Gli ultimi sprazzi di talento del “Nanu” Galderisi in MLS tra gol e giocate!

Grande talento italiano, chiuse la propria carriera in MLS senza infamia e senza lode

GALDERISI IN MLS: GLI ULTIMI SPRAZZI DI TALENTO

MLS, tradotto in gergo calcistico: terra di conquista degli italiani. La metà degli anni ’90 sono stati contraddistinti da una migrazione imponente di italici negli states, più per regalarsi un’ultima esperienza di carriera che per imporsi a grandi livelli. In tempi odierni, Giorgio Chiellini è l’ultimo di una lista folta di giocatori che hanno deciso di lasciare la loro terra natia per provare un’avventura esotica in un paese in cui il calcio ha avuto un’evoluzione incredibile. Se si pensa che fino al 1993 il calcio americano faticava ad uscire dal guscio di quello indoor, anche perché schiacciato dalla concorrenza del baseball, del football americano e del basket, nel giro di 29 anni il pallone rotondo negli USA ha avuto una metamorfosi inaudita. Nicola Caricola e Roberto Donadoni sono stati i primi precursori italiani a trasferirsi in MLS.

Da quel momento una sfilza di loro connazionali hanno fatto lo stesso percorso. Tra questi c’è stato Giuseppe Galderisi, splendido centravanti italiano che viveva per il gol. Cresciuto a pane e pallone nelle giovanili della Juventus per poi arrivare in prima squadra verso i primi anni ’80, venne soprannominato “Nanu” dai tifosi bianconeri per via della sua statura bassa. Al di là di questo suo difetto, se vogliamo chiamarlo così, Beppe compensava la sua non altezza ad una agilità che lo rendeva imprendibile per i difensori avversari. Brevilineo di suo e dotato di questa potenza nelle gambe che fungevano da veri e propri ammortizzatori, il Nanu era anche abile nel colpo di testa grazie alla sua capacità di elevazione.

In area di rigore era imperioso, un piccoletto dominante e autore di gol pesantissimi, come nella stagione 84-85 in cui si rivelò decisivo per la storica vittoria scudetto del Verona di Bagnoli. Falcidiato, purtroppo, dagli infortuni, Galderisi non riuscirà a mettere in risalto tutto il suo potenziale, anche se alcuni gol e diverse giocate sono finite negli almanacchi del calcio italiano.

LA VITA AMERICANA

Dopo l’esplosione definitiva con la casacca veronese, il Nanu faticò a gestire la pressione delle grandi piazze. Al Milan si rivelò uno dei primi colpi dell’era Berlusconi nel 1986 ma l’attaccante non ripagò le attese dimostrando di essere farraginoso. Dopo appena 3 gol in 21 presenze, l’anno successivo Galderisi provò a redimersi a Roma, sponda Lazio, militante in Serie B. Insomma, il classico passo indietro con l’intento di farne due in avanti col tempo. Così come coi rossoneri, anche in biancoceleste il classe 1963 non fece bene, finendo a 26 anni a cercare di capire quale fosse la sua reale dimensione di giocatore. La rinascita avverrà poi a Padova su volontà del DS Pietro Aggradi, dove per sette stagioni il Nanu incantò la piazza a suon di reti, realizzate prevalentemente in B.

Insomma, per quel che dimostrato, la sua reale dimensione era la cadetteria, visto che anche negli anni di A col Padova le prestazioni stentarono ad arrivare. In Nazionale, tolta l’Under 21 in cui lui era uno dei migliori visti i rendimenti con Juve e Verona, farà fatica a rivelarsi decisivo. Un premio di riconoscenza glielo diede Bearzot, il quale stravedeva per Galderisi tanto da schierarlo come spalla di Altobelli in tutte e quattro le partite disputate dall’Italia al Mondiale messicano del 1986. A 33 anni decise di mollare l’Italia e testare il calcio americano su suggerimento di Alex Lalas, primo americano a militare in Serie A nonché compagno di Galderisi a Padova.

Nella primavera del ’96, il Nanu firmò per i New England Revolution assieme a Lalas. Nel Massachusetts l’italiano condusse una vita bella, poco frenetica e sempre alla costante ricerca di curiosità sul modo di fare calcio degli americani. Esperienza che si rivelò, al contempo, avara di soddisfazioni visti gli zero gol in sole 4 presenze.

MALE AI N.E, MEGLIO AI TAMPA BAY

La sensazione era che ormai il fisico di Beppe non ce la facesse a sostenere i suoi ritmi virulenti in partita. D’altronde lui era abituato a dare tutto in campo, ad aggredire gli avversari, a proporsi continuamente per farsi dare il pallone. Insomma, il classico giocatore che se non era al 100% faticava a fare la differenza. Completamente diversa, invece, l’annata col Tampa Bay del 1996-1997, con l’ex Juve e Verona che ritrovò forze e condizione per fare la differenza. I 7 gol in 27 presenze bastarono e avanzarono per far vincere alla squadra il premio di “MLS Supporters Shield”, destinato alla migliore compagine della regular season.

Con i Tampa Bay Galderisi ritrovò fiducia, anche grazie al supporto dell’allenatore Thomas Rongen e soprattutto di Carlos Valderrama. “Ogni volta che lo vedevo giocare dall’Italia pensavo ‘Ma va a due all’ora’. E in effetti andava a due all’ora, però quando giocava dietro me e Roy Lassiter, che poi andò al Genoa, ci mandava in porta. Io cercavo la testa bionda, gli davo la palla e mi muovevo di conseguenza. E la palla mi tornava con il contagiri. C’era anche Steve Ralston, tra i giocatori più forti d’America all’epoca. Perdemmo in semifinale con DC United. Ma fu un’esperienza unica, una cultura completamente diversa e avevo pensato anche di prendere la green card.”

La seconda stagione ai Tampa fu un altro successo per Galderisi, definito “un giocatore incredibile” da Rongen dopo i 5 sigilli nelle 17 presenze. Sempre nel ’97 il Nanu fece ritorno ai N.E, in cui disputò le ultime 9 partite tra playoff e regular season. A 34 anni decise di appendere gli scarpini al chiodo per dedicarsi alla vita da allenatore.

LEGGI ANCHE: NICOLA CARICOLA, IL PRIMO ITALIANO IN MLS CHE EBBE UN DEBUTTO DA INCUBO

E’ uscito il nostro libro “Frammenti di calcio”. Clicca QUI per acquistarlo