’98, breve risalita in Jupiler League nel 2002 e definitivo fallimento nel 2003. Nell’ottobre 2004, invece, il Malines festeggiò il suo centenario in Derde Klasse, ovvero tra i Dilettanti. Fu una cerimonia triste visto che 2 anni prima l’ex presidente Cordier (22 gennaio 2002) morì per un attacco di cuore.

Molti protagonisti che fecero parte del successo negli anni ’80, si spensero del tutto una volta lasciato il Malines. L’israeliano Eli Ohana, per esempio, passò ai portoghesi del Braga prima di tornare in Israele e scivolare nell’imbuto dell’anonimato. Lo stesso Preud’homme si contraddistinse maggiormente con la maglia della nazionale belga rispetto a quella degli altri club; al Benfica visse 5 anni difficili per via della società, in piena crisi finanziaria. Aad de Mos, invece, si prese lo scudetto con l’Anderlecht per poi girovagare in tutto il mondo tra Olanda, Germania, Belgio, Spagna, Giappone, Arabia Saudita ed Emirati Arabi. Insomma, destino vuole che quell’alchimia venutasi a creare in squadra tra giocatori e allenatore fosse unica. Fu un periodo molto breve ma caratterizzato da grandi gioie, come le favole d’altronde.

LEGGI ANCHE: LA FAVOLA DEL MARZOTTO VALDAGNO IN SERIE B DURATA BEN 10 ANNI

E’ uscito il nostro libro “frammenti di calcio”. Clicca QUI per acquistarlo